LA “VISCERAL CONNECTION. UNA CONTAMINAZIONE LETTERARIO-MUSICALE

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La “Visceral Connection”

Serata musical-letteraria milanese
“Tra Connettivismo, Steampunk e realtà – Sulle onde della visceralità”

Sabato 2 marzo 2013 – dalle ore 19,00 al BLAm, Milano (Via Ronzoni 2 – Zona Navigli)

Un gruppo di scrittori, espressione di diversi stili e tendenze, ma tutti legati dalla visceralità, dal profondo che emerge dalle pieghe della realtà e dall’intimo dell’animo umano. Vari esponenti del movimento connettivista, il più importante scrittore italiano di steampunk e urban science fiction, Dario Tonani, e due poeti e scrittori all’avanguardia, Chiara Daino e Franz Krauspenhaar. Presenteranno a rotazione le loro opere più recenti, in brevi interventi alternati con reading e intermezzi musicali per chitarra, in una performance collettiva che vi toccherà dentro. Continua a leggere

I LIBRI DEGLI ALTRI n.31: Tutti i colori della notte. Giovanni Agnoloni, “Sentieri di notte”

Giovanni Agnoloni, Sentieri di notteTutti i colori della notte. Giovanni Agnoloni, Sentieri di notte, Roma, Galaad Edizioni, 2012

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di Giuseppe Panella

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Il primo romanzo di Giovanni Agnoloni è certamente un thriller ispirato alla poetica futurista del Connettivismo ma è anche – e soprattutto – una ricerca spirituale, quella che nel linguaggio del romance viene definito una quest. Pur essendo marcato da momenti decisamente ispirati al cinema d’azione e contenendo al suo interno momenti concitati e parossistici, il libro non può essere letto senza tener conto dei suoi caratteri di forte spiritualità e di tensione morale.

Quello che interessa soprattutto ad Agnoloni è di costruire un progetto di esplorazione del Sé e di completarlo non solo attraverso una meditazione di carattere personale sul mondo ma anche mediante un evento generale che vi conduca la soggettività che si trova coinvolta in esso.

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Reading di poesia di Carlo Bordini e Marco Giovenale

Con il patrocinio di Biblioteche di Roma e del Comune di Morlupo
l’Associazione Culturale PoEtica
e il Fondo Librario di Poesia Contemporanea
a Morlupo (Roma), Centro Libellula
– via San Michele 8 –

sabato 2 marzo 2013, alle ore 18:00

Reading di poesia

I costruttori di vulcani di Carlo Bordini
Luca Sossella Editore
Shelter di Marco Giovenale
Donzelli

È prevista inoltre la presentazione del primo numero di PoEtica News (1/2013) che ospita un inedito donato da Carlo Bordini e tre poesie inedite della poetessa finlandese Aino Suhola

la lettura su facebook:
https://www.facebook.com/events/488114041225320/
locandina dell’evento:
http://associazionepoetica.files.wordpress.com/2013/02/2-marzo-jpg.jpg
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CENTRO LIBELLULA
Servizi per il lavoro e per la cultura
Via San Michele, 8
00067 Morlupo Roma
tel 06 98267808
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ASSOCIAZIONE PoEtica
Fondo Librario di Poesia Contemporanea
info associazionepoetica [at] gmail [dot] com
http://associazionepoetica.com/
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“ERBA DI NEVE”, DI MICHELE PELLEGRINI

di Giovanni Agnoloni

da Postpopuli.it

Erba di neve, di Michele Pellegrini (Galaad Edizioni) è un romanzo che tocca dentro. Inizia con un botanico italiano, Luca Radici, in vacanza tra la Croazia e la Bosnia e in cerca di grandi e antichi alberi, e così ci introduce a un universo di percezioni e vibrazioni narrative quiete, sia pur venate di mistero naturalistico. Conversazioni con i locali, bevute ed esplorazioni del territorio arricchiscono ulteriormente questa parte del libro. Fino a un incontro con una donna bosniaca, Darja, che gli racconta una sua esperienza del 1991 sulle Alpi Marittime, non lontano dal confine francese, quando era stata impegnata in una serie di escursioni che l’avevano portata a conoscere Dado, il custode di un rifugio, del quale, ricambiata, si era innamorata.

A questo punto la storia vive un salto quantico, perché quel passato, così intriso di passione e ricordi, apre scenari insondabili, conditi dal mistero dell’Erba di Neve, una prodigiosa piantina di alta montagna che Dado cercava da anni. Darja, però, doveva tornare a casa sua, minacciata dalla guerra civile agli inizi, e custodire un magico albero, fonte di protezione per il suo villaggio. Così si erano separati, convinti, in qualche modo, che il legame tra loro non si sarebbe interrotto. Continua a leggere

Provocazione in forma d’apologo 239

La perturbazione artica più volte annunciata questa volta è arrivata sul serio. Infatti Orfeo si sveglia, nonostante le spesse coperte, con una sensazione di gelo, mentre sente gli uccelli degli alberi del viale che proclamano: “Ho-fred-do, ho-fred-do”.
Eccezionali questi uccelli, un vero portento, anzi un por-ten-to. Col loro verso trisillabo, un o-e-o con rare variazioni, quante cose comunicano o addirittura anticipano. Un guaio non capirne il linguaggio, e ancor peggio capendolo fare finta di niente.
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“LA MASCHERA DI PAZUZU”. INTERVISTA A VITO INTRONA

di Giovanni Agnoloni

In prossima uscita con EditoriunitigdsLa maschera di Pazuzu è un romanzo weird di Vito Introna, autore che col suo lavoro dimostra come l’orizzonte del fantastico (in senso lato) sia effettivamente molto più legato alla realtà di quanto si tenda a pensare. Ho avuto il piacere di intervistarlo.

La maschera di Pazuzu

La maschera di Pazuzu è un romanzo weird impregnato di italianità. Come hai coniugato questi aspetti?

Ho tentato una sperimentazione non facile, mescolando la mia fede comunista ad antichi miti sumeri e caldei. Ne è venuto fuori un romanzo lungo e complesso, trasudante ironia grazie alla chiara strafottenza dell’antipaticissimo protagonista.

– In che misura lo “straniamento” generato dal weird può aiutare a conoscere meglio il mondo e ad affrontare i problemi dell’attualità?

Dipende dal concetto che si ha di weird. Trattandosi di una letteratura poco nota e dai confini labili, tutto è rimesso alla penna dell’autore. Weird non è disimpegno dalla realtà, ma essenzialmente uno sberleffo al mondo reale e contemporaneamente una mano tesa alla “soft sci-fi”. In quest’ottica il weird può rivelarsi lettura formativa e d’impegno. In caso contrario si ricade nel più comune urban fantasy. Continua a leggere

46. Shomér, Ma Mi-Llailah?

da qui

Hai dovuto cambiare postazione: anche il salone col poster di Taormina e i fiori di Van Gogh era un antro troppo freddo per l’influenza che non vuole abbandonarti, quasi avesse scoperto il luogo perfetto per le sue devastazioni. Continua a leggere

SAPIENZIALI di Gianmario LUCINI. Recensione di Marco Scalabrino

SAPIENZIALI - copertina

 

Tutti compresi nell’Antico Testamento, “i libri sapienziali – detti anche poetici, per la loro forma letteraria, e didattici, perché insegnano in senso generale la sapienza – sono: Proverbi, Giobbe, Qohèlet, Cantico dei Cantici, Sapienza, Siracide, e risalgono ai secoli V – I a.C.”

Ad essi ovviamente, sebbene in un ordine appena differente, si rapporta Gianmario Lucini, oltre che, vedremo, ai profeti Isaia, Geremia ed Ezechiele nonché alle Lamentazioni e ai Salmi.

 

Cos’è, in senso biblico, la Sapienza? cosa sono i Sapienziali? quali sono le asperità teologico-morali che scaturiscono da questa rivisitazione di quei testi, lascio alla altrui specifica competenza il compito di delucidare. Continua a leggere

Culture pop: una mostra (e un libro) all’Arca di Vercelli

Barbero Luca Massimo

di Guido Michelone

C’è una mostra ‘Gli anni Sessanta nelle Collezioni Guggenheim’ inaugurata pochi giorni fa all’Arca di Vercelli che va assolutamente vista: la cittadina piemontese è a 50 minuti di treno sia Torino sia da Milano, circa un’ora d’auto da Genova e da Aosta; Milano e Torino a loro volta sono a un’ora di aereo da Roma, quindi varrebbe la pena visitarla e con essa, anche in giornata, la città stessa e altri bei capoluoghi piemontesi come Biella, Novara, Asti o zone turistiche vicine come i monti della Valsesia, i laghi d’Orta e Maggiore, colli del Monferrato. Continua a leggere

Liquidazione, di Imre Kertesz

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di Augusto Benemeglio

1. Banalità ininterrotta

“La nostra non è un’apocalisse quotidiana , ma piuttosto un ’epoca di banalità ininterrotta, dove il terrore esplode inconcepibile. Viviamo – aveva detto Susan Sontag – un tempo penultimo, una fine che non finisce di finire”, un tempo , un’epoca di “liquidazione”, precisa oggi Imre Kertèsz , premio Nobel per la letteratura, con il suo romanzo che ha appunto quel lapidario simbolico titolo, Liquidazione , Feltrinelli, 2005, che ritorna ora nelle librerie , con angosciosa attualità. Continua a leggere

QUANDO UNA DONNA, di Mavie Parisi

QUANDO UNA DONNA, di Mavie Parisi
Giulio Perrone editore, 2012 – pagg. 254 – euro 15

di Massimo Maugeri

Zaira è una giovane aspirante chirurgo che si invaghisce del primario Sergio Macchiavelli. La storia parte da qui… dal desiderio di conquista di Zaira che cresce fino a diventare ossessivo. Si intitola “Quando una donna” il nuovo romanzo di Mavie Parisi, già autrice di “E sono creta che muta” (anche il primo è stato pubblicato da Perrone nella collana Lab). Come ha scritto Lia Levi nella nota al libro, si tratta di «una storia dove l’oscura forza passionale capace di portare al delitto, in un suo più profondo contesto, pare svuotarsi della potenza distruttiva per dare abilmente spazio all’eterno gioco dei sentimenti, aneliti, dubbi, speranze e frustrazioni, insomma agli imprescindibili archetipi del tortuoso cammino di una donna il cui unico desiderio è “vivere se stessa”».
Ne ho discusso con l’autrice…

– Sergio e Zaira, due persone che – in apparenza – avevano tutto per essere felici: il successo, l’intelligenza, un lavoro gratificante (sono medici stimati). Perché rimangono ingabbiati nel loro rapporto?
Rimangono ingabbiati nel loro rapporto perchè l’essere umano è inquieto. Mai soddisfatto. Non sempre presente a se stesso. Cito una frase di Bukowski: La sanità mentale è un’imperfezione.
Ma andrei ancora oltre: Cos’è la sanità mentale? E’ una condizione che si addice all’uomo? o l’uomo, in quanto tale è già un’imperfezione?

– Il noir non è “consolatorio” come il giallo, e infatti il tuo libro non offre una soluzione ma semmai induce a una riflessione. Si chiude infatti con la stessa domanda con cui si apre: perché. Come mai questa scelta narrativa? Continua a leggere

“IL TEMPO È IMMOBILE” DI HEINZ CZECHOWSKI, A CURA DI PAOLA DEL ZOPPO

Segue qui un’intervista di Anna Maria Curci a Paola Del Zoppo, curatrice del volume di poesie scelte di Heinz Czechowski Il tempo è immobile (Del Vecchio Editore).

IL TEMPO è IMMOBILE

Anna Maria Curci: Leggere il titolo della tua versione di Schafe und Sterne di Czechowski, che hai resto con “Pecore e pianeti” e andare immediatamente con il pensiero al primo verso di Tombe precoci di Klopstock nella traduzione di Carducci è stata una cosa sola. Ci troviamo, in entrambi i casi, di una resa dell’originale feconda, efficace e, allo stesso tempo, incurante delle classificazioni dei corpi celesti. Se in Carducci la resa di “silberner Mond”, letteralmente “luna d’argento”, con “astro d’argento”, è funzionale al mantenimento del genere maschile, che ritorna più avanti nei versi di Klopstock, mi sembra che qui, Paola, tu abbia voluto mantenere l’allitterazione, che nel titolo originale propone la ‘s’ e nella tua resa fa della lettera ‘p’ il suono prevalente del verso. Si riaffaccia l’antico e mai sopito contrasto tra “belles infidèles” e fedeltà rigorosa nella traduzione. Da qui discende il mio quesito: quale criterio prevale sulle tue scelte? Si può parlare, nel caso delle tue scelte, di reale prevalenza di uno dei criteri o non, piuttosto, di alternanza di criteri, adottati in maniera di volta in volta funzionale a testo-fonte e testo di arrivo, in un andirivieni continuo, sfida e azzardo? Continua a leggere

LE TERZINE PERDUTE DI DANTE: intervista a Bianca Garavelli

LE TERZINE PERDUTE DI DANTE: intervista a Bianca Garavelli

di Massimo Maugeri

Bianca Garavelli, scrittrice e critica letteraria (scrive sulle pagine del quotidiano Avvenire), è un’appassionata studiosa dell’opera di Dante: ha curato diverse edizioni della Commedia, saggi e manuali di interpretazione. Di recente ha pubblicato un romanzo che si rifà, per l’appunto, alla figura del grande poeta. Il titolo è molto evocativo: “Le terzine perdute di Dante” (Dalai editore)

– Bianca, partiamo dall’inizio, cioè dalla genesi del libro. Come nasce “Le terzine perdute di Dante”? Da quale idea, o esigenza o fonte di ispirazione?
La prima fonte di ispirazione è il canto XXVIII del Paradiso: qui Dante ci racconta la sua prima visione di Dio, che con un’incredibile intuizione sembra anticipare alcune teorie sull’universo della cosmologia contemporanea. È un canto poco letto a scuola, poco conosciuto in generale, eppure merita una rilettura perché è di grande suggestione visiva e cosmica. Qui il pellegrino, dopo aver attraversato tutti i cieli visibili dalla Terra insieme a Beatrice, arrivato nel Primo Mobile e quindi sull’orlo dell’Empireo, si affaccia sul vero Paradiso, invisibile dal mondo terreno, e vede per la prima volta Dio. Che appare in forma di luminosissimo, minuscolo punto, da cui dipende tutto il creato, e che ne è il vero centro, ma al tempo stesso lo contiene. È un un’immagine davvero affascinante: questo “punto” che dà origine all’universo mi ha fatto pensare al Big Bang e ad altre teorie sulla formazione del cosmo. Come se Dante avesse intuito qualcosa che la scienza contemporanea sta ancora studiando … E poi, qui c’è un particolare degno di un grande romanziere: la prima visione del punto divino passa attraverso gli occhi di Beatrice, che gli fanno da specchio e lo introducono così in un “altro universo” che sembra contenere tutto il sistema planetario conosciuto. Ancora una volta, fino all’assoluto, è la sua donna che gli sta accanto, e lo introduce alla più sconvolgente e positiva esperienza della sua vita. Ce n’è abbastanza per stuzzicare l’immaginazione di una narratrice …

– Da grande studiosa di Dante e dell’opera dantesca… che tipo di esperienza è stata, per te, far “rivivere” Dante come un personaggio di un tuo romanzo? Continua a leggere

Gaetano Savatteri, “I siciliani”: la pazzia e la logica della contraddizione

Gaetano Savatteri, I sicilianiGaetano Savatteri, I siciliani: la pazzia e la logica della contraddizione

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di Giovanni Inzerillo

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Chiunque si accinga a leggere un saggio dedicato ai siciliani si aspetterebbe, probabilmente, specifiche osservazioni, concetti ben chiariti, altrettanto precise conclusioni; vorrebbe poter avere delle risposte per cementificare assunti preconcetti o per, una volta smantellati, giungere a nuove considerazioni. Sarebbe di certo un buon proposito destinato, però, a non sortire gli esiti sperati.

È impossibile, infatti, comprendere appieno, e qui la saggistica serve a poco, quali logiche sottendano alla Sicilia, terra benedetta dai suoi eroi, maledetta dalle sue sciagure, contraddetta dalla storia:

La Sicilia come luogo dove toccare terra e scoprire non le risposte, ma le domande immutabili e spietate della vita. La Sicilia come luogo dell’assoluto.

Basterebbe chiedere in giro per il mondo per sentire immediata la similitudine con la mafia ma capire la Sicilia è per tutti, intellettuali e non, italiani e stranieri, persino per gli stessi siciliani, una questione irrisolvibile. Vorrebbe dire, piuttosto, attribuire a tutti i costi senso alla contraddizione, determinatezza all’assoluto, discernimento nel più totale disordine.

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LETTERE DALL’ORLO DEL MONDO. Intervista a Barbara Garlaschelli

LETTERE DALL’ORLO DEL MONDO. Intervista a Barbara Garlaschelli

di Massimo Maugeri

La “letteratura epistolare”, che vanta una tradizione antica e consolidata, continua a produrre opere di narrativa di qualità. Tra i “nuovi nati”, registriamo la pubblicazione di questo delizioso volume scritto da Barbara Garlaschelli e intitolato “Lettere dall’orlo del mondo” (Ad Est dell’Equatore, 2012). Protagonisti una donna e un uomo e, ovviamente, le loro lettere… che incrociano amori e solitudini. Per una nota critica, si consiglia la lettura di questo articolo di Marina Bisogno, pubblicato sul Corriere Nazionale

– Classica mia domanda di “apertura”, Barbara. Come nasce “Lettere dall’orlo del mondo”. Da quale idea o esigenza?
Nasce dal desiderio di raccontare due apparenti solitudini e un amore grande: per un’altra persona e per la vita.

– Cos’è per i protagonisti del libro “l’orlo del mondo”? E per Barbara Garlaschelli?
Per i protagonisti “l’orlo del mondo” sono loro stessi e il legame che li unisce, vissuto come ultima, salvifica possibilità di comprensione. Per me è la condivisione, la vicinanza, la linea sottile che divide il vivere dalla disperazione del sopravvivere.

– Esistono davvero amori irriducibili, capaci di durare nel tempo?
Sì, io credo di sì. Non necessariamente quello di una coppia, ma di certo quello tra alcune persone.

– C’è relazione – a tuo avviso – tra amore, dolore e egoismo?
Sì, c’è. L’amore è una forma di tirannia: chi ama e chi è amato vuole tutto, non concede tregua.
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“Frutta fresca per verdure marce”, di Paolo Merenda

Recensione di Marco Candida

Frutta fresca per verdure marce
Di Paolo Merenda
(Edizioni Il foglio)

Frutta

Il poliziottesco scritto da Paolo Merenda dal titolo Frutta fresca per verdure marce invita a chiedersi forse un po’ capziosamente: “In questo romanzo c’è più più frutta fresca o verdura marcia?” oppure “Il titolo allude a uno scambio tra autore e lettore? E’ il lettore il portatore avariato di verdura marcia?”. A parte questo piccolo divertissement, le centoventuno pagine scritte dall’autore alessandrino sembrano certo presentare i connotati giusti per meritarsi l’aggettivo, spesso abusato, “fresco”. Quelle di Merenda sono pagine “fresche” perché rinverdiscono, servendosi della rivoltella della parodia, il genere del poliziesco all’italiana, riuscendo in un compito difficile; e sono brillanti perché utilizzano una forma originale: centoventidue pagine divise in quattro parti ciascuna spezzettata in dodici capitoli ognun dei quali lunghi una pagina e mezza, massimo due pagine e mezzo. Ogni autore, se si guarda bene ha la sua intelligenza, e l’intelligenza di Paolo Merenda è stata quella di capire che per raccontare una storia che si regge in gran parte su stereotipi di genere la forma breve è la più efficace: essendo già noto al lettore gran parte di ciò che viene raccontato non sono necessarie molte pagine per rendere i personaggi vivi, le storie vere. Bastano poche linee, quelle essenziali, è tutto come per magia si anima e funziona. Non è questione di tecnica o di capacità: è qualcosa di molto più ineffabile, si chiama intelligenza, sensibilità. E Paolo Merenda ha il dono di possederla. Continua a leggere