41. Intermezzo

da qui

Non è un gran giorno, oggi. Sembrava che tutto si mettesse per il meglio, che il passato cedesse a un mondo nuovo, in cui tutte le promesse trovassero la via per realizzarsi. Sei stato ingenuo a fidarti ciecamente. Come si dice? Maledetto l’uomo che confida nell’uomo. Stai imparando a tue spese che nessuno è all’altezza della situazione, neanche quelli a cui t’eri consegnato con assoluta confidenza. Dovresti saperlo, che col fuoco non si scherza: il tuo amico non t’ha insegnato nulla? Il passato tracìma nel presente, come la melma appiccicosa di una frana: lo riconosci, il tono della voce: per ora va così, poi si vedrà, lasciamo che il tempo faccia il suo lavoro. Il tempo, che gran lavoratore. Puoi dire che con te si sia impegnato? Ha provato in tutti i modi a trainarti fino a qui, dal balcone di viale Beethoven, dallo slargo ingombro d’alberi di via Capitan Consalvo, dalle poste, in cui speravi di trovare un messaggio di riscatto, una busta con l’odore delle uova colorate della signora Spina, dell’inchiostro di Vincenzo Cerere, o almeno delle palme che facevano da pali nel prato del laghetto, infestato da carabinieri e da zanzare. Sono i momenti in cui capisci che, quando si parla di destino, non è mai troppo tardi per essere feriti: è lì, in agguato, che studia le tue mosse, aspetta che ti decida a esporti, ad aprire finalmente il cuore e zac! ti colpisce a tradimento col dardo avvelenato. In fondo è come quando, nel penultimo anno del liceo, aspettavi le sue telefonate col naso schiacciato alla finestra: non era più possibile distinguere tra lacrime e pioggia, fatalità e dolore. La vita è affacciarsi su una strada troppo larga, dove stenti a decifrare i volti dei passanti: il ragazzo col casco in motorino, gli impiegati che discutono all’ingresso del parcheggio, la signora col golfino beige, che aspetta chissà cosa all’angolo di Viale Asia. Ora capisci: sei trascorso dalla balena azzurra del 708, dalla tenda gialla del bar, dalla scritta bianca e blu del Minimax, al panorama più impervio e tormentato degli sguardi della gente, delle anime in preda, ogni momento, a dubbi e smarrimenti; solo oggi, nel pomeriggio uggioso in cui pensavi di cancellare la speranza, ti avvedi di quanto sia probabile che un padre e una madre falliscano l’approccio, che ti mortifichino anche non volendo, e che tu possa aggirarti nella vita come un reduce di campagne disastrose, sempre in cerca di un balsamo capace di lenire il dolore delle piaghe. E’ la prima volta che non guardi verso l’angolo sinistro del terrazzo, per accertarti se l’elefante di peluche sia ancora lì: il tempo, lavoratore affaticato, attraversa come un profugo malconcio la fila grigia dei giorni, finché si ferma, una sera come un’altra, si gira per un attimo e, specchiandoti negli occhi consumati, gonfi di lacrime e di pioggia, ti accorgi che ormai sei diventato uomo.

20 pensieri su “41. Intermezzo

  1. Io non sono sicura che il tempo sia un gran lavoratore e che possa guarire certe ferite del cuore: credo di più che si limiti solo a renderle apparentemente sempre più lontane, ad insabbiarle, a coprirle, ma, se sotto la coltre, la ferita non è mai guarita, ci vuole molto poco, come una parola, un incontro, o un gesto, per farla riaprire e sanguinare.

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  2. Vorreste misurare il tempo, l’incommensurabile e l’immenso.
    Vorreste regolare il vostro comportamento e dirigere il corso del vostro spirito secondo le ore e le stagioni.
    Del tempo vorreste fare un fiume per sostate presso la sua riva e guardarlo fluire.

    Ma l’eterno che è in voi sa che la vita è senza tempo
    E sa che l’oggi non è che il ricordo di ieri, e il domani il sogno di oggi.
    E ciò che in voi è canto e contemplazione dimora quieto
    Entro i confini di quel primo attimo in cui le stelle furono disseminate nello spazio.
    Chi di voi non sente che la sua forza d’amore è sconfinata?
    E chi non sente che questo autentico amore, benché sconfinato, è racchiuso nel centro del proprio essere,
    E non passa da pensiero d’amore a pensiero d’amore, né da atto d’amore ad atto d’amore?
    E non è forse il tempo, così come l’amore, indiviso e immoto?

    Ma se col pensiero volete misurare il tempo in stagioni, fate che ogni stagione racchiuda tutte le altre,
    E che il presente abbracci il passato con il ricordo, e il futuro con l’attesa.

    Kahlil Gibran

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  3. Nel sali e scendi della vita piano piano si cresce ,si diventa grandi senza rendersene conto ma la partita non è ancora finita perché c’è sempre qualcosa da imparare lungo il cammino della nostra vita.

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  4. – ti avvedi di quanto sia probabile che un padre e una madre falliscano l’approccio…

    Ogni genitore ha paura di fallire, di non riuscire a crescere i figli con abbastanza amore, di non aiutarli a diventare uomini forti, sereni e sicuri.
    Quando un figlio si accorge degli errori dei genitori e li perdona, allora è davvero diventato un uomo ed il suo perdono è segno che i genitori non hanno alla fine tanto sbagliato, pur se con mille errori!

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  5. Sei stato ingenuo a fidarti ciecamente. Come si dice? Maledetto l’uomo che confida nell’uomo. Stai imparando a tue spese che nessuno è all’altezza della situazione, neanche quelli a cui t’eri consegnato con assoluta confidenza

    Un’esperienza devastante che mi ha insegnato che non esiste amore, non esiste amicizia, non esiste una sola persona a questo mondo di cui potersi fidare, a cui potersi affidare, perché quando meno te lo aspetti l’amico a cui hai donato il cuore lo trafiggerà senza pietà.

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  6. Reblogged this on Semplicemente Stella Maria and commented:
    Se fossimo tutti scaltri e prevenuti, tali da non cadere nelle trappole della vita il mondo perderebbe il suo sapore e il colore. Si prendono “fregature” quando ci si affida e poichè non credo che siamo noi i giudici neanche di noi stessi, l’ingenuità mostra il lato aperto del nostro io, quello che da e non importa se riceve.
    Di recente sono stata al funerale del papà di un mio amico, alla fine il sacerdote ha detto: auguro a voi tutti di avere un giorno la chiesa piena come oggi per Giovanni, perchè vorrà dire che avete molto amato. Ecco, la differenza è tutta qui: essere pieni fin in profondità o abbandonarsi al vuoto del non farsi fregare, in quanto a chi distribuisce sòle, giustizia c’è anche in questa terra e prima o poi imparerà la lezione e forse cambierà. Non c’è insegnate più severe della vita.

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  7. Non so se la fiducia sia cieca, una scommessa non è mai ad occhi chiusi, è una scelta di rischio. Penso che abbia gli occhi bene aperti se è consapevolezza di puntare su qualcuno o qualcosa che si ama, anche di fronte ad un’evidenza contraria, anche indipendentemente dal risultato che vorremmo. Di sicuro l’amore è una voce sottile che può guidarci in questo rischio terribile e meraviglioso che è la vita.

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  8. La vita a livello della strada certo è un’altra cosa. L’elefante di peluche pensa e fa solo ciò che noi desideriamo; gli esseri umani no, possono sorprenderci e possono anche sbagliare.
    Secondo me, non si è diventati uomini finché non si è imparato a fidarsi, perché chi non si fida degli altri non ha fiducia in sé stesso.
    Una condizione che si può anche non raggiungere mai. In fondo si campa lo stesso; a volte scoppiano guerre mondiali, ma si campa lo stesso.
    Per spiccare il volo dal nido, dal balcone, dobbiamo fidarci di chi ci dice che è ora di volare e se precipitiamo, non sarà stato quell’incitamento a tradirci, ma la mancanza di fiducia nelle nostre ali.

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  9. Il mondo nuovo il più delle volte è quello di ogni mattina, bussa, arriva senza ribaltare in maniera vistosa, ma sottilmente, un po’ per volta. Non si fa riconoscere e lo ritrovi, un po’ mascherato con roba vecchia, un po’ talmente nuovo che muta le direzioni, le cose, i cuori: forse il difficile è fidarsi del mondo nuovo che si fa e al quale permettiamo pure noi di farsi spazio, credere che sia davvero novità, credere di esserne voce, o che sia la sua voce a toccarci. Piuttosto, navigare nel dubbio, interrogarsi, passi avanti, passi indietro mostra che la fiducia non è cieca, nè acritica, sa di potere per amore dove la ragione si deve fermare…( anche Giovanni, il profeta in attesa del mondo nuovo, anche lui ha avuto bisogno di conferme…. sei tu colui che deve venire? sei tu il mondo nuovo?)

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  10. A me fanno ridere questi segreti detti in segreto,di quale sanno tutti tutto…in segreto,ma è un segreto lo stesso

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  11. Perchè la gente piace conoscere i segreti? Per varie motivi,uno di questi è che, quando conosce un segreto,si sente più importante e va da altro per glorificarsi che sa più di lui,si sente la persona affidabile e per la conferma racconta il segreto del altro…

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  12. “Il passato tracima nel presente”
    però riflettendo,con tempo, con la distanza,fa sempre un po’ di meno male

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  13. Svillupare il segreto del altro è sempre un tradimento,perdi la fiducia,il rapporto con questa persona si può “raffreddare” o proprio interrompere. Hai imparato la lezione? La prossima volta vai ad avvertire la persona e lo chiedi se puoi raccontare suo segreto.
    Un po’ come con Gaia:-Agnese,ti posso dire una cosa?
    -Tanto lo dici lo stesso.
    Soltanto che questa volta,la vittima ha tempo di prepararsi,alzare la testa, trovare la difesa
    Un po’ diverso

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  14. Non si sa quanto il tempo lavori per te, di sicuro lo fa indefessamente. Forse accade alla fine che sia tu a fare lo schiavo di lui, proprio quando ti accorgi che stai diventando uomo. Allora c’è il rischio che ti rubi la vita, mentre schiacci il tuo naso sui vetri bagnati di pioggia che deforma quel mondo di fuori che vorresti diverso, almeno sino al punto visivo più estremo, da cui speri veder comparire quella sagoma che hai tanto aspettato.

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