42. Dimissioni

da qui

E’ destino che il presente reclami i suoi diritti, in questa specie di diario che diventa la cronaca incendiaria di una vita che non è soltanto tua, com’è giusto che sia, perché mai si vive per se stessi, ma intrecciati in fili di esistenze separate, in apparenza, e invece avvinte le une alle altre in un tempo che divora le distanze, e conduce ciascuno al rendiconto delle proprie scelte. Hai appena  finito di scrivere la tua poesia quando intercetti l‘Ansa che diffonde la notizia; l’incredulità è la reazione più istintiva. Non erano riusciti a spacciare per vera perfino la bufala dell’invasione aliena? Perché non pensare allo scherzo di qualche buontempone? Sai bene che non è così: certe ferite bruciano immediatamente, non puoi sperare che spariscano come macchie d’inchiostro, o di vernice. La prima immagine che ti viene in mente è lui che ti saluta il giorno dell’inaugurazione della parrocchia confinante: è curvo, il collo incassato, lento in ogni gesto; gli baci la mano senza stringerla troppo, per paura che vada in mille pezzi. Forse già medita quello che avrebbe fatto poi. Sorprendi nei suoi occhi una Chiesa affaticata, che lotta con un tempo accidentato, un giovane ribelle che chiede, insolente, la parte del patrimonio che gli spetta e, sbattendo la porta, se ne va. E’ un giorno freddo, di vento, che vengono i brividi di febbre; lo immagini dentro la sua stanza, solo, in preghiera: pensa a suo figlio, che sta sperperando il patrimonio; si sente il pastore che ha perso la sua pecora e ora dovrà corrergli incontro, in una gelida giornata di febbraio. Chi sei, tu, per giudicare delle forze altrui, per non credere che lo faccia pensando che lanciarsi sui sentieri di montagna, scalare le pareti in assenza di percorsi battuti dalle guide, raggiungere la parte opposta della valle, sia troppo per un povero vecchio come lui, abituato al tavolo di studio, alla rincorsa dei concetti, agli strattoni violenti delle idee, e che per questo abbia pensato di lasciare il posto a un giovane che, certo, conosce meglio la mappa della zona, le caverne dove la pecora smarrita potrebbe rifugiarsi, le scarpate e i burroni dove rischia ogni volta di cadere? E’ vero, ti ribelli: pensi al suo predecessore, al tuo don Mario, a tutti quelli che, uomini e donne, hanno stretto i denti fino all’ultimo, con la paralisi avanzante nelle membra, il respiro spezzato di chi ha perso autonomia e si affida alle cure di assistenti al soglio o viceparroci. Ricordi le volte che ti chiamava all’improvviso per un mal di pancia, anche di notte, col campanello che ti strappava al letto e ti faceva imbestialire; ma poi benedicevi mille volte la perdita di sonno, il nervosismo, perché lui restava lì, fermo al suo posto, disposto a tutto pur di portare a compimento, fino alla fine, la missione ricevuta. Fa freddo, in questo giorno di febbraio. Ma temi che il gelo più tagliente sia quello che senti nel tuo cuore. Poi, però, lo vedi lì, nella stanza al Vaticano, affacciato alla finestra, mentre scruta la piazza deserta in attesa di qualcuno che appaia sullo sfondo di Castel Sant’Angelo: sta pensando che è vecchio perfino per lanciarsi nelle scale e corrergli  incontro con l’anello da infilargli al dito, i calzari per i piedi, e gridargli da lontano: abbiamo cucinato per te il vitello grasso, perché eri perduto e ti abbiamo ritrovato, eri morto, e sei tornato in vita! Si vergogna di non riuscire a fare neanche questo, di non poter riscrivere, nelle pieghe della sua, la storia del vangelo. Forse ricorda le manovre meschine degli ultimi tempi del suo predecessore, quando la Chiesa sarebbe potuta rimanere, e forse era, in balia di gente senza scrupoli. Non sai cosa pensare: vorresti tornare solo lì, nella parrocchia confinante, riprendergli la mano con prudenza, per non vederla sfaldarsi in mille pezzi, guardarlo negli occhi affaticati e sussurrargli: Santità, qualunque cosa accada, io e la mia comunità siamo con lei, non si senta tradito anche da noi.

35 pensieri su “42. Dimissioni

  1. Pingback: 42. Dimissioni | NOTECELLULARI – di Mariaserena Peterlin

  2. Santità, qualunque cosa accada, io e la mia comunità siamo con lei, non si senta tradito anche da noi.

    Ecco, una fiamma di speranza si accende in mezzo a tanta oscurità.

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  3. Due grandi uomini, di ieri e di oggi, che hanno lasciato un segno con le loro scelte coraggiose, impossibili da tradire o dimenticare “qualunque cosa accada”…
    Grazie don, per la tua sensibilità ed attenzione a tutto ciò che c’è di vero e profondo!

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  4. a me oggi ha schiacciata questa informazione
    fino al quale punto deve arrivare una persona per prendere questa decisione!?

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  5. Ti ho letto tante volte, non ho mai commentato. Ma mi hai commosso con questa riflessione e… ‘ci sono anch’io’!
    Per il resto il mio giudizio ovviamente è poca cosa di fronte ‘ai grandi’, ma questo gesto credo che concilierà in molti, credenti e non, le divergenti opinioni sulla figura di questo papa. Non c’è dubbio che, non avvenendo da secoli pur essendo possibile, prima che gesto di grande umiltà io lo trovo un gesto di grande Coraggio, di uno che sapeva perfettamente a che cosa andava incontro considerando mutamenti, giudizi, pregiudizi, posizioni politiche e quant’altro… Non il coraggio di lasciare ma il Coraggio, come fino pensatore, come maestro di Vita e di Fede, di ‘ri-affidare’, sconvolgendo i tempi e la tradizione. E segnerà un precedente, un cambiamento ovvio, forse umano, forse giusto, che (forse…) porterà questa nostra Chiesa così politica, così lontana dal mondo, così burocratica, più vicina all’essenziale e alla realtà degli uomini e della vita.
    Grazie anche a te per le tue riflessioni: Maria Rita

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  6. Ammetto con grande umiltà nel riconoscere scarse le mie conoscenze sull’operato del pontefice e sono fermamente convinta che prendere una decisione di tale spessore sia comunque un grande gesto di responsabile amore. Mi accosto a questa notizia, seppure con estrema sensibilità e rispetto, lontana da sentenze e giudizi inutili e impropri, comunque perplessa; un evento epocale dinanzi il quale continuo a figurarmi un papa che incarna la Parola, anche attraverso le difficoltà di un mondo veloce al quale è difficile stare al passo, le precarietà che il peso degli anni infliggono giorno dopo giorno, pensando a un don Mario – che, purtroppo, non ho avuto la fortuna di incontrare – coperto di bende e dolori chiedere il famoso “come stai?” alle persone che tentavano di accudirlo o soltanto salutarlo, e non ultimo,piuttosto in primis, all’Uomo in Croce, essenza unica di una sofferenza volta alla salvezza degli uomini. Comprendo che non è possibile assimilarci gli uni agli altri e che ognuno di noi ha un carisma o un dettaglio, seppure tale, necessario per completare il puzzle, provando a pensare che “tutto è grazia”, ma nella lealtà io so che ho bisogno ancora di tanto , prima di poterlo dire!
    Trovo questa pagina di estrema delicatezza, di amore incommensurabile che va al di là di ogni fatto fine a se stesso, e la prendo come guida per meglio afferrare alcuni lati dell’amore che a volte si nascondono dietro … un velo trasparente.

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  7. Perché un papa che lascia dovrebbe sentirsi tradito?
    Sinceramente a me questo papa non piaceva, sinceramente non mi piace questa chiesa gerarchica e curiale e clericale, preferirei una chiesa domestica, piccola, laboriosa, silenziosa, povera, senza scarpette rosse ed ermellino,
    La pagina e’ molto bella, ma continuo a non dispiaceremi di queste dimissioni, sebbene sia preoccupato per ciò che verrà , il papa che verra’ sarà eletto dagli stessi porporati, dagli stessi giochi di potere, cosa cambia fra un giovane e un vecchio se lo schema mentale resta lo stesso?
    Guardo al Crocifisso nudo e senza porpora, mi lascio invadere dal suo sguardo mite.
    Uno sguardo che posso solo immaginare, desiderare, che non ritrovo in nessuno sguardo sulla terra…
    Meno che mai in quello di un papa.

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  8. In questi anni molti si sono fatta l’idea di un papa un po’ distaccato e forse troppo legato alla tradizione oggi invece rivela straordinaria umanità donando un messaggio di coraggio, amore e innovazione. Questa pagina mi ha commossa.

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  9. Da laica, ancor prima che da credente, le dimissioni di Benedetto XVI mi suscitano profondo rispetto, stima, e vicinanza.
    In tempi in cui i politici restano saldamente ancorati ai loro incarichi, questo mi sembra un segno con cui lo Spirito ci vuole parlare, attraverso un Pontefice che assume una scelta tanto coraggiosa quanto ‘umana’, che consegna un testimone perché lo si conduca lontano, magari verso una chiesa del grembiule e non dell‘ermellino.
    Vien voglia di dirgli: „Santità, ci dia la croce, ora la portiamo noi“.
    Bellissima pagina, Fabry che muove a profonde riflessioni,qualunque sia il sentire.

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  10. Caro Padre Fabrizio,
    anche una pecora nera come me non può che condividere con commozione dalla prima parola all’ultima.
    Un abbraccio,
    Roberto

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  11. Grazie Fabrizio per questa riflessione profonda e tanto umana. Questa decisione del Papa credo abbia spiazzato molti, e io mi metto fra questi. Credo dovremmo essergli grati perchè ci offre un’occasione per riflettere su di lui, sulla Chiesa, su noi stessi. Prego perchè tutto questo ci aiuti nel cammino verso quella “conversione” di cui sempre parli. Ti abbraccio, Marina

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  12. Dalla parte della pecorella smarrita, vorrei dire la mia. La pagina è letterariamente toccante e indiscutibilmente bella. Consente anche di ben immedesimarsi nello stato d’animo di quell’uomo anziano e stanco. E tuttavia percepisco di trovarmi in totale sintonia con le perplessità magnificamente espresse da Robysda, di cui, purtroppo, so di non riuscire, almeno apparentemente, ad imitare la grande umiltà. Mi dispiace, ma non faccio che pensare a quanto fossero profetiche le ultime cose scritte in questi giorni da Don Fabrizio: la fiducia, il tradimento. Però, nonostante non sappia quanto possa considerarmi appartenente alla tua comunità Don, mi associo a te nel manifestare solidarietà all’uomo Ratzinger. Per quella a Sua Santità, aspettiamo che bussi la Primavera.

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  13. E’ vero ……” l’incredulità è la reazione più istintiva,” appena apprendi la notizia delle dimissioni del papa. Oggi è una giornata molto fredda e nel sentire la notizia in televisone rimani fermo immobile gelido forse anche più gelido della temperatura esterna, non riesci a credere a quello che senti e soprattutto cerchi di andare indietro negli anni per ricordare se nel passato fosse già accaduto qualcosa del genere. Si caro papa ti sono vicina con il cuore e penso che in questo momento stai pensando a quello che diranno su di te molta gente,
    non sanno che questo è un gesto di umiltà. Ciao Papa Ratzinger e grazie del tuo amore e delle tue preghiere per noi tutti.

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  14. Mi sono ritrovata molto nelle riflessioni fatte da Robysda. Sono molto lontana da tutto quello che riguarda il mondo al quale il pontefice appartiene, un mondo che ho sempre sentito tanto lontano dal mio. Ma di fronte ad un atto così immenso posso soltanto provare un altrettanto immenso rispetto e tanta ammirazione per l’umiltà dimostrata. Merce rara, quella vera.
    Adesso le tante pecorelle smarrite, che forse più che smarrite sono semplicemente pronte per una fede più matura, sanno dell’umanità e della fragilità del loro pastore, sanno che è anche del loro aiuto che la chiesa ha necessità. Forse domani sarà più facile riconoscersi in chi gli succederà e in una chiesa che, mostrando al mondo la sua fragilità, mostra in realtà la sua forza e di non avere paura.
    Forse.

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  15. La decisione inaspettata di Sua Santità Benedetto XVI è certamente una prova di umiltà, ma, secondo me, soprattutto di un grande amore per la Chiesa e di una altrettanto grande forza d’animo, che proviene dalla consapevolezza di sé e delle proprie ormai debilitate risorse per “combattere i lupi”. Avrà sempre immutato il mio rispetto.
    GBG

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  16. Carissimo Fabry, avevi citato , domenica scorsa , “Vino e pane” di Ignazio Silone, col mitico Pietro Spina, un cristiano “arrabbiato” ( a me interessa la sorte di un certo tipo di cristiano ,nell’ingranaggio del mondo, dice Silone, e non saprei scrivere d’altro) . Lo stesso Silone ha scritto anche “L’avventura di un povero cristiano”, che, guarda caso, si rifà al dramma di Celestino V, al suo ” gran rifiuto”. La figura emblematica dell’eremita fra Pietro Angelerio del Morrone ,incoronato pontefice nel 1294, col nome di Celestino V , poi clamorosamente dimessosi perchè convinto dell’impossibilità di conciliare lo spirito del Vangelo con i doveri del trono.
    Ci sono analogie con queste altrettanto clamorose dimissioni di papa Ratzinger?
    Non credo, anche perchè il cardinale era da molti anni già all’interno del Vaticano con compiti di massima importanza e rilievo ( difensore della fede), tuttavia anche questo potrebbe essere ( formulo questa ipotesi proprio in relazione alla descrizione che tu fai dell’incontro che hai avuto con il papa , della sua tenera estrema fragilità ) , un dramma della provocazione, che ci ricorda ( cosa che tu ripeti ogni domenica, Fabry) in primo luogo che “Dio ha creato le anime, non le istituzioni”, e quando queste opprimono o tradiscono (??) , ogni uomo onesto è impegnato , è obbligato a fare spazio alla verità.
    Sicuramente è un’ ipotesi campata in aria, perchè Ratzinger è la gentilezza , la mitezza e l’umiltà in persona e nessuno potrebbe vederlo nei panni del provocatore, ma…è anche una grande mente, uno dei più illuminati studiosi che esistano sulla faccia della terra…
    Fermo restando che anch’io – come facente parte della tua Comunità , e tuo amico sincero – mi associo al tuo pensiero , sono pienamente solidale e fedele alla Sua “coraggiosa” e ” umile” scelta di mettersi in disparte, in un mondo in cui – chiunque – laici o religiosi , si attacca , s’incolla la poltrona al sedere
    Un fortissimo abbraccio
    Augusto .

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  17. Una pagina che commuove e fa riflettere. Una scelta fatta con grande coraggio e umiltà , un passo indietro per il bene della chiesa di un uomo libero che non ha abbandonato la croce, che anzi, con questo gesto d’Amore l’ha abbracciata ancora più saldamente.

    “Santità, qualunque cosa accada, io e la mia comunità siamo con lei, non si senta tradito anche da noi.”

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  18. Dopo aver invidiato l’intervento di Robysda, desidero evidenziare quanto sintetizzato da Ernesta Scappaticci. Perché tra le molte cose positive, ciò che secondo me andrebbe soprattutto apprezzato in questo gruppo di lettori e, in maniera più ampia, nella nostra comunità, è l’impostazione che consente a chiunque (se vuole) di comprendere prima di, eventualmente, giudicare. Va dato a Don Fabrizio tutto il merito di volere fortemente questa impostazione, di aver posto in essere gli strumenti atti a realizzarla e di dare prova, con i fatti, della sua volontà di confronto, che non prescinde dal proprio ruolo di guida, ma che, anzi, ne rafforza l’autorevolezza. E’ chiaro, tuttavia, che la prosperità di un simile contesto si basi quasi esclusivamente sul grado di apertura mentale, sul desiderio di dialogo con il quale ognuno giunge a questo approccio ed è bello constatare, proprio in questa pagina, quanto ciò sia compreso e condiviso. Vale decisamente la pena non dimenticare mai di arricchire le nostre certezze anche con l’idea del dubbio, come proprio Don Fabrizio, l’unico al quale ciò non sarebbe richiesto, coraggiosamente ci dimostra. D’altronde questo potrebbe essere, in un certo senso, il principale messaggio che ci lascia Papa Benedetto XVI; ed è in questo senso che io partecipo alla vicinanza, alla solidarietà e all’ammirazione.

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  19. L’ultimo gesto,assolutamente eccezionale, mi ha riconciliato con questo papa, teologo, filosofo, ma poco “pastore”.La pecora smarrita, il figlio perso,o semplicemente lontano, non credo fosssero in cima ai suoi alti pensieri. Ma forse non è stato così. Forse non ha potuto agire diversamente ; forse “la Chiesa” non è ancora pronta ad aderire alla semplicità,alla povertà, alla misericordia del vangelo. Dopo questo gesto rivoluzionario, speriamo in un rinnovamento, in un cambiamento,nell’adesione reale allo spirito del Concilio di Giovanni XXXIII.

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  20. Ho fatto una riflessione ( che è anche su f.b) sul fatto che quando si parla dell’ultimo papa dimissionario ( Celestino V, anno Domini 1294), tutti citano il III canto dell’Inferno della Commedia di Dante ( colui che “per viltà fece il gran rifiuto”), nessuno, o quasi, si rammenta del trattato “De vita solitaria” di Francesco Petrarca che contiene un’appassionata apologia di Pier Celestino: “”” Questo gesto (l’abdicazione) del solitario e Santo Padre ( Celestino) l’attribuisca chi vuole a viltà d’animo, giacchè per diversità dei temperamenti ci consente di professare su di uno stesso argomento opinioni non solo diverse, ma contrastanti: io ,per me, lo ritengo più di ogni altro utile a LUI STESSO e AL MONDO”
    Per entrambi infatti quella dignità così alta poteva essere piena di pericoli e di rischi e di agitazioni, per l’inesperienza che Pietro aveva delle cose umane – le aveva trascurate per contemplare troppo le divine – e per il suo costante amore della solitudine. Come Cristo abbia accolto tal gesto , risulta dal miracolo che Dio operò mediante lui il giorno successivo alla sua rinunzia: miracolo che certo non sarebbe avvenuto se Dio avesse disapprovato quanto egli aveva fatto.
    Io considero il suo operato come quello di uno spirito altissimo e libero che non conosceva imposizioni, di uno spirito veramente divino: e penso che un uomo non avrebbe potuto agire così se non avesse giustamente valutato le cose umane, e non si fosse posto sotto i piedi il capo orgoglioso della fortuna”.

    Carissimo Fabry, anche se non ci crediamo troppo ai miracoli,
    chissà se , a distanza di più di sette secoli , non possa ripetersi con Benedetto
    quel che accadde al santo frate-papa Celestino?

    Un abbraccio forte.
    Augusto

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  21. L’investitura di un Papa(pur sempre un uomo),a prescindere dal protocollo e dal collegio di porporati( pur sempre degli uomini)che lo scelgono, ha soprattutto a che fare con la volontà di Dio che in quell’uomo testimonia la sua presenza. Da quel momento tutto l’operato del Suo Vicario è guidato e ispirato da Lui.
    Proprio questa presenza divina dona a qualsiasi pontefice l’umiltà e la santità per seguire il dettato Evangelico.
    Grazie don Fabrizio per averci permesso questo abbraccio al Santo Padre Benedetto e una profonda riflessione cristiana.

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  22. Ho letto tutti i commenti e mi sono sentita coinvolta: anch’io voglio partecipare alle vostre riflessioni ma anche condividere con voi le mie. Sono tanti i pensieri che si sono affollati nella mia mente
    dall’evento dell’annuncio del Papa, ma, come dici tu, Don Fabrizio,in una delle ultime omelie, a volte si sente anche il bisogno di allontanarsi un pò dalle parole, per dar loro il tempo e la giusta prospettiva di vederle formularsi in un senso, in un concetto compiuto.Mi è rimasta nitida nella mente un’ immagine di Papa Benedetto, quella della sua prima apparizione dal balcone: vedo un volto di bambino, smarrito, sorpreso, proteso verso la piazza colma di gente ed anche come dire ,impaurito. L’ho sentito “strappato” da un universo più sottile meno avvezzo alla compressione degli atti e dei tanti ispessimenti celebrativi.Provai una sorta di tenerezza mista ad un’istintiva protezione verso chi si sta esponendo nudo, alla violenza di tante, frettolosissime valutazioni. Consapevole di non poter usare gli stessi mezzi, Le stesse comparazioni di misura. Credo che nel suo spirito si sia compiuta la strada del calvario, ci sono morti a volte più strazianti delle evidenze del corpo.
    Credo che ognuno di noi,al di là della sorpresa un pò incredula che ci emoziona al momento, debba andare oltre al convenzionale, ed allenarsi a diventare testimone.
    A Papa Benedetto mi sento molto vicina e auguro al suo cuore e al suo spirito tanta meritata pace, sicura che la sua invisibilità potrebbe essere persino più incisiva di u na fisicità evidente a tutti. .

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  23. Entro in punta di piedi… da laica e non credente, ma commossa, e tanto.
    Mentre leggevo sentivo aleggiare quello spirito cristico di cui anche io riconosco l’immensa grandezza, malgrado la distanza che separa, come dice Cristiano, ori ed ermellino, dalla condizione dei poveri. Nelle parole di Fabrizio io percepisco il Cristo.
    Ed è quanto.
    Grazie

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