Tutta colpa dei Borboni?

Borboni

di Marina Torossi Tevini

L’Italia non smette di sorprendere per la scarsa lungimiranza e per l’irresponsabile leggerezza con cui chi detiene e ha detenuto il potere per anni agisce, perseguendo fini personali più che sociali. Ci capita di ascoltare spesso scandali che non risparmiano nessuno, né a destra né a sinistra, e coinvolgono anche persone che ritenevamo al di sopra di ogni sospetto. Tutto questo dall’opinione pubblica è seguito spesso – ahimé – con un’attenzione morbosa che talvolta cela una quasi-invidia, che di morale ha ben poco. Si biasima insomma quello che si vorrebbe fare, ma che obbiettivi impedimenti non consentono. Come la vecchia di de André che “dà buoni consigli perché non può più dare il cattivo esempio”.
A monte di tutto questo credo ci sia anche il nostro passato storico. La giovane età dell’Italia – se paragonata a stati più maturi come la Francia e l’Inghilterra – credo spieghi alcuni atteggiamenti degli italiani. L’Inghilterra da secoli ha avuto la coscienza di essere uno stato – uno stato che si è sempre ritenuto per molti aspetti superiore agli altri. Potenza colonizzatrice, padrona di mezzo mondo ha tratto benefici dalla sua politica spregiudicata e ancora oggi si sente diversa e superiore e guarda con una certa sufficienza il resto del globo. In Francia sono nati l’Illuminismo, la rivoluzione francese, le idee di libertà e di uguaglianza, la ghigliottina e l’idea di essere una nazione speciale.
Noi non abbiamo tutto questo, siamo stati per secoli nelle mani di potenze straniere che ci trattavano come sudditi e come sudditi abbiamo imparato a comportarci e nel nostro Dna rimane in parte ancora questo concetto di un rapporto con lo stato che non è un rapporto tra cittadino e potere ma tra servo e padrone. Cerchiamo di lucrare, di imbrogliare, di arrangiarci come possiamo, facciamo comunella con chi condivide i nostri interessi, facciamo clan per tutelarci, come appunto succede nelle economie inferiori, non abbiamo il concetto della collettività e della polis di cui siamo membri e partecipi. Cediamo alle lusinghe e alle false parole di qualsiasi imbonitore. Siamo creduloni e andiamo dietro alle apparenze senza riuscire a scostare il velo che offusca la verità (fenomeno che succede ovviamente non solo qui e non solo per queste ragioni).
Siamo una nazione ancora giovane, non abbiamo una perequazione sociale che eviti disuguaglianze e ingiustizie plateali – che inevitabilmente fomentano tensioni e conflitti. La nostra natura di sudditi ha sempre preferito clientelismi e personali favori anziché il perseguimento di fini comuni. E ancora lo facciamo in una situazione dove farlo è estremamente rischioso.
Ma la crisi che avanza dovrebbe farci capire che dobbiamo crescere in fretta, raggiungere in fretta livelli superiori, metterci all’altezza degli altri stati.
Qualcuno potrà obiettare che noi il nostro passato illustre l’abbiamo, siamo figli di quell’antica Roma che ha reso civile il mondo mediterraneo, siamo gli eredi di quella cultura la greco-romana che sta alla base del pensiero del mondo occidentale. È vero, ma si tratta di mondi lontani da cui ci dividono secoli di medioevale barbarie e di vicende storiche in cui la nostra nazione non è stata certo favorita. L’Europa dell’ultimo millennio ha visto altri stati più forti e coesi dell’Italia e questo penso giochi a sfavore della nostra mentalità, del nostro modo di rapportarci col mondo.
Quello che ci manca è la coscienza di essere una nazione all’interno di quell’Europa che solo può consentirci una presenza significativa in un mondo ormai dominato dalle potenze dell’Asia. I nostri partner europei sono per molti aspetti più avanzati di noi, specie gli stati del Nord Europa che dal punto di vista del rapporto cittadino-stato andrebbero presi a modello. Sono stati che, già trent’anni fa, avevano uno società molto attenta a una giusta perequazione sociale, un’opinione pubblica in cui il livello di educazione e di istruzione era maggiore e uno stato molto presente in tutte le attività umane e capace di calmierare gli eccessi e le plateali ingiustizie.
Da noi si crede ancora che la somma di tanti egoismi possa automaticamente produrre un bene comune, ma è come la storia di cappuccetto rosso che un lupo di nome B continua a raccontare per tanti ingenui italiani. Si dirà che gli stati del Nord sono favoriti rispetto a noi perché hanno un numero più ridotto di abitanti e maggiori risorse naturali. Ma basta fare un giretto in quei paesi per rendersi conto che le cose non stanno proprio così. Le difficoltà naturali con cui si confrontano quelle popolazioni sono enormi e forse hanno costituito paradossalmente proprio la spinta a unirsi e organizzarsi meglio.
Hanno avuto da sempre una maggior scolarità, una diffusione dell’istruzione più capillare, un benessere più uniformemente distribuito. E in stati dove l’istruzione media è più elevata e il livello di vita è superiore è meno facile che attecchisca la demagogia. L’intelligenza e la cultura fungono da argine in questo senso. Inoltre sono stati che non hanno messo all’ultimo posto il problema energetico e non hanno vissuto per decenni sperequando la bilancia dei pagamenti. Si sono dati un’autonomia energetica, ben sapendo che in una società come la nostra, che di energia ha una fame enorme, è questo il problema centrale.
Noi rispetto agli stati del Nord Europa siamo molto più ricchi di bellezze artistiche e paesaggistiche, siamo stati favoriti dal clima e dalla bellezza del paesaggio. Perché non mettiamo a frutto le nostre ricchezze? perché non agiamo con più lungimiranza?
Sarebbe bene che imparassimo in fretta a diventare cittadini consapevoli perché il mondo si è messo a correre in modo velocissimo e per noi europei al di là di un’unione forte e cosciente non c’è presenza.
Il resto del globo non si può più sfruttare allegramente come abbiamo fatto in passato, è diventato forte e potente, intraprendente e spregiudicato più di quanto noi siamo stati nel nostro non esaltante passato. Solo l’unione di tutti gli stati dell’Europa può dare significato politico ed economico a questa esigua parte del mondo. Solo la nostra unione, passando sopra alle passate e ancora presenti rivalità. Superando preconcetti e limiti. Con intelligenza.

2 pensieri su “Tutta colpa dei Borboni?

  1. Cara Marina, hai condensato in poche mirabili righe, oltre duemila anni di storia. Ti ringrazio! Scrivi meravigliosamente ed hai il dono di farti capire. A presto, Marco

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