“IL TEMPO È IMMOBILE” DI HEINZ CZECHOWSKI, A CURA DI PAOLA DEL ZOPPO

Segue qui un’intervista di Anna Maria Curci a Paola Del Zoppo, curatrice del volume di poesie scelte di Heinz Czechowski Il tempo è immobile (Del Vecchio Editore).

IL TEMPO è IMMOBILE

Anna Maria Curci: Leggere il titolo della tua versione di Schafe und Sterne di Czechowski, che hai resto con “Pecore e pianeti” e andare immediatamente con il pensiero al primo verso di Tombe precoci di Klopstock nella traduzione di Carducci è stata una cosa sola. Ci troviamo, in entrambi i casi, di una resa dell’originale feconda, efficace e, allo stesso tempo, incurante delle classificazioni dei corpi celesti. Se in Carducci la resa di “silberner Mond”, letteralmente “luna d’argento”, con “astro d’argento”, è funzionale al mantenimento del genere maschile, che ritorna più avanti nei versi di Klopstock, mi sembra che qui, Paola, tu abbia voluto mantenere l’allitterazione, che nel titolo originale propone la ‘s’ e nella tua resa fa della lettera ‘p’ il suono prevalente del verso. Si riaffaccia l’antico e mai sopito contrasto tra “belles infidèles” e fedeltà rigorosa nella traduzione. Da qui discende il mio quesito: quale criterio prevale sulle tue scelte? Si può parlare, nel caso delle tue scelte, di reale prevalenza di uno dei criteri o non, piuttosto, di alternanza di criteri, adottati in maniera di volta in volta funzionale a testo-fonte e testo di arrivo, in un andirivieni continuo, sfida e azzardo?

Paola Del Zoppo: Azzardo sicuramente. Ti ringrazio per le belle parole e per l’illustre paragone. Non mi ritengo poeta, né mi sento di potermi paragonare a traduttori così grandi. Ma sì, è vero, in quel caso, dopo molti tentennamenti, ho preferito il mantenimento dell’allitterazione alla fedeltà terminologica. In realtà la resa terminologica stessa non mi ha trattenuto in nessun momento, la perplessità più grande era proprio nel mutamento di segno tra i due suoni ‘s’ e ‘p’. Più che un discorso di fedeltà mi preme sempre la lealtà al testo e all’idea che l’autore vuole convogliare, e insieme anche la lealtà verso il lettore, che ha bisogno gli venga restituito un simulacro di ciò che era nel testo originale, e così, proprio come dici tu, è un’alternanza, un gioco continuo di fedeltà e infedeltà. In alcuni casi ho preferito un’aderenza “letterale” al testo, anche terminologica, a scapito forse della resa fonica o ritmica. Ma altre volte mi sono discostata dalla resa terminologica e ho compiuto scelte ardite, soprattutto laddove leggevo un sottotesto che si sarebbe perso traducendo “alla lettera”. Qui mi trovavo infatti a tradurre un’antologia di testi, peraltro piuttosto limitata nel numero dei componimenti rispetto alla vasta produzione di un poeta prolifico e diversificato nella produzione come Czechowski. Non era sempre possibile lasciare che i testi si illuminassero l’un l’altro come accade alla lettura di un’opera omnia, dove significati, sfumature e richiami si definiscono anche nel rapporto e l’interazione tra di loro. Allora, nel caso di parole con significati ambigui o molteplici all’interno del testo, talvolta ho scelto quello meno comune o anche meno “corretto” o “fedele” ma che apriva una finestra sul mondo poetico di Czechowski. Due esempi: nella traduzione del titolo di Gelegentlich Hölderlin ho inteso riportare nel testo elementi del tutto extratestuali, legati al periodo compositivo di Czechowski. Era quello infatti il periodo in cui Czechowski sostiene di scrivere “Gelegenheitsgedichte”, poesie d’occasione e il gioco di parole, l’ironia secondo me sarebbe stata meno immediata traducendo più letteralmente: “A proposito di Hölderlin”. Volevo che il lettore sussultasse. Riconosco che è stata una scelta, un po’ ardita, ma non so dirti se sia poco fedele. Anche nella poesia Franzigmark mi sono trovata di fronte a molteplici istanze. Il termine Gleichnis, che ha diverse traduzioni (parabola, paragone, immagine) mi richiamava alla mente inevitabilmente la chiusura del Faust goethiano, alles vergängliche/ ist nur ein Gleichnis (tutto ciò che è perituro è un simbolo/una parabola/ un’immagine). Goethe è presente, esplicitamente e implicitamente, in tutta l’opera di Czechowski, spesso citato con ironia. I traduttori del Faust, infatti, in italiano hanno reso Gleichnis in molti modi profondamente diversi cercando di restituire la dimensione del “superamento”. Franzigmark è citata da Czechowski in diversi saggi come espressione del passaggio alla consapevolezza degli errori del sistema DDR. Ho sentito forte il richiamo al Faust, ma Gleichnis era anche in relazione con le metafore della seconda parte della poesia e si sarebbe potuta rendere la compattezza del componimento traducendo con “parabola”, che in italiano mantiene un doppio senso geometrico. Alla fine ho deciso però per “paragone”, perché tutta la poesia si fonda sulla figura retorica del paragone, accentuando con “succinti” l’ironia degli assunti. Si tratta continuamente di scelte tra le molte letture e possibilità che una poesia ricca di rimandi come quella di Czechowski offre.

Franzigmark

Keine bündigen Gleichnisse mehr.

Panzerspuren,
Parallelen,
Sich im Unendlichen schneidend,
Zeichnen auf
Die vergeblichen Hoffnungen.

Frühe Dämmerungen,
Leuchtgeschossgarben,
Feuerspuren,
Als Diagonalen
Eingegraben in unseren Stirnen.

Franzigmark

Niente più succinti paragoni.

Tracce di Panzer,
Parallele,
Che si incontrano all’infinito,
Indicano
Le speranze vane.

Crepuscoli anticipati,
Luminose raffiche di pallottole,
Tracce di fuoco,
Diagonali
Incise nelle nostre fronti.

Anna Maria Curci: Trovo centrata e veritiera l’accezione che dai al termine ‘lealtà’, tua posizione di principio nei confronti del testo e del lettore. Un’altra tua dichiarazione di intenti ha suscitato la mia curiosità e, insieme, mi ha fornito una ulteriore chiave di accesso alla tua resa delle liriche di Czechowski. Nei due versi finali dei complessivi cinque che compongono la poesia, efficacissima nel suo tratto lapidario, Die überstandene Wende, La Wende superata, hai deciso di capovolgere il rapporto soggetto-oggetto tra ‘wir’, “noi”, e ‘was vor uns liegt’, “ciò che ci sta davanti”. L’originale termina con questi due versi: “Bis wir es/ Hinter uns haben” (letteralmente “finché non lo avremo alle spalle”); la tua soluzione traduttiva è “Finche non/Sarà alle spalle”). Hai ricercato qui il sussulto del lettore, quasi sorpreso dal balzo all’indietro dell’ignoto, che solo con quel balzo diventa conoscibile?

Paola Del Zoppo: Qui ho tentato una rielaborazione, strappando il tessuto lirico fino ad arrivare a quello slittamento finale. Da subito ho rinunciato a rendere le rime: la poesia ha la struttura solidissima, i primi tre versi anaforici in “W”, allitterazioni in liquide e sibilanti, rime forti, aabcb, con le rime finali che racchiudono come in una parentesi il verso breve “bis wir es”. In quel breve verso si concentra il senso della parentesi: non possiamo conoscere la storia se non voltandoci indietro, Czechowski lo scriveva nel suo bellissimo saggio Im Schalltoten Raum, quindi il verso finale richiude la lirica su se stessa. Ma Czechowski ricorda anche che il poeta, testimone di eventi di grande portata ha il dovere e la “fortuna” di poterli esprimere nella sua lirica. Allargando la parentesi ad avvolgere tutta la poesia nella ripetizione in finale di primo e ultimo verso “spalle/ spalle”, ho cercato di tenere vivo il suono in “s”, che suggeriva al mio orecchio insieme il sussurro e il sibilo del testimone che ha vissuto eventi di incalcolabile portata e non ha molta fiducia nel futuro. Tutto questo, insieme a ciò che scrivi tu – che si riallaccia alla struttura chiusa della lirica – , al sobbalzo conoscitivo a posteriori, mi ha portato al capovolgimento del rapporto soggetto-oggetto. Si tratta di una poesia davvero eccezionale nella densità dell’espressione. Il primo problema che mi si era posto è sulla versione o meno in italiano del termine Wende (forse con il termine svolta), ma ho puntato da subito al mantenimento di una distanza forte, anche nel tentativo di evidenziare l’antitesi forte tra la dichiarazione del titolo (la Wende è stata superata) e il messaggio della poesia (non possiamo sapere se è stata superata, finché non l’avremo alle spalle). Credo sia uno dei componimenti più compatti di tutta la produzione di Czechowski.

Die überstandene Wende

Was hinter uns liegt
Wissen wir. Was vor uns liegt,
Wird uns unbekannt bleiben
Bis wir es
Hinter uns haben.

La Wende superata

Ciò che è alle spalle
Lo sappiamo. Ciò che è davanti
Ci rimarrà oscuro
Finché non
Sarà alle spalle.

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