QUANDO UNA DONNA, di Mavie Parisi

QUANDO UNA DONNA, di Mavie Parisi
Giulio Perrone editore, 2012 – pagg. 254 – euro 15

di Massimo Maugeri

Zaira è una giovane aspirante chirurgo che si invaghisce del primario Sergio Macchiavelli. La storia parte da qui… dal desiderio di conquista di Zaira che cresce fino a diventare ossessivo. Si intitola “Quando una donna” il nuovo romanzo di Mavie Parisi, già autrice di “E sono creta che muta” (anche il primo è stato pubblicato da Perrone nella collana Lab). Come ha scritto Lia Levi nella nota al libro, si tratta di «una storia dove l’oscura forza passionale capace di portare al delitto, in un suo più profondo contesto, pare svuotarsi della potenza distruttiva per dare abilmente spazio all’eterno gioco dei sentimenti, aneliti, dubbi, speranze e frustrazioni, insomma agli imprescindibili archetipi del tortuoso cammino di una donna il cui unico desiderio è “vivere se stessa”».
Ne ho discusso con l’autrice…

– Sergio e Zaira, due persone che – in apparenza – avevano tutto per essere felici: il successo, l’intelligenza, un lavoro gratificante (sono medici stimati). Perché rimangono ingabbiati nel loro rapporto?
Rimangono ingabbiati nel loro rapporto perchè l’essere umano è inquieto. Mai soddisfatto. Non sempre presente a se stesso. Cito una frase di Bukowski: La sanità mentale è un’imperfezione.
Ma andrei ancora oltre: Cos’è la sanità mentale? E’ una condizione che si addice all’uomo? o l’uomo, in quanto tale è già un’imperfezione?

– Il noir non è “consolatorio” come il giallo, e infatti il tuo libro non offre una soluzione ma semmai induce a una riflessione. Si chiude infatti con la stessa domanda con cui si apre: perché. Come mai questa scelta narrativa?
La scelta narrativa del noir sta proprio in questa mancanza di finale consolatorio. Nel giallo il colpevole viene punito, il bene trionfa. Il noir invece da ampio spazio al disagio, alla problematicità del vivere. Lascia interdetti, permette la riflessione. E’ un pugno nello stomaco.
Nel noir, spesso, il colpevole rimane impunito. Non è redento, come non è redenta l’umanità tutta.
Che sia un problema sociale oppure riferito alla sfera intima non ha importanza. Ciò che conta è la non risoluzione del dramma umano.

– Zaira compie una vera “escalation” di atti che corrompono la sua anima sempre più. Il meccanismo psicologico che descrivi è sottilissimo e molto efficace. Sembra quasi che ciascuna azione preluda alla successiva e la spieghi. Questa progressiva “corruzione” del personaggio credo sia il vero perno della storia. E’ così?
Progressiva corruzione è il termine esatto che descrive la discesa di un’anima ribelle che non riesce a incanalare le sue energie nella giusta direzione. Come spesso molte donne fanno. Non riescono ad affermarsi come individui e cercano conferma del loro ruolo nella realizzazione attraverso un uomo, possibilmente di potere. Questa è sempre una discesa. Più o meno palese, più o meno consapevole, ma sempre deleteria.

– L’apparenza e la realtà sono da sempre il grande gioco della letteratura, e anche nel tuo libro Zaira conduce una doppia vita, diurna e notturna, quasi uno sfalsamento di identità. Qual è la ragione di questa sua scelta?
Apparenza e realtà si fondono ed emergono, e la doppia vita di Zaira non è che una metafora di una realtà fin troppo nota.
L’individuo e il suo doppio, il suo triplo ecc. Le mille sfaccettature di personalità che non riescono a essere note ed esplicite neppure a chi le possiede.

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