46. Shomér, Ma Mi-Llailah?

da qui

Hai dovuto cambiare postazione: anche il salone col poster di Taormina e i fiori di Van Gogh era un antro troppo freddo per l’influenza che non vuole abbandonarti, quasi avesse scoperto il luogo perfetto per le sue devastazioni. Ti senti a disagio: è tutto angusto, non trovi lo spazio per il mouse; infili il portatile nel mucchio di quaderni, carte, rosari, oggetti della più disparata natura e provenienza che, chissà perché, sono approdati qui e non hai neanche la forza di spostare. Fuori c’è una specie di tempesta: tutto concorre a ostacolare la ripresa, come se qualcuno decidesse di fermarti, di farti ragionare sulla storia che va prendendo forma tra pause e interruzioni, come un parto travagliato, come se ciò che deve uscirne risultasse d’importanza capitale, non solo per te, ma anche per coloro che ne risultano coinvolti, in qualche modo. Qualcosa sta cambiando: avverti una voce che ti guida, nonostante i conflitti, le lotte di potere, le spine nel fianco che tornano a pungere come ossessioni senza fine, come la donna che da quasi tredici anni ricicla la tua notte brava in preda all’alcol, per conquistarsi un attimo di gloria. Ma qualcuno ha deciso di graziarti, di sottrarti una volta per tutte alla pania in cui il diavolo ti ha avvolto nel passato. Già, il diavolo: non ne avevi mai parlato. L’altra sera un conoscente sosteneva, con piglio supponente, che il demonio è un residuo incongruo di credenze popolari, da smantellare in fretta. Tu, invece, sai. Senti l’eco degli urli, l’onda dei flagelli che si abbatte su chi ancora persiste nella via, avverti il fiato grosso di chi incalza finché non è sicuro di aver fatto il possibile per mandare in rovina la tua vita. Non lo dire a nessuno: non ti crederebbero; la gente pensa all’esistenza come a un campo dove la ragione dispiega le sue forze senza drammi, in un duello ad armi pari tra gentiluomini che conoscono a dovere le regole del gioco. Non dirlo, alla gente, che la vita si decide dietro il panno sottile che divide le apparenze e la realtà, che lo scenario autentico è quello in cui si svolge la lotta spaventosa in cui i re della terra sono tutti radunati in un luogo chiamato Armagheddòn. Tu ci sei in mezzo, ma non dirlo: non ti crederebbero. Cosa vuoi che ne sappia, la gente, dello scontro che mette la storia a ferro e fuoco, che coglie ogni occasione per tagliarti le gambe, per accorciarti il fiato, per strapparti ogni dolcezza con l’arte sopraffina dei colpi a tradimento? Il mondo pensa di potersi trastullare indisturbato coi quattro interessi che coltiva al riparo dei venti che scuotono la casa. Non dirgli che la vita è altro; che se il diavolo ha deciso d’ignorarlo è perché forse si è perduto già abbastanza, senza bisogno di rinforzi. Tu non demordere. Continua a passare dentro il tunnel, con coraggio. Solo, ogni tanto, ripeti la domanda, la stessa di Isaia, millenni fa, la richiesta che si leva ogni volta che sei stanco e vorresti disertare la battaglia, che ti mancano le forze per alzare lo sguardo e pronunciare le parole: Shomér, Ma Mi-Llailah? Shomér, Ma Mi-Llailah? Sentinella, quanto resta della notte?

25 pensieri su “46. Shomér, Ma Mi-Llailah?

  1. “Hai dovuto cambiare postazione”.
    Mi e’ capitato di sperimentare un personale cambio mentale di “postazione” per accorgermi che la notte era finita lasciando il posto ad una meravigliosa alba.

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  2. “Sentinella, quanto resta della notte?”
    “Viene il mattino, poi anche la notte;
    se volete domandare, domandate,
    convertitevi, venite!”

    Ma “tu non demordere. Continua a passare dentro il tunnel, con coraggio.”
    E’ un brano molto bello, sicuramente non cotto a fuoco lento ma a fuoco vivo, anche se si tratta del fuoco dell’influenza 🙂

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  3. Ci sono stati momenti di grande stanchezza, in cui forte ho avvertito il desiderio di “disertare la battaglia” e sono arrivata al punto in cui ormai “mancano le forze per alzare lo sguardo”; proprio in questi momenti, solo la consapevolezza che il diavolo aveva evidentemente “bisogno di rinforzi” mi ha ridato il coraggio di non cedere e di puntare dritto al mio obiettivo, superare la notte per arrivare all’alba. Ed il sole, ogni volta, è spuntato alto e luminoso.
    Ma so che le notti non finiscono, che c’è sempre una nuova notte dopo ogni giorno: l’importante è non spaventarsi delle tenebre, trovare nel buio del cielo una stella che mi illumini e mi faccia compagnia, che mi guidi fino alla fine della notte, fino al nuovo giorno che sicuramente arriverà.

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  4. A volte il male sembra vincere sul bene,a volte la battaglia sembra essere del tutto inutile,ma l’ inganno è proprio questo pensare che i nostri sforzi non servano a niente, non è cosi ogni sforzo fatto è un passo in avanti verso l’ uscita del tunnel,ogni sforzo fatto è un seme che germoglia e dona nuova vita a chi per strada l’ aveva perduta.Si dice che la speranza è l’ ultima a morire io dico che la speranza fa rima con perseveranza e chi preservera prima o poi troverà la gloria di Dio in tutto il suo splendore.

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  5. Bello come la tua omelia di oggi, degnamente arricchitasi del saluto finale: la notte non sappiamo mai quando finisce, come la febbre ti sembra non passare mai poi ti svegli e non c’è più come un brutto incubo, ma non dobbiamo mai stancarci di chiedere quando finisce, chi conosce le stagioni e le governa potrebbe cambiarle anticipando le primavere, rendendo più miti gli inverni e pieni di sole. E una giornata di sole può cambiarti la vita e farti ritrovare il filo smarrito o un nuovo filo per arrivare dall’altra parte del labirinto che il diavolo si diverte a riempire di specchi per mostrarti una luce che non è vera.

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  6. Shomér, Ma Mi-Llailah? Shomér, Ma Mi-Llailah? Sentinella, quanto resta della notte?

    Non esiste notte tanto lunga che impedisca al sole di risorgere.
    Anonimo

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  7. “lo scenario autentico è quello in cui si svolge la lotta spaventosa in cui i re della terra sono tutti radunati in un luogo chiamato Armagheddòn”

    Una volta, canonicamente, credevo che le sorti dello scontro fossero già decise da sempre, e che noi le vivessimo come in itinere a causa della nostra percezione nel e del tempo.
    A questo punto, dalle sberle che volano e dai lividi che lasciano, non ne sono più tanto sicuro.
    In ogni caso, e a maggior ragione, guai a chi molla.
    Un abbraccio,
    Roberto

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  8. ”come se ciò che deve uscirne risultasse d’importanza capitale, non solo per te, ma anche per coloro che ne risultano coinvolti, in qualche modo”

    Abbiamo bisogno di qualcuno che faccia ‘tana libera tutti’ per salvarci dal male e quel qualcuno sei tu, Don.
    E’ una pagina molto particolare, grazie.

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  9. Al punto fermo della distruzione
    Al centro della furia
    Ogni angelo ogni diavolo
    Tutt’intorno a noi, non vedi
    C’è un’onda più alta
    Che si alza piano
    C’è un’onda più alta
    Nulla le resisterà

    Dico che l’amore è la settima onda

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  10. “…l’influenza che non vuole abbandonarti,quasi avesse scoperto il luogo perfetto per le sue devastazioni” -perchè quando uno:non mangia,non dorme,lavora troppo (venti ore al giorno!!!)-l’influenza trova luogo perfetto per addomesticarsi!

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  11. “come se qualcuno decidesse di fermarti,di farti ragionare sulla storia…”
    significa,che bisogna fermarsi,ragionare,e pensare delle consequenze di varie punti di vista,non solo soggettivo

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  12. La vita è un cammino,la via verso la luce,con ostacoli,tentazioni,glorie,gioia e dolore.
    Ogni uno di noi affronta le battaglie,ogni uno di noi,a volte,piange dalla disperazione,ride nella gloria,maledire dalla caduta…poi,si alza e ricomincia la sua battaglia…

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  13. Tentazioni,male che circonda? Questo è la vita;ostacoli da superare per diventare noi più forti nella fede,per fare ricordare a noi,che solo Dio ci può aiutare.
    Io perdo sempre,prima o poi…Dio lo sa.Ogni mia battaglia si finisce con litigo con Dio,ma lui mi perdona lo stesso.Però ogni mia battaglia è sempre un progresso,ogni volta resisto di più…
    Ogni volta quando sto in fondo di resistenza…Dio mi ritira fuori.E allora,come si può non amare Dio?!

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  14. “Tu ci sei in mezzo,ma non dirlo:non ti crederebbero.”
    non che non ti crederebbero,ma ogni uno di noi,esseri egoistiche,pensa che nostri problemi sono più gravi,più importanti dal altro.
    Io ho scoperto che quando “abbandono” miei problemi e mi metto aiutare ad altro,miei problemi cominciano improvvisamente “diminuire”o a volte “spariscono” proprio
    Fa bene mettere in precedenza altro,aiutare al prossimo,è “il modo” per salvare se stesso.Con me funziona cosi.
    Sempre c’è qualcuno che sta peggio di te.

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  15. In questa lotta continua “qualcosa d’importante ” sta per accadere…qualcosa che riguarda tutti noi!

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  16. E’ vero è difficile dare un nome a ciò che sta accadendo ma una cosa si può dire: si, è qualcosa che riguarda tutti.
    Vedo questo spazio vuoto e mi dico che non c’è niente da commentare, mi sento avvolta come da un’ondata di cinismo,freddo, stanco. Sono appena richiamata da un’eco lontana, molto lontana di una parvenza di partecipazione rimasta. Però il ricordo dell’esperienza di queste notti buie rimane.Mentre sei nel buio senti solo il peso dell’assenza e dell’abbandono e ti sembra impossibile che ci sia altro, è proprio questo che produce una sofferenza sorda. Ma poi ricordi, anche se al momento non ci credi, che quando ti sei ritrovata fuori,quasi all’improvviso, ti sei accorta che dentro di te, qualcosa di nuovo è accaduto, qualcosa che ha superato un ostacolo vecchio che ti impediva di provare questa forza in più, questa aggiunta di fiducia che mancava per vedere ancora più lontano e davanti a te, ti accorgi, si è creato un altro gradino.
    Chissà forse dobbiamo imparare a vivere gradino per gradino e a guardare a un gradino per volta, tenendo presente che siamo fragili e che non possiamo chiedere alla nostra fragilità di saltare la scala tutta in una volta. Col tempo ci si accorge che nessun passaggio può essere saltato,e che quel passaggio saltato al momento opportuno ci riconduce violentemente indietro perchè deve svelarci qualcosa di noi che ancora dobbiamo conoscere, se vogliamo andare avanti, più veri e più liberi.
    Mio Dio come è vero, e come me ne sto accorgendo mentre scrivo: quello che appartiene all’altro appartiene anche a me, ma proprio tutto!

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  17. La vita è altro, è laggiù e s’intravede alla fine del tunnel buio, oltre le illusorie immagini che ci riempiono occhi, le giornate, oltre le parole che ci fanno parlare astrattamente di bene, di male, di questa vita fuori dal nostro controllo, che illusoriamente crediamo di dominare e che invece non ci risparmia sconvolgimenti, prove, tentazioni. Non riusciamo a parlare come vorremmo del diavolo, di un giudizio finale che vive già nell’oggi, di ciò che siamo ora noi nel nostro agire, nel nostro cuore. E neppure di quel meraviglioso altro che è la vita, ma che, per grazia, riesce e rivelarsi goccia a goccia.

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