“LA MASCHERA DI PAZUZU”. INTERVISTA A VITO INTRONA

di Giovanni Agnoloni

In prossima uscita con EditoriunitigdsLa maschera di Pazuzu è un romanzo weird di Vito Introna, autore che col suo lavoro dimostra come l’orizzonte del fantastico (in senso lato) sia effettivamente molto più legato alla realtà di quanto si tenda a pensare. Ho avuto il piacere di intervistarlo.

La maschera di Pazuzu

La maschera di Pazuzu è un romanzo weird impregnato di italianità. Come hai coniugato questi aspetti?

Ho tentato una sperimentazione non facile, mescolando la mia fede comunista ad antichi miti sumeri e caldei. Ne è venuto fuori un romanzo lungo e complesso, trasudante ironia grazie alla chiara strafottenza dell’antipaticissimo protagonista.

– In che misura lo “straniamento” generato dal weird può aiutare a conoscere meglio il mondo e ad affrontare i problemi dell’attualità?

Dipende dal concetto che si ha di weird. Trattandosi di una letteratura poco nota e dai confini labili, tutto è rimesso alla penna dell’autore. Weird non è disimpegno dalla realtà, ma essenzialmente uno sberleffo al mondo reale e contemporaneamente una mano tesa alla “soft sci-fi”. In quest’ottica il weird può rivelarsi lettura formativa e d’impegno. In caso contrario si ricade nel più comune urban fantasy.

– Quanto c’è di psicologico nel tema della maschera, per il modo in cui tu lo tratti nel libro?

Direi moltissimo. In un futuro prossimo, le dinamiche sindacali sono assai simili a quelle odierne e la lotta al precariato e alla disoccupazione abbrutisce la povera gente. Silio, il protagonista, è un degno rappresentante di questo nuovo proletariato e soffre, lotta, vince e perde come tutti i suoi colleghi, restando solo in una società che vuole i lavoratori isolati, divisi e facili da asservire.

– Mi incuriosisce anche l’aspetto delle valenze “archeologiche” dell’avventura che i protagonisti si trovano a vivere. Frutto di una tua personale fascinazione per l’argomento?

Sì. I miti sumeri e caldei nell’odierna letteratura fantasy sono spesso trattati con eccessiva disinvoltura. Al di là della falsa Enuma Elish corrotta, che qualche buontempone vorrebbe all’origine del Necronomicon, Pazuzu in Italia è conosciuto solo grazie al film dell’Esorcista 2, che ne offre un ritratto totalmente falsato rispetto all’antica religione sumera. Nel romanzo cerco di ricostruire un ritratto un po’ più realistico di questa divinità, all’epoca ritenuta estremamente ambigua e non necessariamente crudele e malevola.

– La tua attenzione per le tematiche sociali è forte. Pensi che la narrativa fantastica in senso lato (di qualunque tipo di fantastico si parli) sia uno strumento utile non già per evadere dai problemi concreti, ma per trovare delle possibili chiavi per risolverli?

Questa è una domanda che andrebbe posta agli editori. Di sicuro continuando a raccattare soltanto sciocchezze pseudo-fantasy ricche di fatine poppute, elfi e vampiri belloni, zombie arrapati e compagnia cantante, la parola “impegno” si fa presto a trasferirla nella sezione saggistica. Ma sono ottimista e confido in una rimodulazione dei target editoriali, posto che non tutti i ragazzini di oggi sono deficienti.

– Quali sono i tuoi nuovi progetti letterari?

Ho già firmato con le edizioni Loquendo il contratto di pubblicazione del romanzo di hard sci-fi Ainor l’apolide, ispirato al celebre capolavoro Arcipelago gulag. Per conto delle edizioni Libro Aperto sto invece curando la collana, anch’essa di hard sci-fi, Future Alchimie, nella quale ho già avuto il piacere di ospitarti.

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Informazioni su giovanniag

Giovanni Agnoloni (Firenze, 1976), è scrittore, traduttore letterario e blogger. Autore del libro di viaggio "Berretti Erasmus. Peregrinazioni di un ex studente nel Nord Europa" (Fusta Editore, 2020) e del romanzo psicologico "Viale dei silenzi" (Arkadia, 2019), ha anche preso parte al romanzo collettivo "Il postino di Mozzi", a cura di Fernando Guglielmo Castanar (Arkadia, 2019). È inoltre autore di una quadrilogia di romanzi distopici sul tema del crollo di internet e della società del controllo ("Sentieri di notte", "Partita di anime", "La casa degli anonimi" e "L’ultimo angolo di mondo finito", editi da Galaad tra il 2012 e il 2017 e in prossima riedizione in volume unico), in parte pubblicata anche in spagnolo e in polacco e in prossima riedizione in volume unico. Ha scritto, curato e tradotto vari libri sulle opere di J.R.R. Tolkien (su tutti, "Tolkien. Light and Shadow", opera bilingue italiana-inglese, ed. Kipple, 2019), e tradotto o co-tradotto saggi su William Shakespeare e Roberto Bolaño ("Bolaño selvaggio" a cura di Edmundo Paz Soldán e Gustavo Faverón Patriau, ed. Miraggi, 2019, tradotto insieme a Marino Magliani), oltre a libri di Jorge Mario Bergoglio, Amir Valle e Peter Straub. Ha partecipato a numerose residenze letterarie e reading in Europa e negli Stati Uniti, e traduce da inglese, spagnolo, francese e portoghese, oltre a parlare il polacco. I suoi contributi critici sono disponibili sui blog “La Poesia e lo Spirito”, “Lankenauta”, “Poesia, di Luigia Sorrentino” e “Postpopuli”. Insieme alla giornalista Valeria Bellagamba, ha creato e gestisce la pagina Facebook "Anticorpi letterari", con interviste in diretta video a protagonisti del panorama culturale italiani e internazionale. Il suo sito è www.giovanniagnoloni.com.

3 pensieri su ““LA MASCHERA DI PAZUZU”. INTERVISTA A VITO INTRONA

  1. Pingback: “LA MASCHERA DI PAZUZU”. INTERVISTA A VITO INTRONA « La poesia e lo spirito | HyperHouse

  2. Giorgio Tarditi Spagnoli

    “Mescolando la mia fede comunista ad antichi miti sumeri e caldei.”

    Nonostante i miti sumeri e caldei sarà senza dubbio la “fede comunista” a garantire un contesto weird, se non squisitamente grotesque…

    "Mi piace"

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