47. In cima al monte

da qui

Hai voluto esserci per forza: sei uscito all’ultimo minuto, imbacuccato, sperando che gli spifferi ignorassero la tua presenza. Eri tutto intasato, avvolto in una nuvola in grado di attutire i rumori e il chiacchiericcio della gente, il mormorio che aveva accolto il tuo ingresso frettoloso, lo sgusciare più rapido possibile nel rifugio fragile della sagrestia. E’ un simbolo del libro che continui a scrivere, anche se a fatica, come se mille resistenze si opponessero alla sua realizzazione; che ha assunto, in ogni caso, un altro orientamento, smarrendo il filo logico che lo sosteneva e non potresti riprendere nemmeno se volessi. Perché senti che è avvenuta un’irruzione decisiva: tutto è cambiato, come quando Gesù sale sul monte e succede qualcosa d’imprevisto, una luce estemporanea, una visita, qualcosa che colpisce a sorpresa – stavi per dire: a tradimento -, e non lascia più nulla come prima. Avresti voglia di cambiare posto, d’essere te stesso in un luogo in cui nessuno ti conosca, libero da attese e da pressioni, dal ritrovarti sempre sotto esame, come se le sorti di quest’angolo di mondo dipendessero da te, in tutto e per tutto. Hai percepito la voce che t’indica la strada e tronca sul nascere i rivoli delle supposizioni e la bava viscida dei pettegolezzi. Cosa importa, da un’altezza come questa, se una scelta del passato sia accaduta o meno dopo un’altra, se la serie d’impegni, d’errori, presunzioni, abbia preso una piega o quella opposta, se il mondo abbia girato in un verso, intorno a te, o nel verso contrario? Dovresti rendere conto di questa poltiglia informe di azioni e di reazioni, magari con lo scrupolo pedante dello storico, il piglio burocratico dell’impiegato infaticabile? C’è una musica che chiama, che ti strappa all’amarezza dei dissidi, all’acido venefico delle gelosie, un’armonia struggente che si posa sul tuo volto come luce d’altri mondi, lo rasserena nonostante tutto, malgrado gli artigli che azzannano ancora la tua pelle, e trasmette le forze necessarie per uscire dalla sagrestia e cominciare a predicare, come se la vita si svelasse, soltanto, in una fila di parole pronunciate tra colpi di tosse e brividi di febbre, e il segreto della storia fosse esserci, con la tua sconfinata debolezza, imbacuccato, fiducioso che gli spifferi non si accorgano ancora che sei lì, davanti alla gente che ti aspetta, a mettere in fila le parole che qualcuno continua a dettarti, in cima al monte.

24 pensieri su “47. In cima al monte

  1. Le sorti del mondo dipendono da ognuno di noi,se solo capissimo se solo comprendessimo o meglio se solo ascoltassimo con il cuore le parole che metti in fila la domenica ,allora anche noi ascolteremmo “una musica che chiama”,”che rassenera nonostante tutto”.

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  2. E’ silenzioso, impercettibile, il suo battito d’ali colorate, delicato eppure così determinato , per alzarsi da terra e raggiungere il monte; una danza leggera, che puoi apprezzare solo se il destino – si chiama così? – le permette di esibirsi proprio davanti ai tuoi occhi, che spalancati sono ora increduli – pensi al bruco laborioso che ha lottato e cambiato muta tante volte, e ogni volta più resistente, rinnovata nella consistenza, sempre più adeguata per offrirsi e resistere al vento forte della vita – ora estasiati, ricolmi di gioia, perché attraverso quella farfalla hai conosciuto e ricevuto amore, lo stesso che le ha regalato quelle ali, lo stesso che le chiede di danzare, ancora e libera, perché l’uomo sappia la bellezza della vita.

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  3. “e il segreto della storia fosse esserci”

    Esserci per svelare la novità , la bellezza, la speranza racchiusa in ogni singolo giorno.

    Il più bello dei mari
    è quello che non navigammo.
    Il più bello dei nostri figli
    non è ancora cresciuto.
    I più belli dei nostri giorni
    non li abbiamo ancora vissuti.
    E quello
    che vorrei dirti di più bello
    non te l’ho ancora detto.
    Nazim Hikmet

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  4. “Perché senti che è avvenuta un’irruzione decisiva…”
    Proprio come il lampo, che in e per un istante svela i contorni di un mondo che pensavamo perduto o non esistere, e ci fa intravedere cosa c’è dalla parte opposta del buio.

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  5. Avresti voglia di cambiare posto, d’essere te stesso in un luogo in cui nessuno ti conosca..

    Hai voluto esserci per forza….

    E’ una bella tentazione fermarsi, dimenticare le tribolazioni, le pressioni, andare via magari in un posto dove si è felici, magari in cima al monte dove la musica è dolce e ti strappa dall’amarezza. Ma per amore dal monte si scende, di nuovo allo sbaraglio con la sola arma della Parola, davanti alla gente che ti aspetta, per continuare a dare forza e speranza.

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  6. In cima al monte qualcuno ci parla e ci rivela tutta la sua gloria, tutto il suo splendore, così bello e rassicurante, come una ricarica di energia positiva.
    Però, il nostro posto non è lassù, ma in mezzo alla gente, a “sporcarci le mani”, ad impegnarci in prima persona nel portare nel mondo quello che ci è stato rivelato, ognuno secondo la sua vocazione.
    Nonostante debolezze, gelosie, pettegolezzi, errori e quant’altro di male riesca a renderci la missione difficile, il segreto è esserci sempre, fino in fondo e per forza.

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  7. Ci sono momenti nella vita che si presentano una sola volta e altri che si ripetono, come quando un evento modifica il corso della nostra storia, un lutto, la fine di un rapporto, un cambio lavoro o luogo di vita, un evento atteso certo ormai da tempo, oppure non sta per accadere nulla di così importante ma siamo noi a dargli questo significato. Capita spesso che in queste occasioni diventiamo dei don Chisciotte, pensiamo che tutti ci stiano a guardare con il marchio di Caino per tradire, uccidere, giudicare e amministrare pene e penitenze, maldicenze e pettegolezzi e invece sono solo la nostra paura di qualcosa che potrebbe accadere e poi spesso non accade, gli altri di fatto non stanno emettendo sentenze. Intraprendiamo una via crucis che ci porta sul monte e da qui la vista è diversa, così si sgretolano i nostri fantasmi, ricordi di un passato che fu e non è detto si ripresenti uguale a se stesso. Siamo confusi in attesa del peggio che non si verificherà, il più delle volte perché compito della vita è sorprenderci e presentarsi sempre nuova a chi sa vedere il nuovo anche nell’immutabilità degli eventi, così generiamo confusione in chi ci guarda, spettatore non pagante, libero di andar via per non assistere a uno spettacolo che non si immaginava o che non gli piace più. Rimangono ai piedi del monte in attesa della tua trasfigurazione un paio (ad indicare non un numero preciso ma di certo quei pochi che non si fanno spaventare da una tua scena sotto o sopra le righe) di amici, come sotto la croce: Maria, la Maddalena e il discepolo che tu ami, anticipo della tua personale risurrezione per scoprire magari che non c’era nessuna pietra da far rotolare, forse perché non sei mai morto oppure perché l’alba era già lì ma la paura del sole che sorge, abbagliando, ci mantiene girati verso la notte. Il passato spesso è la zavorra da trasportare come mission di liberazione personale quando ci rendiamo conto che la nostra Verità si è smarrita in tanti eccessi che non ci sono mai appartenuti o viceversa sono in noi ma incoerenti con le nostre scelte, ci sembra di aver rotto un filo, che può smagliarsi fino ad arrivare al nocciolo di un cavo d’acciaio che non si spezza e si può ritrovare facilmente, e la voce che ci chiama dal monte non è altro che il nostro cuore ritrovato che canta la sola musica che ci da serenità, che la confusione del mondo e poi la nostra hanno sommerso di altri rumori, un ritmo lento e costante, come il battito di un tamburo lontano, un battito: il nostro. Tutto cambia, spesso solo per farci vedere un altro punto di vista per una realtà immutata, coerente con la Verità della via intrapresa ormai da tempo. Ecco questo mi ha insegnato la vita, che a volte cambiamo le cose più per paura che cambino che perché debbano cambiare veramente e ci perdiamo un valore vero alzando un muro nel posto sbagliato, una bella lezione ma ognuno impara la sua.

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  8. “…a volte cambiamo le cose più per paura che cambino che perché debbano cambiare veramente e ci perdiamo un valore vero alzando un muro nel posto sbagliato…”

    Giustissimo, Stella!

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  9. @ M&C
    scusa mi è sfuggito il tasto, ho scritto un po’ così cercando anche di moderare perchè non fosse incomprensibile, non pensavo di essere capita. grazie.

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  10. Il tema ricorre da sempre (e come potrebbe non farlo). La descrizione di un travaglio, di una lotta immane in un percorso costantemente intervallato dalle medesime due opzioni.
    Da un lato l’incredibile fatica di tenere insieme il gregge, con tutti i mezzi e con tutte le conseguenze, compreso, naturalmente, uscire di notte, al freddo, con la pioggia, con la febbre, a cercare l’immancabile pecorella che non è rientrata e che chissà dove sarà finita.
    Dall’altro, la tentazione di fermarsi, di trovare pace, di ritirarsi a pregare, a scrivere, a pensare, a guarire; la possibilità di diventare normale.
    Fino a ieri, anche solo il pensiero di cedere alle lusinghe di un riposo volontario, veniva scacciato dall’insopportabile sensazione di abbandono del campo e forse anche di tradimento.
    Oggi, quell’attrattiva possiede anche il fascino di un appellativo, un titolo neanche da buttare via: EMERITO.
    Ma se il problema fosse tutto qui, non varrebbe nemmeno la pena parlarne. Come non comprendere una scelta di quel tipo, essere solidali, vicini e ribadire: “qualunque cosa accada, io sono con te, non sentirti tradito anche da me”.
    Il vero problema è che ad essere tradita e a tradire al tempo stesso sarebbe la STORIA che, tra colpi di tosse e brividi di febbre, non fa che ripetere il suo segreto: ESSERCI.

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  11. “…sei li,davanti alla gente che ti aspetta”
    e qua che non ti sbagli don,perchè la gente aspetta Tue parole che arrivano dritto al cuore,e forse questo che ti da la forza per resistere,per venire anche con la febbre e parlare alla folla

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  12. …. e il mondo fuori di noi non è altro che un riflesso del nostro mondo interiore, ma è così infinitamente bello specchiarci negli altri, specchiarci nell’UNO che noi siamo! Grazie Fabrizio!

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  13. Come si può da quaggiù capire quel che sta succedendo a quell’altezza nella vita di un uomo. Non sta a noi esprimere giudizi, influenzarne le scelte per la brama di tenercelo stretto. Questa volta è lui, il grande visitatore di anime, ad avere visite importanti. Chi ci dice che con altre funzioni non riesca anche meglio a farci del bene a” raccomandarci” con chi conta davvero. E’ l’ora che l’impiegato infaticabile e stachanovista faccia la sua carriera dopo una lunga e sofferta gavetta.
    Da parte nostra potremo dire con orgoglio: l’ho conosciuto anch’io.

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  14. ”qualcosa che colpisce a sorpresa – stavi per dire: a tradimento ”.

    O, forse, verrebbe da dire, alla sprovvista.
    Come se Dio ci venisse a cercare in qualsiasi nostro fragile rifugio, per chiederci di iniziare un viaggio senza portare bagagli ma solo il nostro essere così com’ è, essenziale.

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