49. Altrimenti

da qui

E’ un po’ che ci rifletti: l’autobiografia ti costringe a concentrarti su di te, a scrutare i movimenti del cuore e della mente, l’anima, come si diceva nel linguaggio di una volta. E’ giusto, pensi: ricordi ancora quel ragazzo, nel ritiro all’eremo di Spello, un numero imprecisato di anni fa, che ti mostrò il quaderno in cui si poneva la domanda: Chi sono io? Ti colpì immediatamente, anche se l’effetto fu esiziale, là per là: intuivi la fatica indispensabile per dare una risposta dignitosa. Si affacciava alla coscienza la griglia dei tuoi impegni e dei tuoi ruoli, o tutt’al più i tratti essenziali della personalità. Non avresti immaginato, allora, che l’essere si spiega con l’Essere, e che solo al contatto con la Storia la tua storia avrebbe avuto un senso. E’ l’intreccio dei progetti e delle volontà che dà spessore all’esistenza: ma quanto ci hai messo per capirlo! Ti viene un dubbio: se è vero che per partire è necessario cominciare da se stessi, e il viaggio è possibile solo se ha inizio da un punto qualsiasi della tua esperienza, non è altrettanto vero che la volontà di Dio fa uscire da sé, ti getta nella mischia, nel fuoco e nella polvere della battaglia, sconvolgendo i confini fra il tuo io e i mille tu con i quali spartisci lo stress della trincea, i volti della gente che cerca qualcosa dalla vita e non s’adatta a trascinarsela dietro come una carcassa logora anzitempo? E che senso può avere continuare a registrare il tracciato del battito cardiaco, l’attività frenetica del tuo cervello, se il nocciolo della questione è trasportare al di là della sottile linea rossa un io che fa di tutto per non cedere all’altro il proprio spazio? Forse la risposta si nasconde nel buco in cui sei stato costretto a rifugiarti, durante i dopopranzi, per non esporti al freddo del salone dove ti apri al mondo dei bisogni altrui, ascolti la lista interminabile dei dolori e dei conflitti, le sfide caparbie, un corpo a corpo sulle rive dello Jabbok, dove Giacobbe, alla fine dello scontro, si chiamerà Israele perché ha lottato col suo Dio e, dicono, ha vinto. Per aprirti nel salotto, attraversato dal freddo dell’inverno, dal gelo delle incomprensioni, dalle ferite profonde delle inimicizie, devi accettare di rinchiuderti qui, davanti al Cristo che ti guarda fra l’attaccapanni e l’icona della Madonna col bambino, che sembra sussurrarti: stringo anche te, altrimenti, caro mio, non ce la fai.

26 pensieri su “49. Altrimenti

  1. La Madonna ci stringe uno a uno e al tempo stesso dobbiamo stringerci l’ un l’ altro,altrimenti non ce la faremo mai.Facciamo tutti parte di una stessa barca e se uno di noi molla la presa tutti gli altri affondano perché siamo uniti da un unica catena, la
    catena dell’Amore!

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  2. Una volta don, mi sembra di ricordare che tu abbia detto: “la vera immagine di Maria è quella con Gesù bambino tra le braccia”!
    Non so se ricordo bene, ma quello che conta è che solo ora comprendo la bellezza e la grandezza di quell’abbraccio, ora che, grazie a quello che scrivi oggi, mi sembra che stia surrando anche a me: “stringo anche te, altrimenti, cara mia, non ce la fai.”

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  3. @Bioraffaella

    Giuro, non avevo letto il tuo commento, che mi è apparso solo dopo aver inviato il mio…
    È bella questa sintonia!

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  4. L’abbraccio è il posto dove non si invecchia mai, dove i sogni restano intatti, dove io sono l’altro e l’altro sono io.

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  5. “Chi sono io?”

    “C’è chi meglio degli altri realizza la sua vita.
    E’ tutto in ordine dentro e attorno a lui.
    Per ogni cosa ha metodi e risposte.
    E’ lesto a indovinare il chi il come il dove
    e a quale scopo.
    Appone il timbro a verità assolute,
    getta i fatti superflui nel tritadocumenti,
    e le persone ignote
    dentro appositi schedari.
    Pensa quel tanto che serve,
    non un attimo in più,
    perché dietro quell’attimo sta in agguato il dubbio.
    E quando è licenziato dalla vita,
    lascia la postazione
    dalla porta prescritta.
    A volte un po’ lo invidio
    – per fortuna mi passa.”

    Wisława Szymborska

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  6. Un abbraccio che rigenera il cuore, una sorgente di speranza dove ritroviamo la forza di percorrere il nostro incerto cammino. 

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  7. E la stretta è davvero forte, tanto che la condizione imposta dall’altrimenti” si trasforma immediatamente nella condizione di assoluta certezza; potremmo dire che, scrutando quella che una volta si diceva “anima“, l’occhio dell’esterna percepisce e catturare immagini inconfutabili di grande passione e impegno, che, fuse nella missione e nel desiderio di darsi all’altro, diventano motivo essenziale di un’opera letteraria che continua ogni giorno a scrivere pagine di vita e di Vita. Pagine che il lettore non può non apprezzare e non prendere da esempio per scrivere , a sua volta, il proprio romanzo.

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  8. Wer bin ich?

    Chi sono?

    (….)

    Sono io veramente ciò che gli altri dicono di me?
    O sono soltanto ciò che io stesso conosco di me?
    Inquieto, pieno di nostalgia, malato come uccello in gabbia,
    bramoso di aria come mi strangolassero alla gola,
    affamato di colori, di fiori, di voci d’uccelli,
    assetato di parole buone, di umana compagnia,
    tremante di collera davanti all’arbitrio e all’offesa più meschina,
    agitato per l’attesa di grandi cose,
    preoccupato e impotente per gli amici infinitamente lontani,
    stanco e vuoto nel pregare, nel pensare, nel creare,
    spossato e pronto a prendere congedo da ogni cosa?

    Chi sono? Questo sono o sono quello?
    Sono oggi uno, domani un altro?
    Sono io l’un l’altro insieme? (……..)

    Chi sono? Porre domande così da soli è a scherno mio.
    Chiunque io sia, tu mi conosci, tuo io sono, o Dio!

    Dietrich Bonhoeffer

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  9. Chi sono io?
    È difficile rispondere a questa domanda, per dare una risposta dovrei fare un viaggio a ritroso come il gambero fino al giorno del concepimento e scoprire che sono il miracolo della vita,l’ unione tra due cellule che si uniscono,si moltiplicano ,si dividono e si differenziano per formare un essere vivente che sono io ,il vero me stesso,prima ancora che indossi l’ abito dell’ apparenza,di quello che piace agli altri ,ma non a me.
    Chi sono io?
    Sono uno che si guarda allo specchio per andare alla ricerca del vero se stesso,sono un cercatore o un ricercatore della Verità perché la vita è una continua ricerca ,una continua scoperta di cose che esistono già e che noi non vediamo perché abbiamo paura della vera realtà.
    Chi sono io?
    Posso dire io? Non sono nessuno senza la D di Dio,io? Sono solo un piccolo essere in mezzo all’ infinito universo che ha bisogno di sentire il calore dell’ abbraccio amorevole di Dio.

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  10. Siamo angeli con un’ala soltanto e possiamo volare solo restando abbracciati.

    Luciano De Crescenzo, I pensieri di Bellavista, 2005

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  11. E’ nell’io che si nasce, si cresce e si diventa grandi, per scoprire man mano che la vita ha un senso solamente nel tu. Che non sono i circuiti della mente e neppure quelli del cuore che possono spiegare fino in fondo il nostro apparire sul mondo e svelarci tutti i perchè delle nostre storie parallele di cuori e cervelli perfetti che non s’incontano mai. Allora ti poni la domanda: chi sono io?e scopri che puoi trovare la risposta solo nella convergenza tra le due linee, quando finalmente il tuo io si abbraccia con l’altro.

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  12. “Chi sono io?”-una bella domanda.Forse proprio da qua bisogna cominciare cammino.Chi sono io?Come sono io?-a volte è difficile rispondere sinceramente, obiettivamente.Ma chi sono io,veramente?!

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  13. “(…) devi accettare di rinchiuderti qui, davanti al Cristo che ti guarda fra l’attaccapanni (…).”
    E’ bello questo Cristo che da sopra il monte scende e accetta di stare vicino ad un attaccapanni. Su entrambi deponiamo ciò di cui ci spogliamo: sull’attaccapanni gli abiti di scena, sul Cristo la triste e logora maschera dell’io.

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  14. ”..l’essere si spiega con l’Essere, e che solo al contatto con la Storia la tua storia avrebbe avuto un senso”

    Siamo microcosmi e, al tempo stesso, cellule di un Uno.
    Mi piace pensare che sulla terra siamo sette miliardi di individui, uno diverso dall’altro, unici e irripetibili, perché ciascuno abbia la sua specificità nella Storia.

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  15. Chi sono io?! Una spirale, con parte di luce ed una parte d’ombra, in continuo divenire.
    L’ombra anela la luce, la luce annette l’ombra e la trasforma in più luce.

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  16. “Per aprirti nel salotto, attraversato dal freddo dell’inverno, dal gelo delle incomprensioni, dalle ferite profonde delle inimicizie, devi accettare di rinchiuderti qui”

    Desiderio delle tue mani chiare
    nella penombra della fiamma:
    sapevano di rovere e di rose;
    di morte. Antico inverno.

    Cercavano il miglio gli uccelli
    ed erano subito di neve;
    così le parole.
    Un po’ di sole, una raggera d’angelo,
    e poi la nebbia; e gli alberi,
    e noi fatti d’aria al mattino.

    S. Quasimodo

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  17. A volte la folla che segue Gesù, ne impedisce la vista … ho pensato spesso anch’io che Zaccheo, salendo sull’albero risolse il problema alla radice 🙂
    Grazie.

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  18. “stringo anche te ,altrimenti, caro mio, non ce la fai”
    Questa è la frase che più mi ha colpito, devo dire che mi ha salvata tante volte; l’abbraccio di Dio o di una persona cara , amico/a trasmette una energia.. quasi a volerti consegnare la sua anima per poterti aiutare.
    I gesti di affetto più belli sono così: fai quello che puoi, il resto é tra te e Dio.

    Ernestina.

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