Sette libri di poesia

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Cavalli-Marcoaldi-Formiconi-Torino-Carrozzo-Forlani-Agrati

di Max Ponte

Ho ripreso le mie letture poetiche. Tanto per essere simpatico vi avviso che per le sviolinate potete rivolgervi ad altri blog o contattare un recensore a gettoni. Due autori nella puntata precedente hanno chiesto alla redazione “la rimozione del tag”, una sortita che mi è parsa così commovente da farmi sentire a contatto con bambini delle scuole elementari (ma delle classi prime, non certo delle quinte).
Ora però dobbiamo iniziare. Lo farei con un progetto che ho scoperto nel corso di un’incursione in libreria. Si tratta di Al cuore fa bene far le scale di Patrizia Cavalli e Diana Tejera (Voland), una pubblicazione che comprende un libro + cd allegato. Titolo azzeccato, bella copertina con microfono in vista, introduzione di richiamo: Uno straordinario incontro tra la musica pop e la poesia contemporanea. Dopodiché al termine dei primi due brani avrete voglia di accendere la radio per dimenticare. L’unico pezzo ascoltabile è quello che battezza il libro. “Al cuore/fa bene far le scale/al cuore/fa bene far le scale/ al cuore/ma se non fa le scale/al cuore/fa bene far l’amore/il cuore/qualcosa deve fare/che altrimenti muore/sì muore sì muore/il cuore”. Per il resto l’esperimento pare poco riuscito, la musica schiaccia la poesia senza farla respirare. Avrei voluto sentire le due realtà dialogare, alternarsi, invece ha prevalso una dubbia interpretazione musicale.
Per restare nello scaffale degli editori più blasonati passiamo a La Trappola di Franco Marcoaldi (Einaudi). A mio avviso un’ottima lettura, una poesia che mette in guardia il lettore contro le trappole della vita. L’esperienza esistenziale dell’autore costruisce uno sfondo etico, il che è una rarità assoluta. Il testo scorre senza attriti sulla pagina e lascia grandi margini di riflessione al lettore. “Anch’io sono finito in trappola,/ma a differenza del topo/o del coniglio è una trappola/che ho costruito io, con le mie mani./È a mia misura, della taglia giusta,/dipinta nei miei colori preferiti:/una confortevole gabbietta/dove posso avvitarmi nei pensieri/più alti stolti ignobili squisiti”.
Contrasti di Claudia Formiconi (Bastogi) è il libro di esordio di una poetessa che si confronta con la poesia erotica. Un obiettivo non facile e che forse andava esplicitato nel titolo. Comunque l’intento della Formiconi riesce in alcuni punti a realizzarsi con versi come “Bacche rosse cingeranno il mio corpo/passo falcato, sguardo deciso/chi inanellerà i miei capelli con rovi di more?” oppure con la lirica che esordisce con “Le dune mie sorelle carnali, le amo”. Mentre laddove si parla di “anima” o di “Venere” siamo in vitigni meno pregiati. Il nesso piacere-morte getta poi un’ombra lugubre sulla passionalità cantata, ma ciò rientra evidentemente nel percorso poetico dell’autrice.
Scompensi e altre catastrofi di Simone Torino (Edizioni Forme Libere), da quello che mi è parso di capire, è il caso raro di un esordiente che non ha pagato per essere pubblicato. Certo si poteva fare di più a livello tipografico anche in relazione al costo (10 euro) ma non si può avere tutto. Comunque passiamo all’autore. Simone Torino è un promettente poeta e perfomer originario della Valle D’Aosta, che trovo sia molto più piacevole da ascoltare (avendolo seguito durante un poetry slam dal quale è uscito vittorioso) che da leggere. Avrei unito a questo libro un cd. Il testo infatti pare molto più versato all’oralità che alla parola scritta. Fra i brani più godibili riporterei Io preferisco le ortiche (cicabùn) che pare ispirarsi ad un celebre brano di Jacques Dutronc: “Cactus./Spinoso./Ècciu./Mècciu./Pìcciu./Grasso:/succhia l’acqua, nò!/Ti tocco,/mi pungi./Che male, ahia./Non posso baciarti/vorrei baciarti,/ma non posso baciarti.(…)
Di bellezza non si pecca eppure di Marthia Carrozzo (Kurumuny) è un piccolo capolavoro, già a partire dalla veste grafica e dal formato. Marthia Carrozzo ha trovato il ritmo giusto, il verso pulito, essenziale, ben cesellato, che va a segnare la memoria del lettore. Un canto in tre movimenti che ha come protagonista Idrusa. Amore e desiderio e battaglia i temi uniti in un confronto che vede come veicolo marino il corpo. “Sarà di schiena, per tastarti, farti abisso./Saperti liquido negli occhi spesi al largo./Farmi polena nella cala dei tuoi fianchi./Prua alle tue pelvi, sporti entrambi sul salpare.” Che aggiungere? Sì, una cosa che forse non c’entra nulla con l’opera (o forse sì): Marthia Carrozzo, uno pseudonimo renderebbe cesellato e memorabile anche il tuo (cog)nome, pensaci!
Il peso del Ciao di Francesco Forlani (L’arcolaio) è l’ultima fatica poetica del noto scrittore poeta e performer originario di Caserta. Forlani apre la sua raccolta con un gruppo di poesie in quello che chiamerei “forlanese”, cioè un linguaggio franconapoletano da lui sintetizzato, molto divertente soprattutto se ascoltato dalla viva voce dell’autore. Il “forlanese” lasciato al lettore è invece molto più rischioso. ”Sitte sitte facimme, sitte sitte/Que personne ne puisse entendre nos lèvres/A lingua emmocca e’ vase a’ schiocche a’ schiocche/On dirait une fièvre une maladie, un attrape-bouches”. Comunque gran parte delle liriche è in italiano (non temete) e Forlani, instancabile nella scrittura e negli eventi, si distingue come sempre per la sua capacità di portare buone vibrazioni e non cedere alla gravità del nostro tempo. “Mi dici che il tempo è quello di andare/e non lasciarsi nulla che non abbia un peso /tra il ragionevole e il costante, come se /più facile è il guado più si salva la pelle”.
Nessuno ripara la rotta di Paolo Agrati (La Vita Felice) è infine l’ultima opera che andiamo ad analizzare. Agrati lascia trasparire nella parola scritta (e se ben ricordo a differenza dei suoi interventi nel poetry slam che mi paiono di segno diverso) un certo “male di vivere”. E prima ancora di questo la volontà netta di essere poeta, o forse il sotterraneo timore, alla prova editoriale, di poter non esserlo. Ecco chiariamo (se mai ce ne fosse bisogno) che Agrati è poeta senza se e senza ma, ha talento e ha tutti i numeri per distinguersi. Dopodiché mi aspettavo, forse anche avendo conosciuto l’autore, che i suoi versi avessero una veste più ludica e ironica. La lettura è stata comunque apprezzata. Mi ha toccato il momento in cui il poeta immagina la sua morte. “Mangiate pasta e fagioli/alla salute di un’altra anima che balla/e bevete vino buono, vi prego./Voi non fatelo invece. /Raccontatevi qualcosa intorno alla mia pietra/E trovate la maniera di fare all’amore, la sera./Ovunque voi siate.

Siamo giunti al termine, vi saluto e vi ripeto: se vi serve un recensore a gettoni avete sbagliato blog. Se invece ci tenete ad avere un mio (discutibile) parere sulle vostre opere contattatemi e mandatemi la vostra opera. La mia mail è pontemx@gmail.com. I miei più alfanumerici saluti, Max Ponte.

9 pensieri su “Sette libri di poesia

  1. Caro Max Ponte io ti sto conoscendo attraverso questo blog e leggo con estrema attenzione ciò che scrivi. Non mi posso pronunciare su nessuno dei libri da te recensiti né ora né precedentemente perché non li ho letti. Io, anche se talora mi diletto a recensire qualche libro (ma molto raramente perché diciamoci la verità sono pochi i libri di poesia belli rispetto ai tanti poeti che ci sono in circolazione), lo faccio solo se un testo mi tocca veramente. Ti porto l’esempio di Winterraise di Manuel Coen che tu certamente conoscerai, ti dico subito che fra gli ultimissimi libri di poesia che ho letto è quello che veramente mi ha toccato. A parte il lessico che trovo superlativo, mi ha colpito per la limpidezza, il coraggio “pasoliniano”, l’ironia che l’autore ha nell’affrontare problematiche molto scottanti. Per questo con estremo piacere ho voluto fare una recensione al libro uscita qualche tempo fa proprio su questo blog. Quanto alla critica letteraria militante ti confesso di avere molte diffidenze. Ci sono ad esempio 1) persone arcinote nell’ambiente poetico che si fanno pagare per celebrare un libro e dare così all’editore maggiore possibilità di divulgazione del testo. Definisco Coen che è anche critico, “critico dei poveri” perché conoscendone l’onestà e l’incapacità di scendere a compromessi, non si presterebbe mai a questi sporchi giochetti. 2) Ci sono poi i critici di parte, quelli cioè che si dividono: per far in qualche modo intendere la loro imparzialità e pacatezza di giudizio, trovano magari da ridire su alcuni testi quando non hanno nulla da perdere perché magari non conoscono l’autore e invece, d’accordo con le case editrici per un proprio tornaconto ne celebrano altri di loro conoscenza. In tal modo credono di salvare la faccia. 3) Poi ci sono le recensioni amiche di cui parla la mia cara Annamaria Ferramosca e a tal proposito stendiamo un velo pietoso. 4) Da ultimo ci sono le recensioni degli scrittori frustrati che hanno da ridire su tutto e in particolare sui testi di autori affermati. Dunque ti chiedo in questa giungla da cosa si può riconoscere un critico veramente in grado di dare una lettura serena ed equilibrata di un testo poetico tanto più perché il linguaggio poetico è molto difficile e quali a tuo avviso devono essere i criteri per dare un giudizio? Se mi darai una risposta soddisfacente, ti giuro che ti invierò il mio testo uscito proprio con “La Vita Felice” fra le altre cose. Essendo io una persona abituata a mettersi sempre in discussione forse perché insegno Filosofia, non ho paura di un giudizio che possa in qualche modo anche aiutarmi a migliorare la mia forma poetica. Anzi, ti dirò di più, Gabriela Fantato poetessa che stimo tantissimo anche se purtroppo non conosco personalmente perché lei a Milano e io a Roma, che ha curato la prefazione del mio testo per la collana Sguardi de “La Vita Felice” appunto, mi ha dato talora suggerimenti utilissimi di tipo tecnico che io ho accettato di buon grado cogliendone l’importanza. In conclusione, aspetto una tua risposta, Rosa Salvia

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  2. Rileggendo quanto ho scritto a Max Ponte in un punto mi sono espressa in maniera poco chiara. Quando alludo ad Annamaria Ferramosca intendo dire che con molta saggezza mi ha messo in guardia dalle recensioni amiche peraltro nocive per l’autore. Ho voluto precisare a scanso di equivoci e per correttezza nei confronti di una poetessa che mi ha dato solo preziosi suggerimenti.

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  3. Cara Rosa riprendo il nucleo dei tuoi interrogativi “Dunque ti chiedo in questa giungla da cosa si può riconoscere un critico veramente in grado di dare una lettura serena ed equilibrata di un testo poetico tanto più perché il linguaggio poetico è molto difficile e quali a tuo avviso devono essere i criteri per dare un giudizio?” La prima risposta è che non dovrei essere io a rispondere, ma i lettori ad elaborare una distinzione fra un critico e l’altro. Purtroppo o per fortuna nella comunità poetica lo status di lettore si somma spesso a quello di poeta e di critico e quindi è un gran mix di ruoli. In ogni caso quello che tento di fare è di dare una visione lucida, da lettore di poesia che cerca un buon libro e che ignora volutamente tutte le incrostazioni clientelari che quel prodotto si porta dietro. Per uscire dall’impasse della fossilizzazione clientelare e corporativa bisogna riprendere ad esercitare lo spirito critico anche in poesia (in questa analisi probabilmente gli studi filosofici hanno dato una mano anche a me). Questo non può che giovare alla bellezza delle patrie lettere, le quali devono tendere al dinamismo e alla trasformazione verso forme sempre diverse. Una possibilità che ciascun autore ha. I libri che escono sono tanti, non so se sono troppi, ma son davvero tanti. Ed è ora di cominciare a tracciare delle linee. Di valutare se quello che viene proposto sia dotato di autenticità o sia un puro esercizio fine a se stesso. Tanto per continuare ad essere simpatico non ho la smania di avere il tuo libro certamente (che comunque leggerò nel caso tu voglia inviarmelo, credo che un critico o chi fa recensioni abbia il dovere di leggere tutto ciò che gli giunge e non solo quello che gli ispira altrimenti il suo ruolo perde d’interesse e di imparzialità, non è più un servizio alla comunità che viene offerto ma solo a se stesso e ai quattro amici poeti che frequenta) e ti conosco solo per nome ma spero comunque di averti dato una risposta soddisfacente. M.

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  4. Credo che quanto affermi sia condivisibile da vari punti di vista. Dici “purtroppo o per fortuna” che c’è un gran mix di ruoli e ciò ovviamente rende ancora più difficile una lucida valutazione di un testo poetico. Ma cosa più importante è che quando ti dedichi alla lettura di un libro ignori volutamente tutte le incrostazioni clientelari che quel prodotto si porta dietro. In altre parole non ti fai ingannare dalla grande firma, tantomeno dalla casa editrice etc. etc. Mi fa piacere sentire che anche tu alle spalle hai studi filosofici e quindi dovresti andare oltre il velo di Maya (tanto per fare una battuta). Sono d’accordo con te anche su un altro aspetto: troppi libri di poesia… E’ pur vero che noi italiani siamo un popolo di poeti, santi e navigatori, ma un po’ di misura non guasterebbe, così come iniziare a tracciare delle linee e in primo luogo cogliere l’autenticità di un prodotto letterario, fermo restando le infinite possibilità di linguaggio come di contenuto. Posso dire perciò con serenità che la tua risposta mi soddisfa. Peraltro Fabrizio mi ha parlato di te in maniera molto lusinghiera. E ciò ancor più mi spinge a inviarti il mio testo. Infine qualsiasi testo letterario ha qualche punto debole, è fisiologico credo, a meno che si tratti di un capolavoro, ma ciò accade raramente. Dunque ti scriverò con vero piacere e senza alcun timore alla mail che hai indicato… Così come è necessario valutare l’autenticità di un prodotto letterario, è altrettanto necessario riuscire a valutare l’autenticità di una lettura critica. Io accetto qualsiasi tipo di riflessione purché sia frutto di onestà intellettuale, a presto e grazie, Rosa Salvia

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  5. Ringrazio Rosa Salvia per aver speso lusinghiere, e spero non del tutto immeritate, parole nei confronti del mio lavoro. PARIMENTI, AUGURO A TUTTI, BUON LAVORO. Fare Critica vuol dire fare scelte, scegliere, leggere molto e valutare. Cercare di entrare nelle ragioni dell’autore (valicare il contenuto, capire le ragioni della struttura, provarci, almeno). Credo di aver recensito oltre 700 libri di versi negli ultimi vent’anni, e di non aver scritto nulla su altri 7.000. Ma non credo di avere 700 amici, anzi, sono proprio un ‘fuggitivo’. quindi estraneo a logiche corporative Facebock

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  6. l’ultima parte è saltata: non sono neppure su Facebook, dunque, proprio estraneo a molti, quasi a tutti: quindi libero nelle scelte.

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  7. E’ vero Manuel, sei un uccel di bosco, peraltro per metà settimana te ne stai a Bruxelles. Non ti si vede mai, purtroppo! Ciao ciao e a presto, spero, Rosa

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  8. Pingback: RECENSIONI POETICHE | La poesia e lo spirito

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