53. Venezia

da qui

In biblioteca, alla Sapienza, pensi che la vita sia una musica struggente e troppo breve: non fai in tempo a commuoverti che, ecco, è già finita. Oppure troppo lunga: un tempo che si avvita su se stesso, che batte l’identica ora all’infinito. Comunque sia, non hai ancora capito d’essere l’ostaggio dei tuoi sogni; sei tu il cavaliere inesistente di Calvino; l’armatura ti protegge da ogni tipo di ferita, ma non puoi evitare di sentirti vuoto: se qualcuno ti desse una pacca sulla spalla avvertirebbe l’eco sferragliante, una voce rassegnata a raccontare una storia sempre uguale, scenari che così come si aprono si chiudono, miraggi nel deserto, tipo il ristorante appeso su Riva degli Schiavoni dove cenavate, e tu eri colto da una specie di magia, da un groppo in gola, un bisogno disperato di tradurre un impulso, un sentimento, in parole scritte sulla pagina. Sai, Mario, sento che il mondo è un quadro già bello che dipinto; devo solo copiarlo fedelmente, perdermi nella nostalgia di un bene che mi guarda dal futuro, come qualcosa che verrà ma che è già stato, due occhi che mi fissano dal fondo del passato, quando ancora avrei potuto dire: lo so che mi provochi, che aspetti il giorno in cui ti dica smettila, ormai sono cresciuto. E avresti avuto, finalmente, il coraggio di baciarla, di svincolarti dal peso del giudizio; solo allora, affacciandoti al balcone, avresti realizzato che il bestione azzurro era un autobus e non una balena, la donna alla fermata l’inquilina della porta accanto, il ragazzo, seduto di traverso al mercatino, uno che cercava da un pezzo di mostrarti l’elefante di peluche che oscillava tra un montante e l’altro della ringhiera di metallo. Sai, Mario, credo che il segreto sia tutto nei momenti in cui il mondo ce l’hai dentro: i contorni delle nuvole combaciano con la mappa dei tuoi sogni, l’acqua si gonfia come il cuore che accelera le pulsazioni, e l’isola, giù in fondo, è il senso del racconto in apparenza incomprensibile, mentre si arriva con un semplice giro di gondola o una corsa rapida di motoscafo. La verità è che abbiamo bisogno d’inseguire, di afferrare una musica che sfugge, come gli occhi verdi che ti dicono: sei Cosimo Piovasco di Rondò, arroccato sugli alberi in cui speri di trovare sicurezze; o Medardo di Terralba, il visconte dimezzato dalla palla di cannone delle sue paure. Hanno ragione, lo sai bene: di Venezia, ciò che sopravvive sono i gozzi parcheggiati nei canali, i piccioni che calano dal tetto dell’Hotel Danieli, l’ombra sull’acqua lasciata a mezzogiorno dal Ponte dei Sospiri. L’unico modo per parlare della vita è lasciarsi catturare dall’attimo che passa, ammettere che è solo un’utopia stringerla per sempre tra le mani; puoi adagiarla sullo sfondo, così come le righe nere sulla pagina, la frenesia di scrivere che ti brucia dentro e ti commuove per un attimo: ecco, è sparita dietro l’angolo, oltre la bolgia sudata dei turisti.

26 pensieri su “53. Venezia

  1. “e tu eri colto da una specie di magia, da un groppo in gola, un bisogno disperato di tradurre un impulso, un sentimento…”
    A volte il cuore sembra spaccarsi, tale è l’intensità di una emozione provata. E si crede di poter contenere il mondo in una mano, finalmente ci appartiene, lo potremmo mangiare come una mela. Ma è soltanto un attimo, e il mondo scivola di nuovo via come sabbia. Dare corpo a una parola, a una nota, a una immagine è forse l’unico modo per fare arrivare quell’emozione a chi, ascoltandola o guardandola, la farà sua, così da assicurarci che non è stato un sogno, non ci siamo sbagliati.

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  2. Sopravvivono. I ricordi, le paure, i disagi e le incertezze, gli impulsi di una gioia provata o disattesa, i sorrisi e gli occhi rassicuranti di un passato che ci insegue, ci sorpassa finché non saremo noi ad inseguirlo, perché è quella la spinta, il bene che cancella ogni confine, l’abbraccio che non si dimentica e conduce nel labirinto dei giorni, come gli indizi di una caccia al tesoro, fino a trovarne l’uscita. E tutto ciò che è scritto, le sensazioni che la penna ha fedelmente riportato, riempiendo alcune delle tante pagine del mondo, saranno utile linea guida per tutte quelle stelle che si perderanno e vagheranno nel cielo dell’incertezza, piccole “Aldebaran” che faranno in modo di restituire un’anima alla corazza vuota, testimonianze attive di un amore ricevuto, provato e ri-donato gratuitamente.

    Perché, di tutto il firmamento,ti torna in mente sempre la stessa stella, Aldebaran?

    Stelle, F. Centofanti

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  3. A volte ciò che si prova non possiamo tenerlo racchiuso dentro di noi come se fosse un tesoro nascosto,quello che si prova va condiviso, magari facendo scivolare quelle parole nere sul foglio bianco ,perché è attraverso quelle parole che si sprigiona l’ Amore per la vita e per le cose,infatti l’ Amore è un emozione cosi grande che non sempre si riesce ad esprimere a voce,e poi a voce sembra che esso voli via e svanisca oltre l’ orizzonte,mentre se viene scritto esso rimane si imprigionato dentro un foglio bianco, ma continua a vivere in eterno ogni volta che qualcuno lo legge e lo rilegge per poter cogliere quelle sfumature nascoste che prima i poi iniziano a far parte della nostra vita, poiché siamo fili appesi in attesa di intrecciarsi ad altri fili per dare origine alla trama del disegno ,come le singole note che attendono di essere messe insieme per comporre una musica che trasmette emozione facendoti sentire vivo o come le semplici parole che attendono di essere raggruppate in una unica collana di perle per lasciarti un messaggio indelebile che arriva in fondo al cuore.

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  4. Venezia e’ un miracolo: ogni volta si ripete la stessa emozione, l’attimo che non muore ma torna nuovamente a creare poesia. Abbracciarla per sempre? Baciarla? Forse provando a considerare tutta la vita come un eterno ritorno; allora tutto sara’ sempre abbraccio, sara’ sempre bacio.

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  5. “credo che il segreto sia tutto nei momenti in cui il mondo ce l’hai dentro”

    …e credo che gioia sia doppia quando si trovano le parole giuste per raccontarlo a tutti.

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  6. Prima o poi tutti ci scontriamo con la paura della morte: è allora che cominciamo a misurare il tempo, a distinguere tra passato, presente e futuro, nel tentativo di afferrare la vita e di fermare ogni attimo, con il rischio invece di farcela sfuggire.
    Poi accade qualcosa, un incontro magari, una parola, una città che commuove, e ci rendiamo conto che l’unico tempo che vale la pena considerare non è quello cronologico, ma quello favorevole in cui è l’attimo che cattura noi, in cui riusciamo a cogliere la gioia, a sentire un fuoco, nel cuore, che guida ogni scelta e ci fa sentire vivi, senza tempo.

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  7. “Una cosa però non dovete perdere di vista, carissimi:
    davanti al Signore un giorno è come mille anni e
    mille anni come un giorno solo.”

    Seconda lettera di Pietro 3,8-10

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  8. L’unico modo di amare la vita è lasciarsi catturare da un attimo d’Amore speciale con Dio; un attimo eterno che ti promette solo: Amore ,Amore, e ancora Amore.

    Ernestina.

    Un po’ commossa, stai scrivendo un pezzo più bello dell’altro: aveva ragione Don Mario!
    Continua a scrivere per noi (quando hai tempo, non ti vogliamo vedere stanco) così parlò Zarathustra!
    Scusa l’ironia ma ci stava bene.

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  9. Per noi umani è difficile pensare di non progettare quel che sarà e di progettarlo per noi, a nostro uso e per il nostro appagamento; progettiamo spesso una felicità per il domani, pensando che sia possibile rimandare per assaporarne pienamente. Oppure ci aggrovigliamo nella sopportazione del presente di cui non riusciamo a vedere la bellezza, ma solo l’insufficienza, pensando che il domani ci ripagherà. Leggendo queste righe sono indotta a pensare che il nostro domani non è qui, non su queste povere cose (povere perché troppo spesso ne vediamo solo una misera parte e sotto una luce sbagliata). Come non seguirti, allora, accendendo una maggiore attenzione al presente, al dono che ne riceveremmo se lo sapessimo accettare lasciando, invece, che il futuro sia quello che ci è stato promesso?
    Non sarebbe meglio che il presente fosse non tanto valutato, scrutato, giudicato quanto solamente vissuto?
    Quando ci rammarichiamo per la brevità dell’età dell’infanzia e della adolescenza non dovremmo invece rimpiangerla per non averla saputa vivere? Forse dovremmo dirlo ai piccoli, e non con la pedanteria di chi dice “beato te che sei giovane” ma con la luce negli occhi di chi pensa “voglio vedere la bellezza attraverso te.”
    Che confusione ho fatto…

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  10. A volte mi sembra che la vita scappi veloce, che manca il fiato, e la rincorri, ma scivola via veloce…altre volte è invece quello spartito che ti fa suonare una musica troppo breve, intensa, che finisce così presto, ma la puoi suonare ancora, e di nuovo, e più la suoni e più la perfezioni…

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  11. “L’esperienza è la somma di quelle conoscenze che ci permettono di cambiare gli erroi della gioventù con quelli della vecchiaia”

    Ambrose Bierce

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  12. “La vita sarebbe infinitamente più felice se nascessimo a ottanta anni e ci avvicinassimo gradualmente ai diciotto”

    Mark Twain

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  13. “L’anima di certa gente ricorda le lavagne di scuola sulle quali il Tempo traccia segni,regole ed esempi che una spugna bagnata subito cancella”

    Kahlil Gibran

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  14. Riesce a preservare infatti quei luoghi magici, in attesa che li faccia apparire ai nostri occhi in tutta la loro bellezza, se non il poeta?

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  15. Viene voglia di entrare in punta di piedi in questo dialogo così intimo e lirico fra Te e Mario, di ascoltarlo così com’è, per poi provare a sentire come risuona la nostra armatura, e quanto la nostra persona sia intera o dimezzata dalle nostre stesse cannonate.

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  16. ”pensi che la vita sia una musica”

    Penso che la vita sia una rapsodia, dove i momenti sono le giornate.
    Un dipinto da tracciare giorno per giorno, sotto la guida di chi ci ha consegnato la nostra tavolozza e pennello.

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  17. Ci si può pure girare intorno, si può dire che e’ come una musica, un quadro bell’e dipinto , la prima edizione del romanzo di moda fresco di stampa: la vita e’!
    Quella dell’attimo fuggente o fuggiasco, pronto a riaffacciarsi quando meno te lo aspetti sotto un’altra identita’, degli occhi verdi che spesso ti ingannano dei sogni che s’infrangono al cento percento . Un po’ come Venezia che t’incanta come fosse una giovin fanciulla dietro un velo d’alabastro finissimo, ma al di la’ c’è una donna attempata e rugosa agghindata di vecchi gioielli che fa il bagno in un’insana laguna infestata dalle pantegane.
    Ho imparato a conoscerla fin da bambino quando usavo trascorrere in Veneto le vacanze d’agosto da una zia che le somigliava tanto. Le uniche cose di lei che mi son rimaste dentro: i sospiri , quelli si’ che mi riempiono la vita.

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  18. E chissà dove sarai amico
    ripensandoti ti rivedo in me
    la visione che avevi dell’amore
    la tua ironia, e chissà dove sarai

    Spesso da ragazzi passavamo insieme
    sere inutili e fu in un giorno di
    festa per gioco lo so, io lo so
    lessi nella tua mano, vidi sulla mano
    la tua fine…

    E così oggi, dalla mia memoria,
    scelgo il meglio della vita
    e del suo veloce volo
    che finisce come, sempre accade,
    troppo presto

    Qualcosa un po’ di te
    mi è rimasto dentro
    indimenticabile per gioco
    lo so io lo so
    lessi nella tua mano,
    vidi sulla mano
    la tua fine…

    Del suo veloce volo (F. Battiato)

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  19. la vita è una musica struggente non fai in tempo a commuoverti che è già finita… ma ecco subito un’altra musica e noi confidiamo nella tua frenesia di scrivere che ci commuove e ci rapisce ancora.

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  20. @Gum
    Grazie della condivisione,
    nonchè, anzi soprattutto, per la tua profondità e sensibilità: una ricchezza per tutti noi!!

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