Gustave Flaubert, il malinconico

Gustave Flaubert

Di Augusto Benemeglio

1. Il tempo della bellezza è passato
“ Il tempo della bellezza è passato …Più si andrà avanti , e più l’arte sarà scientifica, come la scienza diventerà artistica…Nessun pensiero umano può prevedere ora a quale scintillante sole si schiuderanno le opere dell’avvenire. Nell’attesa, noi siamo in un corridoio pieno d’ombra, e brancoliamo nel buio. Non c’è punto d’appoggio per nessuno di noi , letterati e scribacchini. A che serve scrivere ? A che bisogno rispondono queste chiacchiere? Tra la folla e noi non c’è nessun legame . Tanto peggio per la folla ; e soprattutto tanto peggio per noi”.

Così scriveva il sabato sera del 24 aprile 1852 Gustave Flaubert alla bella e affascinante scrittrice Louise Colet , che era diventata la sua amante. Siamo nel periodo in cui è tutto preso dalla stesura del suo capolavoro, Madame Bovary, un romanzo che avrebbe segnato la fine del romanticismo e la nascita di una nuova corrente letteraria già preannunciata dalla “Commedia umana” di Balzac; un romanzo che tuttavia era stato scritto per una sorta di scommessa con gli amici Louis Bouhilet , poeta e drammaturgo, e Max Du Camp, giornalista ed editore, in un altro sabato di due anni e mezzo prima, nell’autunno del 1849 . Li aveva invitati nella sua proprietà di Croisset , sulla Senna, presso Rouen, dove si era ritirato , insieme alla madre, dopo la morte del padre, primario chirurgo all’Ospedale di Rouen, per leggere loro un suo manoscritto , “La tentazione di Sant’Antonio” , che aveva appena ultimato, in vista della pubblicazione. La lettura del manoscritto ( cinquecento pagine ) occupò quattro giorni con dosi massicce. Durante l’interminabile declamazione di Gustave , gli amici – per desiderio dell’autore – , si astennero dai commenti, ma alla fine il verdetto fu desolante: il libro era buono da gettare nel fuoco. Alla condanna seguirono i consigli . Gustave abbandona i voli lirici e le fantasie romantiche , questo tuo lavoro è di una noia mortale , una sorta di Faust francese , popolato di personaggi mitici e interrotto da barbosissime digressioni filosofiche ed estetiche , disse Louis. E’ vero, – disse Max – tutto è stato già detto e scritto , è trito e ritrito , cambia soggetto, prendine uno terra terra, uno di quegli incidenti di cui la vita borghese e le cronache dei giornali sono pieni, da trattare con un tono naturale e familiare, alla Balzac, certo con il tuo stile e il tuo talento , che è immenso. – Leggi questo fatto di cronaca di qualche tempo fa, gli disse Louis. E gli consegnò il giornale ormai ingiallito dal tempo. Flaubert lo guardò e scosse la testa. Ora no, non potrei. La delusione era immensa , amarissima. Aveva speso anni e anni per scrivere quel suo libro, – Louis lo sapeva bene, fin dal Liceo – ed ora veniva così brutalmente , impietosamente bocciato. “Impubblicabile”, gli avevano detto.-

Caro Gustave, disse Bouhilet , questo non è più il tempo di paggi ,castellane e cavalieri erranti . I protagonisti del nostro tempo sono i borghesi , indifferenti ai blasoni e alle gesta d’Oltremare , ma sensibilissimi al denaro, agli investimenti fruttiferi e alle fluttuazioni della Borsa. Era tutto vero, purtroppo, dovette ammettere Flaubert , e pian piano si convinse che gli amici avevano ragione , e discusse con loro la possibilità di scrivere un nuovo romanzo calato nella realtà quotidiana.

2.Madame Bovary

Intanto leggeva l’articolo di cronaca nera riportato dall’Equipe , in cui si parlava di un modesto ufficiale sanitario , Eugene Delamare , che , rimasto vedovo , era passato a nuove nozze con una ragazza di campagna, Delphine , leggera e prodiga, coinvolta in fatti penali in seguito a squallide avventure d’infedeltà coniugale. Costretta a indebitarsi , all’insaputa del marito, per la sua mania di “ comparire”, e incapace di far fronte ai suoi impegni , Delphine si era uccisa, lasciando una figlioletta orfana. Dopo pochi mesi , il povero Delamare l’aveva seguita nella tomba.

– Bene, disse Flaubert, accetto il vostro consiglio e vi prometto che scriverò un nuovo libro secondo le linee da voi suggerite. Ma non ora. Questo è il tempo di viaggiare, di andare nei paesi più affascinanti della terra, in Egitto, Palestina , Turchia, Grecia….Andiamo tutti e tre a fare questa meravigliosa crociera, poi ne parleremo, d’accordo? Gustave se lo poteva permettere , grazie all’eredità paterna , ma gli altri due un po’ meno. Lo seguì il solo Maxime e fu un viaggio lunghissimo, dal novembre del 1849 all’estate del 1851 . Vedono le rovine degli antichi, il deserto , le cortigiane arabe, ma Flaubert è costantemente annoiato. Parlano spesso dei futuri orientamenti letterari e del progetto-scommessa, finchè – scriverà Du Camp – ai confini della Nubia, sull’altura di Djebel Aboucir, mentre guardavamo il Nilo battere contro gli argini rocciosi di granito nero, egli gettò un grido: Ho trovato! Eureka! Eureka! La chiamerò Emma Bovary!” Era stato concepito il romanzo rivoluzionario della nuova letteratura. Iniziò materialmente a scrivere la sera del 19 settembre 1851, a Croisset e rimase inchiodato alla scrivania , con un calamaio di bronzo a forma di rospo e un mazzo di penne d’oca , per ben cinque anni, tanto gli ci volle per portare a termine quest’idea nuova con tutte le risorse del suo stile, con una maniacale ricerca di perfezione. (“Le esalazioni dell’anima, il lirismo, le descrizioni: voglio tutto in stile . Altrimenti è prostituzione , dell’arte e pure del sentimento”)Trovare tutte le parole giuste, pagina per pagina, periodo per periodo, rigo per rigo, parola per parola (non esistono due modi per esprimere un’idea, ma uno soltanto, e le parole devono adattarsi al pensiero come il guanto si adatta alla mano), come se fosse un poema in prosa. Una fatica improba, uno sforzo enorme, un rovello e una lentezza esasperante ( certe volte impiega una settimana per completare una sola pagina). Cinque anni con Emma, la sua creatura , il personaggio che amò con un trasporto totale, assoluto, fino a fondersi con lei. Amò il suo corpo ( “Sono alla scopata , in pieno mezzo. Sudo e ho la gola serrata”, scrive a Louise), i larghi vestiti d’estate, le lunghe ciglia curve ,le unghie brillanti come l’avorio, nei denti madreperlacei , nel sangue che batte dolcemente sotto la sua pelle fine , e negli ultimi raggi di sole crepuscolare che scintillano come frecce d’oro sui suoi capelli d’ebano. (“Io sono contemporaneamente amante e amata, sono stato a cavallo in un bosco, in un pomeriggio d’autunno, sotto le foglie gialle, ed ero i cavalli, le foglie, il vento, le parole che si dicevano e il sole rosso che faceva socchiudere le loro palpebre pesanti d’amore”)

3.Lo sguardo di Emma

”Nello sguardo di Emma – scrive Pietro Citati – si concentrano gli oceani di passione che sconvolsero tutti gli sguardi del mondo. Perché là dietro – lontana , sepolta quasi inavvertibile – s’annida ancora la musica del cuore , dolce e indistinta, come l’ultima eco di una sinfonia che s’allontana .” Flaubert , mentre derideva la retorica romantica, la faceva fiorire con un’intensità e con uno splendore straziante. Era l’ultimo scoppio fantastico del romanticismo, dopo il quale esso doveva fatalmente morire..

Del romanzo sappiamo tutto, della sua pubblicazione a puntate sulla Revue de Paris, il 1° giugno 1856, della quale Du Camp era uno dei fondatori, dello scandalo che provocò, dell’intervento della censura , che impose all’autore dei tagli che lo stesso si rifiutò d’apportare; dell’azione giudiziaria nei confronti degli editori e infine del processo agli stessi e all’autore con l’accusa di “ oltraggio alla morale pubblica e religiosa e ai buoni costumi”. E della famosa affermazione di Flaubert: “ Madame Bovary sono io”.

Il romanzo gli aveva dato la fama, il successo ( fu un best seller, grazie anche alla pubblicità sollevata dal processo che fece salire vertiginosamente le vendite), la gloria ( gli sarà assegnata la Legion d’Onor nel 1866) , ma non certamente i soldi , tant’è che Flaubert finì gli ultimi anni della sua vita in miseria e gli amici si diedero da fare per fargli avere una modesta pensione governativa e una sinecura come bibliotecario. Soprattutto non gli aveva dato la serenità e la felicità, a cui ancora credeva, nonostante tutto. E così questo normanno barbaro ( “Dei barbari ho l’aspetto robusto , i nervosi languori, gli occhi verdi e l’alta statura , ma ne ho anche lo scatto , l’ostinazione, l’irascibilità”) continuò ad essere eternamente malinconico e annoiato.

4. La solitudine

Passava interi mesi senza che nessun visitatore interrompesse la sua solitudine , nella sua vecchia villa paterna di Croisset, sulla Senna. Guardava le barche che passavano lentamente, i rimorchiatori con i lunghi fumaioli neri e gli ululati sonori, le catene che cigolavano , le chiatte rettangolari con il loro odore di ruggine , catrame e rifiuti. Lui, chiuso nella sua cella d’aria , si gustava quella solitudine come un monaco cistercense , che spesso aveva sognato di essere . In quei momenti s’aggirava nella casa con un senso di possesso e di proprietà assoluta: guardava le sue poltrone, i suoi libri, il suo studio, il suo giardino; poi sedeva alla scrivania e per ore e ore scriveva e cancellava , cancellava e riscriveva , inseguendo la stessa idea per giorni e giorni , e ci andava a letto con quell’idea e la sognava ; s’inebriava dell’odore d’inchiostro come ci si inebria di acquavite . Era posseduto dal desiderio estatico di perdersi negli oggetti. Fissava una goccia d’acqua, una pietra, una conchiglia, il vecchio cappello della madre morta , e s’arrestava immobile , con la pupilla fissa e col cuore aperto, mentre l’oggetto contemplato sembrava sconfinare e penetrare dentro di lui. Provava la felicità suprema di essere in tutte le cose : “ emanarmi cogli odori, crescere come le piante, scorrere come l’acqua, vibrare come il sole, brillare come la luce, penetrare ogni atomo , discendere fino al fondo della materia , essere la materia!” Cercava di allontanare tutti gli uomini : scartava ogni manifestazione esterna e ogni relazione umana ; viveva sepolto, come fosse già morto, nel suo grande sepolcro bianco. Spesso sognava di assomigliare al canonico di Poiters di Montagne , che da trent’anni non era uscito dalla stanza per l’incomodo della malinconia .”Non aspetto più nulla dalla vita che un seguito di fogli di carta da imbrattare di nero. Mi sembra di attraversare una solitudine senza fine , per andare non so dove. E sono io ad essere insieme il deserto, il viaggiatore e il cammello”. Sembrava davvero non voler più nulla dalla vita , ma in realtà , sperava ancora nella bellezza , che per lui era rappresentata dalle opere di Omero, Rabelais , Michelangelo, Shakespeare, Goethe, opere immobili come falesie , tempestose come l’Oceano , tristi come il deserto , azzurre come il cielo , opere di artisti impietosi, senza fondo, infiniti e molteplici. Aveva scritto a Gorge Sand:”Mi ricordo di aver avuto dei battiti di cuore, di aver sentito un piacere violento contemplando un muro dell’Acropoli, un muro assolutamente nudo…Mi domando se un libro , indipendentemente da ciò che dice, non possa produrre il medesimo effetto. Nella precisione degli accostamenti, nella rarità degli elementi, nel levigato della superficie, nell’armonia dell’insieme, non c’è una virtù intrinseca , una specie di forza divina , qualcosa di eterno come un principio? (Parlo da platonico)”

5. Sono incrinato

Sì, credeva ancora nella felicità , ch’era uno sprazzo di luce , il sorriso del sole , la calma serena di un bue che pascola , – oh, la calma , è davvero una gran cosa. Invece il tempo – “quest’eterno imperfetto” – era il suo nemico , il tempo “precipitava” sulla sua testa come una sorta ghigliottina ; e allora veniva preso da palpitazioni, tremori,strette di gola . ”Passo dall’esasperazione alla prostrazione ,poi risalgo dall’annullamento alla rabbia …” . Quando scriveva aveva crampi allo stomaco, mali alle viscere, angosce nervose , “un umore accanto al quale quello d’ebano era color di rosa”. Tutto lo faceva soffrire e un’ansia esasperata gli faceva veder ovunque pericoli , rovine e morti . Tutte le cose lo disgustavano . La vita , “questa invenzione abominevole , questo disastro “ , gli pesava ogni giorno di più. Si sentiva sfinito, svuotato , sconfitto, vecchio: “ Sono incrinato”, diceva . Non poteva uscire dallo studio, passeggiare sul terrazzo , o nei boschi , tra le foglie che ingiallivano , perché la malinconia lo assaliva di colpo con una violenza così dolorosa che doveva tornare al tavolo di lavoro con gli occhi pieni di lacrime , e scrivere , scrivere , divorato dai ricordi. Ricordò d’essere stato sempre assalito dalla malinconia , fin dall’infanzia , il padre col camice bianco da chirurgo , il suono di un campanile che scandiva le ore; e poi l’adolescenza in collegio , con il giornalino del Liceo e l’amico del cuore Louis Bouilhet , che farà da pendant poetico della sua prosa archeologica , l’espulsione dal collegio per indisciplina ( leggeva Sade, proibitissimo) , la mancata laurea in giurisprudenza , studi che lo annoiavano , ma che dovette lasciare a causa di ricorrenti crisi d’origine nervosa, (forse epilettica); la morte del padre , i viaggi in Italia , Firenze , Roma, Napoli, le belle donne di Via Toledo e Mergellina .

6. L’educazione sentimentale

Nei suoi ricordi trovava posto anche la trentacinquenne Eulalia Delanglade , conosciuta in un albergo di Marsiglia che lo iniziò ai misteri del sesso appena diciannovenne; e poi Elisa Focault , meglio conosciuta come Madame Schlénsiger , una sorta di Beatrice , che sarà la musa ispiratrice di molte sue opere ( in Madame Bovary , la vediamo rappresentata nella signora Renaud e ne “L’educazione sentimentale” nella dolce , ideale e appassionata Marie Arnoux ). Elisa aveva avuto un passato romanzesco e una morte tragica . Moglie di un luogotenente di Fanteria , resosi colpevole di malversazione, per salvare il marito dalla prigione e dalla fucilazione , aveva accettato di sposare l’editore Maurice Schlesinger , che si era accollato il debito del militare , che a sua volte fece in modo di scomparire per sempre. Moglie esemplare di quest’ultimo, a cui diede due figli, morì pazza in un manicomio. Tutti questi elementi esterni sarebbero confluiti nell’altro capolavoro di Flaubert, “L’Educazione Sentimentale “, in cui dichiara il proprio fallimento , liquida con amara ironia tutte le sue chimere dei vent’anni , lo svanire dei sogni e dell’idealità , che a poco a poco si sgretolano e si sfaldano al contatto di una umiliante realtà . Una rinuncia della sensibilità e dell’immaginazione davanti alla crudezza e stupidità della vita. E Louise Colet , la sua “musa” ufficiale , colei che l’aveva introdotto nei circoli letterari parigini, ed era divenuta la sua amante, dopo esserla stata di altri letterati come Cousin e Villemain , la bella e affascinante scrittrice , che – finito il rapporto – scrisse su di lui un romanzo, “Lui”, dipingendolo come uomo insensibile e meschino . “(Ho riso fino a sfiancarmi”) E infine la madre , Caroline Fleuriot , morta da poco, ( “ Mi sento come uno a cui abbiano strappato le viscere ) ….Il passato lo ossessiona, lo assedia, lo invade, lasciandolo straziato. Accarezza tristemente la vecchia zuppiera d’argento , il ventaglio e il cappello della madre .

7. Aveva sacrificato tutto alla letteratura

Aveva sbagliato tutto . Nella sua folle e orgogliosa giovinezza aveva sacrificato la vita alla letteratura : i libri avevano bruciato il desiderio di una famiglia . “Sì, certo la letteratura rende tollerabile l’esistenza , la ricerca di frasi ci fa dimenticare il rimpianto delle cose e, a poco a poco, la vita passa…”Ma in realtà era stato un vile , aveva avuto paura dell’esistenza ; e ora si trovava solo, a cinquantasei anni,senza una famiglia , e con un immenso bisogno di tenerezza che voleva effondere sugli altri e ricevere dagli altri. Desideri irreali di un’ amante , di una moglie, di un padre , di una madre, di un amico…tutto era scomparso…Gli era rimasta l’amica George Sand , con cui non avevano nulla in comune, tranne una cosa: vivevano entrambi fuori Parigi. Anche se lui in una vecchia casa che dava sulla Senna, e l’altra in uno sfarzoso castello .C’era stata tra loro un’intensa corrispondenza. Qualche anno prima, in una lettera del 30 ottobre 1870 , Flaubert aveva scritto alla Sand parole profetiche :” Quel che mi rattrista è la ferocia degli uomini, la convinzione che stiamo per entrare in un’era stupida . Sarà utilitaria ,militare, americana , molto cattolica” .

Scoraggiato e ferito dall’insuccesso dell’ “educazione sentimentale”, Flaubert andò a trovare George Sand , nel castello di Noah , dove lei viveva con sei figli e un mare di amici . Dispensato dalla giacca, s’aggirava nel castello in pantofole e vestaglia e spesso la sera giocavano a carte e lui si divertiva come un ragazzo .Quando partì , Sand disse che era sfinita, sfiancata dal suo caro Flaubert. “Eppure con lui non ho mai fatto sesso , però gli voglio molto bene ed è eccellente , ma ha una personalità troppo esuberante, distrugge gli altri , chissà forse gli ci vorrebbe il matrimonio, o una famiglia , che lo distragga dai suoi tormenti”.

“A parte voi e Turgenev , non conosco un mortale con cui sfogarmi sulle cose che amo di più ed entrambi siete lontani a me”

“Mi pare che tu tenda troppo a considerare la felicità come una cosa possibile e che la sua assenza , che é poi la nostra condizione cronica , ti irriti e ti stupisca troppo”

“Si, avete ragione, cara maestro, l’umanità’ è stata sempre la stessa. Il popolo é abbietto e la sua irrimediabile bassezza mi ha amareggiato fin da quando ero giovane”.

“Non si può disprezzare i propri simili – rispose Sand –Il popolo, dite voi, ma questo popolo siamo noi, voi ed io, caro Gustave”.

“Sono commosso fino alle lacrime di questa lettera, ma non siete riuscita a convertirmi, perché tutto il sogno della democrazia lo sapete qual è ? E’ quello di elevare il proletariato a livello della stupidità della borghesia e ci stanno riuscendo benissimo.”

8. L’esistenza è caos

Negli ultimi anni , Flaubert diventa sempre più un feroce cacciatore della stupidità umana , che trova ovunque, nella vita politica ,letteraria, nella religione nella filosofia, nelle parole ascoltate per strada , nel profilo borghese. “ Gli imbecilli coprono tutto il mondo”. Era diventata una vera malattia, una grandiosa ossessione, una folle mania di persecuzione, che cresceva, si dilatava, si allargava , si ampliava , e finiva per nascondergli l’universo. E tutto ciò finì in un libro che uscì postumo e incompleto:: “Bouvard e Pècuchet” , un libro dall’umorismo nero, sigillato da un nichilismo ironico e definitivo del romanzo. L’esistenza è caos, e qualsiasi ordine, anche quello della scrittura, non può che essere vano e ridicolo. Parola di Gustave Flaubert, il melanconico.

Roma, 17 marzo 2013

23 pensieri su “Gustave Flaubert, il malinconico

  1. Uno dei miei scrittori preferiti.
    Con l’apertura di questo post con la sua citazione beh, mi fa pensare che prima, gli scrittori e comunque i letterati, filosofi..sapevano e sentivano quasi percepire il futuro.
    Prevedevano come sarebbe andata a finire e sviluppata nel tempo una certa cosa…

    Oggi c’è il vuoto.
    A parte l’impoverimento della scrittura…le idee sono leggere, scontate e si soffermano e fermano più al passato …

    Una buona giornta per chi passa ..
    .marta

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  2. Putroppo, cara Marta, hai perfettamente colto nel segno.
    Prima gli scrittori ( i veri, pochi scrittori degni di questo nome)
    avevano un che di profetico, che – credo – sia insito nell’arte.
    Oggi viviamo , per lo più, in un mondo di scribacchini e
    squallidi pennivendoli, con qualche splendida e rara eccezione.
    (Ad esempio il mio nobel privato, Fabrizio Centofanti).

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  3. Anche questo ritratto di Gustave Flaubert ha l’efficacia di un racconto intenso e vissuto in prima persona da Augusto Benemeglio! profondo conoscitore della letteratura e degli autori li fa rivivere incarnandoli nel contesto delle loro opere prima ancora che nella loro epoca. Flaubert è attuale in modo sconcertante, forte. Scuote il lettore dal torpore dei giorni riconducendolo alla solitudine e alla lettura, alla malinconia e alla riflessione: all’originalità.

    Un caro saluto,

    Rosaria Di Donato

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  4. Bello! Mi colpisce la sua fusione con la scrittura un tutt’ uno con il suo personaggio che lo porta ad affermare…
    “ Madame Bovary sono io”.

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  5. Stella Maria, ho visto il tuo blog, è molto elegante, molto nitido, molto ordinato, molto donna, e ricco di cose interessanti. Grazie di averci messo anche il mio articolo. Un abbraccio.
    Augusto

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  6. Cara Rosaria, avevo detto che questo post era imperdibile per gli scribi e le scriba,
    e tu che sei maestra della parola, sai benissimo che ogni ricercatore d’inchiostro
    e della notte è un malinconico che elemosina il colore.
    Grazie della tua generosità.
    Un abbraccio
    augusto

    P.s: Se puoi , vieni alla presentazione di Yehoshua di Fabrizio, è per sabato p.v. h.17, al teatro D. Mario Torregrossa

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  7. Cara Raffa, mi raccomando…Renata. E’ vero quel che hai detto. Madame Bovary è l’ultima romantica della letteratura europea,Emma guarda ancora verso il cielo coperto di stelle , oltre il limite, oltre l’orizzonte , perchè la vita le sembra mancanza, menzogna, vanità, disgusto; essa cerca lontano, là dove nasce e muore il sogno, là dove comincia, per non terminare mai, “l’immensità bluastra” dell’infinito. Ma i suoi occhi non si accontentano di guardare i sogni e l’infinito: vogliono possedere il vicino e il lontano, i suoi occhi neri gettano fiamme: la passione totale – dell’eros , della mente, dei libri – la possiede, vuole i corpi , vuole il lusso, il danaro, il sangue, diventa una furia, una Menade, una demoniaca forza del male, una visionaria, che è divorata e divora; e tutto la spinge all’autodistruzione.
    In quegli occhi neri e azzurri, in quel “cuore ardente come un vulcano” Falubert vide se stesso e vide il mondo moderno, come trionfo dell’inautentico. Da allora in poi tutti gli scrittori di un certo livello hanno fatto come lui, Madame Bovary sono io!,ma la vera Emma è stata una sola.
    Un abbraccio
    Augusto

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  8. Grazie a tutte e due le “Cri”, l’una che dice di non essere Ofelia
    ( creatura esclusiva della mente maschile e maschilista, al
    servizio degli usi e consumi degli uomini, e perciò inutile e tragica
    allo stesso tempo) ed invece lo è , eccome, – suo malgrado – Ofelia,
    pur avendo una tempra leonina da femminista ante litteram; lo è
    semplicemente per un fatto generazionale ( siamo coetanei)
    in cui alle donne solo quel ruolo era concesso, di essere
    la scusante di ogni loro bene o male ( angeli o streghe,
    senza via di mezzo, comunque simboli, fotografie, immagini
    da esibire ).
    L’altra , Cri, invece, appartiene ad un’altra generazione.
    E’ una giovane e bella madre di famiglia, nel pieno delle sue energie
    fisiche intellettuali morali e spirituali, e cerca una difficile
    strada verso un futuro pieno di insidie , di caligine e nebbia ,
    ma spera comunque di trovarla, per sè e i propri figli ; occorre molta
    buona volontà, tenacia, ma anche tenerezza, come dice il Vescovo di Roma ,
    e ovviamente molta fede, che è come una pianta, una cosa che va coltivata
    giorno dopo giorno.
    Molti auguri.

    augusto

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  9. Grazie ancora Augusto, il tuo affetto e la tua stima mi riempiono di gioia e sono assolutamente ricambiati!

    E’ vero, la strada è difficile ed a volte si presenta in salite che sembrano troppo ripide per le nostre deboli gambe;
    ma, grazie a Dio, abbiamo una guida d’eccezione,
    un faro che ci illumina tra “caligine e nebbia”
    e che ci trasmette la forza della Fede,
    per non smettere di andare sempre avanti,
    per non retrocedere mai,
    per poter ripartire dopo ogni sosta necessaria per riprendere fiato,
    per aggirare ogni ostacolo che incontriamo
    e per non smettere mai di credere-amare-sperare,
    don Fabrizio.

    Un abbraccio.
    Cri

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  10. Grazie per questo splendido post. Adesso lo copio e lo incollo in una cartella che si propone di mantenere la natura in famiglia, di fare, come diceva Flaubert, “l’epopea del filo d’erba”.

    Sogno immense cosmologie, saghe ed epopee racchiuse nelle dimensioni d’un epigramma. Nei tempi sempre più congestionati che ci attendono, il bisogno di letteratura dovrà puntare sulla massima concentrazione della poesia e del pensiero.
    Italo Calvino

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  11. La lettura di questo grande romanzo di Flaubert ha il grande privilegio di accendere – riaccendere – l’immaginazione
    eternizzando la bellezza.
    che non è perdutà, perchè ivi rivive.

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  12. Grazie a te, Lp, e a Carla, per questa vostra partecipazione a quello che è lo splendore, a tutt’oggi, sempre rinnovato,
    della prosa di Flaubert, uomo malinconico, che segna la fine del romanticismo e allo stesso tempo ne celebra l’ultimo splendido bagliore . Dice Borges: felici coloro che serbano nella memoria parole di Virgilio , di Dante, delle Mille e una notte , ma anche le parole di Cristo. Daranno luce ai loro giorni”. Tra un ristretto gruppo di grandi scrittori potremmo aggiungerci anche lui, Gustave , che vede il riflesso di se stesso affacciandosi dalla finestra della sua vecchia casa sulla Senna.

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  13. Ho sempre creduto che Flaubert fosse stato sincero nella sua esternazione: “madame Bovary sono io”, tale e finissimo il suo modo di descriverne gli stati d’animo. Un profilo psicologico preciso, tormentato, sofferto e al contempo con sguardo critico all’ambiente (popolare e borghese). Emma rimane nel mio immaginario una delle eroine più “sentite” e comprese, amate, con tutte le sue sfaccettature. Spesso mi sono sentita vittima di quello stesso “bovarismo”.

    Lo dico spesso, forse quasi sempre ma non posso evitarlo. Se la letteratura sui libri di scuola fosse raccontata come la racconta Augusto, che fonde i dati storici della stessa con la sua personale arricchente immersione nel profondo dei personaggi che la abitano, nemmeno uno studente andrebbe perso lungo la strada. Avvincenti e piene di poesia e capacità introspettiva le sue pagine.

    “Fissava una goccia d’acqua, una pietra, una conchiglia, il vecchio cappello della madre morta , e s’arrestava immobile , con la pupilla fissa e col cuore aperto, mentre l’oggetto contemplato sembrava sconfinare e penetrare dentro di lui. Provava la felicità suprema di essere in tutte le cose : “ emanarmi cogli odori, crescere come le piante, scorrere come l’acqua, vibrare come il sole, brillare come la luce, penetrare ogni atomo , discendere fino al fondo della materia , essere la materia!” Cercava di allontanare tutti gli uomini : scartava ogni manifestazione esterna e ogni relazione umana ; viveva sepolto, come fosse già morto, nel suo grande sepolcro bianco.”

    Come sempre grazie Augusto, quando ti leggo io riesco a sognare e il sogno è vivissimo.

    Doris

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  14. Il tratto unico di Augusto che entra nei libri con tanto acume e passione e fa venir voglia di leggere o rileggere.
    Abele

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  15. Carissimi amici miei, a questi vostri peana, che so essere sinceri doni dei vostri cuori, che cosa dire?… Caffè pagato, alla prima imperdibile occasione ( per Abele forse non sarà poi difficilissimo, sempre in volo sulla rotta Londra-Roma, per Doris…
    non si sa mai).
    Grazie.
    Un grande abbraccio.
    Augusto

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  16. Augusto e gli autori di cui fa una radiografia appassionata.. . Augusto che te lo senti vicino, che ti accompagna per mano lungo i percorsi mentali anche più oscuri dei personaggi che sceglie di far rivivere. li resuscita. ecco, sono qui accanto e ti parlano. ora credo che lo stringano in un forte abbraccio fraterno di empatia e gratitudine.
    vorrei ricordare l’inarrivabile Flaubert , oltre la sua malinconia e il suo male di vivere, per queste sue parole

    .”Non aspetto più nulla dalla vita che un seguito di fogli di carta da imbrattare di nero. Mi sembra di attraversare una solitudine senza fine , per andare non so dove. E sono io ad essere insieme il deserto, il viaggiatore e il cammello”. Sembrava davvero non voler più nulla dalla vita , ma in realtà , sperava ancora nella bellezza…

    continueremo a sperare nella bellezza, nonostante tutto.
    ti abbraccio forte, Augusto, in un cerchio affettuoso esteso a Fabrizio ea tutti coloro che da qui passano.

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  17. Cara Annamaria, grazie di aver integrato il post con quella dichiarazione disperata del grande Gustave, l’inventore della narrativa moderna, che si sentiva, alla fine, un fallito. Grazie di aver sottolineato il fatto meno noto di Flaubert, quel senso di vuoto e d’incertezza , quell’andare “non so dove” che ne delinea una figura completamente opposta al Flaubert “diabolicamente consapevole di ogni sua pagina, rigo, parola, virgola. In realtà , come disse Henry James – Flaubert resta ancora un enigma: “Egli volle discendere nel mare informe della materia, volle delirare e vedere come i grandi veggenti , volle provocare sulla pagina i giochi vertiginosi dell’intelligenza metafisica , ma di questo speranze grandiose possediamo soltanto i disastri e le fatali rinunce.
    Un abbraccio forte.
    Augusto

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  18. un racconto che si legge tutto d’un fiato, il critico che si immerge nell’uomo, una lettura intima, un’auscultazione che riesci a trasmettere agli altri . Questo ritratto rende attuale la psiche dell’artista rendendolo più vicino a noi e noi alla sua opera. Grazie Augusto

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  19. Flaubert rimane uno dei piu’ grandi ricercatori di un tempo assoluto da dedicare alla scrittura improntata sull’inebriarsi di parole che si adattassero al suo pensiero irrimediabilmente maliconico e distruttivo piuttosto che dare vita a futili romanzi.

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