62. In mezzo al mare

da qui

Ecco, l’Armagheddon. Meghiddo è una città annientata venti volte e altrettante volte rifondata. Come te. L’autodistruttività ti ha accompagnato a lungo, come se fossi il luogo deputato della battaglia decisiva tra il bene e il male, tra Cristo e l’antiCristo. Anche la beatitudine di cui si parlava, quello stato sospeso fra la terra e il cielo, era una chiara epifania di Dio nella tua vita: uno dei ventisei strati di Mageddo, alla latina, edificata su un colle – Ar: per questo l’Ar-Magheddon è diventato il simbolo di tutte le battaglie e soprattutto della resa dei conti tra Cristo e il suo avversario alla fine del mondo. Anzi, il fine del mondo: è quello che ti ha sempre interessato, non la fine, l’orientamento che dà senso ad ogni scelta; e tu sapevi quale fosse il senso del paradiso in terra, la presenza di Dio, di cui sentivi i passi nel giardino, ma di fronte al quale, a un certo punto, hai voluto nasconderti perché eri nudo, e l’hai temuto. Ti sei accorto che non potevi più nascondergli il dubbio che s’era fatto strada, l’amarezza che t’avevano insinuato: guarda che ti sta plagiando, non puoi credergli senza ragionare. C’è sempre un Thutmose III che sbaraglia, almeno temporaneamente, le schiere della libertà. E così, strato dopo strato, la polvere s’è posata sul cuore, la sclerocardia ha guadagnato più terreno e ti sei ritrovato, per l’ennesima volta, in mezzo alle macerie. Agnello di Dio, che togli il peccato del mondo. Qual era il peccato? Te lo sei chiesto per anni, senza poterti dare una risposta. Fino al giorno in cui il Signore ti ha parlato: era l’idea che le cose non potessero cambiare, che il nuovo fosse solo un’utopia, l’ala di un sogno che t’aveva accarezzato, per poi disintegrarsi al sorgere dell’alba. Da bambino avevi orrore della fine del mondo: quando, la sera, apparivano grappoli di fulmini nelle nuvole basse sulle case, eri certo che stesse arrivando; o quando la luna rossa campeggiava, enorme, all’orizzonte, e pareva che esplodesse da un momento all’altro, o cadesse sulla terra. Poi ti accorgevi che il modo non finiva, e tiravi un sospiro di sollievo: ma restava il timore che sarebbe riapparsa in altre forme, quelle sfarzose del faraone egizio, per esempio, coi carri e coi cavalli, come la volta di Pi-Achirot, davanti a Baal Zefon, quando tutto sembrava perduto e il popolo rimpiangeva le pentole della carne e le cipolle, e avrebbe fatto carte false per rinunciare all’avventura folle della libertà. Sentiva gli strati pesare sopra il cuore, schiacciato dall’unico peccato che toglie la speranza, quando i carri stridono, i cavalieri lanciano il loro grido di battaglia e davanti hai la distesa d’acqua scura del Mar delle Canne. Anche tu eri lì, a maledire il tuo destino. Non potevi supporre che qualcuno t’avrebbe aperto la strada perfino in mezzo al mare.

26 pensieri su “62. In mezzo al mare

  1. Nella vita passiamo momenti belli,brutti,drammatiche,…
    Ci stanno i periodi che si prende le botte dalla vita,una dopo altra…
    Ci sono i momenti che ti succedono le disgrazie,che spesso non immaginavi, non aspettavi neanche…Ci sono i momenti quando non hai più la forza di sperare,non hai la forza di respirare.Ti vine da piangere dalla disperazione.
    In momenti cosi,mi si ricorda una frase:”ma la vita continua,la vita continua…”, allora devi raccogliere ultime forze,alzarsi e andare avanti,nonostante tutto,perchè la vita continua,comunque,e devi continuare a proseguire la tua strada,nonostante tutto.
    La vita continua

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  2. Quante volte abbiamo sperato,e poi nostro sogno è stato distrutto. Quante volte vedevamo attimino una piccola luce che ci dava di nuovo la speranza e di nuovo cadevamo nella disperazione.Quante volte abbiamo detto:non ho più la forza di sperare! Volevamo dimenticare tutto;la felicità non è per noi. Quante volte?! A volte avevamo paura di sperare,per non piangere più.
    “Anche tu eri li,a maledire il tuo destino” Quante volte?!
    Non avevi più la speranza di sperare…
    Succede.E succede che “non potevi suppore che qualcuno t’avrebbe aperto la strada perfino in mezzo al mare”
    Ma la strada improvvisamente si apre.E tu non credi più,perchè hai paura di credere. Ma passo dopo passo,vai avanti,avanti,avanti…

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  3. Qual era il peccato? Te lo sei chiesto per anni, senza poterti dare una risposta. Fino al giorno in cui il Signore ti ha parlato: era l’idea che le cose non potessero cambiare

    Non lasciatevi rubare la speranza – papa Francesco

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  4. Se non metti te stesso a repentaglio sino all’autolesionismo non puoi arrivare vicino alla scoperta del “fine del mondo”, perchè, quello di cosa ci sarà dopo, e sarà bello, non è forse più un grande mistero. Sono invece gli enigmatici segnali che attraversano la terra che non riusciamo proprio a decifrare, Perchè in fondo la ragione vuole le sue ragioni mentre credere può essere alla portata di tutti.
    Allora quando ti trovi solo in mezzo al mare, peggio se procelloso, c’è il momento della verità in cui devi decidere se combattere la strenua battaglia sino allo stremo delle forze o aspettare che si apra una strada innanzi a te.

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  5. Oggi ho letto in rete un bellissimo commento: “Ricordati che quando non vedi più le orme di Dio accanto alle tue è perché lui ti ha preso in braccio…”.
    Credo che la rassegnazione sia quel peccato che toglie la speranza.
    Un cuore che si concentra sull’amore riuscirà a scorgere anche un varco in mezzo al mare.

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  6. @ Pam,

    Sai, cara, è una delle prime cose che mi ha detto il mio angelo custode, quando: smarrita e stremata ,per essermi data con tutta me stessa, avevo perso ogni forza.
    Seduta accanto a lui che mi guardava con occhi tristi, capendo il mio dolore, mi disse: ” cerca di avere fiducia perché Dio ti sta portando in braccio per aiutarti a portare la croce”.

    Agnello di Dio che porti li peccato del mondo.

    Un caro saluto Pamela.
    Un grazie a chi so di trovare quando il mare s’imbroncia e diventa tempestoso.

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  7. @ Ernesta

    Grazie. Gli angeli sono persone, come te.
    Uomini e donne che, senza fare rumore, con il solo scopo di amare, pongono un mattone per aiutare a ricostruire una città annientata.

    Un abbraccio.
    Pam

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  8. La vita è sempre una lotta e molto spesso ci si trova tra due fuochi ,l’ importante è non perdere mai la speranza perché c’è sempre Qualcuno che ci ama e che ci apre un varco in mezzo al mare,proprio quando tutto sembra ormai perduto!

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  9. E’ la prima volta che scrivo e ne ho voglia.
    Io , dopo dolori e malinconie mai passate, sto ancora cercando la strada nuova , un varco in mezzo al mare, ma nonostante tutto ho voglia di dirvi Buona Pasqua e grazie di tutto, grazie a Don Fabrizio, che leggo al mattino, ogni mattina, come una “metta”.
    grazie
    Mariella

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  10. Tanti di noi(io sono prima per alzare la mano) si nascondiamo dietro i muri,li costruiamo per sentirsi tranquilli,sicuri dal ogni nemico,dolore,sofferenza.Rimaniamo chiusi dentro,a volte,per anni,vivendo nel nostro mondo indifferente. Come cinesi secoli fa.Soltanto che,quando è stato aperto il muro,si sono accorti che sono rimasti qualche secoli indietro la civiltà.
    Anche noi se usciamo dal nostro guscio,dal nostro muro di difesa,si possiamo accorgere quanto si siamo persi.
    Perchè vivere significa sentire,sentire gioia,amore,dolore,soffrire e essere felici, tutto questo,tutto insieme,non soltanto qualcosa scelto.Perchè anche ogni dolore è la nostra crescita.
    Dentro muro si sta bene,però fuori si sta meglio,perchè fuori muro c’è la vita.

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  11. Il mio Sabato Santo.

    Soffrire per offrire
    il mio pane del giorno
    che non sa mai di sale
    che col sangue si compra
    Te lo voglio donare
    come estremo relitto
    per la Resurrezione
    quando il corpo non conta
    perchè è morto quaggiù.
    Non mi resta che un grido:
    -Vuoi mangiarlo Gesù?-

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  12. @ Gum,
    Oggi è un giorno triste per alcuni di noi, abbiamo perso un’amica!
    Questa tua bella poesia mi ha portato un po’ di pace!
    Ti abbraccio e insieme a te tutti voi ai quali auguro una serena Pasqua.
    “Si lo voglio mangiare Gesù!”

    Ernestina.

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  13. @ Ernesta Scappaticci

    Mi dispiace tantissimo, Ernestina.
    Che questa Pasqua ti porti tanto amore e tranquillità!
    Ti abbraccio anch’io. E grazie.

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  14. C’è Qualcosa che rende nuove tutte le cose, Qualcuno che annienta ogni dubbio e può aprirci una strada all’asciutto, in mezzo al mare in tempesta delle nostre paure e debolezze che sembra avere la meglio su di noi, sui nostri sogni e sulle nostre speranze, e che, se vogliamo, se lasciamo che agisca, può restituirci quella libertà che qualcun altro ci ha rubato.

    Buona S.Pasqua di Resurrezione a tutti!
    Cri

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  15. Quando siamo bambini e fino a quando l’infanzia dura dentro di noi, ogni figura o immagine ci viene incontro come reale. Leggere o ascoltare, in quegli anni, è quasi come assorbire ed identificarsi, non c’è nulla di troppo simbolico o immaginario da non poter essere vero, e pensiamo possa apparirci, o coglierci di sorpresa, sia che lo si attenda sia che ci colga di sorpresa.
    I passi di Dio nel giardino li possiamo sentire come qualcosa di imminente e prossimo. Allora si crede che tutto l’universo contenga un significato che ci riguarda, che incombe vorticandoci intorno e per questo, allora, tendiamo a pensare che quei peccati infantili di cui oggi sorrideremmo e sorridiamo, siano portatori di dannazione, dopo invece impariamo a giustificarci e ad archiviare. Chi aprirà per noi il mare?
    Quello che accade ai bambini (quello che ci è accaduto da bambini), e lo dico senza amarezza, non sempre riguarda o riguardava gli adulti che difficilmente, non potendo aprire il mare, costruiscono almeno un ponte, o si avviano a navigare, verso l’infanzia. Ma le figure che il bambino, che il ragazzino vede e sente come reali sono anche quelle benevole o paterne che lo fanno rassicurare o sono addirittura quelle divine del Padre. Ed è allora, io mi permetto di immaginare, che il mare si apre per quel ragazzino “sconsiderato” che ha sempre preso tutto molto molto sul serio, e continuerà a far così.

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  16. @ Pam e a Ema,
    Come sono io lo sa solo Gesù, vi ringrazio tanto per pensarmi così!
    Credo che il mio e il vostro motto sia: “se sbaglio mi corrigerete” ecco se sbaglio: correggetemi!

    grazie a voi.

    Un abbraccio grande a tutti, anche a voi chiedo di essere amici; quando sbaglio correggetemi.

    Ernestina.

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