Le volpi gridano in giardino, di Stefano Guglielmin

Guglielmin

di Matteo Bonsante

Dopo la bella performance risalente a qualche anno fa C’è bufera dentro la madre, Stefano Guglielmin torna a sorprenderci con una nuova raccolta pubblicata con i tipi di CFR edizioni Le volpi gridano in giardino. Titolo senz’altro un po’ enigmatico e che si riferisce all’incredibilità della vita, pur nella sua monocorde apparente normalità. Continua a leggere

Giorgio Linguaglossa, Blumenbilder (Natura morta con fiori)

Linguaglossa

Giorgio Linguaglossa, Blumenbilder (Natura morta con fiori), Firenze, Passigli, 2013

di Pasquale Vitagliano

Rugiada. Nella lastra gelatinosa/ della fotografia è entrato un bosco/ pieno di foglie… (…) Sono i primi versi della poesia che apre Blumenbilder (Natura morta con fiori) la raccolta che Giorgio Linguaglossa ripropone per Passigli. Tutte le altre poesie iniziano con una sospensione. … è probabile che ci siamo incontrati/ in qualche hall d’albergo di terza categoria,/ tu facevi la ballerina ed io/ il perdigiorno… Per cogliere il senso autentico di questa scelta bisognerebbe chiedere all’autore, al lettore sembra alludere ad una ripresa, ristabilire una continuità con un prima o con un altrove, annunciare una fuoriuscita. Ad esempio, una fuoriuscita dall’oscurità del silenzio attraverso l’illuminazione della parola. Continua a leggere

78. Sogno numero uno

da qui

Hai fatto un sogno strano: lei non entrava soltanto nella posta, ma gestiva agevolmente ogni canale di comunicazione, dal telefono fisso agli sms: nulla le sfuggiva, neanche un colpo di tosse, un respiro trattenuto. Continua a leggere

“VOLEVAMO ESSERE STATUE”, DI PASQUALE VITAGLIANO

di Giovanni Agnoloni

vitaglianoHo avuto il piacere di intervistare Pasquale Vitagliano, autore di Volevamo essere statue, romanzo edito da Eumeswil per la collana “Voices”, diretta da Francesco Forlani. Si tratta di un’opera intrisa di memoria del Novecento e di tanta parte di quel “privato” che ne è fibra imprescindibile. Un bell’affresco di un’intera epoca, che partendo dallo spunto del bicentenario (nel 1989) della Rivoluzione Francese tratteggia le storie di un ragazzo e una ragazza pugliesi e di un loro nuovo amico bosniaco: sull’onda dell’entusiasmo e di una promessa da mantenere dopo vent’anni. Un quadro storico e umano che scorre in un flusso di pensieri in cui risulta difficile distinguere la dimensione personale da quella collettiva.

– Il tuo può essere considerato un romanzo storico, con precisi riferimenti alle vicende della seconda metà del Novecento. L’idea ti è nata da una passione personale, da ricordi o da cosa?

È stata una difficile prova letteraria. Ho scritto un romanzo perché avevo delle storie da raccontare e credo che queste possano aiutarci a comprendere, attraverso vite private, come è finito il Novecento. Se non avessi avuto queste vite per le mani, non mi sarei inoltrato nella scrittura di un romanzo. Vorrei continuare a scrivere buoni versi. Continua a leggere

29 aprile 1923: Cristina Campo in memoriam

 

amiche otto müller

Dall’ultima lettera di Cristina Campo alla scrittrice argentina Alejandra Pizarnik (1936-1972):

 

 

 

 Ma salviamoci da questi antri orribili, dalla paura che un rospo ci possa saltare sulla spalla. Ho qualcosa di molto urgente da dirle: è necessario, è un imperativo, che legga i libri del Rabbi Abraham Joshua Heschel, un mistico di pura tradizione chassidica  che ho conosciuto in circostanze straordinarie (era qui un anno fa).  Credo che una grande ricchezza e una grande gioia L’attendano in queste pagine. Qualche titolo (scrive in un inglese ammirabile): “Man is not alone”, “ God in search of Man” e soprattutto un libricino “ Sabbath”. Credo che  l’editore sia sempre Farrar & Strauss di New York.  La cosa straordinaria in Rabbi Heschel è che in esso, così come nei racconti del Baal Schem,  ognuno vi trova ciò che è destinato a lui. (Personalmente, non trovo alcuna difficoltà a leggere Verbo laddove egli usa  Torah, ma questo ha poca importanza. Ho appena scritto, tra parentesi, la prefazione all’edizione italiana di “ Man is not Alone”). Credo che Rabbi H. sia uno dei 10 giusti sopravissuti al disastro di Sodoma: quelli che, un giorno, si dovranno riunire dai quattro punti cardinali per salvare le tradizioni minacciate, poiché “tutte lo sono”.  Fu lui a dirmi quest’ultima parola, supplicandomi di scrivere sulla mia. Ed è molto bello che parole molto simili io le abbia ricevute tante volte da Alejandra.

 

 L’abbraccio molto teneramente, mia cara, augurandole tutte le grazie

 

                                                                                                                    Sua  Cristina

 

 

Traduzione dalla lettera originale in francese: Stefanie Golisch ( inedito)

Il quadro è di Otto Müller

 


 

Sei colpi

da qui

Gli spari di palazzo Chigi non dimostrano nulla: né che il governo sia incapace né che resti soltanto la via della rivolta. E’ un’azione disperata, che indica fin dove possa giungere l’angoscia di chi non ha più niente da perdere nè da guadagnare. E’ la comunità umana a uscirne mutilata: della serenità di un uomo e della sua famiglia, della salute di due carabinieri (uno, forse, segnato per sempre), dell’idea che sia possibile lavorare sodo senza che tutto, sempre, si nutra di veleno.
Ma la speranza non deve soccombere sotto i sei colpi della disperazione. Il nostro compito è ricominciare, sempre da capo, come fanno le formiche quando distruggi loro il formicaio. Per quelli che ci sono e per quelli che verranno dopo.

CRISTINA BOVE PESCATRICE DI NEBBIA, di Augusto BENEMEGLIO

Cristina Bove1.Ofelia.

Ho promesso a Cristina che l’avrei letto questo suo libro, “ Mi hanno detto di Ofelia” edizioni smasher, 2012, e in effetti, ora che è primavera, l’ho letto e disletto, l’ho udito dentro di me, passar fuori, e lo riodo fuori  di me, passar con me come un fiume che scorre ai miei piedi. Ecco la bianca, l’Ofelia di Rimbaud che ondeggia  “sull’acqua calma e nera/dove dormono le stelle / come un gran giglio” E l’Ofelia dietro la finestra di De Andrè (“Mai nessuno le ha detto che è bella/ a soli ventidue anni / è già una vecchia zitella/La sua morte sarà molto romantica/trasformandosi in ora se ne andrà /per adesso cammina avanti e indietro/la via della Povertà), e infine l’Ofelia tragica di Virginia Woolf, perché  senza madre e senza modelli femminili, senza identità ( “la sua identità se ne è andata quando le forze maschili non hanno più diretto le sue azioni”), l’Ofelia che in fondo non è mai esistita come donna, ma solo come personaggio, archetipo maschile ( e maschilista) di donna a cui tutto è negato, in primis la libertà.   Continua a leggere

Gian Piero Stefanoni, Da questo mare

Da questo mare

Dalle tende, dalle pietre,

da te solo volendo rinascere,

con altri otto hai assecondato il destino.

Di te padre, dalla piana

hai fissato il canale, dell’imbuto

interrogando le ombre, il margine

che più della terra dell’uomo

sempre propaga il cammino.

L’incarnazione nel compimento.

La resa ragione di sé-

e della propria speranza.

Amore che ti ha pensato,

che ti ha custodito tra uomini e donne;

di uomini e donne, nella buona

e nella cattiva sorte, nell’assenza

e nella presenza. Virgulto

che poi hai tentato, a cui ti sei appeso

come anello a tracciare il confine

del giardino che deve restare sacro,

muto e ignoto ragazzo la cui bracciata

è mancata, la cui statura s’è rotta

nella rena coperto da insetti. Continua a leggere

“Ovunque (tu sia) 2”

pioggia

di Elisabetta Bordieri

Un inverno da dimenticare con l’idea di lui ancora lì, conficcata lì, dentro, come una punta scheggiata di una lama che gira e rigira e sconquassa ogni fibra e tessuto. Si era ritrovata in mezzo a brandelli di anima da rimettere in piedi, ma non sapeva come fare, provava a prenderne uno per cercare di ricostruire un tassello e subito un altro le scappava via dalle mani. Le mani, quelle mani che solo pochi mesi prima le avevano fatto vivere un momento di un assurdo meraviglioso e che ora la schiaffeggiavano dappertutto. Continua a leggere

77. Questo istante

da qui

Hai preparato, in questi giorni, cinque omelie che non servono più a niente. Avrebbero potuto dirlo prima, ma ormai sei abituato a certi scarti improvvisi, all’obbligo duro di ricominciare, col tempo che t’incalza, le forze che mancano, il contesto che diventa più difficile. Continua a leggere

La casa comune non vuole il cappello – Guido Viale (Il Manifesto)

“…una revisione radicale dei vincoli di bilancio imposti dal patto di stabilità. Si tratta allora di promuovere in ogni territorio, in ogni città, in ogni quartiere, delle conferenze per mettere a punto progetti e iniziative che nessun governo centrale o regionale sarà mai in grado di definire; ma che è il modo migliore per dare concretezza alla proposta di Luciano Gallino di creare occupazione attraverso un vasto programma di opere pubbliche e di interventi locali.
Un programma ambizioso; ma soprattutto una “casa comune” per chi non intende accettare le scelte dell’establishment. E però, come impedire che della casa comune cerchi di appropriarsi qualcuno con le proprie truppe e le proprie bandiere per portarla ancora una volta a fondo?” Continua a leggere

Franca Alaimo: Sempre di te amorosa

franca copertina

La nuova raccolta poetica di Franca Alaimo è una ricerca in versi.

La ricerca di quella donna che più di ogni altra condiziona il nostro esistere sulla terra: la madre.

Franca Alaimo non ha conosciuto sua madre. Non la ricorda che per brevi flash memoriali.

I suoi versi sono il tentativo di dare un volto, un corpo e un’anima a una donna di cui poche tracce sono rimaste.

La giovane Johanna Becker, tedesca di nascita, nell’ultimo anno della guerra – come racconta nel suo stile alto e  incisivo Stefanie Golish nelle pagine in prosa “Tortorici”, che precedono la silloge della Alaimo –  s’innamora di un soldato siciliano che è ricoverato in un lazzaretto nei pressi di Leipzig, città natia di Johanna.

Quando la guerra finisce, Johanna prende una decisione coraggiosa che la porterà molto lontano da ciò che per lei era stato previsto….

Con una lingua ricca, piena, evocativa Franca Alaimo cerca una risposta alla domanda: chi era mia madre?

Domanda che sempre implica anche un’altra: Chi sono io? 

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Ritorna “Natura morta con custodia di sax”, di Geoff Dyer

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di Guido Michelone

La narrativa di alto livello che nel corso degli anni si è occupato di musica jazz scarseggiano dal punto di vista quantitativo e alla fine si possono conteggiare soltanto tre grandi romanzi che sono riusciti ad affrontare direttamente la vita di celebri musicisti, romanzando una parte più o meno ampia delle condizioni esistenziali spesso ardue o contraddittorie di chi da fine Ottocento ai giorni nostri ha impresso una svolta fondamentale alle cosiddette sonorità: abbiamo soprattutto tre titoli, Il persecutore (1958) dell’argentino Julio Cortazar, Buddy Bolden Blues (1976) del canadese Michael Ondaatje e Natura morta con custodia di sax (1991) del britannico Jeff Dyer ovviamente difficili da raffrontare tra loro per le evidenti diversità a livello epocale, linguistico, nazionale, artistico, ma uniti tutti da una verve affabulatorio notevole, non disgiunta dalla ricerca formale che a tratti sfiroa la sperimentazione. Continua a leggere

ITALIANI A BERLINO. “IL NUOVO BERLINESE”, IL LORO GIORNALE

di Giovanni Agnoloni

da Postpopuli.it

Gli italiani a Berlino adesso hanno un nuovo giornale on-line di riferimento. Si tratta de “Il Nuovo Berlinese”, disponibile sia in italiano che in tedesco e creato da Emilio Esbardo, che in quest’intervista ci offre un’istantanea della vita dei nostri connazionali nella capitale tedesca.

– Il vostro giornale on-line si propone come punto di riferimento bilingue per la comunità italiana (e non solo) a Berlino. Quando e come è nata questa iniziativa?

È stata una mia idea. Nel 2006 ho scritto la tesi di laurea sulla Berlino degli anni Novanta. Ho narrato quel periodo storico della città, negli anni immediatamente prima e dopo la caduta del Muro: una metropoli in continuo mutamento, che è ritornata ad essere la capitale culturale e politica d’Europa. Così, nel 2011, forte delle mie conoscenze letterarie, artistiche, architettoniche e storiche su Berlino, ho deciso di fondare il primo media in italiano sulla città. Nel 2009 avevo iniziato la mia carriera di giornalista e fotoreporter freelance proprio a Berlino: il mio primo articolo e fotoreportage riguardavano i vent’anni della caduta del Muro.

italiani a berlino

La Porta di Brandeburgo (da inpullman.it)

– Su quali argomenti volete concentrarvi?

La nostra è una rivista di politica, cultura e società. Raccontiamo la città in tutte le sue sfaccettature, facciamo interviste con i maggiori protagonisti di Berlino e pubblichiamo fotoreportage dedicati agli eventi e ai luoghi più importanti. Il nostro obiettivo a lungo termine è di formare una redazione italo-tedesca, al fine di offrire a giornalisti indipendenti e oggettivi una piattaforma dove pubblicare i propri articoli. La nostra priorità principale è di garantire notizie obiettive e autentiche. Continua a leggere

Nessuno è più importante di te. Una nota di Barbara Pesaresi

Centofanti

Dove sono Angelo, Martin, John, Ernesto e David, / il misericordioso, il visionario, l’opportunista, il rivoluzionario, il mistico? / Tutti, tutti, dormono sulla collina.

Settantotto sono i capitoli di Nessuno è più importante di te, di Fabrizio Centofanti, e settantotto sono le carte dei tarocchi. Se mescoliamo queste ultime la sequenza cambia e così il senso, ma alla fine ci rimarrà pur sempre un mazzo di carte. Potremmo fare la stessa cosa con i capitoli di questo libro: mescolarli, quindi ricomporre il tutto, cambierebbe la sequenza ma non il senso e l’insieme. Colpisce che il romanzo non abbia un inizio e una fine. Forse un motivo è che sono ancora da scrivere, almeno la fine. Ma è anche vero che una delle caratteristiche della scrittura di Centofanti è proprio la circolarità. Continua a leggere

25 aprile 2013. Liberazioni

liberazione-bologna

La seconda guerra mondiale e i suoi 443.000 morti, tra civili e militari. La fine di una lunga dittatura e dell’occupazione dei tedeschi, dopo violenze, miserie e distruzioni. Questo è il 25 aprile: il ricordo di una tragedia immane e della sua conclusione. Non per merito di tutti gli italiani, ma grazie all’impegno di circa 130.000 donne e uomini. Pochi, su una popolazione di 45 milioni di abitanti. Il 25 aprile ci ricorda perciò anche altro, il nostro lato oscuro di uomini, prima che di italiani, con la nostra incoerenza e leggerezza insanabili: nell’inneggiare prima al duce e alla guerra, in piazza Venezia, per poi  insultarne il  corpo appeso, in piazzale Loreto. L’Italia degli stadi, di Domenica in dei tg1, dei canali Mediaset, del me ne frego, del non voto, da una parte; e dall’altra, quella impoverita delle piazze e dei cortei, sobria e capace di rinunciare e, allo stesso tempo, consapevole delle ragioni e delle responsabilità. La storia è spesso mossa da ambiziosi e narcisisti, ma anche da donne e uomini fuori dal coro, incuranti delle conseguenze delle  loro parole ed azioni, pur di affermare principi di verità e giustizia, e di metterli in pratica. Il 25 aprile è l’esclusivo dono di questa seconda categoria di persone, cosi come lo è la Carta costituzionale.  Continua a leggere

76. Nascere da qui

da qui

Lo sai, avresti dovuto raccontare il tuo passato, soffermarti sui dettagli che t’hanno trasportato fino a qui, spiegare ai lettori i meccanismi che t’hanno plasmato mattone su mattone, calce su calce, i temporali e i terremoti, o il semplice scorrere del tempo che ha inceppato le giunture, aperto crepe in una casa in cui hai finito per sentirti a disagio con te stesso. Continua a leggere

Gianluca D’Andrea – Inediti

Sul viso queste linee perfette
che la luce bagna appena
rendendo

linee dall’alto che sfaldano la luce
ricadendo sulla bambina che dorme,
sui lineamenti dritti, dolci, verticali

il viso della bambina è diverso
cambia come il giorno
come ogni giorno cambia
per assomigliare a se stessa, diversa,
al diverso che cederà nel nulla
che già l’accompagna, rendendo
possibile la sua presenza attuale,
eterna. Continua a leggere

25 aprile

da qui

Le solite polemiche: chi ha liberato chi; impossessarsi, strumentalizzare. L’ermeneutica insegna che non basta la storia, serve comprendere, interpretare, in modo che il passato dica qualcosa all’oggi. E oggi liberazione significa visione nuova della società e della politica, rifiuto delle logiche parziali, guidate da interessi di bottega, dai condizionamenti delle lobbies e dei poteri economici e ideologici che fanno carne da macello delle aspettative legittime di un popolo, dei diritti elementari, calpestati dai gruppi di potere. Democrazia, oggi, significa dare voce agli ultimi, a coloro che subiscono dittature subdole e invisibili, il lavaggio del cervello a opera dei media asserviti al padrone più munifico. Cercasi partigiani della vera libertà, combattenti coraggiosi contro il mostro a sette teste della seduzione diabolica del dio denaro.

Note a lettura della plaquette “Dai tempi” di Valeria Serofilli

etruschi

di Marco Righetti

La poesia di Valeria Serofilli sgorga con il procedere di un tempo sempre uguale e diverso, è improvvisa agnizione che supera la memoria “Sei l’antico etrusco/che abbraccio sul sarcofago/il bizantino con me nel mosaico”, filiazione del proprio bisogno di nuovo consistenza, “Sei il fontanone romano / che mi schizza/e io la vestale che/scherza con il getto”, o ineludibile identità di un pensiero circolante, perché la matematica della poesia ha la proprietà di non far fuggire nulla “Lo stesso sei, che stringo a me//dai tempi / ad adesso” (Dai tempi). Continua a leggere