64. Nel bozzolo

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C’è un’immagine che ti gira nella testa: un bruco che non esce più dal bozzolo; vuole starsene al riparo, perché le ferite fanno male e quando provi e riprovi, rimanendo in attesa di un gesto, una parola, un segno d’amore che tarda ad arrivare, ti chiedi se valga la pena andare avanti, o non sia meglio rimanersene acquattati a godersi lo spettacolo da un posto più sicuro. Quando hai deciso che la misura del dolore era ormai colma? Cerchi ancora i tuoi occhi di bambino, stupito di fronte al nonno paterno che adorava tuo fratello in qualità di primo fra i nipoti, mettendolo al centro di tutte le attenzioni, mentre tu, soprammobile superfluo, marcivi in un angolo, in cantina. È arrivato un momento in cui hai guardato la tua immagine allo specchio e hai detto basta. La luce si spegne se non c’è più motivo di guardare, la notte nasconde le lacrime seccate sulle guance, che ustionano la pelle come fuoco. A quel punto, sei certo che dagli altri non avrai mai nulla; al massimo, riceverai un sorriso di compatimento, un obolo tardivo di pietà. Non resta che puntare tutto sui talenti, calcolando in che modo, d’ora in poi, sarà possibile cavarsela da solo. Lo sguardo limpido si ottenebra, cerca nell’altro solo ciò che può prendersi da sé, con l’attrazione fisica, gli occhi di ghiaccio che ipnotizzano, le parole alate da disporre con maestria, i gesti studiati che attirano fatalmente l’attenzione; sei un seduttore, uno che l’affetto degli altri lo conquista ad ogni costo, e con qualunque mezzo; ti disprezzi per le volte che hai mendicato l’elemosina magra di uno sguardo dalla Persighetti, un’occhiata di traverso, magari, senza voltarsi dalla parte opposta come per dire: guarda quello là. Afferri con rabbia l’elefantino di peluche, nascosto in qualche angolo del cuore, e lo getti il più lontano possibile. Ormai sei un uomo; e sei convinto che per esserlo sul serio debba troncare ogni attesa nei confronti gli altri; godi le volte che qualcuno si lascia trascinare nella pania; perfino la poesia diventa dura, cattiva: i versi sono lame che squarciano la carne molle del mondo, stupiscono soltanto, senza scaldare il cuore. Tutto questo perché il nonno non aveva imparato a gestire la sua parzialità. Le guerre esplodono per cause occasionali, come il Bignami insegnava agli studenti fannulloni. L’attentato all’arciduca Francesco Ferdinando, per esempio, fu il pretesto del primo conflitto a livello planetario; ma i motivi erano altri. Nessuno crederebbe che un nonno tendenzioso basti a rovinare la vita di un bambino, a costringerlo a starsene nel bozzolo, per sempre.

29 pensieri su “64. Nel bozzolo

  1. Si, anche un nonno imparziale può diventare il “casus belli” per innescare il tuo conflitto col mondo che strategicamente hai condotto come una guerra di posizione, per sfiancare il nemico, con la perseveranza delle idee propinate col fascino dell’affabulazione attraverso le armi della non violenza, fino ad usare l’atomica dell’amore per la vittoria finale di una lotta senza quartiere, se non quello dove esiste la casa di Dio.

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  2. Camminare vuol dire fidarsi dell’amore…sempre e ancora.

    Fidati del tuo cuore anche se il mare prende fuoco.
    E vivi per amore anche se le stelle camminano all’indietro.
    Credi nell’impossibile ed ama con tutto te stesso,
    perchè niente è più bello dell’amore…
    ama finchè c’è vita,
    finchè c’è un cuore di ghiaccio o di fuoco che sia,
    che palpita e crede ancora…
    che vuole credere ancora!

    EDWARD ESTLIN CUMMING

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  3. un bruco che non esce più dal bozzolo; vuole starsene al riparo, perché le ferite fanno male e quando provi e riprovi, rimanendo in attesa di un gesto, una parola, un segno d’amore che tarda ad arrivare, ti chiedi se valga la pena andare avanti…

    Vale sempre la pena di uscire dal proprio bozzolo,anche se si ha paura di soffrire,forse non si riceve l’ affetto da chi si desidera,ma di sicuro l’ amore che cerchiamo si trova dietro l’ angolo, a noi resta il compito di muoverci in avanti , poiché l’amore lo incontriamo quando meno ce lo aspettiamo.

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  4. Ci sono persone che ti fanno restare “dal bozzolo ,per sempre”,ma ce ne sono anche altre che ti tendono la mano aiutandoti con il loro affetto a liberare la farfalla che è in te e che ha paura di uscire dal proprio bozzolo.

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  5. Il bozzolo mi sembra una bara…
    Nel bozzolo, anche se al sicuro, ci si sente tremendamente soli.
    Nel bozzolo, nascondiamo tutte le cose brutte di noi che abbiamo paura di mostrare agli altri, ma anche le cose belle.
    Abbiamo un bisogno enorme di amore, di tantissimo amore e fiducia, per trovare il coraggio di uscire dal bozzolo e diventare una bellissima farfalla libera di volare, per trasformarci in una nuova creatura, come in una pasqua di resurrezione passare dalla morte delle nostre paure e debolezze, alla vita di un amore capace di liberarci e, come un fiore sbocciare, finalmente, ed inebriare il mondo con i suoi colori e profumi.

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  6. – Ormai sei un uomo; e sei convinto che per esserlo sul serio debba troncare ogni attesa nei confronti gli altri…

    Fino a quando cercheremo conferme ed approvazione dagli altri, rimarremo come bruchi dentro il bozzolo, che vedono il mondo da una prospettiva limitata, e non saremo mai veramente felici; solo scoprendo la libertà della verità, che si trova nel punto più profondo del nostro cuore, saremo in grado di spiccare il volo e guardare tutto da un punto di vista più ampio, dall’alto, dove ogni cosa appare per quello che veramente è, nella sua interezza.

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  7. “la vertigine non è paura di cadere
    ma voglia di volare
    mi fido di te
    cosa sei disposto a perdere…”

    Jovanotti

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  8. Quanto dolore in questa pagina,quale giudice impietoso sei a te stesso,quale acutezza feroce di leggere
    gli avvenimenti e le pieghe della tua anima..quanto desiderio di volo.
    Sembrerebbe una rinuncia se non si conoscesse gia’ la pagina successiva,quella scritta con la tua vita
    con la tua infinita tenerezza,dedizione buttate allo sbaraglio in un interrotto dono nel martirio del cuore in
    ogni momento della tua esistenza.
    Grazie Fabrizio. Se un nonno tendenzioso sembrerebbe aver costretto un bambino a starsene nel suo
    bozzolo,un gregge,assetato di Dio, ti chiama fuori cercando una tua carezza e anche a volerti dare la sua.

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  9. Il caos, in noi, prima che Dio metta la mano a mutarlo in cosmo.
    Quante ere geologiche debbono passare per giungere allaperfezione?
    Una Voce basta “Io faccio nuove tutte le cose”
    ed ecco Fabrizio pastore di un grande gregge.

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  10. ti chiedi se valga la pena andare avanti, o non sia meglio rimanersene acquattati a godersi lo spettacolo da un posto più sicuro. Quando hai deciso che la misura del dolore era ormai colma?

    Sul dolore
    E una donna disse:
    Parlaci del Dolore.

    E lui disse:
    Il dolore è lo spezzarsi del guscio che racchiude la vostra conoscenza.
    Come il nocciolo del frutto deve spezzarsi affinché il suo cuore possa esporsi al sole, così voi dovete conoscere il dolore.
    E se riusciste a custodire in cuore la meraviglia per i prodigi quotidiani della vita, il dolore non vi meraviglierebbe meno della gioia;
    Accogliereste le stagioni del vostro cuore come avreste sempre accolto le stagioni che passano sui campi.
    E veglieresti sereni durante gli inverni del vostro dolore.

    Gran parte del vostro dolore è scelto da voi stessi.
    È la pozione amara con la quale il medico che è in voi guarisce il vostro male.
    Quindi confidate in lui e bevete il suo rimedio in serenità e in silenzio.
    Poiché la sua mano, benché pesante e rude, è retta dalla tenera mano dell’Invisibile,
    E la coppa che vi porge, nonostante bruci le vostre labbra, è stata fatta con la creta che il Vasaio ha bagnato di lacrime sacre

    K.Gibram

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  11. Accade che qualcuno o qualcosa, come un regalo d’Amore, ci insegni a prendere in braccio quel bambino ferito e arrabbiato in noi per chiedergli ‘come stai?’ e accoglierlo con quell’energia benevola che trasforma il bozzolo.
    Uscendo dall’involucro, da noi stessi filato, tutto diviene più chiaro, percepibile, riconoscibile, e un battito d’ali di farfalla genera una carezza leggera che raggiunge gli animi.

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  12. Senza bozzolo, chiuso, riparato, ripiegato, non ci sarebbero farfalle, nessuna parola che vola, nessuna carezza ad accompagnare altri voli, nessun aiuto ad altri, tanti bozzoli che devono schiudersi. Forse rimane grande la memoria della fitta trama, del buio, del silenzio, tra cause e motivi di ogni genere che facevano ripiegare i bozzoli, impazienti e scoraggiati, ma preparandoli schiudersi. “Per sempre” è tanto, tanto tempo….. Come a voler strizzare l’occhio ad una eternità sulla quale vorremmo avere un’ultima, amara, parola. Ma sulla quale un Altro culla tante farfalle che volano e portano un amore luminoso.

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  13. non esiste una misura della sofferenza.Ogni uno porta dentro di se suo dolore.
    Un bambino soffre che genitori non li vogliono bene,perchè non li fanno vedere il film dopo 22.00,altro bambino soffre perchè non si sente abbastanza amato,perchè li sembra che suo fratello ha di più affetto,altro bambino soffre,perchè i genitori comprano tanti giocattoli,però lui è sempre da solo a giocare,genitori hanno le cose più importante da fare,altro bambino soffre,perchè viene massacrato dalle botte dal genitori perchè la sua colpa più grave era che è nato, altro bambino soffre , perchè i genitori lo abbandonano in mezzo la strada come un oggetto inutile.
    In ogni caso è dolore,è sofferenza.Ogni uno di loro soffre,perchè ogni uno vuole sentirsi amato,ogni uno si MERITA di essere amato, come bambini cosi anche i grandi. Tutti abbiamo bisogno di amore.

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  14. “Non resta che puntare tutto sui talenti”
    Mettere a frutto i propri talenti non è male, come ci insegna una certa parabola. Anzi, il male sembra consistere nel nasconderli, nel proteggerli troppo.
    Quello che fa la differenza penso sia il fine, e cioè se vengono utilizzati soltanto per accrescere il proprio prestigio sociale o la propria ricchezza oppure se vengono utilizzati per un bene più grande. Conquistare l’affetto della gente è un male se si usano le persone per un tornaconto personale, ma se serve a far arrivare la parola che aiuta a schiudere il bozzolo, (che può essere anche la visione troppo protezionistica che abbiamo di noi stessi) allora è bene.

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  15. ho letto una volta in qualche libro intelligente,che dolore dalla infanzia può continuare, e spesso,anche senza volere,possiamo comportarsi uguale come la persona che ci ha fatto soffrire. Però si può liberare dal questo dolore,dal questo comportamento in un modo semplice-basta perdonare la persona che ci ha fatto soffrire. Lo so che a volte è difficile se la sofferenza era grande,però solo perdonando con amore ci fa sentirsi noi liberi. Funziona.

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  16. Come si misura il dolore? E chi può decidere l’unità di misura che regola la sofferenza? Ciascuno ha una propria sensibilità, fondamenta su cui la vita cresce, gioisce e soffre, basa i suoi criteri. Ecco, dunque, che ricevere affetto – quello vero – può ritenersi un antidoto necessario, un mezzo attraverso il quale (r)incontrare la fiducia , affrontare errori e paure; un sostegno imprescindibile per distinguere il silenzio dalla solitudine, per ascoltare la voce instancabile del battito d’ali che continua a gridare la sua tenerezza attraverso l’incontro.

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  17. A volte serve uscire dal bozzolo anche per volare via da chi, con ostinazione, vuole spegnere ogni tipo di entusiasmo. Vuole avvolgerti le ali per spingerti dentro e farti rientrare. E’ un dolore, anche accorgersi di questo, quando avviene. Ma è sempre meglio rischiare anche un volo solitario piuttosto che perdere la propria leggerezza e la speranza.

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  18. Non si può restare per sempre rinchiusi nel proprio bozzolo ,quando si è diventati una farfalla ,in questo caso si rischia di morire,ne si può rompere il bozzolo dall’esterno facilintando la farfalla ad uscire,perché in questo caso rischiamo di ottenere una farfalla che non è in grado di volare con le proprie ali, quello che si può fare è assistere la farfalla a debita distanza affinché essa possa acquistare la forza necessaria per rompere il bozzolo e poter finalmente volare libera con le proprie ali ,solo cosi potrà nutrirsi del nettare che la VITA gli offre,quando essa si posa di fiore in fiore.
    Questo ci insegna che non amare può uccidere,amare troppo impedisce a crescere,mentre l’ amore gratuito quello dove non si pretende nulla dall’altro fa nascere delle meravigliose farfalle capaci di donare altrettanto amore

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  19. Come abbiamo ascoltato questa sera l’amore entra anche a porte chiuse e allora non si può restare nel bozzolo per sempre.

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  20. anche io ero nel bozzolo ma chi sai tu mi ha fatto uscire ora le mie ali sono spezzate ma sono certa che con il tuo aiuto mi farai comprendere Lui Somigli al nostro Papa grazie evola sempre tra di noi come Domma ti ha insegnato

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  21. L’amore non bisogna implorarlo e nemmeno esigerlo. L’amore deve avere la forza di attingere la certezza in se stesso. Allora non sarà trascinato, ma trascinerà.
    Herman Hesse

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  22. Sensazioni e immagini forti e dolci, schiaffi taglienti e delicate carezze, parole riposte ordinatamente nel fiume dei ricordi fra cui sprofondano e si affacciano occhi curiosi di vedere cosa c’è oltre il confine; consensi gratuiti, strappati e disattesi hanno scritto la vita, mortificazioni e conquiste hanno messo uno dopo l’altro tanti versi e tante righe da riempire tutta la pagina. Contiene tanto, sembrerebbe straripante di emozioni , di energia di vita, il bozzolo. Ma ancora non basta. Ci sarà un tempo giusto per uscirne fuori e cercare nell’altrove ciascuno il proprio senso

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