65. Il cielo di aprile

da qui

Una cosa l’hai capita: s’impara dal dolore. Fatichi a pensare, per esempio, che possa tradirti la persona di cui ti fidavi ciecamente. Pensi agli inganni, alle maschere che un essere umano può indossare, immaginando sempre di cavarsela. La vita è un rosario fitto di rivelazioni, in cui sfumano, l’uno dopo l’altro, i punti fermi che marcavano il cammino. E’ un modo per uscire dal bozzolo, pensi, per cominciare a battere le ali; sai bene che non è volare: è solo un preludio al futuro che ti viene incontro. Ne hai fatta di strada dal balcone di viale Beethoven, dove ti affacciavi da bambino: allora eri sicuro che il mondo fosse tuo, che, prima o poi, saresti sceso di là e avresti dato un contributo decisivo perché tutto filasse per il verso giusto. Hai coltivato le illusioni della fantasia, la tua idea di mondo che non corrispondeva alla realtà emergente in tutta la sua asprezza. Ti sei ribellato; sei divenuto il paladino di te stesso, in lotta coi mulini a vento della cultura, della vocazione, del lavoro; ovunque hai brillato inutilmente, sempre in attesa di esplodere, come una di quelle supernovae che da un momento all’altro si sfaldano in una nube di polvere e detriti. Ami tanto le stelle da confonderti con esse, con la luce spenta, magari, da millenni: il rovescio inquietante del tuo orbitare da uno scenario all’altro, lasciandoti alle spalle i frammenti di polvere incendiati dall’impatto terribile con l’atmosfera. Ma qualcosa è cambiato, come il cielo di aprile, annuncio d’una incerta primavera che tarda a dispiegarsi. Cassiopea appare bassa all’orizzonte, sdraiata mollemente, come s’addice a una regina; il trapezio del Leone esibisce con orgoglio la luce azzurra di Regolo, gioiello di valore inestimabile; Orione scivola veloce, col manto abbagliante di Bellatrix, Rigel, Betelgeuse; il grande carro è altissimo, nel cielo: ne puoi cogliere la linea assecondando i riflessi di Dubhe, Alioth, Alkaid, mentre il pastore, Alrai, si rivela come stella doppia, simbolo perenne del rischio di accordarsi col nemico, pronto a condurre alla rovina col sorriso sulle labbra. L’unica certezza, nel ballo che trascina l’Orsa alla stessa altezza della regina Cassiopea, è la Stella Polare, sempre al centro del cielo, anche se insidiata dalla bava viscida del Drago, con l’occhio incandescente di Eltanin e Rastaban: quasi a ricordare che tra smacchi e tradimenti, nel precipitare di polvere e detriti, c’è un punto fermo di luce che ti guida; ecco, questo è cambiato, grazie a Dio. Nel cielo di aprile, la tua vita è scritta in lettere composte da tracce di azoto, idrogeno, carbonio: devi trasformarle nei bit e nei pixel del computer, per trasmettere un barbaglio della luce che indica la strada, svelando infedeltà inattese, egoismi mascherati da attenzione, strappandoti all’inerzia pavida, al riparo ingannevole del bozzolo.

32 pensieri su “65. Il cielo di aprile

  1. “s’impara dal dolore”, anche io ho capito questo… e, tra “smacchi e tradimenti”, delusioni e sconfitte, “infedeltà inattese, egoismi mascherati da attenzione”, sono però riuscita ad alzare gli occhi al cielo e ad accorgermi che “c’è un punto fermo di luce che mi guida… grazie a Dio”, c’è la stella polare che indica la strada.
    E ci sono riuscita grazie a te, don, che brilli del riflesso di quella luce e ne ritrasmetti con potenza un fascio luminoso così ampio ed “attraente” che è impossibile non seguirlo, come una luce in fondo ad un tunnel buio.

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  2. E’ vero,il dolore é un gran maestro, ti sembra di avere imparato a tenerlo lontano, ma lui ti segue fino alla fine dei tuoi giorni. Sarebbe bello poter trasmettere a chi ami ciò che l’esperienza ti ha insegnato per evitargli i tuoi stessi errori, ma è impossibile. Ai suoi occhi non sei credibile, perché spesso tu stesso dimostri di non aver ancora imparato tutta la lezione, e poi ognuno vuole sperimentare sulla sua pelle dal più piccolo smacco alla più grande delusione, credendo di godere di una certa immunità.
    Com’era bello quando i vecchi erano considerati saggi, quando venivano ascoltati con amore e attenzione; ora se parli delle tue esperienze, bene che ti vada cambiano discorso, se non ti dicono chiaramente che sei …. rimbambito!.

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  3. ovunque hai brillato inutilmente….

    Questo non è vero! La tua luce brilla ancor di più come la luce della stella Polare nonostante il caos che gli gira attorno,essa rimane fissa per indicare la direzione giusta ad ogni nave che si perde nell’oscurità del mare,come fai molto spesso tu don! A chi si trova in balia delle onde e non sa come arrivare alla terra ferma,alla terra dove regna la salvezza.

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  4. Se non credi, che t’insegna il dolore?
    Non puoi essergli mai riconoscente dicendo:- grazie per le sofferenze-.
    Non è di questo mondo far qualcosa senza poterne trarre tornaconto.
    Meglio la maschera dell’inganno piuttosto che la sua. Per lui nessuno vuol veder le stelle.
    Finché un giorno d’aprile molto avaro non ti manda un “profeta” ad aprirti la strada proprio col suo dolore digitato sui tasti.
    E da quei “sacri” scritti ricominci a vedere un barbaglio di luce.

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  5. Le stelle sono distanti su nel cielo , ma continuano a brillare di luce propria nella fitta oscurità della notte ,affinché”un barbaglio di luce” possa indicare la strada, “svelando infedeltà inattese”.

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  6. “Nel cielo di aprile, la tua vita è scritta in lettere composte da tracce di azoto, idrogeno, carbonio”

    Azoto, idrogeno, carbonio… materia organica VIVENTE.
    E’ la vita che fa la differenza.

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  7. Per chi sa generare dal proprio dolore una stella guida per noi, anche la polvere e i detriti si trasformano in sorprendenti scie luminose, come stelle cadenti cui esprimere i nostri desideri più profondi.

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  8. “… Tu hai posto la Tua gloria sopra i cieli!
    Dalla bocca dei bimbi e dei lattanti
    trai la lode contro che ti avversa,
    per tacitare nemici ed oppositori…
    O Dio, Signore nostro, quant’è grande
    il Tuo nome su tutta la terra!”

    dal Salmo 8

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  9. ” una cosa l’hai capita: s’impara solo dal dolore”
    Questa frase ti porta subito su quella croce di dolore che Lui ci ha donato.
    Ho trovato una via nuova, che mi avrebbe condotto e avvicinato, alla vera essenza delle persone; il bozzolo non mi sarebbe più servito, una farfalla mi avrebbe portato in quella via.
    “Io sono la via la verità e la vita”.
    Tutto è chiaro adesso che mi fido e mi affido, non importa se qualcuno cerca di farmi cambiare idea: ora so chi è e cosa vorrebbe farmi Male.
    Adesso dispongo di un nuovo punto di vista, al di là di ogni mascheramento; il perdono “per tacitare nemici ed oppositori”

    Come recita il salmo 8 che ha scritto prima di me Freedom detto.

    Ernestina.

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  10. Quando meno te lo aspetti, ecco il cielo che con le sue stelle ti insegna la via perduta: il ritorno al porto da dove sei partito e credevi di non potervi più attraccare: il porto che si chiama Amore e Perdono.

    ” Non aver Paura!”
    Giovanni Paolo II

    Ernestina.

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  11. …un giorno accade qualcosa d’inatteso…qualcosa è cambiato…e allora, svelando infedeltà inattese,egoismi mascherati da attenzione,perchè tutti aspettano sensazioni….finalmente abbiamo,noi egoisti mascherati, la sensazione …tutte le stelle sul cielo di aprile annunciano d’una incerta primavera che tarda a dispiegarsi.

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  12. “possa tradirti la persona di cui ti fidavi ciecamente”
    io sono stata tradita cosi tante volte che potrei scrivere un libro,anzi,se mi impegno…libro con due volumi.
    Tradimento? Fa male,certo. E’ un colpo basso. Ci vuole tempo, a volte tanto tempo per diminuire dolore. Però,fa bene perdonare. Ti dispiace che sei stata tradita,dispiace a persona che ti ha tradito,però,la vita va avanti, e non ha senso vivere con la paura che qualcuno ti può tradire.

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  13. Io scherzo,ma qua sento qualcosa tipo:tagliare il ramo sul di quale si sta seduto. Caduta può essere dolorosa,però speriamo che almeno volo sarà piacevole

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  14. «Dall’ultima volta in cui Palomar ha guardato le stelle sono passati settimane o mesi; il cielo è tutto cambiato; la Grande Orsa (è agosto) si distende quasi ad accucciarsi sulle chiome degli alberi a nord-ovest; Arturo cala a picco sul profilo della collina trascinando tutto l’aquilone di Boote; esattamente a ovest è Vega, alta e solitaria; se Vega è quella, questa sopra il mare è Altair e quella è Deneb che manda un freddo raggio allo zenit.»

    Guardare il cielo alla ricerca di risposte, talvolta difficili da interpretare, di riferimenti luminosi nel buio della routine, di una vita che scorre inesorabile, fra una stretta di mano e un tradimento, un’esperienza forte e decisiva, evoluzione dell’anima che lascia poco spazio alle abitudini e ampie vedute verso l’immenso del silenzio che solo così si riesce ad accarezzare e godere, rimedio unico per tutte le lacerazioni inflitte dalle avversità e dai conflitti che si susseguono senza sosta.
    La lampadina di Palomar è mezzo necessario per distinguere nel buio dell’universo, il lavoro è meticoloso e certosino – da fuori è difficile trarre l’essenza, la ferita fa male – ma la mano laboriosa, dolce e determinata è così abile a tracciare segmenti che ne viene fuori la costellazione più lucente, guida necessaria nell’esplorazione del cielo dell’esistenza – ma tanto diventa bello vedere una serenità appagata e appagante negli occhi del cercatore di stelle –

    «Sta da mezzora sulla spiaggia buia, seduto su uno sdraio, contorcendosi verso sud o verso nord, ogni tanto accendendo la lampadina e avvicinando al naso le carte che tiene dispiegate sui ginocchi; poi a collo riverso ricomincia l’esplorazione partendo dalla Stella Polare (…)»

    Palomar – I.Calvino

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  15. Nel vangelo di oggi ci sono i discepoli sconvolti e disorientati che si trovano a cavalcare in una grande giostra in movimento, come fosse di tutte quelle stelle, confusa, tra suoni, luci, dubbi, paure. Immagino, quanto i discepoli che tornavano da Emmaus, uomini al colmo del timore e dello sconforto, convinti di non aver più riferimenti anzi di vedere fantasmi, abbiano desiderato un riparo, un bozzolo, calare nel silenzio di una semplice vita delusa, lasciarla nelle domande abbozzate e insicure, anche loro tra smacchi e tradimenti, come tutti, per timore, per delusione, per non dare voce ad una fede che si interroga, anche duramente. Cristo ricorda loro che accanto al dolore tagliente dell’abbandono, c’è la luce della sua resurrezione e ” di questo voi siete testimoni”, siete voce vivente del punto fermo di luce, oltre i tradimenti, le falsità, oltre le maschere, oltre le paure, siete lo sforzo di parole che si vanno a pigiare nei circuiti del pc, a testimoniare, anche così, quella vita disegnata in cielo.

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  16. “La vita è un rosario fitto di rivelazioni”
    e certo,per tutta la vita che si impara,a volte valutando o proprio rovesciando sue informazioni o punto di vista. Non si può rimanere sempre in solito punto immobile accontendandosi di se stesso .Per tutta la vita si scopre le cose nuove, però bisogna rimanere aperti.

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  17. Si impara anche dal dolore e dai tradimenti, purtroppo… Però che soddisfazione poter dire, alla Vasco: “Eh, già, sono ancora qua”.

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