66. Narici delicate

da qui

I poveri sono poveri, non c’è altro da aggiungere. Puzzano. Provi a convincerli, lavarsi non è poi così difficile, anche perché l’aria s’impregna di un tanfo che disturba le narici delicate. Lo capisci che così non si va avanti, che la gente scappa? Non è vero, le messe sono sempre più affollate. Ma i genitori dei bambini si lamentano, dicono che pisciano nel portico, che molestano le mogli; due di loro, adesso, minacciano di farli a pezzi, se continuano così. Gli parli: Zaccaria, se continuate così, vi fanno a pezzi. Ti ha guardato di traverso: va bene, va bene. Dice sempre così: per lui va bene. Leone l’hai trovato riverso con la faccia insanguinata; ha un’aria assente quando gli chiedi che cosa sia successo: sono caduto. Il personale dell’autoambulanza gli rivolge domande a cui non sa rispondere. Legge, Leone, e ne va fiero. L’ultima volta ti ha mostrato un libro su papa Francesco, uscito in allegato col giornale dei Paolini. Intorno all’occhio destro c’è una macchia di sangue, in parte già rappreso. Allora, mi dici che è successo? Gliel’ho detto, don, sono caduto. Non è bello sbattere sul duro, quando sei ferito. Puoi vedere e sentire cose che esistono solo nella mente: grida, spintoni, un rumore uguale allo schioccare di una frusta, mentre cerchi di rialzarti, raccogliendo a fatica le energie. Leone, dimmi la verità, che ti è successo? E’ un altro mondo, non sai come spiegarlo: un pianeta dove è assente la violenza; anzi, dove tutta la violenza del mondo ricade su di te. Chi sta gridando? Cos’è questo peso che avverte sulla schiena? La pelle intorno all’occhio è un po’ più scura, grigia. Gli operatori sanitari si rivolgono a te, che fai da interprete. Ha lo sguardo rivolto verso il vuoto; ricorda quando l’uomo quasi calvo gli chiese, fissandolo negli occhi: di dove sei? Aveva dell’acqua, accanto a sé: per convincerlo a lavarsi? Così non si va avanti; in quanti l’hanno detto; e il prete fa i salti mortali per parargli il culo. Invece si è lavato lui: ha fatto scorrere l’acqua tra le mani e poi le ha scosse, guardando Leone di traverso; pareva dicesse: con te non ho a che fare. Per l’ultima volta: dimmi che è successo. Don, le ho risposto, perché continua a domandarlo? Gli dài una banconota: la infila in una tasca così in fretta che fatichi a ricomporre il gesto mentalmente. I portantini lo prendono di peso: barcolla, è sul punto di cadere un’altra volta, mentre le grida si fanno insopportabili, è tutto un vorticare di rumori, di gesti, di lacrime e d’insulti. Sistemano Leone sul lettino, nella pancia urlante del furgone dalla luce blu. I poveri sono poveri, cos’altro si può aggiungere? Le loro storie sghembe tracimano in quella che vai ricostruendo a poco a poco, come un gesto troppo rapido, una salva di segnali indecifrabili, mentre lui sparisce lentamente dietro la portiera, muto, con la faccia grigia, condotto al macello da narici delicate, incapaci di avvertire il tanfo proveniente dall’interno.

29 pensieri su “66. Narici delicate

  1. Arriviamo alla messa, anche quella dei bambini, passando attraverso due ali di mendicanti. E’ vero, è difficile non sentirne la puzza, non sentire il peso della differenza, simulare un saluto non sai quanto accolto, non sai quanto atteso. Vogliono monete soltanto o accettano anche uno sguardo, un segnale? Arriviamo alla messa e ci sono saluti, cenni, posti da scegliere. Poi la messa inizia tra canti, bisbigli, le ultime parole. I bambini arrivano ancora per un po’, le catechiste li accolgono, li sistemano, a volte li sospingono per farli sedere in fila. Qualche giacca cade, qualche bambino si gira verso i compagni. E i canti, con le mani che battono il tempo segnano passaggi e preghiere della liturgia. Già: quanto sono importanti le mani durante queste messe? Si canta l’Alleluja e a volte mi chiedo come fa un prete a trascinare a sventolare mani gente così diversa. L’Alleluia delle lampadine. Quasi un gioco. Vedo mani alzate che ruotano: vedo mani piccole di bambini che vanno fuori tempo o in sincronia, vedo quelle dei grandi e quelle nodose, alcune segnate dal tempo o forse dal lavoro, dall’artrosi. Eppure si alzano, ruotano le immaginarie lampadine, e in quel momento i sorrisi si distendono più o meno aperti, ma ci sono. Tra quelle mani ci sono anche quelle che escono da tasche, quelle che profumano, quelle con la fede o gli anelli e quelle che forse non piacciono a narici delicate, e nemmeno agli occhi delicati.
    Eppure la pace si scambia: un momento che trasmette sempre emozione, l’energia arriva calda e quietata. Ci si avvia alla comunione: davanti a me c’è uno di questi giubbotti di colore senza nome, una testa indescrivibile dai capelli quasi rappresi al cranio; dalla tasca del giubbotto spunta una vecchia bottiglia di plastica che fu di succo di frutta. Ho visto altri poveri bere da quelle bottiglie, li ho visti comprare cartoni di vini da pochi centesimi al Conad e poi rabboccare le vecchie bottiglie: gente così difficile da accettare, gente però così esposta ed indifesa da questo cinico e orribile mondo del mercato, dell’Europa che ci intima di far scendere lo spread.
    Penso che ci vorrebbe un vino con questo nome: Bianco Spread, Rosso Spread, Rosato (anche) Spread… e che dovrebbero berlo anche quelli che potrebbero anche abbassarsi lo stipendio, tanto ne hanno talmente tanto da poter mantenere oltre all’uomo con la bottiglia nella tasca del giubbotto anche tutta la sua compagnia (se ce l’ha).
    Ma si avanza verso Fabrizio che dà la comunione e che guarda tutti con lo stesso sguardo azzurro. Il povero e la sua bottiglia di plastica si avvicina, riceve, e va. Un altro santo bevitore.
    Forse puzziamo noi molto di più.
    Grazie Fabrizio e scusa se sono andata lunga, stavolta mi è partito lo tsunami, e meglio è se non mi rileggo.

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  2. Pingback: 66. Narici delicate | NOTECELLULARI – di Mariaserena Peterlin

  3. “In natura non esiste nulla di così perfido, selvaggio e crudele come la gente normale.” Hermann Hesse

    La gente “normale” è quella che, barricata dietro alle sue sicurezze e concentrata solo su se stessa e su ciò che appare in superficie, come la puzza, si sente in diritto di poter giudicare e pretendere, anche in base a ciò che ritiene sia indiscutibilmente giusto e civile, ma che non si accorge di non essere in grado di “avvertire il tanfo proveniente dall’interno” generato da disperazione e paura.

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  4. “Gli uomini non brillano,
    se non sono stelle anche loro.
    Mani che ora tremano,
    perché il vento soffia più forte…
    non lasciarli adesso no,
    che non li sorprenda la morte.
    Siamo noi gli inabili,
    che pur avendo a volte non diamo.”

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  5. “I poveri sono poveri, cos’altro si può aggiungere?”

    Si puo’ aggiungere tutto: che questi poveri, derisi, frustati e barcollanti risorgeranno; tutti gli altri, spettatori disimpegnati benpensanti e perbene prima o poi verranno travolti dal tanfo proveniente dal loro interno e …così non andranno avanti.

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  6. Ci sono odori fastidiosi perché costringono ad alzare gli occhi dal proprio orticello chi, come il personaggio caravaggesco della Vocazione di San Matteo, rimane a testa bassa a contare i soldi, mentre intorno c’è un mondo cui non è più possibile restare indifferenti.

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  7. La puzza di povero si sente da lontano un miglio, ma con l’acqua si può fare qualcosa per eliminarla, il tanfo del ricco può arrivare dall’una all’altra sponda dell’oceano e per coprirlo non basta certo l’acqua di colonia.

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  8. @ Gum,

    Per me tu hai scritto la sintesi più bella! Condivido in pieno.

    Mio nonno diceva sempre basta il sapone di Marsiglia per essere puliti! ma l’anima non si lava così facilmente!

    Ernestina.

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  9. Certo, d fastidio il cattivo odore che si sente quando si passa in mezzo a loro. Si accelera il passo, si trattiene il respiro, questo normale. L’importante non dimenticare chi c’ dietro quell’odore, non sentirsi tanto buoni perch gli regaliamo un saluto, un sorriso, una monetina. Facciamo qualcosa di concreto per loro, secondo le nostre possibilit, senz’altro superiori alle loro. Anche se poi continuano a non lavarsi e a puzzare di vino.

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  10. @ Ernesta Scappaticci.

    Grazie. E’ il sapone che uso anch’io per lavarmi, ma è l’Acqua Benedetta quella che purifica a fondo.
    Buona Domenica a Te e ai Tuoi cari.

    G.

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  11. ti ha detto che è caduto,ma hai chiesto COME è caduto?
    tanto non cambiarebbe niente,”la legge è uguale per tutti,ma diffende il ricco.

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  12. Ricordo una volta una scena in chiesa.Durante la messa sul nostro banco si è messo seduto un ragazzo povero,quando siamo arrivati al momento di pronunciare Padre Nostro,la signora che stava accanto a questo ragazzo ,prima di dare a lui la mano si aveva messo il guanto sul questa mano,cosi poteva stringere sua mano in gesto di pace e fratellanzza

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  13. I poveri sono uguale come tutti noi soltanto che non hanno soldi per fare nell vita questo che vogliono e si lamentano. Ricchi sono uguali come tutti noi soltanto che hanno soldi per fare nella vita questo che vogliono e si lamentano lo stesso.
    O povero o ricco ha gli stessi sentimenti,soffre uguale,piange uguale,ride uguale, sente dolore uguale…come tutti noi.

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  14. I poveri sono poveri, non c’è altro da aggiungere. I poveri sono poveri, cos’altro si può aggiungere? Se non è il mantra più bello del mondo, poco ci manca. Io però il post l’ho letto tutto. E adesso sono qui a commentarlo. Tra un minuto chiuderò il PC, e che i poveri sono poveri lo scriverò anche sui muri di casa mia. Cosa non farebbero queste narici delicate per scansare un’altra volta il tanfo proveniente dall’interno.

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  15. Oggi, un amico, nel ringraziare i genitori che festeggiavano in chiesa l’anniversario del loro matrimonio, ha concluso dicendo: “il buon pastore deve prendere odore dalle sue pecore”

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  16. Leggo queste righe così intense, davanti alle quali mi avvicino in punta di piedi, soprattutto nel rispetto per la persona; non posso fare a meno di tirare fuori coscienza, apparenza, buoni propositi, carezze date con il guanto bianco o con la mano ruvida rivestita di carta vetrata, necessaria per la pulizia. Sento un forte invito alla riflessione, al rispetto della Verità, perché questa pagina, come fosse una pagina di Vangelo, capovolge il mondo, con i suo panorami mozzafiato e le sue vedute a strapiombo sulle discariche; lascia l’aria necessaria per respirare semplicemente o per vivere appieno la vita. Dipende tutto da quanto la porta resti aperta e l’aria riesca a rinnovarsi

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  17. “Donare un sorriso
    Rende felice il cuore.
    Arricchisce chi lo riceve
    Senza impoverire chi lo dona.
    Non dura che un istante,
    Ma il suo ricordo rimane a lungo.
    Nessuno è così ricco
    Da poterne fare a meno
    Né così povero da non poterlo donare.
    Il sorriso crea gioia in famiglia,
    Da sostegno nel lavoro
    Ed segno tangibile di amicizia.
    Un sorriso dona sollievo a chi è stanco,
    Rinnova il coraggio nelle prove,
    E nella tristezza è medicina.
    E poi se incontri chi non te lo offre,
    Sii generoso e porgigli il tuo:
    Nessuno ha tanto bisogno di un sorriso
    Come colui che non sa darlo.”

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  18. “narici delicate, incapaci di avvertire il tanfo proveniente dall’interno”, vale a dire “sepolcri imbiancati”, non è vero? Poi io detesto l’odore di chi per qualsiasi motivo non si lava, ma ciò non toglie che sovente ancor di più detesti me stesso.
    Grazie e un abbraccio,
    Roberto

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  19. E’ subdolo il tanfo nascosto, quello che non colpisce così con evidente immediatezza l’odorato. Non ferisce subito, si lascia percepire accattivante magari, vincente, trasuda ricchezza e realizzazione. E chiede la fatica e al pazienza di un discernimento, l’andare instancabilmente oltre le rassicuranti apparenze…..

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  20. Raramente mi è capitato di leggere di cose spiacevoli, di quelle che graffiano l’anima, descritte in modo più efficace… mi è parso quasi di essere lì e di avere visto, o meglio, vissuto tutto in prima persona… ma vorrei parlare anche di poveri che non puzzano, che non sembrano tali, che fino a qualche mese fa avevano paura di diventarlo e che ora lo sono; persone vicine a me, amiche che hanno perso il lavoro e nn riescono più a trovarne, mio fratello che lavora in proprio ed oltre a lavorare meno fatica a farsi pagare, perchè c’è anche chi potrebbe ma sulla crisi ci “marcia”… persone che comunque non vogliono chiedere e che vanno rispettate in questo, quindi devo studiare ogni “escamotage” per dar loro una mano senza che si sentano umiliate … e nel frattempo nn riesco a intravedere nessun segno che mi faccia sperare che presto le cose possano migliorare, perchè non c’è solo la povertà che ci fa mancare le cose minime per poter vivere, c’è anche quella nello spirito di chi spregiudicatamente per anni ha creato le condizioni che ci hanno portato a questo punto… ma questo è un altro post…
    p.s.: Agnese hai scritto delle cose molto belle dettate dal cuore…

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  21. @ Katia
    grazie,scrivi più spesso con noi, tutti qua (e non solo qua) hanno bisogno di persone con cuore aperto,come tuo

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