68. Come sai

da qui

Cos’ha questa città più di ogni altra? Basta affacciarsi da un ponte qualunque per capirlo. Da qui, per esempio, s’intuisce come acqua, terra e cielo formino una cosa sola, un quadro di fronte al quale non puoi non incantarti. Tu, poi, figurati! passeresti giorni a distinguere i colori dei palazzi, le sfumature verdi e azzurre del canale, la cupola che spunta laggiù, dietro le tegole rosse dei tetti punteggiati di camini. I vaporetti arrancano, come se tutta la fatica per mandare avanti il mondo fosse loro; si capisce dai turisti che si affacciano, avvolti in camicie colorate, al corrimano; dall’anziana che si sporge cautamente alla finestra intasata di gerani; dal barcone che dondola lento, coi pneumatici agganciati a intervalli regolari lungo le fiancate, per proteggerle dagli urti. Qui non riconosci solo gli strati del paesaggio: l’acqua densa e scura del canale, le fondamenta delle case, tappezzate di muschio, i piani scanditi dai vasi di fiori e le cornici alle finestre, ma anche gli strati del tempo: la volta che sei venuto per il concorso da ricercatore, per esempio; pensavi che fosse per titoli e invece era una prova scritta sul Boccaccio, che affrontasti con la certezza che fosse già tutto programmato, vinti e vincitori; ma a te cosa importava? Eri qui, senza una lira, perché il magro capitale s’erano estinto per pagare il parcheggio di Piazzale Roma. Non restava che telefonare a lui, don Mario, che sarebbe accorso come sempre, e tutto si sarebbe concluso allegramente nella cena in un locale a cielo aperto, agli Schiavoni. Ci sei tornato da prete, col tuo braccio destro, l’amico che non t’ha mai tradito: l’avete girata in lungo e in largo, per catturarne l’anima; ci sei riuscito, pensi, anche se alla fine avevi piedi e gambe anchilosati. Ma Venezia è anche il sogno di ritrovare gli strati perduti della vita, un viaggio in cui riscatti, in una volta, tutto il tempo perduto; con la nona di Mahler alla Fenice, una notte intera a sentire Anima Christi di Frisina, attraversando le età della memoria con leggeri spostamenti dal tavolo al divano, dal tappeto al letto che dà sulla facciata di case rossastre dalle inferriate bianche, mentre ti chiedi cosa fare degli oggetti sparsi un po’ dovunque in cerca di padrone: una macchina per scrivere, un forno a microonde, una penna stilografica arancione. Solo adesso ti accorgi che Venezia, più che una città, è un deposito di segni che parlano sempre di qualcuno, che ogni strato dell’anima t’invita a ritornare qui, per ritrovare le colonne tortili dell’Hotel Tre Archi, le facciate mezzo scorticate di San Giobbe a Cannaregio, o la sagoma triste, surreale, del Ponte della Libertà, che divide in parti uguali la tua storia: di là un passato di speranze e delusioni; di qui un Progetto che non può fallire, come sai.

29 pensieri su “68. Come sai

  1. L’ unico progetto che non può fallire è il progetto di Dio ,tutti gli altri sono castelli di carta costruiti sulla sabbia.

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  2. Anima Christi di Frisina, strana coincidenza ritrovarla oggi anche qui…
    Sono giorni, forse settimane, da quando l’ho cantata con gli amici del coro delle 19, che non riesco a togliermela dalla testa, che la canticchio e la ripeto in continuazione, con un effetto su di me rassicurante e rassenerante.
    Addirittura un povero, fuori dal supermercato, di quelli che ti chiedono qualche spiccio, mi ha regalato un biglietto: su un lato un’immagine dell’ultima cena, sull’altro il testo tradotto in italiano di Anima Christi…
    Non credo però alle coincidenze, credo invece ai segni che il Signore ti manda per capire il Suo progetto su di te, per vedere più chiaramente la tua storia e ritrovare la strada giusta!

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  3. Non restava che telefonare a lui, don Mario, che sarebbe accorso come sempre

    Lo splendore dell’amicizia
    non è la mano tesa
    né il sorriso gentile
    né la gioia della compagnia:
    è l’ispirazione spirituale
    quando scopriamo
    che qualcuno crede in noi
    ed è disposto a fidarsi di noi.

    R.W. Emerson

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  4. Nella vita di un cristiano tutto si riduce, in definitiva, a scoprire la volontà di Dio ed a compierla ma nelle nostre migliori intenzioni possono insinuarsi delle illusioni; non è importante infatti che una attività sia difficile o che un distacco ci ripugni o ci piaccia.
    Quello che ci farà capire di essere sulla buona strada è che quella volontà esige maggior amore.
    Lo sai solo se sai amare.

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  5. “la sagoma triste, surreale, del Ponte della Libertà, che divide in parti uguali la tua storia”

    L’uomo è libero, ma libero per cosa?

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  6. “attraversando le età della memoria con leggeri spostamenti dal tavolo al divano (…)”
    La memoria passa anche attraverso i gesti, gli oggetti, prima messaggeri di dolore poi di tenerezza.

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  7. Anche in una musica, anche in una preghiera può capitare che acqua, cielo e terra si mescolino, siano un’unica grande voce, un ponte che emoziona, che lega umano e divino. Ed è bello pensare a tutto ciò che ci circonda come un deposito di segni, scrigno di lucine che indicano il cammino….

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  8. Ognuno avrà avuto o avrà la sua Venezia.
    La tua sarà senza canali o palazzi-merletto ma è la stessa che ha spaccato in due la tua anima lasciandone metà a perdersi tra i ricordi che hanno stratificato la tua vita di speranze disilluse e l’altra mezza che ha deciso di vivere un progetto, seppur tardivo, per godere un irresistibile infinito paesaggio da sogno.

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  9. “Nella tazza si raffredda il caffe’.
    Sciaborda la laguna, punendo con cento minimi sprazzi
    la torbida pupilla per l’ansia di fissare nel ricordo
    questo paesaggio, capace a fare a meno di me.”

    Josif Alexandrovic Brodskij

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  10. Se dovessi cercare una parola che sostituisce “musica” potrei pensare soltanto a Venezia.
    Friedrich Nietzsche, Ecce Homo, 1888

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  11. la volta che sei venuto per il concorso da ricercatore, per esempio; pensavi che fosse per titoli e invece era una prova scritta sul Boccaccio, che affrontasti con la certezza che fosse già tutto programmato, vinti e vincitori;

    Nessun vincitore crede al caso

    Nietzsche

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  12. No, non ha una sagoma monumentale il ponte della Libertà, così come attraversare i ponti di collegamento della vita a volte non è una marcia trionfale.
    Ha l’aspetto di uno spartiacque, ma anche di un tratto di strada e ferrovia che prosegue a livello del mare, come la sensazione di un attraversamento che, arrivato ad un certo punto, perde la stabilità della nostra terraferma. Ma arriva fino al centro dell’esistenza tutto da scoprire, proprio come l’incanto del centro storico di Venezia.

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  13. Ognuno ha la sua Venezia. C’è chi arriva attraverso quel ponte chiamato Libertà in cerca di nuove emozioni. C’è chi da lei ha dovuto separarsi ma che da lei ritorna per raccontarle dell’amore che ha trovato.

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  14. @ Rossella
    Bella poesia una citazione molto dolce la tua.

    Ernestina.

    ps, approfitto del tuo commento per dire a Emanuela” Non abbiate paura” ti abbraccio cara e dolce ragazza!
    Scusa Rossella , ma so che capirai.

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  15. Il progetto se è iniziato con cuore autentico, troverà sempre e comunque la propria strada di realizzazione, nonostante noi.

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  16. Di Venezia ricordo prima di tuttouna folla di gente,come ci fosse mezzo mondo si era accumulato sul un punto;si camminava tra questa folla calpestando piedi di altri e altri calpestavano miei piedi.”Cos’ha questa città più di ogni altra?” Il nome reso celebre dai poeti-era la mia prima risposta.
    Per entrare in basilica di san Marco abbiamo dovuto fare la fila.(!) Poi,accanto ci sta una torre,dove si può salire a piedi per vedere la panorama. Non volevo andare,per primo che ho la paura di altezza e poi ,io dopo cinque gradini perdo il fiato (mie sigarette!!!).Però cosa non si fa per amicizzia.Sono salita con mia amica.Appena arrivata mi sono appogiata per riprendere respiro.”Vieni, affaciati vedere come bello”-“Affacciati da sola,io sto bene qua,ho paura di altezza,ti posso fare qualche foto-da lontano.”
    Le colombe sul piazza san Marco appena hanno visto pop corn da mangiare ,mi hanno invaso,e io ancora da 30 anni dopo il film di Hitchcock ho brutte immagini. Tutto questo è poco romantico.
    Per due giorni giravamo come matte.Al secondo giorno la suora del istituto di san Giuseppe dove dormivamo ha detto che se giramo a destra,subito dopo angolo ci sta piazza san Marco;ecco,e noi fino adesso,con stupore di maniaco giravamo sempre a sinistra,cercando la piazza,facendo giro sul tutta città tra una folla che non si sa che voleva. Girando,scavalcando,calpestando e essendo calpestati,chiedendo informazioni e indicazioni siamo salite sul Ponte.Anche qua la gente,devevo tenermi al balaustra per rimanere là.
    Ho guardato giù,l’acqua ,le gondole che passano,la gente sorride,alcuni cantano. Ho guardato sù,c’erabel sole,il cielo stupendo e mi sono detta: scema! Stai a Venezia,si vive una volta sola,chi sa se ancora ritorni qua,goditi di quel momento e smetti di lamentarsi.Ho guardato in faccia di mia amica:è bello qua,dai andiamo vedere tutto che si può.
    Non si può vivere essendo schiacciati dalle nostre paure.Dobbiamo imparare a essere felici e godere di ogni momento nella nostra vita. Non sempre la vita è cosi orribile,spesso dipende da come la vediamo noi.
    FINE-scusate,per fortuna nessuno non è obligato a leggere

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  17. La storia divisa in parti uguali. Terra e cielo che inevitabilmente si cercano, si trovano, si toccano, all’orizzonte di un immenso in cui perdersi e ritrovarsi, di un infinito che contiene ogni gesto e ogni emozione , come fosse uno scrigno in cui discernere tra bene e male; un po’ come i due mari del Nord quando si incontrano a Skagen, si mescolano e si separano da una impercettibile linea di schiuma bianca che segna il confine tra le due correnti e permette di ascoltare la voce del silenzio.

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  18. La gioia, unico progetto che non può fallire, punto in cui in cui acqua, terra e cielo formano una cosa sola.
    E questo Dio lo sa meglio di noi.

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  19. @ Vale
    cero! quando ho smesso di guardare sotto miei piedi e ho cominciato guardare intorno ho cominciato vedere tutta la bellezza.

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  20. Tra tutte le città che ho visto Venezia è quella che ho amato meno pur apprezzandone la bellezza… mi ha sempre lasciato dentro un pò di tristezza… devo dire che vederla attraverso gli occhi di qualcun altro che la vive come un ponte tra passato e futuro me la fa apprezzare diversamente, forse ognuno di noi ha un pò di Venezia dentro e la tristezza è l’incertezza che il progetto non fallisca… credo che d’ora in poi non sarà solo il posto dove andare perchè ci fanno bellissime mostre.

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