Provocazione in forma d’apologo 242

Dopo il mio ennesimo libro di cui pochi si sono accorti (e quei pochi non entusiasmandosene), mio nipote mi ha chiesto: “Zio, perché, in gamba come sei, non riesci a sfondare?”.

“Vedi,” gli ho risposto “come di sicuro avrai letto da molte parti, e come ti sarai già accorto di persona, la vita è un libro.
Alcuni capitoli sono appassionanti e ben messi in pulito: basterebbe copiare. A me è capitato di trovarmi addirittura in mezzo a storie in cui bambole di porcellana ti buttano le braccia al collo e poi tentano di strozzarti con le loro manine dalla forza diabolica. Certo che per copiare, ossia scriverne, ci vuole un bello stomaco. Come riuscire a farlo senza portare alla luce ciò che gli interessati si sforzano in ogni maniera di tenere nell’ombra, per continuare a vivere un’esistenza in qualche modo normale? La nostra famiglia medesima ha i suoi segreti, magari da poco e tuttavia di quel piccante che va di moda in quest’epoca disgraziata, da cui uno scrivano con pochi scrupoli saprebbe assicurarsi non dico la gloria, ma almeno la vecchiaia. Però, a quali costi? D’altra parte, aspettare la morte di tutti i personaggi in carne ed ossa prima di trasformarli in personaggi di carta potrebbe rappresentare un’alternativa quasi onorevole, ma richiederebbe una gran pazienza e un’ancor più grande salute, ed io non ho né l’una né l’altra.
Tuttavia i capitoli appassionanti e ben messi in pulito, che basterebbe copiare, non rappresentano che una piccola parte dell’opera. Il resto è un guazzabuglio irritante. Proprio quel rovescio dello splendido tappeto il cui dritto non ci riesce mai di vedere del quale ho parlato e scritto tante volte. Peraltro il più delle volte si è trattato di un’immagine stanca, a cui io stesso, mentre la evocavo, credevo e non credevo ad un tempo.
In breve, il libro della vita verrebbe quasi sempre voglia di sbatterlo contro il muro, di farlo volare dalla finestra; però poi, se si è soggetti all’imperio della scrittura, si finisce per scendere a patti, e per far sentire il proprio altero dissenso ci si limita a comportarsi come redattori e censori, lavorando di matita blu e di forbici, soprattutto di forbici.
Io appunto ho seguito questa via. Nei miei versi ho scorciato, opportunamente mischiandoli, dei fogli d’album di famiglia: riproducenti ciò che non esiste, l’istante cui si dice “Férmati”, e al quale solo la poesia può conferire una certa speciale realtà.
Insomma, ho cercato di chiudere la vita nella stretta delle mie parole; ma quando la vita ha cercato di stringere me, mi sono tirato indietro, temendo di dover subire o infliggere un alito pesante – No, questo non è vero: qualche goffo abbraccio ce lo siamo scambiato, ma pure di questo, soprattutto di questo non mi andava e non mi va di parlare. Pudore o avarizia? E chi lo sa, magari entrambi.
In ogni caso, quando la gente capisce che stai cercando d’insegnare a vivere alla vita, giustamente non te lo perdona, e quando va bene ti maltratta, quando invece va male ti lascia a marcire nel tuo brodo.”
Mio nipote mi ha lasciato finire la mia tirata, poi sorridendo mi ha chiesto: “E allora, tutti i libri che mi hai messo in mano da quando sapevo appena compitare qualche lettera? Opera di scrivani con pochi scrupoli o di redattori e censori anche quelli?”
“Figlio mio, eccolo il punto; sei tu che sei in gamba, farai strada, spero in tutt’altro campo. Ebbene, esiste una terza possibilità: la via che ai più non si mostra, o se si mostra viene ignorata; che per i grandi è chiara e aperta sempre; e che per quelli come me è simile a una vaga speranza, che appare e scompare a seconda dei momenti e degli estri.”

10 pensieri su “Provocazione in forma d’apologo 242

  1. “La letteratura è una difesa contro le offese della vita”
    e stravolgerà e rovescerà e cambierà tanto.
    la terza via….
    buona mattinata rob.
    eli

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  2. Cara Elisabetta,
    in fondo però può anche essere un’offesa ulteriore (e non si dica che in questo caso non si tratta di “vera” letteratura).
    Ciao,
    Roberto

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  3. Cara Ilaria,
    importanti come sempre sono il cosa e il come; anche se è difficile distinguerli, in questo campo più che in altri.
    Ciao,
    Roberto

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  4. La vita può esser un libro, ovvero un diario, dipende da chi li scrive.
    E’ solo un mio parere.
    Grazie e saluti.

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  5. Gentile Gum,
    “libro” come qualcosa che tiene insieme inizio e fine, e “diario” come qualcosa che privilegia il giorno-per-giorno?
    E’ un parere che ha certamente un senso, il giorno-per-giorno è comunque uno dei mezzi per traghettare da inizio a fine.
    Grazie e un saluto,
    Roberto

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  6. Certamente. Il diario è sgranare la vita a poco a poco, il libro ha già, nel suo concepimento,la visione escatologica dell’autore.

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  7. Caro Fabrizio,
    l’importante è riuscire a credere (per) sempre a ciò che si è intravisto a tratti, o magari una volta soltanto. E non è facilissimo.
    Un abbraccio,
    Roberto

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