The show must go on. No, può anche cambiare.

da qui

È triste notare come oggi, la cultura, sia per lo più una cultura d’apparato. Leggi un giornale e sai già cosa dirà, segui un programma alla televisione e ascolti esattamente ciò che ti aspettavi. Il risultato è una nausea generalizzata, un senso di marcio e di stantio che spinge a cercare altrove cronache e commenti. Gli operatori culturali sono sguatteri di ditte che esigono una linea ben precisa; si ritrovano fra loro con i sorrisi e la complicità di chi sa di essere protetto, di chi è associato a un circolo dove sarà comunque difeso e sostenuto. La vendita dell’anima – perché di questo si tratta – lascia sempre dentro (dentro?) un che di amaro, che bisogna affrettarsi a cancellare con autoconferme miserabili. I gruppi economici decidono le cariche politiche, i ruoli chiave di ogni forma di potere; cantanti, comici, uomini e donne di spettacolo, sono i pagliacci pagati e riveriti di un circo deprimente, ma capace di dettare le mode del momento, di consacrare, senza tema di smentita, le star incontrastate e richieste nei templi autoincensatori dei talk show e dei festival di mezzo inverno. La menzogna collettiva è irrobustita da battage e lanci editoriali, a riprova che solo in allegato ai quotidiani è possibile e pensabile leggere libri e soprattutto venderli. Su questa poltiglia plana uno sguardo desolato che rimpiange le menti di un tempo, gli interpreti che sapevano ancora cosa fosse un’intelligenza libera e brillante. Svegliamoci: non è vero che lo spettacolo debba per forza continuare.

22 pensieri su “The show must go on. No, può anche cambiare.

  1. diceva socrate che il vero sapiente è colui che sa di non sapere.
    già…e l’onestà verso se stessi e l’umiltà di riconoscerla sono valori ormai in disuso….
    un abbraccio fabri

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  2. “Lo spettacolo deve continuare”…

    Dipende! Dallo spettacolo,ovviamente , perché l’ unico spettacolo che deve continuare è solo lo spettacolo della nostra vita ,dove noi siamo i registi di noi stessi.

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  3. Perché, Don, noialtri “idealisti” ci moriamo di fame e i pagliacci del circo mediatico, no?
    Tutt’altro, son pagati profumatamente, senza sapere che un giorno anche loro saranno immolati sull’ara del materialismo perverso di lobby e pseudo-massonerie: commedianti di corte e strimpellatori stonati, oscene veline e ancor-men dalla dubbia grammatica.
    Né sotto silenzio bisogna passare quella dei giornalisti, forse la più compromessa, che manovra opinioni e coscienze a suon di penne d’oro regalate dal potere che conta. E la televisione, voyeur eccellente, che sta a far da megera nel locale per turpi scambisti, violando con quella morale principi e rispetto per l’umanità, presentando modelli d’educazione, che scandalosi è dir poco, in spregio all’adulta decenza, senza neppure il ritegno d’infrangere l’innocenza.
    “Show must go on”, un’allocuzione che ho sempre mal digerito, seppure cantata da Freddie: non è quello spettacolo che val la pena di continuare, è piuttosto il nostro che, nonostante disgrazie e lutti dovute in gran parte a quegli “educatori” dovrebbe andare avanti e spero all’infinito, per rappresentare non più commedie americane dall’esito scontato, bensì tragedie greche, in cui l’epilogo punisce i biechi sentimenti, mentre l’eroe di turno, viene salvato, sul finire, per opera di un Dio.
    Grazie.

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  4. Si, svegliamoci e diamoci da fare, perchè ci stanno derubando di tutto, dai beni materiali, alla dignità ed alla salute; e ci prendono anche in giro, ci ridono in faccia!

    A proposito di menti e cuori di un tempo, valeva allora, per la Sicilia, vale ancora oggi per tutta l’Italia, ma anche per l’Europa ed il resto del mondo:

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  5. ”Svegliamoci: non è vero che lo spettacolo debba per forza continuare.”

    La sensazione è che a volte ci sia anche una consapevole pigrizia. Scegliere insieme che lo show debba cambiare, praticare una pacifica ‘disobbedienza’ civile richiede impegno, energia, ed un’uscita dal proprio orticello di abitudini.

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  6. Siamo tristemente invasi di scrittori compiacenti in cerca di applauso. La dignita’ e’ un bene che si coltiva da piccoli… chi la confonde con l’orgoglio non sapra’ mai di cosa tratta.

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  7. Di un’altra cosa ci stanno derubando: del futuro dei nostri figli!
    Si fa una gran fatica per trasmettere loro dei valori veri e profondi, ma spesso si prova la paurosa sensazione di far crescere degli agnelli in mezzo ai lupi…

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  8. “Che follia fare un brindisi alla stampa indipendente! Ciascuno, qui presente questa sera, sa che la stampa indipendente non esiste. Lo sapete voi e lo so io: non c’è nessuno fra voi che oserebbe pubblicare le sue vere opinioni, e, se lo facesse, lo sapete in anticipo che non verrebbero mai stampate….. Noi siamo gli utensili e i vassalli di uomini ricchi che comandano dietro le quinte. Noi siamo i loro burattini; essi tirano i loro fili e noi balliamo…”

    Discorso di congedo di John Swinton, redattore-capo del New York Times

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  9. Svegliamoci, rendiamo visibile il nostro dissenso. Non bisogna rassegnarsi davanti a chi ci vuole assuefatti e passivi è il momento di riscoprire e difendere gli ideali senza vergogna e paura.

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  10. Temo che non ci sia niente da fare. Oggi impazzano le recensioni, ma sono sparite le stroncature. Come mai? Nessuno ha voglia di farsi dei nemici. Ne va della pagnotta. Se leggo un libro di un autore Mondadori o Feltrinelli e trovo che fa schifo, meglio se sto zitto: altrimenti di pubblicare con Feltrinelli o Mondadori me lo scordo in vitam aeternam. Allo stesso modo si danno le notizie sui giornali e in tv. I litigi fra giornalisti sono litigi all’interno della corporazione: è permesso litigare fra giornalisti, ma se un politico attacca un giornalista tutti quanti insorgono “a difesa della libertà di stampa” (come se la libertà di pensiero e parola non l’avessero anche tutti i non giornalisti). Eccetera eccetera. Svegliarci? Sì, ma poi? Perdonami, Fabry, se ho perso l’entusiasmo. Forse è perché ormai sono invecchiato e non vedo il modo di uscire da questa cappa soffocante.

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  11. Purtroppo le cricche letterarie sono sempre esistite, così come la cultura di apparato e ancora oggi ne paghiamo i danni. Infatti basta pensare su quanti eccellenti scrittori del passato sia sceso il silenzio, e la dimenticanza continua.
    Per un attimo ho pensato che il web sarebbe riuscito a scardinare questo sistema, ma oggi ho il sospetto che si stia avverando la profezia di chi diceva che la rete prima o poi sarebbe implosa.
    la rete, tranne che in qualche caso, sta diventando la fotocopia di quello che succede all’esterno: “io sponsorizzo te se tu sponsorizzi me, io parlo bene di te se tu parli bene di me”, ecc., ecc..
    Non appartengo alla schiera di nostalgici del “si stava bene quando si stava peggio”, e Dio ci liberi dalla lamentela del genio incompreso, per cui se il mondo non si accorge del suo talento la colpa è sempre degli altri.
    Detto questo, e consapevole che le cose non sembrano migliorare, mi associo a quanto dice Pamela. Insomma, un potere ce l’abbiamo: non guardare certe trasmissioni, non comprare certi libri. Sicuramente sbaglio ma da molto tempo ormai mi rifiuto di leggere i libri che vincono i premi in Italia, non li leggo per principio.

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  12. Vico parlava dei corsi e ricorsi della storia inoltre ad ogni periodo di involuzione segue un’evoluzio ne torneranno sicuramente i grandi nelle future generazioni

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  13. Se la TV è viziata, il libraio apprezza quale delle cinquanta sfumatura di colore è la più venduta, la notizia del giorno è l’ennesimo raggiro di pance traboccanti che continuano a godere di un sole che non sa scaldare più i corpi freddi della fame, e anche il sorriso è commerciale, montato ad arte su una dentatura quasi imbarazzante per la perfezione e il punto di bianco, magari all’interno di una cornice di cera che si scioglie ai primi caldi della primavera, il must è l’assenza totale di difetti e problemi. Ma è solo una dittatura mediatica o ci piace davvero la Terra dei cachi?

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  14. Robysda chiude con un melanconico “ci piace davvero la terra dei cachi?”. Ebbene: sì. Le segnalo un mio post di qualche anno fa intitolato, credo, “Vizi e virtù” nel quale mettevo in luce come il corporativismo sia un vizio connaturato agli italiani. Non ce lo leveremo mai di dosso.

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  15. @ Riccardo F.

    Certo che se così, camminiamo verso un vicolo cieco. voglio comunque credere a una prospettiva a più ampio raggio, il risveglio dal torpore di un comodo opportunismo a favore di una giusta verità. grazie per l’attenzione

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  16. Pingback: "Lavoro culturale" soggetto o complemento oggetto? -equilibridigitali-

  17. grazie di cuore a tutti gli intervenuti.
    mi scuso per l’impossibilità di commentare, in questo periodo: bisogna fare delle scelte, purtroppo, o grazie a Dio.
    Riccardo, l’essenziale è dire quello che si pensa: si parte da lì, comunque, per cambiare le cose.

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  18. Pingback: "Lavoro culturale" soggetto o complemento oggetto? -equilibridigitali-

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