71. Effatà

da qui

Sì, sei deciso, niente può fermarti, a questo punto. La preghiera è diventata costante, ne hai scoperto il segreto, come hai fatto a non capirlo, fino a oggi? Sembra tutto più facile, anche se è sempre maledettamente duro. Già, perché non basta che tu abbia deciso: devi convincere gli altri a cambiare atteggiamento, fare la faccia dura, come il Maestro che sapeva di morire ammazzato in qualche modo infame, perché questo è il destino dei profeti e nessuno di loro può morire fuori di Gerusalemme. Il Signore apprezza moltissimo la tua fermezza. Ma il cuore deve ancora aprirsi, superare le paure arcaiche, quelle che covano dai momenti trascorsi in visite frenetiche, quando i medici non riuscivano a spiegare che accidenti avessi. Guardi la foto del battesimo: lo zio monsignore allunga la mano per cavarti il ciuccio; è il momento in cui sta per pronunciare la parola in aramaico: effatà, apriti, mai tanto necessaria come ora. Signore, fa’ che sia adesso, fa’ che quel gesto agisca subito, che non debba più aspettare. L’altro tuo zio, il padrino, ti tiene in braccio con aria preoccupata. Sarebbe morto giovane, fulminato da un ictus, dopo aver sussurrato al fratello, tuo papà: aiutami. Non facciamo altro, nella vita: supplicare qualcuno che ci salvi dal franare in un pozzo senza fondo. Tuo padre ha l’aria contratta di chi non ha dormito; un’immagine in contrasto col suo distacco cronico, che ti ha fatto soffrire così tanto. E invece, guardalo lì: ti fissa con gli occhi semichiusi, come a scandire la stessa invocazione del fratello al Dio dei neonati sfortunati: aiutami. Tua zia ha un’aria disgustata: ti squadra di traverso, come se l’avessi fatta grossa: avresti dovuto nascere più sano, evitando di fornirle un ennesimo motivo di tensione. Di spalle, un altro uomo che non sai chi sia: s’intravede un sorriso, come fosse l’unico a provare tenerezza per quel pezzo di carne martoriato. Non saprai mai chi fosse; l’hai chiesto a tua madre, che è caduta dalle nuvole. Che sia il simbolo di Uno che era già sicuro di guarirti? In tutta la scena, il gesto decisivo spetta al prete, che stacca la tettarella di gomma dalla bocca: è sul punto di pronunciare la parola, e tu resti in attesa, perché tutto dipende dall’effetto della formula, dalla potenza che sprigiona, in grado di sbloccare il cuore in un momento. Effatà. E’ anche la tua casa editrice, come se tutto convergesse in un segnale, come se il mondo, l’universo, restassero appesi al comando di Gesù che tocca le orecchie e la bocca al sordomuto e ingiunge con autorità: apriti! Sei di nuovo il bambino del battesimo; il male ti minaccia, ma c’è un cerchio di fuoco nel quale il Signore ti protegge, rivela i segreti della gente intorno a te, perché lui non ha problemi a leggere nel cuore. Sta per dare il colpo di grazia a chi continua a insidiare la tua vita. Tutto dipende dalla fede nel miracolo, perché Dio è deciso ad arrivare, il prima possibile, allo scopo; la mangerete in fretta, è la Pasqua del Signore! Sei di nuovo qui, a Pi Achirot, davanti a Baal Zefon. Sai che non devi temere lo stridere dei carri e dei cavalli; basta battere l’acqua col bastone e il mare arretrerà: lo passerai, mentre prima rifiutavi di lanciarti e don Mario ti diceva: vai, buttati, vedrai che si sta bene; è troppo fredda! macché fredda, non perdere tempo! Gli scogli di Taormina hanno la pelle ruvida dei contadini siciliani. L’isola ti guarda come una donna che freme per aprirti, quando sente arrivare l’ascensore. Effatà. Signore, fa’ che sia adesso, fa’ che non debba più aspettare.

26 pensieri su “71. Effatà

  1. La preghiera è il mezzo che abbiamo per parlare con Dio; abbiamo bisogno di parlare con Chi ci ama, con Chi amiamo, come con un amico o uno sposo, per confidarci e rifugiarci in Lui, per tenere unito quel filo che ci lega, che si chiama Amore; pregare è aprire il cuore all’ascolto dell’unica Parola che può guidare i nostri passi.
    Anche quando non abbiamo le parole giuste, quando non sappiano neanche noi cosa dire o come dirlo, Lui saprà capire, perchè sa già tutto, e dare le risposte giuste…

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  2. “…e non abbiam bisogno di parole per spiegare quello che e’ nascosto in fondo al nostro cuore ma ti sollevero’ tutte le volte che cadrai e raccogliero’ i tuoi fiori che per strada perderai e seguiro’ il tuo volo senza interferire mai perche’ quello che voglio e’ stare insieme a te senza catene stare insieme a te…”

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  3. un cuore duro,un cuore di pietra ,può trasformarsi in un cuore di carne soltanto quando ti accorgi che “il Vangelo sta parlando a te ” che sei da solo, e il Vangelo ci parla tutti i giorni con ogni mezzo solo che a volte siamo ciechi e sordi per poter capire che Lui ,quello sconosciuto è li per noi ,per pronunciare la fatidica parola: effata(=apriti) !

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  4. La preghiera è l’ unico mezzo che ci rende forti,è l’ unico mezzo che ci apre gli occhi e ci fa vedere ciò che non riusciamo a vedere,è l’ unico mezzo che ci salva ,se crediamo in lei, quando abbiamo bisogno di aiuto, è la nostra unica consolazione ,è colei che ci protegge e ci dà forza,perché in fondo è la nostra ancora di salvezza,il gancio che ci unisce tra terra e cielo.

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  5. Appesi al filo del desiderio – da cui è facile cadere – al quale, invece, ci si trova assicurati da uno straniero che si presenta ogni volta in forma e materia tutta da interpretare, conoscere per poi arrivare a fidarsi. Il cardiologo di turno, insomma, pronto ad intervenire alla prima visita o in extremis, quello del rimedio tempestivo all’infarto, provocato dall’insensibilità e dalla presunzione di chi pensa di saperne sempre più dell’altro, dalla diffidenza e da quel muro che si erge ogni volta più alto, come fosse un mezzo per filtrare ciascuno le proprie (in)sicurezze, lasciarle cadere nell’altrove e risanando, a poco a poco, le lacerazioni provocate da una solitudine spesso, purtroppo, cercata e trovata per paura di perdere l’io. E’ bello, dunque, pensare ad una guarigione miracolosa, che si concede, bizzarra, nelle acque fredde di Taormina, o attraverso un bellissimo romanzo chiamato Vita.

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  6. Nella vita i cambiamenti vanno accettati per quello che sono : cambiamenti! Solo cosi potrà sorgere il sole dopo un fortissimo temporale…ogni cambiamento porta una morte interiore dalla quale poi può nascere un fiore ,il fiore della vita vera ,di quella che potremmo dire “definitiva”!

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  7. ‘come se tutto convergesse in un segnale’, come in questo post che sembra avere come punto centrale l’acqua, simbolo e momento di immersione in un armonioso progetto di cuore nuovo nell’infusione battesimale, il mare di Taormina, il Mar Rosso che si apre a liberare dagli eserciti dentro di noi

    ‘perché oggi, come allora,
    l’acqua segnasse la fine del peccato
    e l’inizio della vita nuova’
    (Preghiera e invocazione sull’acqua)
     

    

    
    
    
    
    
    
    
    
     
    
    

     
    
    
    
    

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  8. Ho trovato una bellissima poesia di Rabindranath Tagore.
    Lo scrivo qua anche due frasi della prefazione.

    A Lui si può domandare il supremo conforto,senza il quale la vita non avrebbe senso.E l’amore viene innalzato a preghiera:

    Dammi il supremo conforto dell’amore,
    questa è la mia preghiera.
    Il conforto che mi permetterà di parlare,
    agire,soffrire secondo la tua volontà,
    e di abbandonare ogni cosa per non essere
    lasciato a me stesso.
    Fortificami nei pericoli,onorami con la tua sofferenza
    aiutami a percorrere i cammini difficili
    del sacrificio quotidiano.

    Dammi la suprema confidenza dell’amore,
    questa è la mia preghiera.
    La confidenza nella vita che sfida la morte,
    che cambia la debbolezza in forza,
    la sconfitta in vittoria.
    Innalzami,perchè la mia dignità,accettando l’offesa,
    disdegni di renderla.

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  9. Quell’effatà sta proprio alla radice, al centro dell’incontro col nostro primo toccare ed essere toccati da Dio, un contatto fisico, personale, singolo che crea oltre quanto è biologico, instrada l’uomo, che incomincia il suo cammino per diventare vero, pieno. Ma quante volte si ripropone, effatà, nuova e continua creazione, quanto nei passi che compiamo diventa voce che invoca….apri le mie labbra, la mia mente, il mio cuore, sciogli la mia volontà. Ma sorge l’impazienza, la stanchezza di una umanità che continua a cercare il volto, e parla ancora più forte il desiderio di lasciarsi sorprendere, una volta di più, dalla gioia….”Eri dunque tu ed io non lo sapevo”…

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  10. Si sente proprio aria di rinnovamento, qui a LPELS ( e non solo riguardo alla veste grafica e al format del blog).
    Siamo ad un crocevia importante in cui la scelta della direzione potrebbe essere stavolta quella definitiva.
    Il testo di oggi richiederebbe troppo tempo per essere commentato, scandagliando ogni parola nel profondo, palmo a palmo, come fanno i sommozzatori esperti che vanno alla ricerca di tesori nascosti nei fondali marini per altri irraggiungibili, e dopo un’anamnesi attenta e puntuale riuscire a formulare l’interpretazione giusta , l’unica che quei medici a consulto non riuscivano a dare per quel neonato problematico che qualcun’altro decise di salvare.
    Un brano ,questa volta che piu’ di un’ispirazione poetica sembra pervaso di un’ispirazione divina che sospinge il destinatario in uno stato d’estasi vero e proprio che non ha piu’ a che fare col tormento dell’uomo e le sue arcane paure, ma gli spalanca il cuore come egli ha piu’volte invocato.
    Oh, potessimo anche noi dare quella risposta a Effata’.

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  11. Come il tuo pittore preferito sei entrato nel cuore della scena del battesimo, dove tutto il nostro essere umani è nell’ aria preoccupata di tuo zio, gli occhi semichiusi del papà, la tensione della zia, la concentrazione della mamma che sembra non accorgersi di una presenza ignota e sorridente.
    Il bimbo resta “in attesa perché tutto dipende dall’ effetto della formula, dalla potenza che sprigiona”.

    “Fa’ che non debba più aspettare”.
    Ma se abbiamo fiducia in quella formula che si rinnova, nel Signore nel guidarci all’ apertura del nostro cuore e del mare, i tempi giusti saranno i suoi.

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  12. Signore, ti prego, guarisci ed apri le mie orecchie, affinchè possa udire la tua voce .
    (Sant’Agostino)

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  13. Ho meditato questa pagina e la domanda che ritorna in mente è sempre la stessa:

    Come si fa ad essere certi che Dio è contento di noi?

    Ho sempre creduto che la prova fosse constatare che la volontà di Dio stia passando attraverso le nostre azioni grazie al sentimento che questo produce per riflesso e cioè che anche noi siamo contenti di Dio…CONTENTI!

    La gioia… gioia piena, vera, profonda, nostra e di chi ci guarda e tiene al nostro bene, ci dice che stiamo sulla strada giusta.

    La gioia è un sentimento solidale e contagioso tra persone che si vogliono bene così come la tristezza ed il dolore; abbiamo tutti una bella responsabilità, abbiamo il dovere di capire bene, almeno credo.

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  14. scusate,ma non mi va di essere seria e ho voglia di scrivere qualche di “miei” commenti.

    “sei deciso,niente può fermarti”-primo passo,prendere la decisione, giusta o non giusta ma la tua decisione
    “è sempre maledettamente duro”-e si,perchè adesso che ti aspetta la battaglia
    “devi convincere gli altri a cambiare attegiamento”-Ops!!! Si che è una battaglia dura,ma non basta che ti cambi solo tu?
    e prosegui la tua strada,con la faccia dura verso Gerusalemme.

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  15. con questo ciuccio qua mi si è ricordato come mia mamma raccontava,che quando ero piccola,stavo nella carrozzina,mio fratello che è soltanto undici mesi più grande di me,veniva da me e mi toglieva ciuccio dalla bocca e si portava con se e mio e suo. E io non lo so se lui mi stava già insegnando condivisione o soltanto ero come un esempio di frase: “a questi che hanno poco, sarà tolto anche questo che hanno”.
    (scusate,ma io ovviamente scherzo)

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  16. @Agnese commento n.20

    Hai perfettamente ragione!
    L’egoismo spesso spinge a non rispettare le scelte dell’altro, con la pretesa, magari, di volerlo convincere che sta sbagliando e la presunzione di sapere noi qual’è invece la cosa giusta da fare.
    Questo non è l’amore di cui sempre parliamo, questo è restare concentrati su se stessi, impedire all’altro di essere libero e desiderio di possederlo.

    Quando ti accorgi che qualcuno sta cercando di soffocarti con questo tipo di attenzioni, è giusto prima cercare di spiegargli con carità e amore che tutto ciò è dannoso, ma poi, se si ostina a non capire, altro che faccia dura bisogna fare, durissima, di marmo ci vuole per difendersi…

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  17. Il rischio di non saper fare la faccia dura, è anche che l’altro ti convinca della sua verità, adoperando una specie di lavaggio del cervello e dell’anima…

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