“IN TERRITORIO NEMICO”: LA SCRITTURA INDUSTRIALE COLLETTIVA A FIRENZE

di Giovanni Agnoloni

“Vanni Santoni, Gregorio Magini e la Scrittura Industriale Collettiva”

da Postpopuli.it

Vanni SantoniIn territorio nemico, un romanzo sulla Resistenza edito da Minimum Fax con ben 115 autori, riuniti in un’équipe di “Scrittura Industriale Collettiva” (“SIC”). Il progetto è stato ideato e coordinato da Vanni Santoni (Gli interessi in comune, Feltrinelli; Se fossi fuoco, arderei Firenze; Laterza, Tutti i ragni, :duepunti) e Gregorio Magini (La famiglia di pietra, Round Robin).

La storia è quella di tre giovani che, a partire dell’8 settembre 1943, l’assurda situazione di un’Italia lacerata dall’armistizio costringe a restare lontani tra loro, nonostante i legami che li uniscono. Si tratta di Aldo e Adele, giovani sposi, e del fratello di lei Matteo.

La diserzione, la lotta partigiana, la via della clandestinità diventano sentieri nascosti per uscire dalla selva dell’orrore e della disperazione, mentre la morsa del regime non cessa di spaventare. E, protagonista silenzioso ma concreto, il panorama naturale e umano di un’Italia ormai lontana da noi, fatta di campagna, di solitudini assolate, di sogni coltivati nel caldo di un sole che pur è incapace di scacciare dal fondo dell’animo la paura della fine.

La prima nazionale e presentazione ufficiale del romanzo sarà mercoledì 17 aprile 2013 alle ore 18 alla Libreria Feltrinelli di Via Cerretani 30/32r, a Firenze.

Intervista a Vanni Santoni e Gregorio Magini:

– Qual è lo spunto da cui è nato In territorio nemico? Perché l’idea di un progetto di scrittura collettiva a così ampio raggio?

Realizzare un romanzo era tra gli obiettivi iniziali del progetto SIC. Quando, nel 2007, ideammo il metodo, stabilimmo che il coronamento del progetto sarebbe stata la realizzazione di un romanzo a “oltre cento mani”. Ci sono voluti sei anni, tre di sperimentazione metodologica e tre di lavoro sul testo, ma alla fine ci siamo riusciti, doppiando pure l’obiettivo numerico. Sulla genesi del progetto SIC rimandiamo a questa intervista a Bibliocartina, in cui abbiamo trattato il tema in modo esaustivo, mentre sul perché della scelta di un romanzo storico ambientato in quel periodo, al saggio Affinità elettive.

– L’aver puntato l’attenzione su protagonisti giovani è anche un modo per lanciare un messaggio di speranza e di reazione alle nuove generazioni di oggi?

Tutte le scelte effettuate nel romanzo sono emerse dalle schede, o al massimo dal soggetto che è comunque stato scritto a partire da aneddoti e documenti raccolti dagli scrittori, quindi non c’è controllo in questo senso. C’è stato in passato chi ha detto che le opere SIC farebbero emergere l’“inconscio collettivo”, quindi può darsi, da questo punto di vista. Oppure, più semplicemente, è solo il fatto che la Resistenza ha avuto protagonisti molto, molto giovani.

Vanni Santoni 4

Vanni Santoni e Gregorio Magini

– Come avete scelto i partecipanti al progetto?

All’inizio, in preiscrizione, anche grazie ai passaggi su Fahrenheit, abbiamo reclutato qualcosa come quattrocento iscritti. Al momento dell’avvio dei lavori, gli effettivi confermati erano 223. Poi, appena è stato chiaro che non si trattava di uno dei tanti giochini che nascono e muoiono sul Web, ma che c’era da scrivere una quantità rilevante di pagine ogni settimana, in molti sono scomparsi. Alla fine ci siamo ritrovati con i famosi 115 (in realtà un po’ meno, perché il numero finale include i revisori e i consulenti dialettali, reclutati per lo più a fine lavori).

– Come avete organizzato l’assemblaggio dei singoli contributi e garantito la (pregevole) uniformità stilistica dell’opera?

Intanto, grazie per il “pregevole”. Abbiamo utilizzato il metodo SIC, dove i contributi non vengono assemblati, bensi sommati (tutti gli scrittori lavorano infatti a ogni parte del testo) e successivamente distillati in schede definitive. Il processo di scrittura, composizione e rilettura omogenizza lo stile e “porta” via via gli scrittori verso obiettivi anche formali comuni. Per una spiegazione sintetica del metodo, rimandiamo a questa intervista a Vanni Santoni, mentre per chi volesse approfondire la cosa nel dettaglio, o usare il metodo SIC per le proprie opere, consigliamo di scaricare i materiali dal nostro sito.

– Un’opera di questo tipo mette in crisi o semplicemente cambia il concetto di “autorialità”?

Sicuramente lo mette in discussione. Sono questioni con cui ci siamo dovuti confrontare fin dagli albori del progetto SIC, tant’è che oggi abbiamo un piccolo archivio in merito. Su come cambia la funzione autoriale in un’opera SIC, abbiamo scritto un ampio articolo, Solve et coagula, mentre sulle implicazioni più ampie dell’avvento delle reti in letteratura, Letteratura come network. C’è poi la questione della possibilità di una letteratura collettiva, sulla quale abbiamo netto in Atlantide non fu affondata in un giorno.

– La “SIC” sta ricevendo grande attenzione anche a livello internazionale. Quali i prossimi appuntamenti?

Il 18 aprile la traduzione del pezzo scritto da Vanni Santoni per La Lettura del Corriere della Sera uscirà sul Courrier International, corredata da uno speciale su In territorio nemico, mentre il 6 maggio saremo in onda su Fréquence Paris Plurielle con una lunga intervista a cura di Veronica Collalti. Ci sono inoltre presentazioni in programma a Parigi, Londra, Berlino, Amsterdam, Bruxelles, New York e interventi in varie università europee e americane, ma ancora non possiamo pubblicare il calendario, non essendo definitivo.

– Ci saranno altri romanzi di questo tipo?

Ci sono voci di case editrici che vorrebbero mettere su un gruppo SIC di 6-7 professionisti agli ordini di uno dei fondatori per realizzare romanzi di genere – e la cosa di certo potrebbe funzionare, dato che al di là del gesto estremo di scrivere un libro in oltre cento, il numero ideale di autori per realizzare un’opera SIC rapidamente è quello – ma, appunto, sono solo voci…

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