Paul Celan : Corona

stradella celan

 

Paul Celan ( 23.11.1920- 20.4.1970)  in memoriam

 

Corona

Aus der Hand frißt der Herbst mir sein Blatt: wir sind Freunde.
Wir schälen die Zeit aus den Nüssen und lehren sie gehn:
die Zeit kehrt zurück in die Schale.
Im Spiegel ist Sonntag,
im Traum wird geschlafen,
der Mund redet wahr.
Mein Aug steigt hinab zum Geschlecht der Geliebten:
wir sehen uns an,
wir sagen uns Dunkles,
wir lieben einander wie Mohn und Gedächtnis,
wir schlafen wie Wein in den Muscheln,
wie das Meer im Blutstrahl des Mondes.
Wir stehen umschlungen im Fenster, sie sehen uns zu von der Straße:
es ist Zeit, daß man weiß!
Es ist Zeit, daß der Stein sich zu blühen bequemt,
daß der Unrast ein Herz schlägt.
Es ist Zeit, daß es Zeit wird.
Es ist Zeit.

 

Corona

Dalla mano l’autunno mi bruca la sua foglia: siamo amici.
Noi sgusciamo il tempo dalle noci e gli insegniamo a camminare:
il tempo ritorna nel guscio.

Nello specchio è domenica,
nel sogno si dorme,
la bocca parla vero.

Il mio occhio scende al sesso dell’amata:
noi ci guardiamo,
noi ci diciamo cose oscure,
noi ci amiamo come papavero e memoria,
noi dormiamo come vino nelle conchiglie,
come il mare nel raggio sanguigno della luna.

Noi stiamo alla finestra abbracciati, dalla strada ci guardano:
è tempo che si sappia!
È tempo che la pietra si degni di fiorire,
che all’affanno cresca un cuore che batte.
È tempo che sia tempo.
È tempo.

Traduzione di  Stefanie Golisch

Il quadro è di Luigi Stradella

 

6 pensieri su “Paul Celan : Corona

  1. PAUL CELAN DODICI MICROLITI

    In ogni prima parola di una poesia si concentra la lingua intera.

    Storia strana, la storia del nostro mondo: non tutta del mondo, non tutta nostra, non tutta storia; non tutta così strana.

    “Questa qui è la mappa del silenzio”, disse il saggio, mentre attaccava un grande foglio nero alla parete. “Calcolate la scala!”.
    Uno dei discepoli la calcolò.

    Le poesie non cambiano certo il mondo, ma cambiano l’essere-nel-mondo.

    Andare nel deserto, poter giungere fino al suo centro più rovente per sotterrare lì la pianta della città dei mille pozzi.

    La poesia, non s’impone più, si espone.

    La poesia che viene al mondo vi giunge carica di mondo.

    Una domanda risuona: “Che ora sarà?”
    Gli sguardi vanno tutti nella stessa direzione: lì è la bocca sibillina, parlerà senza veli. Dice: “L’ora di oggi. L’ora di oggi e di sempre”.

    La poesia è monotona. Nessuno diventa ciò che non è.

    Si tratta sempre di inizio e fine; in mezzo c’è solo l’istante.

    “Dove si va? Sempre verso casa”. Fanno così. Io no! Sto di casa nel verso, che va e va.

    Dell’irriconoscibilità delle mie poesie mi ringrazio molto.

    "Mi piace"

  2. In jedem ersten Wort eines Gedichts ist die ganze Sprache enthalten.

    Sonderbare Geschichte, die Geschichte unserer Welt: nicht ganz von dieser Welt, nicht ganz unsere, nicht ganz Geschichte; nicht ganz so sonderbar.

    „Dies hier ist die Landkarte des Schweigens“, sagte der Weise, während er ein großes schwarzes Blatt an der Wand befestigte. „ Kalkuliert den Maßstab!“ Und einer der Jünger kalkulierte.

    Gedichte verändern gewiss nicht die Welt, aber sie können das Sein in der Welt verändern.

    In die Wüste gehen, ihren glühenden Mittelpunkt erreichen können, um dort die Karte der Stadt mit den tausend Brunnen zu vergraben.

    Gedichte drängen sich nicht auf, sie setzen sich aus.

    Das Gedicht, das in die Welt tritt, kommt angefüllt mit Welt.

    Eine Frage kehrt immer wieder: „Wie spät mag es wohl sein?“
    Die Blicke gehen allesamt in die gleiche Richtung; dort ist der sibyllinische Mund und er wird ohne Schleier sprechen. Er sagt:„ Die Uhrzeit von heute. Die Uhrzeit von heute und immer.“

    Gedichte sind einförmig. Niemand wird, was er nicht ist.

    Es geht immer um Anfang oder Ende; zwischen ihnen liegt nur der Augenblick.

    „Wohin gehen wir? Immer nur nach Hause.“ So macht man das! Ich nicht! Ich bleibe im Haus der Verse, die gehen und gehen.

    Für die Unkenntlichkeit meiner Gedichte bedanke ich mich sehr.

    Questa poesia mi piace molto… Chi è che l’ha scritto…???

    "Mi piace"

  3. Sono appunti di Paul Celan, dai Microliti a occhio e croce.

    Vi mando qui una risposta – riscrittura di Ingeborg Bachmann alla poesia Corona (che a lei è dedicata da P.C:)

    Musica e parola, entusiaste l’una dell’altra, entusiaste d’essere
    insieme, sono uno scandalo, una rivoluzione, un amore,
    una confessione. Tengono svegli i morti e danno fastidio ai
    vivi, anticipano ogni desiderio di libertà e inseguono ogni trasgressione
    fino a perdere il sonno. Il fine più alto per loro è
    produrre un effetto. […] E si dovrebbe allora poter brandire
    una pietra e tenerla alta, nella selvaggia speranza che cominci
    a fiorire, come la musica tiene alta una parola e la illumina
    attraversandola con tutta la forza del suono. Poiché è
    tempo di avere occhi per la voce umana, questa voce di una
    creatura incatenata, non del tutto capace di dire di cosa soffra,
    di cantare fino in fondo le altezze e le profondità che pure
    va misurando. Abbiamo solo quest’organo non del tutto preciso,
    non del tutto affidabile col suo volume modesto, con
    una soglia verso l’alto, e l’altra verso il basso – ben lungi dall’essere
    un apparecchio, un sicuro strumento, o una macchina
    riuscita. […] Ma è tempo di dare attenzione a questa voce,
    di consegnare a lei le nostre parole, i nostri suoni, di farla
    arrivare fino a chi sta in attesa, a chi s’è voltato dall’altra
    parte, con tutta la bellezza dei suoi sforzi. È tempo di non
    pensarla più come un mezzo, ma come vicaria, sostituto
    provvisorio fino a quando poesia e musica troveranno il loro
    momento di verità, incontrandosi.
    Ingeborg Bachmann, Musica e poesia, 1964
    (KS, pp. 249-252; traduzione mia).

    "Mi piace"

  4. PAUL CELAN
    MICROLITI
    Zandonai Editore
    Euro 18
    Traduzione dal tedesco di Dario Borso
    Prima traduzione mondiale

    Microliti sono, pietruzze appena percepibili, lapilli minuscoli nel tufo denso della tua esistenza – e ora tenti, povero di parole e forse già irrevocabilmente condannato al silenzio, di raccoglierli a cristalli? Rifornimenti sembri attendere – donde dovrebbero venire, di?
    Paul Celan

    "Mi piace"

  5. Pingback: Benedetta Tobagi: l’ambivalenza della brace europea | Bookblog

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.