“SELEZIONE NATURALE”: GIOVANI SCRITTORI E CONCORSI LETTERARI

di Giovanni Agnoloni

copertina-selezione-naturaleSelezione Naturale è una raccolta di racconti a cura di Gabriele Merlini da poco uscita per la casa editrice Effequ. Si tratta di un’interessante proposta antologica, con contributi di autori giovani della scena fiorentina e del resto della Toscana, quali lo stesso Merlini, Vanni Santoni, Gregorio Magini, Alessandro Raveggi, senza dimenticare il poeta Marco Simonelli – qui presente in veste narrativa, come anche l’artista visuale Francesco D’Isa –, il critico e traduttore Valerio Nardoni e Collettivo Mensa, che è un gruppo di tre autori lucani che hanno anche dato vita a un’omonima rivista.

Filo conduttore dei racconti, i concorsi letterari, con le loro illusioni e i loro inganni, e le vite che si srotolano loro attorno, fotografando in un’istantanea spesso malinconica, ma a volte dai tratti comici e paradossali, le vite di scrittori che cercano di entrare nel difficile mondo delle Lettere.

La lettura, vivace e divertente, è infatti intrisa di un senso di amarezza latente, che serve quasi da monito per chi cerca di ritagliarsi degli spazi attraverso iniziative che, purtroppo, spesso si rivelano più aleatorie che altro.

Ho avuto il piacere di intervistare il curatore Gabriele Merlini.

– Com’è nata l’idea di realizzare un’antologia di racconti sul tema dei concorsi letterari?

In effetti il libro ha una genesi curiosa, poiché si direbbe lo sviluppo di due percorsi diversi che proprio nella fase finale hanno scelto di incrociarsi. Da una parte la mia storia, dall’altra l’interesse per l’argomento dell’editore Francesco Quatraro, non nuovo a testi sull’editoria e sulle dinamiche interne al mondo letterario. Per quanto riguarda me, venivo da un periodo piuttosto movimentato a causa della battaglia fiorentina (ma non solo) contro un festival dalle dinamiche inquietanti cui il comune aveva concesso il patrocinio: evento rientrato grazie alla mobilitazione di un gruppo di scrittori e operatori culturali abili nell’organizzarsi, segnalare e soprattutto illustrare differenti modalità di approccio alla faccenda. Un momento istruttivo nel quale ho avuto modo di approfondire e informarmi. Viceversa, Francesco da tempo pensava a un testo che avesse simile soggetto e obiettivi (narrare e, se possibile, denunciare alcune stortezze del sistema); dunque, a seguito di un incontro, ci siamo immediatamente trovati con ottimi spunti, un gruppo di autori consapevoli e una buona dosa di volontà.

– I singoli contributi sono pressoché tutti attraversati da un senso di malinconico disincanto, rispetto all’ambiente di “chi scrive”. Perché?

Pure io ho riscontrato nei testi quello che tu chiami un disincanto. E certo va relazionato all’ambiente di «chi scrive», sforzandosi tuttavia di considerarlo nella propria interezza. Ossia l’intera filiera del libro. Di nuovo i concorsi letterari o premi, ma anche le case editrici o talune rischiose opzioni di esordio. I contratti, ma non solo. Il disincanto deriva dal confronto con un universo che può esporre a rischi e nel quale è saggio muoversi con cautela. Il disincanto va relazionato al confronto con assurdità e tentativi di raggiro. Il disincanto è il rischio reale di desistere stremati. Poi, certo, ogni autore questa attitudine la tratta utilizzando il proprio registro. Malinconico, espressamente comico o da tragedia classica. Chi scrive è parte di un contesto. In potenza, è la parte più esposta a fregature ma, per quanto ho potuto vedere, esistono ottime reti di relazioni per aiutarsi a tenere costantemente gli occhi aperti. Siti, riviste e spazi di discussione che aggregano e approfondiscono con preparazione e competenza. Un segnale confortante.

Merlini

Gabriele Merlini (da effequ.it)

– Il tuo racconto, in particolare, rievoca le atmosfere “anniottanta” di una Firenze per molti “mitica”. Perché lo era, e perché oggi – se è questo il problema – non lo è più, soprattutto per uno scrittore?

Il periodo del quale mi occupo nel testo è stato indubbiamente eccezionale per la mia città. Ma svicolerei da parallelismi con l’attualità. Firenze in quegli anni si è trovata al centro di un fortissimo sviluppo culturale, artistico e musicale. Dopodiché la situazione è cambiata per dinamiche che possono non essere state strettamente locali. Il motivo per il quale ne ho scritto è tuttavia assolutamente pragmatico: essendo un tema che torna con ciclicità in numerosi ambiti e trattato in migliaia di salse – una sorta di mitologia locale perennemente rinnovata con aneddoti mai sentiti prima -, mi sembrava l’argomento ideale per un fittizio concorso letterario. Oltretutto, la passione per un certo tipo di musica mi ha offerto l’opportunità di argomentare con qualche consapevolezza. Tornando all’attualità, è difficile formulare un giudizio oggettivo e universale su come sia Firenze oggi per chi scrive. Io trovo enormi elementi positivi, perché vedo in giro un fermento di luoghi e autori con la ferma volontà di fare gruppo e confrontarsi. Conoscersi e collaborare. Migliorarsi e proporre. Forse qualcosa di nuovo e da salutare con entusiasmo. Per me funziona da sprone e stimolo. Mi auguro che non sia soltanto una mia suggestione, ma un sentimento condiviso.

– Hai o avete in programma altre iniziative letterarie di questo tipo?

Al momento sto terminando la centomillesima revisione di un romanzo che dovrebbe uscire dopo l’estate, così come gli altri autori di Selezione naturale stanno portando avanti i loro rispettivi progetti. Tuttavia, le chiacchiere e le mail tra noi sono quotidiane, e sicuramente nasceranno nuovi progetti. Fermo restando che potrò essere più preciso solo dal prestigioso palcoscenico del prossimo reading collettivo Torino una sega. Sia nella lettura («a voce alta», come da slogan) che nella scrittura, partecipare mi sembra quantomai essenziale.

Un pensiero su ““SELEZIONE NATURALE”: GIOVANI SCRITTORI E CONCORSI LETTERARI

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