25 aprile

da qui

Le solite polemiche: chi ha liberato chi; impossessarsi, strumentalizzare. L’ermeneutica insegna che non basta la storia, serve comprendere, interpretare, in modo che il passato dica qualcosa all’oggi. E oggi liberazione significa visione nuova della società e della politica, rifiuto delle logiche parziali, guidate da interessi di bottega, dai condizionamenti delle lobbies e dei poteri economici e ideologici che fanno carne da macello delle aspettative legittime di un popolo, dei diritti elementari, calpestati dai gruppi di potere. Democrazia, oggi, significa dare voce agli ultimi, a coloro che subiscono dittature subdole e invisibili, il lavaggio del cervello a opera dei media asserviti al padrone più munifico. Cercasi partigiani della vera libertà, combattenti coraggiosi contro il mostro a sette teste della seduzione diabolica del dio denaro.

17 pensieri su “25 aprile

  1. In poche righe hai espresso con assoluta chiarezza il senso che deve avere oggi il 25 aprile.. e mai come quest’anno dopo lo spettacolo indecoroso al quale abbiamo assistito per l’ennesima volta da parte della nostra classe politica, vecchia e nuova senza eccezioni che disattenderà ancora una volta alle nostre aspettative, abbiamo bisogno di ricordare chi ha contribuito anche dando la vita all’abbattimento di un regime terribile e, non voglio fare polemica anch’io ma credo che bisognerebbe precisare più spesso che i morti si sono tutti uguali e meritano rispetto, ma questi avevano un colore ben preciso e soprattutto non bisogna mischiare chi in certi climi politici trova un alibi per fare uscire da sè solo la parte-demonio che è sempre in agguato, con chi invece ha donato la vita sacrificandosi per regalarci un futuro all’insegna della libertà. Oggi andrò alla manifestazione a Milano (non ci andavo da tanti anni) perchè credo che sia ora di ribadire tutti questi valori per poter ancora credere che ci sarà una nuova Liberazione.

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  2. Parole bellissime e condivisibili in pieno.
    Peccato però che sia difficile cogliere in esse qualche sintonia con le indicazioni di parte politica, anche autorevoli, che ci giungono in questi giorni.
    D’altra parte, fortunatamente non spetta ai poeti dire di questi argomenti parole definitive sull’oggi;
    i poeti sono i nascosti legislatori del mondo e va bene così, l’importante è che non vengano nascosti con la forza, o non si nascondano da sé, per calcoli di corto respiro.
    Un abbraccio,
    Roberto

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  3. @ Robertorossitesta.

    Condivido la condivisione.
    Sarebbe dunque ora di usare megafoni per far ascoltare certe voci che parlano di verità!
    Buona giornata.

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  4. Questa mattina, del tutto ignara del post, ho voluto postare su Facebook proprio questa canzone di Giorgio Gaber. Libertà non è uno spazio libero. Libertà è partecipazione. La nostra. Affinchè quello spazio non venga fagocitato da qualcuno più veloce, scaltro e interessato di noi. Non possiamo più demandare ad una pessima politica l’implosione della società. Siamo noi i primi partigiani del bene.
    Grazie Fabrizio.
    E buona festa della libertà a tutti.

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  5. “Cercasi partigiani della vera libertà”
    Tu sei uno di quelli,caro Fabrizio, che grida nel deserto delle dissonanze.

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  6. C’è bisogno di partigiani della vera libertà per liberarci del disgusto che non si può non provare oggi e riportare nella nostra società i valori veri e più giustizia sociale. Grazie don per questa bella pagina.

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  7. Buon 25 aprile a tutti.

    René Char, Fogli d’Ipnos, Giulio Einaudi Editore, Collezione poesia 56. Da anni libro “attualmente non disponibile”. I Feuillets d’Hypnos, il più straordinario diario di lotta che mai combattente clandestino per la libertà abbia scritto.

    René Char, sette Fogli d’Ipnos , traduzione di Vittorio Sereni.

    42
    Tra i due spari che decisero la sua sorte, ebbe il tempo di chiamare una mosca: “Signora”.

    73
    A dar retta al sottosuolo dell’erba dove una coppia di grilli cantava stanotte, la vita prenatale doveva essere ben dolce.

    81
    L’assenso illumina il volto. Il rifiuto gli dona bellezza.

    128
    Non ancora il fornaio aveva sfilato le serrande di ferro della sua bottega che già il villaggio era assediato, imbavagliato, ipnotizzato, ridotto all’immobilità assoluta. Due compagnie di SS e un distaccamento di militi lo tenevano sotto le fauci delle mitragliatrici e dei mortai. Allora la prova cominciò.
    Gli abitanti furono gettati fuori dalle case e radunati a forza sulla piazza centrale. Le chiavi nelle toppe. Un vecchio, duro d’orecchi, non abbastanza svelto ad obbedire, vide i quattro muri e il tetto del suo fienile sbriciolati dal lancio della bomba. Ero sveglio dalle quattro. Marcelle era venuta a bisbigliare l’allarme alla mia imposta. Mi ero subito reso conto ch’era del tutto inutile tentare il passaggio del cordone di sorveglianza per raggiungere la campagna. Sloggiai in fretta di dov’ero. La casa vuota in cui mi rifugiai permetteva, in caso estremo, di resistere efficacemente con le armi. Dalla finestra, dietro le tendine ingiallite, potevo seguire l’inquieto viavai degli occupanti. Non uno dei miei era presente nel villaggio. Questo pensiero mi rinfrancò. A qualche chilometro di distanza, avrebbero osservato le mie consegne e sarebbero rimasti acquattati. Colpi giungevano, punteggiati di ingiurie. Le SS avevano sorpreso un giovane muratore di ritorno dall’aver raccolto certi laccioli per la caccia. Il suo spavento lo designò alle loro torture. Urlante una voce si chinava sul corpo tumefatto: “Dov’è? Accompagnaci da lui”, seguito da un silenzio. Piovevano pedate e botte col calcio delle armi. Una rabbia insensata m’invase, scacciò la mia angoscia. Le mie mani trasmettevano all’arma il loro sudore convulso, ne esaltavano la potenza repressa. Pensavo che lo sventurato avrebbe taciuto per altri cinque minuti e che poi, fatalmente, avrebbe parlato. Mi vergognai di augurare la sua morte prima di tale termine. Ed ecco scaturire da ogni strada la marea delle donne, dei bimbi, dei vecchi in marcia verso il luogo di raccolta, secondo un piano concordato. Senza fretta si affrettavano, letteralmente scorrendo sulle SS, paralizzandole “in assoluta buona fede”. Il muratore fu lasciato là come morto. Furente, la pattuglia si fece un varco tra la folla e si spostò più lontano. Con prudenza infinita, occhi trepidi e buoni guardavano ora dalla mia parte, passavano come il barlume d’ una lampada sulla mia finestra. Mi scopersi per metà e un sorriso si staccò dal mio pallore. Mille fili fidenti, non uno dei quali doveva rompersi, mi univano a quegli esseri.
    Ho amato freneticamente i miei simili quel giorno, bel oltre il sacrificio.

    131
    A tutti i pasti consumati assieme, invitiamo la libertà. Il posto rimane vuoto ma il piatto resta in tavola.

    197
    Partecipare allo slancio. Non al festino, suo epilogo.

    237
    Nelle nostre tenebre non c’è un posto per la bellezza. Tutto il posto è per la bellezza.

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  8. “Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Questo vi ho detto perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena. Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici.”
    dal cap. 15 del Vangelo di Giovanni

    Se riuscissimo in questo amore, allora davvero saremmo liberi…

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  9. Si,bello e giusto.
    Ricordo come un po’ di anni fa cantavamo in chiesa,con le dita alzate nel segno della victtoria,una canzone:”…Dio aiutaci a ritornare nostro paese libero…”(e non c’era la guerra,ma problemi politici)

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  10. Per sentirsi liberi è necessario imparare ad amare,per saper amare gli altri però dobbiamo prima sentirci amati…” perché. solo quando si riceve amore si può donare amore!”

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  11. Ip,
    grazie per René Char.
    La violenza, il sangue, la morte, un poeta che canta la speranza:un respiro
    sul disgusto della sopaffazione.
    ..

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  12. Non si può non condividere queste parole. Chiunque lo farebbe, le esalterebbe, sono molto belle, toccano il cuore. Chiunque può fare un pur piccolo gesto capace di rendere vera una libertà agognata, chiunque può svegliarsi dal sonno svegliando il suo compagno, un sonno che consumiamo tutti, indistintamete, sotto la stessa, unica “trapunta di stelle” (cit.)

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