76. Nascere da qui

da qui

Lo sai, avresti dovuto raccontare il tuo passato, soffermarti sui dettagli che t’hanno trasportato fino a qui, spiegare ai lettori i meccanismi che t’hanno plasmato mattone su mattone, calce su calce, i temporali e i terremoti, o il semplice scorrere del tempo che ha inceppato le giunture, aperto crepe in una casa in cui hai finito per sentirti a disagio con te stesso. Poi, come sempre, ti sei lasciato prendere la mano; il presente è più forte, ti trascina come un fiume gonfio, come l’acqua densa e verdastra che investe con lo stesso sussulto ripetuto i basamenti delle case, i cancelli mezzo diroccati, il ponte che unisce o separa le due sponde, come tutto, nella vita, è fatto per unire o separare, e a te è capitato di sbagliare la manovra nei momenti più cruciali, negli incroci imprevedibili, come quando si tratta di svoltare a Rio Madonna dell’Orto o a Rio dei Muti, e qualunque direzione avrai imboccato, finirai per perdere qualcosa: i palazzi rossastri e il ponte che da qui non si capisce se sia di ferro o legno, o gli edifici dai balconi in marmo e i finestroni, le guglie di chissà quali chiese che appaiono oltre un tetto quando meno te lo aspetti; tu sai che lui è seduto là, a Riva dei Schiavoni, con l’aria rilassata di chi finalmente può fermarsi, tirare il respiro per un poco; e sai che solo a quell’altezza è possibile trovare ispirazione, sentire il gorgo d’immagini addensarsi nello stomaco, lasciare che i turisti in canottiera, i banchi ingombri di succhi di frutta e patatine siano l’unico film che ti gira nella testa, sforna storie su storie, diverse, a volte incompatibili, ma col tratto comune di nascere da qui, fra i tavoli del bar ristorante circondati dai gerani, ai piedi dell’insegna verde della pensione Wildner, dove hai sempre sognato di passare almeno una nottata: s’accende all’improvviso, come un astro caduto sulla terra per noia o per pigrizia, e avverti il desiderio di sfiorarlo, di allungare lo sguardo al perimetro perfetto di San Giorgio, che da questa finestra puoi godere nei dettagli più minuti, come fosse un amico ritrovato, dopo tanto tempo. Già, il tempo: hai appena scritto che non puoi fare a meno di tornare nel presente e invece ti ritrovi all’incrocio di trent’anni fa, tra immagini che appaiono a ritmo vorticoso – la statua di Vittorio Emanuele, la facciata lussuosa dell’Hotel Danieli, il Ponte della Ca’ di Dio – e si trasformano in un attimo in frasi, in righe sovrapposte e regolari, come se il libro che vuoi scrivere potesse cominciare solo qui, dove lui ti osserva sussurrando qualcosa che riesci a malapena a decifrare: le ho affidato il cuore del mio cuore. Voce che diventa lettera battuta sullo schermo, paragrafo, capitolo, perché nulla può venire all’esistenza al di fuori del linguaggio, in forma di parole: la facciata candida del Londra Palace, la colonna di cappelli bianchi al mercatino, il turista straniero con la barba e la Nikon appesa al collo.

16 pensieri su “76. Nascere da qui

  1. Nascere o rinascere è una bellissima sensazione ,ci si sente come nuovi,ma il punto è un altro che gli altri quelli che ti stanno accanto non ti riconoscono più, o meglio sei tu che non riconosci più loro ,o meglio ancora non ti riconosci più in loro,cosi da sentirti come una parte distaccata ,come un essere che viene dal di fuori e riesce a vedere ogni minimo dettaglio anche quello che per gli altri può apparire insignificante : come ” la colonna di cappelli bianchi al mercatino, il turista straniero con la barba e la Nikon appesa al collo.”

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  2. Quando si finisce “per perdere qualcosa” se ne recupera subito un’altra !

    Puoi sbagliare strada ti puoi smarrire ma di fronte a tutto questo c’è sempre una via d’uscita ,nascendo proprio qui , nel punto in cui avevi smarrito la tua via.

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  3. – avresti dovuto raccontare il tuo passato…

    Spesso facciamo progetti che però non riusciamo a realizzare, perchè Qualcuno ne ha in serbo un altro più bello per noi e, se ci lasciamo trascinare “come un fiume gonfio”, l’opera che nasce nella nostra vita è migliore e più giusta per noi di quella che avevamo pensato da soli.
    Come le pagine di questo romanzo, che forse non erano quelle che aveva in mente l’autore all’inizio, ma che più belle e più vere di così non potrebbero essere.

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  4. “perché nulla può venire all’esistenza al di fuori del linguaggio, in forma di parole”

    La parola e’ creatrice.
    “Dio disse” ed il mondo fu.
    Detto questo non rimane che ripetere:” ti amo” … all’infinito.

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  5. – come se il libro che vuoi scrivere potesse cominciare solo qui…

    “… e io rinascerò
    amico che mi sai capire
    e mi trasformerò in qualcuno che
    non può più fallire…”

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  6. Non sono più così sicuro che tutti gli incroci siano imprevedibili. Specie se c’è in prossimità una freccia che ti da’ la direzione giusta.
    Sei tu che invece scegli d’imboccare al buio un’altra strada, rischiando di smarrirti, nella convinzione che puntare verso una meta sconosciuta, ti faccia ritrovare in Paradiso.

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  7. Non sempre il presente coincide con l’oggi. E’ solo il momento più vivo che è in te, nel momento che vivi. Come fosse il tuo film preferito visto trent’anni fa. Un evento epocale che da lì ti fa nascere e da lì cominciare il tuo libro migliore.

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  8. Chi avrebbe potuto avere vicino, così vicino al nostro vivere uno migliore di te,Fabrizio. In te si rispecchiano
    tutte le pieghe del nostro cuore: il suo soffrire,il suo amare tutto ciò che siamo,cosìgrandi nella nostra immagine e somiglianza di Dio,così piccoli nel nostro
    essere creature,così amati da Colui che è Amore.
    Siamo, come te, foglie in balia del foffio dello Spirito.

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  9. „Voce che diventa lettera battuta sullo schermo, paragrafo, capitolo, perché nulla può venire all’ esistenza al di fuori del linguaggio, in forma di parole“

    Una delle più belle dichiarazioni d’amore verso la scrittura, voce del Dio che è con te, ponte che sicuramente unisce la sponda dello scrittore a quella del lettore.
    L’augurio e la preghiera è che tu non smetta mai di dare parole all‘ esistenza.

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  10. Penso che tanti di noi hanno nel suo passato “un incrocio” decisivo che ha fatto cambiare la propria vita.
    Anche io a volte (specialmente con questo libro) ritorno al mio incrocio del più di venti anni fa,e mi fa pensare:adesso farei diversamente? Tanti fino oggi mi ripetono che ho sbagliato, ma io penso diversamente(comunque questa è la mia vita!). Se ritornerei in lo stesso momento di anni fa,la mia decisione sarebbe sempre uguale,perchè anche se mi ha fatto soffrire per anni,però solo con questa strada ho conosciuto vero significato e valore del Amore.
    Tanti mi hanno detto che ho sbagliato,ma io lo so che ho vinto, ho vinto la libertà e ho trovato amore

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  11. Penso che importante nella vita è poter dire:non mi dispiace di niente che ho passato.Anche se a volte capita che succedono “le cose strane”,quali non vogliamo,però penso che tutto ha un significato e noi dobbiamo cercare di capire:perchè mi succede cosi? che devo imparare?

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  12. “avresti dovuto raccontare il tuo passato”
    no,va bene cosi.Questo libro comunque non deveva essere l’autobiografia,ma deveva fare riflettere sulle strade della vita, le strade sul di qualle spesso si troviamo tutti noi. Deveva essere un libro che raccontava che la vita non è soltanto un sentiero coperto con petali di rose (come desideriamo) ma spesso è la strada con dolore,sofferenza,pianto.; ma è un libro che può insegnare noi trovare la felicità,rifflettere sulla nostra vita anche dal un altro punto di vista non solo soggettivo. Mi piace cosi

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  13. Il presente quale ponte fra vita e vita, acqua che miscela parole, fra un abbaglio e una trasparenza, mentre ogni giorno prende forma e consistenza la pagina più importante ed esclusiva, che non è l’ultima, ma che il lettore impudente e curioso, con la Nikon al collo, prova a catturare prima della prossima puntata.

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  14. Finirai per perdere qualcosa… o tralasciare, mettere su piani necessariamente diversi parti ugualmente importanti. Volersi raccontare al tempo stesso con luminosa chiarezza e col distacco di chi già conosce tutta la storia, deve fare i conti con una fine ancora da scrivere, con un passato che scorre, che continua a delinearsi, e col presente che incombe, che vive. E’ il bello di una storia tutta aperta, da raccontare ma continuando a scoprirla, per ogni lettore così come per colui la racconta….

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