Nessuno è più importante di te. Una nota di Barbara Pesaresi

Centofanti

Dove sono Angelo, Martin, John, Ernesto e David, / il misericordioso, il visionario, l’opportunista, il rivoluzionario, il mistico? / Tutti, tutti, dormono sulla collina.

Settantotto sono i capitoli di Nessuno è più importante di te, di Fabrizio Centofanti, e settantotto sono le carte dei tarocchi. Se mescoliamo queste ultime la sequenza cambia e così il senso, ma alla fine ci rimarrà pur sempre un mazzo di carte. Potremmo fare la stessa cosa con i capitoli di questo libro: mescolarli, quindi ricomporre il tutto, cambierebbe la sequenza ma non il senso e l’insieme. Colpisce che il romanzo non abbia un inizio e una fine. Forse un motivo è che sono ancora da scrivere, almeno la fine. Ma è anche vero che una delle caratteristiche della scrittura di Centofanti è proprio la circolarità.
Nessuno è più importante di te è un’opera magmatica, forse la più visionaria e lirica dell’autore, il quale utilizza un linguaggio icastico, in bilico tra prosa e poesia.
Nel cielo della storia brillano stelle immensamente luminose, capaci di rischiararne gli angoli più bui. Sono l’essenza purificata, ormai sciolta dal laccio del tempo, di quegli uomini che hanno lottato contro l’ingiustizia, l’egoismo, lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, una visione ristretta del mondo il cui unico criterio di verità è dato dall’appartenenza a un determinato gruppo etnico o sociale. Uomini che pensavano in universali. Scriveva Pavese: “Pensare in universali significa far parte di una società dove non siano, come credono gli sciocchi, aboliti il dolore, l’angoscia spirituale o fisica, la problematicità della vita, ma esistano gli strumenti per condurre una comune concorde lotta contro il dolore, la miseria, la morte“.
Accanto a queste figure si muovono personaggi apparentemente minori, alcuni con uno scopo: nascere, morire e nel mezzo vivere il più dignitosamente possibile; altri la cui vita nel mondo si è cristallizzata in un gesto, grazie al quale hanno realizzato la loro libertà (Rosa Parks). Simboli, insomma, capaci di parlare a tutti, pugni scagliati contro la barriera della morte, pertanto vivi più che mai.
Attraverso le biografie incrociate di papa Giovanni XXIII e Martin Luther King, Centofanti racconta. Ma quale storia ci viene narrata?
Le biografie si intrecciano e si sovrappongono fino a confluire in una biografia sotterranea: quella dell’uomo contemporaneo alle prese con le sue molteplici contraddizioni, prigioniero di un disorientamento mascherato da disincanto.
E per fare questo l’autore contamina con la sua esperienza personale queste vite “spericolate” e le attualizza, lancia provocazioni, stimolando il lettore a discutere, interrogarsi e confrontarsi. Confronto che, tra l’altro, avviene quotidianamente in rete, nel blog La poesia e lo spirito, dove i capitoli dei vari romanzi vengono pubblicati come post.
Nessuno è più importante di te è inoltre testimonianza d’amore nei confronti della Chiesa, spesso identificata con la donna: “La Chiesa, invece, è il ventre della madre, ti partorisce una seconda volta; i canti sono grida, le doglie della donna, i vagiti del bambino, il tunnel buio che bisogna attraversare per riconoscere la luce“.
E agli interrogativi che l’autore pone, tra i quali: “Il dogma può evolversi o è legato per sempre alla forma primitiva? Quali erano nella comunità, le aspettative originarie, cosa pensava veramente Cristo? (…) La Chiesa non dovrebbe essere sempre e comunque dalla parte degli oppressi?“, non seguono da parte sua risposte esplicite. Naturalmente egli ha un personale punto di vista, ma lascia che sia il lettore a rispondere secondo la sua sensibilità, lasciandogli quella libertà di giudizio e di critica tanto importanti nella formazione di uno spirito libero da condizionamenti.
Nonostante Nessuno è più importante di te sia un romanzo abbastanza anomalo nella produzione di Centofanti, sono però presenti molti dei temi cari all’autore: il rapporto tra la Chiesa/istituzione e la società contemporanea, quello tra la teologia e il messaggio evangelico che si compie sbocciando nel fare. Ma anche la memoria, la carità, la felicità, l’incontro con l’altro come fonte di ricchezza e quel mondo nuovo che dovrebbe nascere dall’adesione ad un progetto preciso: “Non mi preoccupo di una lunga vita, ma che nella mia vita, lunga o breve che sia, appaia una traccia di Dio, un riflesso visibile del suo progetto”.
Ed è ancora una volta un libro che parla di speranza ad un uomo che non è più abituato a pensarla: “Lo vedo, il crocifisso stanco di pendere dai chiodi, come se l’uomo non si decidesse a deporlo dal patibolo“; e di impegno: “Quindi l’impegno cristiano significa due cose: essere uomo ed essere uomo del mio tempo. (…) Quindi concretezza: assumersi le proprie responsabilità; testimoniare con la vita la propria fede; essere nel sistema non del sistema. Il cristiano come segno di contestazione e contraddizione permanente“, come scrive David Maria Turoldo, uno dei maestri di Centofanti.
Il respiro dei profeti e dei salmi è un vento che attraversa e agita le pagine, rendendole inquiete. Per uno di quei processi mentali misteriosi grazie ai quali ad una cosa ne associamo un’altra, apparentemente senza alcun motivo, mi sono venute in mente le bandiere di preghiera tibetane, rettangoli di stoffa colorati, infilati su lunghe corde, sui quali vengono stampati dei mantra (parole sacre). Il vento che le attraversa sparge le benedizioni in esse contenute su tutti gli esseri. Le bandiere di preghiera invocano la compassione, l’armonia, la saggezza, e forza e protezione contro il male.
Centofanti sviluppa nel suo romanzo una profonda riflessione sul rapporto ((im)possibile? necessario? inevitabile?) tra l’uomo di oggi e Dio. Un uomo apparentemente così distante da quelle tracce lasciate nel deserto (come suggerisce l’immagine di copertina) e che sembrano parlarci attraverso un sottile silenzio: “Ecco, il Signore passò. Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento ci fu un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. Dopo il terremoto ci fu un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco ci fu una voce di sottile silenzio“.
Se il libro non ha un inizio e una fine, anche quelle orme non si sa da dove vengano e non si sa dove siano dirette, ma qualcuno le ha lasciate e scoprirlo o meno dipende da noi, perché la fede è un dono ma bisogna consentirla (Clemente Rebora, da Il Segreto del poeta).

10 pensieri su “Nessuno è più importante di te. Una nota di Barbara Pesaresi

  1. “Nessuno è più importante di te”, poiché nessuno è più importante dell’ altro agli occhi di Dio!

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  2. Quando la materia prima c’è, ed è di qualità, la lettura e la recensione non può che venir fuori perfetta. Grazie a Fabrizio e a Barbara.Quanto a “consentire la fede” io ho sempre la porta aperta, ma da quella porta – ahimé – si entra e si esce…

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  3. Complimenti Barbara, per questa chiave di lettura così acuta e capace di andare all’essenziale di un libro che, veramente, lascia delle tracce da seguire nel deserto della mancanza di valori che afflige l’uomo moderno.
    Mi piace pensare che queste tracce siano visibili come quelle “stelle immensamente luminose” che l’autore descrive e mescola sapientemente tra le righe, e che portano le pagine “in bilico tra prosa e poesia”.

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  4. Complimenti, Barbara, una sintesi perfetta di un romanzo coinvolgente in cui l’autore sempre più ci fa riflettere sul senso della vita: “Non mi preoccupo di una lunga vita, ma che nella mia vita, lunga o breve che sia, appaia una traccia di Dio, un riflesso visibile del suo progetto”.

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  5. Se il libro non ha un inizio e una fine, anche quelle orme non si sa da dove vengano e non si sa dove siano dirette,

    Forse ,non è importante sapere dove sia l’ inizio o la fine o da dove partano e dove vadano a finire le orme,l’ importante è che tutto questo ci sia e che ci faccia riflettere.
    Grazie a Don Fabrizio per il suo libro e complimenti a Barbara.

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  6. ‚cambierebbe la sequenza ma non il senso e l’insieme‘

    Sì, un libro combinatorio che, oltre a non aver inizio né fine, può essere letto sia in modo sequenziale che per singoli post, come un percorso di verità cui si può accedere da molteplici affluenti, uno spirito che incide sempre e comunque in ogni punto della storia.
    Personalmente, trovo che il capitolo/post n.6 ‘L’incantesimo’ sia una delle più belle pagine si possano incontrare.
    Grazie Barbara, e complimenti per quest’altro, bellissimo, ‚esperimento‘.
    E, come sempre, grazie di te, Don.

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  7. “La lunghezza è rendersi conto che nessuno è più importante di te, come mia madre ripeteva, che hai tutto ciò che serve per gestire la vita, per creare il tuo destino [..]. Ma la lunghezza non basta: ci vuole la larghezza, l’uscita da sé per incontrare l’altro, perché una vita chiusa in se stessa è una prigione, magari dorata, dove prima o poi ti senti soffocare. “(pag 53)

    Bellissimo!

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  8. Grazie a voi e di cuore per i commenti e le condivisioni, e non lo dico tanto per dire. Mi avete commossa, perché scrivere è come parlare ed è bello essere capiti, soprattutto quando non ci si conosce personalmente e, pertanto, non ci si può affidare a tutti quegli elementi che, proprio perché frutto di una realtà quotidiana condivisa, facilitano le cose. E sappiamo tutti quanto bene e quanto male possono nascondersi dietro delle parole.
    E grazie a Fabrizio, naturalmente.

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  9. ti faccio anche io i miei complimenti, sei davvero acuta e travolgente.
    uno inizia a leggere e non riesce a smettere, e per chi come me non divora i libri ma solo la vita, è un evento davvero stupendo.

    Sono contenta di averti potuta leggere senza distrarmi, ti ringrazio e insieme a te faccio i miei complimenti a Fabrizio Centofanti.

    ernestina.

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