Sei colpi

da qui

Gli spari di palazzo Chigi non dimostrano nulla: né che il governo sia incapace né che resti soltanto la via della rivolta. E’ un’azione disperata, che indica fin dove possa giungere l’angoscia di chi non ha più niente da perdere nè da guadagnare. E’ la comunità umana a uscirne mutilata: della serenità di un uomo e della sua famiglia, della salute di due carabinieri (uno, forse, segnato per sempre), dell’idea che sia possibile lavorare sodo senza che tutto, sempre, si nutra di veleno.
Ma la speranza non deve soccombere sotto i sei colpi della disperazione. Il nostro compito è ricominciare, sempre da capo, come fanno le formiche quando distruggi loro il formicaio. Per quelli che ci sono e per quelli che verranno dopo.

14 pensieri su “Sei colpi

  1. Il nostro compito è ricominciare, sempre da capo…

    Si, c’è sempre una speranza per poter ricominciare, anche quando la speranza sembra essere soffocata da “sei colpi” di pistola.

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  2. Noi siamo le formiche ed apparteniamo ad un unico formicaio, abbiamo bisogno l’ uno dell’ altro ,perché le cose funzionino, solo che questo noi non l’ abbiamo ancora capito,a volte penso che nella loro complessa semplicità,le formiche sono più evolute di noi!

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  3. Parole sagge, don Fabrizio: anche secondo me questo episodio non deve farci trarre conclusioni errate e pericolose, come vedo serpeggiare su fb ad esempio…
    Nonostante il dolore per quegli uomini, per chi potrebbe rimanere offeso a vita e per chi la disperazione la vita gliel’ha già rubata, non possiamo perdere la Speranza di ricominciare nè per noi, per il nostro presente, nè per il futuro dei nostri figli; anche se fa male, se spaventa e se è difficile.

    “Non esiste giusto o sbagliato, esiste solo la Verità”… cit.

    Resistiamo.

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  4. Ma la speranza non deve soccombere sotto i sei colpi della disperazione.

    Nutrire la speranza, lavorare sodo, ricominciare è questa la risposta giusta in un momento così difficile.

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  5. Pingback: Sei colpi | NOTECELLULARI – di Mariaserena Peterlin

  6. Molto bella la frase : la speranza non deve soccombere sotto i sei colpi della disperazione.
    Complimenti Don FABRIZIO.

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  7. Siamo una società che si è scoperta fragile e dalle fondamenta indebolite da un crudo risveglio da anni di falso ottimismo, ben orchestrato a livello mediatico. Abbiamo bisogno di imparare a gestire i nostri sentimenti di persone e cittadini, anche il dolore, anche la rabbia, perché una comunità umana non è mai, comunque, una perfetta isola sorridente; a costruirci come rete civile e solidale ancorata ad una base profonda, dove chi non riesce a vedere luce abbia accanto qualcun altro che gli insegni a cogliere uno spiraglio, una soluzione possibile. Inutile affermare che le rivolte armate non servono quando ciò sa di moralismo, anzi, dà persino fastidio. Bisogna imparare a comprendere la disperazione per disarmarla, anzi per darle le armi buone della speranza.

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  8. @ Gum
    Grazie di cuore.
    Una base profonda è ciò che salva da pericolose derive, sempre in agguato.
    Mi sento di dirlo anche da persona pienamente toccata dalle difficoltà di questa fase storica.
    Un caro saluto.
    Pamela

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  9. Fanno del tutto per farci credere che siamo arrivati al punto di non ritorno, non facciamo che sparare sulla Croce Rossa, fare la guerra tra poveri. Perché è questo quello che succede, messi uno contro l’altro, dalla disperazione che si mescola ad arte con la violenza – perché, tanto, cos’altro ho da perdere? – , con la pazzia di gesti isolati o di massa, che si ripetono nelle versioni più stravaganti e scenografiche. Grida di aiuto e di dolore, per attirare l’attenzione, per riprendersi la dignità strappata senza esitazione da sistemi insaziabili che ci hanno sdraiato nell’unica trincea, nella quale il corpo a corpo è soltanto con i nostri compagni che , invece, continuiamo a vedere trasformati nelle vesti del nemico. Obiettivo raggiunto. Finché non impariamo che la violenza non è altro che un mezzo per dividere e triturare lo zoccolo duro che dovrebbe farci da scudo al cospetto di una democrazia completamente svestita di questo nome.
    “Il nostro compito è ricominciare”. Altrimenti è come ammettere la sconfitta!

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