Figli dell’epoca, di Wislawa Szymborska

wislawa szymborska

di Rosa Salvia

Siamo figli dell’epoca,

l’epoca è politica.

Tutte le tue, nostre, vostre

faccende diurne, notturne

sono faccende politiche.

Che ti piaccia o no,

i tuoi geni hanno un passato politico,

la tua pelle una sfumatura politica,

i tuoi occhi un aspetto politico.

Ciò di cui parli ha una risonanza,

ciò di cui taci ha una valenza

in un modo o nell’altro politica.

Perfino per campi, per boschi

fai passi politici

su uno sfondo politico.

Anche le poesie apolitiche sono politiche,

e in alto brilla la luna,

cosa non più lunare.

Essere o non essere, questo è il problema.

Quale problema, rispondi sul tema.

Problema politico.

Non devi neppure essere una creatura umana

per acquistare un significato politico.

Basta che tu sia petrolio,

mangime arricchito o materiale riciclabile.

O anche il tavolo delle trattative, sulla cui forma

si è disputato per mesi:

se negoziare sulla vita e la morte

intorno a un rotondo o quadrato.

Intanto la gente moriva,

gli animali crepavano,

le case bruciavano

e i campi inselvatichivano

come in epoche remote

e meno politiche.

Il componimento è tratto dalla raccolta Vista con granello di sabbia di Wislawa Szymborska, Adhelphi Edizioni, 1998

Questi bellissimi versi si commentano da sé, qualsiasi mia valutazione critica ne oscurerebbe il valore. Io voglio limitarmi, partendo da essi, a fare alcune riflessioni, tanto più nel difficile momento storico che stiamo vivendo. Mettiamo da parte la boria dell’originalità, sembra dirci la poetessa: vediamo se non ci riesca meglio di trovare un comune terreno d’intesa partendo dalla vita che tutti viviamo, volenti o nolenti. E, che ci piaccia o no, la vita che tutti viviamo è “un problema politico”. Persino “il petrolio, mangime arricchito o materiale riciclabile” hanno un significato politico.

Vien subito il rimando alla visione di Rousseau dell’uomo come animale politico. Chiunque crede di esser fuori dalla condizione politica è contro natura, vive una dimensione statica e alienata, fa parte di una mandria addomesticata e manipolabile in ogni senso.

Vorrei osservare che il concetto di “animale politico” chiama in causa il carattere stesso della persona, il suo porsi con consapevolezza di fronte ai problemi della vita, alle sue contraddizioni che paradossalmente sono il sale della libertà. “Lo scandalo del contraddirmi” (incipit di un finissimo componimento pasoliniano) è legato alla libertà di ciascuno di noi, al dubbio, all’errore lungo il cammino di una ricerca che deve poi portare alla “scelta”. E qualunque sia la nostra scelta, essa ha sempre una valenza politica.

“Animale politico” vuol dire capacità di dialogo, saper disporsi verso gli altri “nella comunicazione intersoggettiva” – come dice Jaspers – senza prevaricazioni autoritarie, senza presunzioni pseudo intellettualistiche: un traguardo che vale una vita intera!

“Animale politico” ci fa recepire il positivo e il negativo delle situazioni esistenziali e ci invita a essere guardinghi di fronte alle tante suggestioni pubblicitarie che ci vorrebbero imporre in mille modi certi stili di vita, ci aiuta ad andare controcorrente come ha suggerito lo stesso papa Francesco ai tantissimi giovani radunati in piazza San Pietro in quella dannata domenica di aprile in cui altrove nella capitale c’era chi giurava fedeltà alla Costituzione e chi assurdamente sparava per colpire i “cattivi” politici.

“Animale politico” vuol dire sottrarsi alle logiche spietate dei mercati, dei potentati economici, dei conflitti d’interesse, dei nepotismi, dei trasformismi, dei mass-media.

“Animale politico” dovrebbe significare il superamento del pregiudizio razziale, classista, per disporci ad una democrazia concreta che consenta a tutti l’esercizio del diritto alla vita e alla qualità della vita e non si traduca in conformistico appiattimento che lascia irrisolte le esigenze di giustizia e di eguaglianza nella dignità di tutte le persone.

Infine “animale politico” dovrebbe porre fine, una volta per tutte, al dolore profondo racchiuso negli ultimi versi del componimento della Szymborska:

[…] Intanto la gente moriva,

gli animali crepavano,

le case bruciavano

e i campi inselvatichivano

come in epoche remote

e meno politiche.

8 pensieri su “Figli dell’epoca, di Wislawa Szymborska

  1. Che carina questa foto della poetessa! Io non so postare foto e copertine per cui ringrazio doppiamente don Fabrizio, sia per aver pubblicato il mio articoletto, sia per la scelta della foto!

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  2. Adoro la Szymborska.
    Il piacere e lo stupore di scoprire ogni volta proprio quelle parole che avrei usato io se avessi avuto il suo stesso dono artistico.

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  3. Grazie a Rosa Salvia e a don Fabrizio.
    Sempre Papa Francesco ha detto che il dialogo nasce dalla carità e dall’amore e l’unico con cui non si può dialogare è il demonio.
    Oggi si ascoltano tante voci, ma non ci si parla più , con il cuore, guardandosi negli occhi e con il desiderio di ascoltare e capirsi.
    Anche in politica.

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  4. che bella sorpresa!
    Accendo computer e trovo qua la poesia di Wislawa Szymborska. Vero che lei è eccellente?! Lo adoro le sue poesie

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  5. La politica(?),problema di oggi,problema di anni fa,problema di sempre.
    E si dice che si deve imparare sul errori(anche di altri) per non fare gli stessi sbagli.Non esiste.
    Il problema è che si discute,si,però non sul problemi necessari, ma per esempio:chi è più importante?quanto guadagno io? come posso sistemarmi meglio?
    si discute sul di tutto,ma non di questo che è necessario
    “si disputato per mesi:
    se negoziare sulla vita e la morte
    intorno a un rotondo o quadrato.
    Intanto la gente moriva”
    (questo è fatto autentico)
    Il problema di oggi,il problema di anni fa,il problema di sempre.
    Quando impariamo?!

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  6. Bella la poesia e bella la riflessione, entrambe dotate di quella leggerezza “profonda”, se così mi posso esprimere, grazie alla quale chi scrive vola sulle cose e proprio per questo ne coglie l’essenza, perché la distanza non è un allontanarsi ma un tentativo di allargare il più possibile l’orizzonte, quindi di comprendere e partecipare.
    Grazie a Rosa Salvia per l’articolo, è molto bello.

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  7. Grazie di cuore a voi tutti, sono contenta di aver suscitato il vostro interesse. Merito di una poetessa come la grande W. Szymborska, della trasparenza e dell’apparente facilità della sua lingua, delle sue riflessioni di straordinaria densità intellettuale. Inconfondibile è la sua capacità di interrogarsi, in modo sempre uguale, eppure sempre nuovo e diverso, sui fondamentali problemi dell’esistere (l’altro, la vita, l’amore, la morte), muovendo dalla concretezza delle cose, delle situazioni e dei sentimenti, e di farne scaturire sorprendenti, inattesi sensi e implicazioni.

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