82. L’importante

da qui

Ogni attimo diventa attesa, ricordo, ribellione; e ancora pace, fiducia, come Lui ti ha chiesto spesso, l’altalenante andare sul ciglio del burrone, come se la vita fosse il numero di un’equilibrista, felice solo nel momento in cui gli è dato di svettare sul filo del futuro, dove ogni passo può essere l’estremo, ma lui neanche ci pensa, concentrato com’è a stabilizzare il peso del corpo prima da un lato e poi da quello opposto, mentre i piedi si attaccano alla corda come un bimbo al seno della madre, cos’ha dottore? gliel’ho detto, Signora, la placenta, non sappiamo che danni abbia arrecato, l’importante è non guardare in basso, nel punto in cui potresti sfracellarti, sì, è per quell’appuntamento, ho tutto il materiale, c’è da aspettare una decina di minuti, si accomodi, la sala a sinistra, è simile a una danza, la perfetta sintonia dei movimenti, ma qui non c’è nessuno, l’altro se lo inventa, una donna fatta d’aria, una nuvola di carne che lo abbraccia e gli dice un po’ più in là, ecco, così, rimani immobile, dottore, quand’è che potremo rivederlo?, signora, stia tranquilla, appena abbiamo notizie la informiamo, è molto che mi aspetta? no, soltanto un quarto d’ora, allora, mi racconti dall’inizio, il filo è una parte del suo corpo, un’occhio, un dito, qualcosa che non deve separarsi nemmeno per un attimo, possibile che non possa anticiparmi nulla? lo teniamo ancora un poco, i tuoi problemi nascono da lì, dall’avvertire la vita come lontananza, come buio, e se cercavi il seno di tua madre vedevi un medico con la mascherina, ti guardava nella bocca, ti palpava la pancia, senza distrarsi con la carta topografica, è tutta concentrata, perché sa che basta nulla per tradirsi, per mettere uno dei due piedi in fallo, sarebbe la rovina, ma non se ne avvedrebbe, penserebbe soltanto, precipitando muto, dove ho sbagliato? è stato come sempre, stringevo forte la mia donna-nuvola, mi diceva che tutto andava bene, che tra poco l’avrebbe abbracciato, tuo padre ha la stessa faccia grigia di chi non ha dormito, di chi non mangia finché arrivi la notizia che attende ormai da ieri, dopo averlo battezzato, la zia lo guardava di traverso, indispettita per la spiacevole sorpresa, e lo zio che sarebbe morto giovane, nonostante le diete, i chili di frutta di cui si rimpinzava convinto che l’avrebbero protetto, come una corda che separa dall’abisso, e non c’è niente di più solido rispetto al vuoto, niente di più certo del filo di pace e di fiducia che ti tiene in vita, soltanto perché Lui te l’ha annunciato, chi era quell’uomo? tua madre ora cade dalle nuvole, giuro che non l’ho mai visto, forse quello che ha deciso di guarirti, di strapparti dalle mani del nemico, un passo dopo l’altro, l’uomo che cammina sopra il filo come fosse una strada, un marciapiede, l’importante, come sempre, è che non guardi in giù, per niente al mondo.

27 pensieri su “82. L’importante

  1. Il nemico

    La mia giovinezza non fu che una oscura tempesta,

    traversata qua e là da soli risplendenti;

    tuono e pioggia l’hanno talmente devastata

    che non rimane nel mio giardino altro che qualche fiore vermiglio.

    Ecco, ho toccato ormai l’autunno delle idee,

    è ora di ricorrere al badile e al rastrello per rimettere a nuovo le terre inondate

    in cui l’acqua ha aperto buchi larghi come tombe.

    E chissà se i fiori nuovi che vado sognando troveranno,

    in un terreno lavato come un greto, il mistico alimento cui attingere forza…

    O dolore,o dolore,

    il Tempo si mangia la vita e l’oscuro Nemico

    che ci divora il cuore, cresce e si fortifica del sangue che perdiamo.
    Charles Baudelaire

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  2. “L’istante delle nuvole dorate, Magdalenne, è immortale se sei disposto a perderlo, se lo vivi così intensamente da dimenticare che il bambino con cui giochi è il tuo nemico.”
    F.Centofanti

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  3. Una pagina bella, come tutte le altre del resto,una lettura su più piani legati da una filigrana d’infinita tenerezza, sgomento, amarezza :inquitudine di un anima che legge con lucida consapevolezza gli accadimenti e il vissuto del cuore. Occhiate frammentarie e visioni panoramiche: evocazione poetica di un passato impossibile a
    dimenticare:la vita nel suo inguaribile dolore e nel suo prodigio d’amore.

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  4. “La mia giovinezza non fu che una oscura tempesta,
    traversata qua e là da soli risplendenti.(Baudelaire)

    Grazie Ema

    Fabrizio, non solo la tua giovinezza è stata così, anche la tua maturità
    è così: -Bellissima-

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  5. “l’importante,come sempre,è che non guardi in giù,per niente al mondo”
    io ho paura di altezza,e non posso guardare in giù,per niente.
    Quando sto in alto e guardo giù mi comincia girare la testa, tutto vedo tra la nebbia,tutto gira,mi sento come in un altra dimensione, ho impressione che sto cadeno.
    E con questo,per me è meglio non guardare in giù,per niente.

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  6. continuando…ma comunque,anche con la paura di altezza,mi piacciono le montagne,mi piace arrampicarsi sulla cima di una montagna,perchè mi piace e anche perché questo è per me una sfida-devo essere più forte delle mie paure.
    Ricordo una volta,stavo facendo da sola ultimo pezzo per arrivare sul una cima,era pezzo pericoloso (circa 1 ora),era stretto,sassi mi scivolavano sotto miei piedi,devevo guardare bene dove metto piede,dove appoggio la mano;avevo voglia di girarmi per vedere quanta strada ho fatto,però lo sapevo che non posso fare,era pericoloso,per me.Mi stavo costringendo di non girarmi e non guardare in giù.Mi arrampicavo al cima,passo dopo passo consolandomi che su sarà ancora più bello.Sono arrivata,mi sono messa seduta e adesso da là potevo ammirare tutta la bellezza di panorama,valeva la pena mia fatica.
    E sai che dico ancora?-tutto è possibile! anche arrampicarsi sulla cima di una montagna soffrendo di paura di altezza e essere felici lo stesso.

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  7. @ Agnese,
    ma quanto sei saggia tu!
    Chi è passato attraverso il dolore senza lamentarsi mai è una persona saggia; io ti vedo così.

    Ernestina.

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  8. Guardare in giu, mentre cammini a mezz’aria su di un filo è come distogliere lo sguardo dal proprio obiettivo ,dalla meta che ti salva,grazie al filo di speranza sul quale sei concentrato a mantenere il tuo equilibrio per non cadere.

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  9. Nessun medico ti dirà come andrà a finire,poiché la medicina non è una scienza esatta,ma un calcolo delle probabilità.

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  10. @Bioraffaella,
    Hai usato parole di grande saggezza, anche tu, come Agnese, siete più sagge di me che sono un po’ più grande e quindi dovrei essere io più saggia di voi.

    Invece non lo sono, io preferisco perderlo l’equilibrio, anche se fa molto soffrire, ma mi sono accorta, grazie a Dio, che ogni volta che cado nella rete di protezione, (come al circo ) quando mi rialzo scopro cose nuove nel mondo che mi circonda, ho occhi che vedono, ho orecchie che sentono, ho più amore da donare e più speranza nelle croci che porto con l’Agnello di Dio che mi aiuta.

    Sbagliare é tutt’uno con l’imparare, questo lo dobbiamo mettere in conto, come dico sempre alle mie ragazze: se non sbagliate come faccio a sapere come aiutarvi?
    Anche loro sono più sagge di me, io mi sento ancora tanto bambina, e voglio crescere poco per volta sia nella vita che nella fede.
    Mi piace tanto vederle ridere quando arrivo, loro già sanno che le abbraccerò e farò loro i dispetti e ….. che bello fare questo mestiere in una comunità!
    Quando mi vedono arrivare triste voi non sapete di cosa sono capaci, pur di vedermi sorridere!
    Vi invito tutti quanti a venirci a trovare, quando avrete il tempo, tanto noi siamo sedute fuori… c’è il sole e fare lezione al sole è quello che fa tutti più felici.

    Dopo questo “sermone” vi saluto tutti.

    Ernestina.
    ps. mamma mia quanto chiacchiero!

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  11. l’importante, come sempre, è che non guardi in giù, per niente al mondo.

    E invece restiamo spesso con il capo rivolto verso il basso, soffermandoci sulle cose del mondo, cercando di trovare un senso alla nostra storia che spesso ci sfugge incompresa. Siamo chiamati a guardare in alto, a tagliare ogni zavorra, a restare in equilibrio su quel filo di pace e fiducia che permette che la nostra storia cessi di essere triste e diventi vita piena di speranza e di gioia.

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  12. In un momento difficile come questo, senza certezze, quando non si sa come andranno a finire i sacrifici di tanti anni di lavoro, quando si ha il compito ingrato di mandare via persone che hanno collaborato con te per anni, il passato – per quanto possa essere stato doloroso – non esiste più. Quante persone in questo momento pensano al passato? Credo molto poche, presi tutti come siamo a trovare il modo di andare avanti, a costruirci un futuro per noi e per i nostri figli e ad allontanare in tutti i modi pensieri di rinuncia, di immobilismo, di attesa che gli altri risolvano i nostri problemi.

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  13. @Ernestina
    Grazie,sempre è un piacere sentire belle parole anche di se stessi, però io al nome di saggezza non mi aspiro, direi piuttosto… sopravvivenza.
    Ti ringrazio tanto
    un abbraccio.
    Agnese

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  14. pace,fiducia

    Penso che uno con altro è collegato.
    Quando ami,ami veramente-ti fidi,quando ti fidi-stai tranquillo, in pace,se stai tranquillo-ami ancora di più
    Dove manca la fiducia,là non c’è amore
    Cosi penso

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  15. Quando il mondo che abbiamo conosciuto si frantuma, sarà importante scoprire che nel pugno teniamo stretto un “filo di pace e di fiducia”, per poter (ri)tessere con pazienza la trama della nostra vita e raccontare una nuova storia e poi un’altra ancora. Perché si nasce, si muore e nel mezzo si inventano storie: le nostre.

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  16. @ Ernesta

    Se sono saggia come tu dici è perché sono caduta tante volte e mi sono rialzata tante volte,infatti sbagliando si impara!
    Un abbraccio Bioraffaella

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  17. @ Barbara,
    il tuo commento mi ha messo di buon umore, sembra una poesia, invece dovrebbe essere la nostra vita.
    Bello inventare le nostre storie!…ma come sappiamo bene a quello ci pensa Dio; chissà se saprò ascoltare il mio cuore nel silenzio della pausa…di mezzo!

    Ernestina.

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  18. Questa scena, del neonato che rischia di non farcela a venire al mondo, così’ piena di drammaticità’ dipinta sui volti degli astanti fra cui quell’uomo misterioso in secondo piano, sarebbe stato uno dei soggetti cari alla pittura realistica del Caravaggio coi suoi tagli di luce che feriscono la tela come sciabolate fino a farla gemere, dove sono proprio le figure in penombra quelle che conferiscono il voluto simbolismo al quadro.
    L’ uomo che salverà’ l’uomo, perche’ possa giungere sino a noi per diffondere la parola come un predestinato da Dio.

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  19. Siamo tutti un po’ equilibristi, perchè la vita spesso diventa una strada difficile sulla quale camminare, come un filo a mezz’aria: non si può guardare giù, nè voltarsi indietro, altrimenti si rischia di cadere, e più si sta in alto più, cadendo, ci si fa male.
    Siamo costretti a procedere in bilico tra mille sentimenti contrastanti e solo puntando fissi al proprio obiettivo, solo guardando dritto avanti senza farsi distrarre da niente e nessuno, possiamo finire il percorso con successo.
    Ci sono persone che, come angeli, ci aiutano e ci esortano a seguire la voce che chiama alla fine della fune, la voce dell’Uomo che, una volta raggiunto, ci accoglierà con un abbraccio e ci mostrerà tutto il percorso fatto grazie a Lui, quando siamo caduti e quando ci siamo rialzati, e tutto sarà chiaro e compiuto.

    Speranza

    “Nella rinata bellezza del mondo. Ogni giorno mi levo e mi consumo: creatura momentanea di durata infinita, tesso per il Creatore la veste della vita.”
    (Maura Del Serra)

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  20. Una madre in attesa di notizie sulla salute del figlio, una donna in attesa di qualcuno cui riferire chissà quali segreti imperdonabili, un figlio che attende l’abbraccio della madre, un uomo che attende di conoscere il suo come quando e dove. Il tutto attraverso le acrobazie che riserva la vita, un pubblico che non vuole essere deluso dalle acrobazie strabilianti degli angeli volanti, il numero più atteso dello spettacolo circense, in cui le prese, i volteggi , la fiducia nelle mani del compagno, diventano emozione e si trasformano in energia pura e necessaria per la riuscita dell’esercizio. Il rischio è alto, ma c’è sempre una rete di sicurezza, l’uomo sconosciuto che sorride nella foto, pronta al salvataggio in extremis, qualora la mano troppo viscida, il calcolo troppo razionale fra gli schemi, dovesse fallire la presa. Evitando il frammento di un sogno.

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  21. ”l’uomo che cammina sopra il filo come fosse una strada, un marciapiede,”
    Succede anche di muoverci, su una strada, su un marciapiede, come sospesi lungo il filo di una speranza sottile, oppure quello dell‘equilibrio di un progetto di bene fra i colpi bassi del nemico. Ma strade e marciapiedi difficilmente sono deserti, specialmente quando la vita è il cuore di una città brulicante e la sensazione che ti sia accanto una presenza importante è una mano tesa che sorregge.

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  22. @ Bioraffaella,
    Non ne dubitavo, chi di noi non è caduto…
    Non era questo che intendevo, volevo solo farti sentire la mia solidarietà, forse il mio commento non è arrivato a toccarti il cuore.
    Ti chiedo scusa.

    Un abbraccio anche a te.

    Ernestina.
    D’ora in poi farò i miei commenti senza coinvolgere più nessuno!
    Ho molti problemi, e decisamente è meglio che per un po’ faccia altre cose, vi lascio con un grande abbraccio e un sorriso grande.

    :-))).
    ,

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