85. Crinali

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Ai crinali ormai sei abituato: ti affacci da sempre su versanti opposti, come in certe ferrate delle Dolomiti dove basta un piede in fallo per morire. Ricordi bene le pareti grigie a strapiombo sulla valle, i villaggi abbarbicati al verde come pecore brucanti, i sentieri-serpenti impolverati, le nuvole-anime di morti troppo attaccate alla vita per lasciarla. Stai per inoltrarti in un percorso ignoto; vorresti avere corde, chiodi a pressione e dadi garantiti, qualcosa che desse una qualche sicurezza, l’idea che sì, qualunque passo falso può essere fatale, ma intanto la fettuccia è assicurata, il gancio è saldo, la ghiera ha un’aderenza pressoché perfetta. E invece no: l’imbracatura è lenta, il moschettone è rotto, il telo salvavita si è strappato. Ti chiedi come sia possibile procedere in queste condizioni; se non sia necessaria una completa sintonia fra i componenti della tua cordata, una fiducia senza condizioni. E invece no: nicchiano, rimpiangono il buon tempo antico, allora sì che potevo dire noi! Tu sei lì, coi guanti stracciati, abbarbicati alla corda come baite sul fondo della valle, e cominci a sospettare d’esserti fidato senza un’opportuna copertura, d’essere costretto a trascinare sempre i riottosi, i riluttanti, gli specialisti del guardarsi indietro. Hai deciso di accollarti la fatica, compresa quella altrui, se necessario. Puoi darti agli esercizi elementari che si fanno in questi casi: metterti nei panni dell’altro, avvertire anche tu tentazione di mollare, di tornare alle certezze quotidiane, alle faccende piccolo-borghesi, al conforto di un lavoro che ti piace. Ma certo, come si fa a non provare un impulso solidale? E se normalizzassi la tua vita? E’ semplice seguire la bussola quando la meta l’hai decisa tu. Eppure sei qui, a metà torrione, con la valanga che potrebbe sorprenderti, lo zaino pesante che infierisce sulla piaga della spalla; sei qui, partito per un viaggio a cui qualcuno t’ha invitato senza informarti sulla direzione; sai solo che, prima o poi, vedrai una cima dove il noi non puoi sceglierlo da solo, perché qualcuno se ne intende più di te; qualcuno che ha inventato questa vetta, il camoscio, il canalone in fondo, il crepaccio che ti tenta, ma è solo un panorama fra i tanti della tua vita trascorsa sui crinali.

28 pensieri su “85. Crinali

  1. Chi nicchia, rimpiange il buon tempo antico e continua a guardarsi indietro, non ha chiara la meta, non ha focalizzato il suo obiettivo o non si fida di chi guida la cordata.
    Chi guida la cordata fa una gran fatica, ma la sua posizione, più avanti degli altri, gli permette di avere una visione più libera ed ampia e di proseguire con convinzione nonostante i pericoli e le incertezze, perchè quello che vede in alto è così bello ed irresistibile da dargli la forza di trascinare tutti, anche i più increduli.
    La consolazione ed il premio sarà la cima/noi, per tutti: per chi si è accollato la fatica anche dei più increduli, per questi e per quelli che, in silenzio, hanno avuto comunque sempre fiducia, anche nella paura di non farcela, che hanno compreso l’importanza e la bellezza di camminare verso la vetta, al contrario di chi non ne ha avuto la possibilità ed è rimasto a valle, ed hanno sempre creduto anche a ciò che sembrava strano.

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  2. La vita sul crinale, il rischio di cadere da un momento all’altro, il grembiule che non esita a indossare chi dell’umiltà vuole farne una preziosa ricchezza

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  3. “ma è solo un panorama fra i tanti della tua vita trascorsa sui crinali.”

    Personalmente spero solo che il panorama in serbo per me si affacci sul mare e che non sia uno dei tanti.

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  4. Avanti ! pochi altri passi
    e poi sarem sulla vetta;
    avanti pur senza fretta,
    per mezzo agli sterpi e ai sassi.

    La vetta è là, tutta sgombra,
    tutta serena nel sole,
    lungi da quando si duole,
    fuor dalle nebbie e dall’ombra.

    Anima inquieta e stanca,
    non ti rivolgere indietro:
    in basso il vapore tetro,
    in alto la luce bianca.

    Voi, cui travaglia ed opprime
    un cruccio greve e nascoso,
    ponete mente: riposo
    non è se non sulle cime.
    Arturo Graf

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  5. ”qualcuno t’ha invitato senza informarti sulla direzione”

    “Allora non soltanto credo, ma spero, e questa mia speranza vuole essere un annuncio per tutti; qualcosa che contagi e raggiunga gli uomini nella loro stanchezza per farli proseguire con entusiasmo nel percorso della vita, perché c’è un posto che ci aspetta nella casa del Padre: dove non so, per vie che non so, so soltanto una cosa: alla meta troverò Te e troverò me”.
    Atto di speranza- Don Mario Torregrossa.

    Qualcosa, qualcuno che dia forza ed entusiasmo, perché nella cordata degli uomini ogni vita e ogni equilibrio sono collegati.

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  6. rimpiangono il buon tempo antico, allora sì che potevo dire noi!

    Si può guardare il passato in due modi: il primo come un continuo rimpianto dei bei tempi andati e in questo caso diventa un inutile zavorra che ti impedisce di salire fino in cima…
    Il secondo, come un tesoro dal quale si possono trarre delle considerazioni e imparare a crescere piano,piano come si fa quando si scala una montagna , alla quale sei stato invitato senza indicarti un sentiero, per arrivare in “…cima dove il noi non puoi sceglierlo da solo, perché qualcuno se ne intende più di te…”

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  7. I crinali sono sempre più difficili ma io dico sempre noi non sono sola e sento sempre che Lui mi sorregge

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  8. L’abisso sotto di noi: la fatica di credere, di sperare di amare.
    Sopre di noi : l’alito gentile di Dio, lo Spirito, che ricolma l’abisso svuotato del cuore.
    Se Tu, Signore, attraversi i rami disseccati del mio cuore
    col tuo respiro divino, ecco, il mio essere
    trasfigura
    e in Te si distende
    non travando mai fine
    al suo riposo.

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  9. E’ facile ritrovare la strada se l’hai scelta tu, non è vero!
    La strada la ritrovi solo se la bussola si chiama Dio, solo con Lui sai che la tua strada sarà piena di cose “buone”, altrimenti é la fine… il tuo pensiero va là in cima alla vetta dove sai che c’è qualcuno che l’ha scalata per trovare la sua pace: tuo figlio Simone la cosa più bella della tua vita!

    Signore, Gesù aiutami sempre ad avere una risata per tutti, ma soprattutto per me.

    Ernestina.
    Vi abbraccio è stato bello vedervi!

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  10. “Io voglio amare senza misura chiamando tuo Figlio con gli accenti veementi dello Spirito
    in me, impaziente, affamato, angosciato e sicuro della salvezza del mondo, del ritorno
    al Padre di tutti i miei fratelli per i quali il mio cuore di sacedote sanguina fino al mo –
    mento del loro ritorno”.
    (P.Lyonnet)

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  11. Salire sulla cima di una montagna con una fatica,rischio di cadere, con la bellezza di conoscere nuovo,bello,è come la vita.
    Per questo mi piace la montagna,mi rappresenta una forza,grandezza di qualcosa incredibile,spaventosa ma affascinante,come la vita.
    Fermarsi davanti una montagna-la vita che ti aspetta,non sai dove arrivi,ma vuoi salire,arrampicarsi su, come mi sembra la nostra vita-conoscere sempre qualcosa di nuovo, proseguire, salire al alto per non rimanere fermi sempre in solito punto nella pianura accontentati dalla nostra ignoranza.
    Salire nella vita non “preparati” a vivere (senza attrezzi), ma salire “nella fatica,riposo,nella calura,riparo,nel pianto, conforto” per arrivare alla cima del Signore per godere con Lui della panorama.
    Per questo salgo,per la gioia,per la felicità di arrivare

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  12. “Dall’alto della montagna tu puoi vedere come sia grande il mondo, e come siano ampi gli orizzonti”.

    Paulo Coelho

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  13. “Tutte le cose sono belle,e lo diventano ancora di più quando non abbiamo paura di conoscerle e provarle.
    L’esperienza è la Vita con le ali”

    Kahlil Gibran

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  14. @ Agnese,
    grazie cara, ti abbraccio tanto, sono tornata soprattutto per l’Amore che provo per una amica come te!
    Vi abbraccio ancora tutti, nessuno escluso, qui si tratta di amicizia vera
    e gli amici sono un tesoro grande….

    Ernestina.
    🙂

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  15. Hai deciso di accollarti la fatica, compresa quella altrui, se necessario.

    Creare una cordata d’amore è una delle cose più difficili da realizzare.
    Nelle comunità di cristiani, dove si dovrebbe vivere nell’amore di Cristo, si assiste spesso all’incapacità di volersi bene, alle divisioni create da litigi, orgoglio e arrivismo, tutto questo crea amarezza, delusione e allontana dalla comunità stessa. Dobbiamo riconoscere che parliamo troppo di amore ma non lo viviamo completamente e sinceramente tra di noi.
    Tutto questo non ci deve scoraggiare bisogna impegnarsi nell’imparare ad amare e certamente una testimonianza visibile e convincente, molto umana e vicina saprà aiutare e portare gioia e speranza a tutti.

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  16. La montagna per l’uomo è colma di pericoli come la vita.
    Va affrontata con molta umiltà e con sacro rispetto, soprattutto se già sai che i mezzi che hai, per tentar la scalata fin sopra al crinale, sono assai inadeguati. Piuttosto però, che restartene a valle in un mesto bivacco, sarà valsa la pena rischiare quella dura salita per andare a vedere cosa c’è sull’ opposto versante.

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  17. @ Ernestina
    La fatica della salita con il sorriso sulle labbra è il canto più bello che giunge fino alla vetta del volto di Dio.
    Una creatura come te è un cielo per il Signore.

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  18. Grazie a tutti voi, vi abbraccio tanto, e voglio bene a ciascuno di voi per i vostri” Difetti” soprattutto, perché in quelli ho imparato l’amore che mi regalate ogni volta che vi leggo.

    un grande abbraccio a tutti, (Roberta, Emanuela cara, F, Rossella un abbraccio grande :-),Elisabetta che non conosco, Cristina <3, Agnese… dolce, Maria Grazia, Pam :-)))), Barbara che ci allieta con la sua bella voce durante la messa, Raffaella che mi guarda senza sapere che le voglio bene, Gum caro, caro amico. In fine Stella la bella Signora che riblogga tutto e che io vado a cercare..saggia ragazza.

    Ernestina.
    un abbraccio per ultimo al mio Angelo custode, quando torni fra noi?
    Adesso ti sei fatto desiderare davvero tanto!
    Torna caro poeta ti aspettiamo tanto e tu lo sai fallo come atto d'Amore o come vuoi tu… insomma torna questa casa aspetta te!

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  19. Grazie, Ernesta!
    Hai detto una cosa bella, che mi colpisce molto: amare anche i difetti, anzi sopattutto questi, è proprio quello che fa Dio con noi.
    Io, umanamente, mi infastidisco invece dei difetti e limiti, ma, se mi acccorgo di questo Amore smisurato e Lo accolgo, non posso fare a meno di restituirlo ed amare di piu, gli altri e me stessa.
    Un abbraccio.
    Cri

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  20. Quando nel dolore si hanno compagni che lo condividono, l’animo può superare molte sofferenze.
    William Shakespeare

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  21. @ Cri
    grazie a te che hai capito cosa volevo dire!
    Sei carina, si ognuno di noi sbaglia, forse, però, si aspetta un po’ più di comprensione, soprattutto da chi ti conosce e sa cosa dai per gli altri. la stanchezza forse ci fa reagire male e offendiamo senza volerlo; io (con la mia tiroide che mi affatica tanto) per esempio lo faccio aggredendo senza pensare che la ” colpa” sta sempre nel mezzo.
    Però, penso che , io, più degli altri, mi sento immune e non lo sono per niente!

    Ti abbraccio tanto e insieme a te tutti voi.
    Buon giorno per domani.

    Ernestina

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  22. @ Rossela T
    Hai saputo dire con educazione, ciò che tutti pensiamo ma, spesso, non mettiamo in pratica.
    Credo sia proprio difficile, perché nonostante le buone intenzioni, non ci riesce mai del tutto.
    Ma il cammino con Don Fabrizio, prima o poi ci aiuterà, ne sono sicura.
    O almeno, lo spero! soprattutto per me. scusa l’egoismo, ma è un cammino lungo e faticoso che pratico da tanto tempo; ancora non capisco bene..

    Ti saluto e ti auguro buon viaggio.

    Ernestina.

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