88. Sempre qui

da qui

Stai già pensando al prossimo romanzo. Ma adesso è diverso: non sai nemmeno se starai di nuovo qui, davanti al poster di Taormina e alla Piazza dei Miracoli. Non sai più niente di quello che ti aspetta né puoi dire se sia un bene o un male. Eppure, sai già tutto: che dovunque tornerai a sederti, su qualunque tavolo poserai il computer, qualunque immagine attirerà il tuo sguardo sulla parete opposta, qualunque rumore giungerà dalle altre stanze – come adesso il ticchettio degli orologi, lo sfrecciare delle auto nella strada, i versi degli uccelli, che impari a distinguere a fatica: il ritmo spezzato della rondine, il richiamo ossessivo della pispola, le pause nobili del pettirosso -, chiunque condivida con te l’appartamento, i corridoi della canonica o le sale dell’antica rettoria, insomma, in qualunque condizione, a qualunque latitudine, invaso da chissà che sentimenti, urtato da chissà quali fastidi, sai già che qualcosa ti ha toccato, che una voce ti ha raggiunto; e se anche nessuno ti cercasse, se non sentissi più lo squillo del telefono, se sull’agenda sparissero orari e appuntamenti, se perfino il gatto dimenticasse di vuotare la scodella accanto alla tua porta, sai che chi aspettavi è già arrivato, e che tutto questo scrivere, questo rincorrersi di immagini, il cercare proprio quella in cui la mente e il cuore potrebbero perdersi e trovarsi, e tutta la fatica per scovare il desiderio che giace sotto coltri d’abitudini e paure, il fiore che chissà quanta polvere aveva ormai sommerso, insomma, tutto il pianto che sgorga quando meno te l’aspetti, e trascina con sé memorie e delusioni, speranze e rabbie che covavi già da tempo e solo ora hanno il coraggio di mostrarsi, dopo tutti questi anni, in cui il paesaggio che appariva dal balcone sembra anch’esso, ogni volta, perduto e ritrovato: il ragazzo al telefono davanti alla sede della banca, il cameriere che attende ai tavoli del bar, la donna che attraversa la strada con la borsa rossa, e su e su, fino all’ingresso della scuola, dove gli occhi verdi della Persighetti sono un ricordo ormai sbiadito, la penna a inchiostro di Vincenzo Cerere non è più l’oggetto dei tuoi sogni e l’aria altezzosa di Aldo Bises non suscita in te nessun livore, ora che distingui il monologo dell’usignolo dal borbottio del codirosso, e che lui, lui, è ancora qui, dovunque ti abbiano mandato, è qui, nel cuore del tuo cuore: solo allora, quando il passero avrà emesso il suo ultimo trillo prima di dormire, capirai che è stato sempre qui, che non vi siete lasciati mai un momento.

26 pensieri su “88. Sempre qui

  1. @ Ernesta
    Volevo rispondere prima ma non sono riuscita a mettermi in
    contatto. Ti ringrazio, cara Ernestina, quello che scambiamo in
    queste pagine e’ un dono reciproco, un fiore colto nel campo
    del nostro cuore.
    Volevo precisarti che dove hai letto “Divina allegoria” ho

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  2. @ Ernesta
    Scusa Ernestina, volevo risponderti prima ma non sono riuscita
    a collegarmi. Ti ringrazio, quello che scambiamo in queste pagine
    è un dono reciproco, un fiore colto nel campo del cuore.

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  3. @ F,
    grazie a te, io mi ricordo una frase letta in un blog di un po’ di tempo fa: scriveva Il nostro caro Don Fabrizio, il mio angelo custode a cui debbo davvero tutto quello che sono oggi,” Io scrivo sennò morirei” lui voleva proprio questo aiutarci a donare, noi a lui, e lui a noi!
    Tu in questo momento ne sei la prova viva!

    Grazie cara F e grazie a Pam, lei ha il suo tocco delicato e poi se ne va lasciandoci la sua saggezza nella scrittura: nel cuore del suo cuore!

    Ernestina.

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  4. Dovunque, qualunque, chiunque, tutto e nessuno…
    Se sei libero, niente ha più su di te il potere di suscitare alcun livore e niente riuscirà mai spezzare quel filo d’Amore che unisce le anime nel profondo dei loro cuori.

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  5. Un post che lascia un segno, bello e triste al tempo stesso. La separazione è sempre dolorosa ,ma come sempre ho detto non è mai definitiva,poiché chi ci ama non ci lascia mai definitivamente soli, anche se cosi può sembrate,prima o poi ritorna ,magari non come vogliamo noi, ma quando ne avvertiamo comunque la presenza capiamo che in un modo o nell’altro non siamo mai soli.Infatti ,nessun pastore abbandona le sue pecorelle in balia dei lupi, egli continua a seguirle da lontano, poiché esiste un filo d’oro che li unisce, un filo sottile e resistente che non si spezzerà mai.

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  6. Un viaggio circolare per tornare a posarsi, lieve, sul punto di partenza come una colomba dal volo libero. C’è un angolo di infinito da raccogliere e portare con te ovunque, è il tassello di chi è con te sempre e per sempre.

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  7. – lui, è ancora qui, dovunque ti abbiano mandato, è qui, nel cuore del tuo cuore: solo allora, quando il passero avrà emesso il suo ultimo trillo prima di dormire, capirai che è stato sempre qui, che non vi siete lasciati mai un momento.

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  8. Leggendo questo splendido post si capisce che non giunga per caso (come potrebbe, del resto, Fabrizio scrivere a caso?).
    Vuol dirci che nessuno puo’ sentirsi mai solo, anche quando col corpo ci si trova lontani, che esiste un lunghissimo filo che sempre ci unisce, lungo il quale corre una voce che ti raggiunge ovunque ti trovi, scavalcando paesaggi perduti, finche’ arrivi persino a sentire che qualcuno ti tocca: e’ l’amore…il miglior conduttore che collega i cuori.

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  9. Con la pagina di oggi mi si è ricordata la poesia di grande poeta (mi piace tanto)dal anni di Romanticismo,Adam Mickiewicz. Lo scrivo,però purtroppo,mi dispiace,con mia traduzione, e con questo la poesia perde la sua bellezza,spero che almeno rimane senso.Anche se qua poeta si riferiva a una donna,però sentimento è lo stesso.
    “In ogni luogo e in ogni ora
    dove con te ho pianto,con te ho giocato
    ovunque e sempre sarò con te
    perché ovunque un po’ di mia anima ho lasciato”

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  10. Mi viene in mente l’episodio di Zaccheo, che cerca di vedere Gesù , ma non gli riusce perché è piccolo di statura, ed allora sale sul sicomoro, animato da questo grande desiderio.
    Gesù, passando, alza lo sguardo e lo chiama: “Zaccheo, scendi, devo fermarmi a casa tua”.
    Zaccheo non perde tempo e dà subito una risposta: scende dall’albero, lo accoglie con gioia e restituisce metà dei suoi beni ai poveri + quattro volte di quello che ha rubato.
    Per lui questa è la salvezza.
    Zaccheo cercava Gesù, ma non sapeva che Gesù lo cercava prima di lui (conosceva infatti il suo nome!) per salvarlo e restare con lui, nella sua casa, per sempre.
    Come dire: Gesù “è stato sempre qui, non vi siete lasciati mai un momento”.
    Questo episodio oggi, mi piace ancora di più!

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  11. Se da una parte questo post sferra uno di quei pugni che lasciano senza fiato, perché fanno male per davvero, dall’altra arriva subito in soccorso una carezza, una di quelle capaci di placare anche l’ira di un vulcano, di trasformare il magma incandescente in una calda e avvolgente mantella; proprio una di quelle che di notte appoggiamo sulle spalle mentre proviamo a disegnare sogni, riunendo tutte le lucciole del cielo, fra un segreto e un ricordo dati in cambio per quel sorriso. E sì, perché ormai la voce è lontana, il tocco della mano è solo un’emozione, ma qualcosa ti dice che il filo non si è rotto, che la vita si spiega sempre in un silenzio, in un incontro, in un romanzo dentro cui cercare le parole giuste per credere ancora che c’è sempre un ponte messo proprio lì, per raggiungere e farsi raggiungere dall’infinito, per (ri)unire cielo e terra. Per poter dire ancora e insieme “sempre qui”.

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  12. “Nonostante tutto, l’importante è non rimanere soli, mantenere un filo che ci unisce, che è vita capace di cambiare e restare comunque: ed è il filo più robusto!”

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  13. La certezza dell’essere amati, di non restare mai soli, abolisce le distanze, supera la paura, accresce la gioia del donare.

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  14. “Ricorda che la felicità non dipende da chi sei o da cosa hai. Dipende solamente da cosa pensi.”

    Dale Carnegie

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  15. @ Rossella,
    Ti ringrazio per le belle parole scritte qui per noi tutti!
    E’ vero quando si è amati è tutto più facile.. siamo tutti creature fragili ma Dio lo sa e prima o poi ci fa sentire Amati e ci aiuta a diventare dei piccolissimi angeli!

    Ti abbraccio, e insieme a te Agnese e Roberta che scrive come una poetessa, che brava che sei!

    Ernestina.

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  16. Una pagina, un solo periodo, ( come fa a rimanere così nitidamente
    bella!), interpunzioni come sospiri tra le parole, parole-pensieri dal-
    le sorgenti sotterranee dello spirito dove nasce la fatica di vivere
    ” memorie e delusioni” e sulla riva dell’anima l’esperienza interiore
    di Colui che copre l’essere come una quieta ombra e avvolge
    abitando “il cuore del tuo cuore”.
    Divina presenza -inevitabile- che ti “ama fino alla gelosia”.

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  17. ” Sai gia’ che qualcosa ti ha toccato…” mi risale alla memoria ..” eppure se niente ti tocca,niente potra’ renderti felice..” (frase finale di vecchio film..) sta a Noi scoprire quale tocco ci fa felici, e quale no….

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  18. “Papà, cos’è l’amore?
    Figlio, è quando sei libero di aprire il cuore, finalmente.”

    YEHOSHUA.
    Fabrizio Centofanti.

    E’ il libro che ho sempre sul mio comodino da notte, insieme ad una corona ed al Vangelo.
    Grazie allo scrittore, per me, più poeta che scrittore, nel senso più alto,
    che lo ha scritto, il poeta che io chiamo “poeta di Dio” ogni volta che lo leggo trovo sempre qualcosa che apre il mio cuore e i miei passi ad attraversare Il ponte per arrivare ad ascoltare: i battiti del cuore di ogni creatura che vive su questa terra.
    Ed io vado , mi incammino senza paura perché so che mi accompagna sempre il mio angelo che mi ricorda di non essere aggressiva, il mio grande difetto: impulsiva? anche, e quando è così, farei bene a stare ferma e fare silenzio… così riuscirei ad ascoltare il battito del cuore di Dio.

    Adesso torno al mio libro e vi auguro la buona notte.
    Ernestina.

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  19. quando il passero avrà emesso il suo ultimo trillo prima di dormire, capirai che è stato sempre qui, che non vi siete lasciati mai un momento

    Quelli che ci hanno lasciato non sono assenti, sono invisibili, tengono i loro occhi pieni di gloria fissi nei nostri pieni di lacrime.

    — Sant’Agostino (scheda)
    da PensieriParole

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  20. @Freedom,
    Che commento bellissimo, hai proprio colto l’essenza di questo bel pezzo di “poesia” del nostro poeta.

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