TRA PAPI E FIDANZATI

Ho quasi avuto più papi che fidanzati. Da che sono nata mi hanno accompagnata nel mio cammino ben 5 papi, l’ultimo fresco di nomina. I fidanzati veri, cioè quelli seri, non semplici filarini, sono stati invece… bè, meno.
Al momento della mia nascita era da poco asceso al soglio di Pietro Papa Montini, ossia Paolo VI. Per la precisione solo quattro mesi prima della mia venuta al mondo, così che lui era giusto lì ad accogliermi, e per una quindicina d’anni è rimasto al suo posto.
Nell’età più verde non si capiscono molto le cose dei grandi e infatti io, che ne sapevo chi era Papa Paolo VI?
Erano gli anni delle contestazioni in piazza e di alcune vere e proprie rivoluzioni sociali. Io ero troppo piccola per capire cosa stava succedendo e che ruolo avesse nel mondo quella piccola figura bianca che si vedeva nella tv senza colore, quando questa arrivò in casa.
Ricordo che in famiglia c’era molto rispetto per quell’omino lontano. Era il Papa, perdinci! Il Papa aveva un mandato in terra che veniva da Dio, e dunque il Papa era uno che non sbagliava mai.
Mettere in dicussione questo dogma non era certo nelle mie intenzioni di bambina. Era un dato di fatto, punto. Tanto che in qualche litigio familiare poteva scappare una frase inviperita del tipo: «Ma chi ti credi di essere, il Papa??».
Il Papa in bianco e nero che mi ha accolto neonata mi ha seguito anche negli anni di scuola. Ricordo le messe a Natale e Pasqua alla tv, quando il pontefice dava gli auguri in decine di lingue straniere. E bisognava poi accogliere con il segno della croce la benedizione Urbi et Orbi trasmessa dalle telecamere. Solo dopo si poteva pranzare.
Per tanti, tanti anni, andare a messa significava sentire pronunciare al sacerdote: «Il nostro Papa Paolo, il nostro vescovo...». Erano gli anni del catechismo, e dunqua a messa ci andavo sempre. Quando la formula cambiò perchè era cambiato il Papa, mi ci volle un po’ di impegno per digerirla.

Non so dire che Papa sia stato Paolo VI, lui svolgeva il suo mandato quando io non avevo ancora l’età della ragione, e tutto ciò che conoscevo di lui era la visione ingrigita dalla TV di un uomo anziano, gli occhialini tondi, la mano sempre levata a benedire. Un vecchio uomo distante, uno che se ne stava là e basta, rifugiato dentro la scatola della televisione, o al massimo tra le mura del Vaticano. Solo molto dopo ho scoperto che era un uomo mite, riservato, profondamente erudito, che dovette barcamenarsi in un periodo storico di cambiamenti per portare la Chiesa ad allinearsi con i tempi restando contemporaneamente un fermo caposaldo dei principi cattolici. Un Papa che per la prima volta si avvicinò al mondo compiendo molti viaggi. Che dovette affrontare tragedie moderne ed epocali, come l’alluvione di Firenze, la crisi economica e le stragi del terrorismo, compresa quella di Aldo Moro e la sua scorta.
Insomma, io crescevo, alle prese con i primi grandi problemi della vita. Ma lui aveva problemi molto più grandi dei miei.

Paolo VI viene a mancare nell’estate del 1978, anno cruciale della mia esistenza. L’anno in cui avrei salutato il quindicesimo compleanno come quello tra i più tristi e sconsolati della mia vita, se non fosse stato per la presenza al mio fianco di amicizie eccezionali. In quell’anno in cui avevo già assaggiato il gusto amaro della perdita più grande per una bambina, scopro pure la nera faccia della cronaca, e soprattutto vivo in diretta un evento memorabile e storico. Assisto per la prima volta alla danza della fumata: è bianca, nera, ce l’hanno fatta o no? Lo hanno eletto questo Papa o no? E quanto ci vuole? E chi è che lo elegge? Mi ritrovo incuriosita all’ennesima potenza. Una marea di berrette rosse cardinalizie si radunano in Vaticano per la nomina del successore di Pietro, anzi di Paolo, nello specifico. Chissà se c’è una campagna elettorale, fra quelle mura. Chissà se ci sono accordi, intese, inciuci, o se ognuno vota per sé. E chissà se, in barba all’umiltà che uno si aspetta dai religiosi di qualunque grado, tra quelle berrette rosse qualcuno ci tiene più di un altro a diventare il Capo della Chiesa, il servo di Dio più potente al mondo.
Ma sono pensieri che mi prendono ancora di striscio.
Per ora, la sorpresa è simpatica. Dopo poche fumate nere, ecco finalmente quella bianca: Habemus papam! Io ero alle prese col primo fidanzato, e mi ritrovavo già al secondo Papa!

Viene eletto Albino Luciani, che conquista subito il cuore per una serie di motivi. Prima di tutto per la straordinaria carica di umana simpatia, associata all’umiltà vera da parroco di campagna, di uno che tutto pensava, ma proprio tutto, tranne che trovarsi in quella situazione. L’umiltà che lo spinge poi a scegliere il nome da pontefice unendo quelli dei suoi predecessori, omaggiandoli di genuino rispetto, diventando così Giovanni Paolo I. In secondo luogo, il nuovo Papa conquista per l’eloquio, assolutamente semplice, alla portata di tutti, proprio dello zio buono che vorresti avere in famiglia, assieme al suo sorriso. E difatti l’immediato soprannome sarà «il Papa del sorriso». A me poi, in particolare, piace soprattutto perchè mi fa sentire un po’ in famiglia. Papa Luciani è cresciuto sulle Dolomiti, fra le stesse montagne che hanno visto crescere mia madre. E nell’anno in cui lei se n’è andata, che quei luoghi tornino alla ribalta per aver dato i natali addirittura a un pontefice, è una coincidenza straordinaria, e penso che tutto può essere, meno che una coincidenza. Non è che mia madre, da lassù, mi stia dicendo di non scordare i luoghi in cui ha vissuto da ragazza, anche se lei non potrà più viverli? Non è che mi sta indicando qualcosa?
Non lo so, ma m’interesso di questo Papa così inusuale, così alla mano, dalla dolce cadenza veneta, una musicalità che ho conosciuto fin da bambina.

Non faccio in tempo a seguirne le gesta e la dottrina, perchè… perchè è lui che non fa in tempo a comunicare col mondo. Dopo 33 giorni dalla sua elezione, il Papa del sorriso va a sorridere agli angeli. Una mattina lo trovano morto nel suo letto, ed è scalpore planetario. Non si era mai visto un pontificato così breve! Si parla di congiura, di complotto, di assassinio per motivi di potere. Il cuore della Chiesa è visto come un nido di vipere dedito agli intrighi e agli assassini.
Il caso ha voluto che nel tempo venissi a conoscere da vicino la famiglia Luciani. Ho conosciuto uno degli innumerevoli fratelli del Papa e uno dei nipoti. Il riserbo delle zone di montagna che mi hanno adottato mi ha impedito di andare a rovistare nei ricordi privati, e fare gli interrogatori non è nelle mie corde. Avrei potuto fare mille domande sul parente illustre, ma non l’ho ritenuto giusto. Mi sono accontentata di quanto arrivava spontaneamente, poco, ma sufficiente per capire che in quella famiglia non si crede al complotto. È stata la volontà del Signore con la complicità di un cuore malato a interrompere l’avventura papale di Albino. E quanto è stato difficile per quella gente far fronte alla curiosità del mondo: giornalisti e telecamere hanno invaso i tranquilli monti rosa per un sacco di tempo. Ancora adesso, periodicamente, si cercherà il colpevole del complotto, l’assassino del Papa.

Corre ancora l’anno 1978, non è finito, dopo appena un mese dal tragico evento, siamo in ottobre, è tempo di un altro conclave: l’anno che ancora non è giunto al termine deve vedere il terzo Papa. Che è il terzo anche della mia vita, mentre il fidanzato… per ora è ancora quello.

E dopo le solite fumate nerastre a creare suspence, sospiratissima arriva la fumata bianca, ed un nuovo inaspettato Habemus papam rallegra i pellegrini, disorientati dall’evolversi degli eventi così turbinosi. E le sorprese non sono finite.
Il nuovo Papa si affaccia alla finestra e… è quasi uno shock! Intanto è straniero, polacco, con un nome difficile da pronunciare: Karol Woityla. E poi è… giovane! Ha infatti 58 anni, è un uomo dotato di grande fascino, di fisico sportivo e robusto, dai lineamenti accattivanti tipici dell’est. È finita l’epoca dei papi italiani e anziani. Quest’uomo di Dio ha molto di terrestre e ha una vita intera davanti. Nessuno immagina quanto lunga ancora, mentre lui si affaccia alla finestra e invia il suo primo saluto ai fedeli e al mondo, chiedendo perdono per la cattiva pronuncia del suo italiano incerto. «Se sbalio mi corigerete», la sua prima frase che resterà nella storia. E qual è il nome scelto da questo nuovo giovane papa? Una scelta clamorosa, ma doverosa. Egli sarà… Giovanni Paolo II, per rispetto a chi lo ha preceduto e nella continuità dello sfortunato e fugace Papa delle Dolomiti.

Questo nuovo, straordinario Papa, rimarrà in carica ben 26 anni. E in questo tempo, lo ammetto, i miei fidanzati sono andati e venuti e qualcuno è… restato. In un quarto di secolo succedono molte cose, del resto. Crollano i muri, per esempio. Quello di Berlino cade nel 1989, ed è una specie di miracolo. Cadono i regimi comunisti, il mondo si trasforma, e a quanto pare, c’è di mezzo anche l’opera del nuovo arrivato. Che nel frattempo ovviamente non è più in bianco e nero, e non è più distante. È un Papa a colori, dinamico, con la valigia pronta, che viaggia in tutto il mondo. È un Papa che pratica lo sci e il nuoto, arriva sulla Marmolada, passeggia nei boschi. È un Papa che disorienta e affascina. È il Papa dei giovani, che lo amano alla follia. È anche il mio Papa. Mi accompagna nel lungo periodo in cui divento «grande» e la mia vita si modifica e si stabilizza. Mi rendo conto del suo carisma di persona, perchè ben due volte lo posso vedere da vicino. La prima è su una macchina scoperta, lo vedo appena passare. Ma la seconda gli sono davanti, lui scende dall’elicottero, tra i monti, e va incontro alla gente. Io sono in prima fila, gli tocco la mano e l’emozione è veramente pazzesca. Lui sorride, una forza tangibile lo anima. Potrei giurare di averla vista, la sua forza.

papa IMG
Per fortuna che è forte. Perchè questo Papa incredibile è sopravvissuto anche ad un attentato. Gli sparano, mentre è a bordo della papamobile, nel 1981. Non è possibile, è un film, non è la verità! Le immagini del Papa ferito sono trasmesse in tutto il mondo, mentre la papamobile lo trasporta con una corsa disperata verso la salvezza. Lui si salva, e qualche tempo dopo andrà a incontrare l’uomo che gli ha sparato, in carcere.

Le meraviglie di questo uomo dell’est non finiscono mai, non sarò io a elencarle tutte qua. Ci sono montagne di biografie e di studi sul suo operato, sulle encicliche che ha scritto, e sulle polemiche che ha suscitato. È il Papa più mediatico della storia: nell’evolversi dei mezzi di comunicazione lui sa come, grazie a loro, imporre la parola di Dio in un lampo in mondovisione.
Io posso solo ricordare quanto umano è stato, il servo di Dio in terra, quando la malattia si è impossessata di lui. Un acciacco dietro l’altro, gli anni che passano, e il Parkinson ruba il fisico forte che era stato un tempo e la parola che non aveva mai perso l’accento straniero. Un povero vecchio muto e rattrappito, che quando si affaccia alla finestra a salutare il popolo, non riesce più a parlare, e la saliva gli corre sul mento. Il cuore si stringe nel petto di milioni di persone, una colomba va a salutare il Papa malato, che da lì a poco, il 2 aprile 2005, raggiunge il suo diretto superiore lasciando ai viventi il compito di soffrire. E a quel punto io avrò altri papi, ma da un po’ ho smesso di avere fidanzati.

Al funerale, pubblico, assiste un oceano di persone che gridano affrante «Santo subito»! Il senso di perdita è enorme, la gente non vuole dimenticare. E santo diventerà, Karol Wojtyla, in poco tempo è già beato, battendo nuovi record nella pesante burocrazia vaticana.
La cerimonia funebre suggestiona gli animi, quando il vento gira le pagine della Bibbia posta sulla bara. E ancora di più ci si impressionerà qualche giorno più tardi quando il nuovo balletto ansiogeno delle fumate nera e bianca stabilirà chi sarà il successore di Giovanni Paolo II. È quell’omino piccolo, spettinato dallo stesso vento che sfoglia le pagine della Bibbia il giorno del funerale, che lui stesso sta officiando. È un cardinale tedesco, si chiama Joseph Ratzinger. Habemus un altro Papam, dunque, un altro straniero: il mio quarto Papa. Che sceglierà il nome di Benedetto XVI.

Difficile raccogliere l’eredità dal predecessore, per il nuovo pontefice. Così diverso, così mite e rigoroso, schivo quanto l’altro era mediatico, con meno capacità di avvicinare il popolo. Uno studioso, un riflessivo, cui tocca un periodo assai difficile per governare. Scandali nella Chiesa, uno dietro l’altro, qualche inceppo nella comunicazione mondiale, un rigore estremo. Il Papa sarà anche infallibile, però c’è da dubitarne. È un grande teologo, si dice, ma forse non riesce ad arrivare dritto al cuore della moltitudine. Non tutti lo capiscono. E sì che lui lotta, a modo suo, a modo di un Papa, fa quello che deve fare. È che non è uno moderno, che stupisce le folle, è piuttosto un tradizionalista, ripristina abiti papali e riti antichi. E fatica contro un mondo che non ascolta più la propria anima.

E veniamo a oggi. La storia moderna vede eventi nuovi, ancora una volta memorabili. Un Papa che non ce la fa e lo riconosce, un Papa che si dimette! Dopo il calvario di Giovanni Paolo II, rimasto in carica fino all’ultimo respiro, domato dal Parkinson ma non sconfitto, il suo successore molto umanamente ammette la propria resa. L’età, dice, forse la consapevolezza di non essere riuscito a fare quello che voleva, come la pulizia all’interno della Chiesa, per esempio, il rigore e il ripristino di una morale da tempo in scadenza, la lotta perduta contro i poteri forti intestini. Un Papa umano che finalmente sì, stupisce il mondo, nessuno poteva immaginare che da Papa ci si potesse dimettere. Invece si può, e di fatto il Vaticano, e il mondo, restano orfani di Pastore.

Che scombussolamento impensabile! Le pecorelle sono un po’ smarrite dinanzi alla rinuncia del pastore, ma tant’è, quest’epoca non finisce mai di stupire.
Dopo le dimissioni dunque è il tempo di un nuovo pontefice: il mio quinto Papa. Che giunge nella mia età della ragione e (si spera) della saggezza, non ancora priva di curiosità per le novità. Quale sarà dunque il prossimo Capo della Chiesa? Da quale continente arriverà, e che lingua userà per rivogersi ai fedeli in attesa? E sono tanti i fedeli. Una folla immensa.
Non c’è dubbio che l’era mediatica inaugurata da Papa Woytila si è ampiamente allargata. Maxi-schermi, streaming, magari pure podcast, oltre che in diretta su decine e decine di televisioni italiane e straniere: è l’era digitale, non ci meravigliamo. Viviamo certamente a colori, ma le fumate restano bianche o nere. E non ci vuole molto perchè arrivi quella più attesa, quella bianca. Giusto il tempo per un gabbiano di posare con fare civettuolo, in mondovisione, su un camino del Vaticano, e poi eccola, la fumata. E si sente per la prima volta un nome dall’accento latino, no, quasi italiano, che però quasi non si comprende all’inizio. Poi compare lui, il nuovo Papa, che viene, come dirà subito, dalla «fine del mondo», ossia quasi dagli antipodi. È un Papa argentino, che mostra subito quale sarà la sua tendenza, scegliendo un nome «di battaglia» che è tutta una musica di pace e semplicità. Papa Jorge Mario Bergoglio si chiamerà, primo nella storia vaticana, Francesco.

Francesco è un gesuita, e anche questo è un primato per il pontefice, che è il primo di quest’ordine a diventare Papa. Si insedia e appare smarrito, quasi non capisce come mai è stato scelto lui. Ma si scopre che già nell’ultima elezione poco è mancato che venisse eletto al posto di Benedetto. Insomma, era il suo momento. E anche se per me non è più il tempo, per ora, di nuovi fidanzati, è sempre il tempo per stupirsi di una nuova vitalità ecclesiastica. Francesco, Papa da pochi mesi, ha già segnato una svolta: è il tempo, per la Chiesa, della pulizia e della semplicità. Nessuna accusa diretta, ma nemeno giri di parole, nessuno scandalo, solo il sorriso bonario del Papa, il suo esempio e le sue rinunce al superfluo per dedicarsi a ciò che conta. A fare della Chiesa di nuovo il faro che si era spento per tante persone. E il miracolo avviene. La gente adora questo pontefice che più umile e semplice non poteva essere, eppure è determinato come pochi. Un Papa che detesta gli orpelli, che parla alla gente direttamente nel cuore, e che scatena un tifo da stadio ogni volta che parla, ogni volta che esce tra la folla. Un Papa che non ha paura di sporcarsi, che abbraccia e scherza con tutti e si ferma a parlare con chiunque, che sa augurare il buon giorno e il buon pranzo, e che prima di essere eletto si muoveva in tram o a piedi. Che vuole la Chiesa al servizio degli umili, a contatto con le persone, e non arroccata nel lusso, non ingessata in vuote dottrine.
È una rivoluzione.
E la storia diventa evento, quando per la prima volta due Papi coesistono e si incontrano. Perchè il papa dimissionario c’è ancora, è sempre vestito di bianco, e anche se si è ritirato dal mondo, le televisoni, sempre loro, Dio le benedica, mostrano una cosa straordinaria: due papi che pregano insieme, inginocchiati fianco a fianco. Non si era mai visto prima. Siamo tutti consapevoli dell’eccezionalità della situazione, e ne siamo fieri testimoni, anche un po’ emozionati.
A tre mesi dalla fumata bianca qualcosa sta cambiando. E qualcosa è già cambiato.

A questo punto della vita, dunque, posso pensare che ho visto cose impensabili, ho visto scrivere pagine di Storia mentre la vivevo. Io i miei cinque papi li ho avuti. Non so quanto tempo avrò davanti e se ne vedrò altri, ma credo sia più che probabile che almeno nuovi fidanzati non ne capitino più all’orizzonte.

2 pensieri su “TRA PAPI E FIDANZATI

  1. Considero la memoria collettiva un valore da preservare e questo scritto va proprio in quella direzione. Il fatto poi di essere coetaneo dell’autrice ha reso ancora più aderente la lettura ai mei ricordi e alle mie sensazioni.
    Auguro a lei, a me, a tutti, di avere una vita che consenta di conoscere ancora molti papi e di provare ancora molte emozioni e passioni, simili a quelle che, da giovani, regalano i nuovi fidanzamenti.
    Riguardo alla “storia”, mi soffermo sul suo atto conclusivo: la recente elezione di Bergoglio.
    Ha suscitato giustamente clamore la scelta del nome Francesco; un nome che, si è detto, descrive da solo il programma del nuovo papa. Secondo me, però, non ha suscitato sufficiente clamore l’aver constatato che tutti i papi precedenti si fossero guardati bene dall’adottare il nome di quel santo, benché il più famoso e amato; forse perché quel nome rappresenta anche il santo più povero? Una domanda pleonastica che, se da un lato racconta della mia considerazione per le alte gerarchie della Chiesa, dall’altro riserva ancor più ammirazione per il cambiamento annunciato e un po’ di fiducia per il futuro.

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  2. grazie per il tuo intervento amico Clown. Ricambio il tuo augurio per una vita tanto lunga e intensa da vedere ancora tanti papi e partecipare con passione all’intreccio del loro avvicendarsi con le vicende personali di ognuno. Quanto al nome dell’attuale pontefice concordo che abbia spiazzato tutti. Forse nessuno ci ha pensato prima perchè era troppo semplice, e la semplicità era da tempo andata persa in certi ambienti ecclesiastici. Guardiamo tutti con fiducia ai segnali di rinnovo che ci arrivano, già dalla scelta di un nome.

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