Alessandra Paganardi, La pazienza dell’inverno

paganardi

Per le “Conversazioni in libreria” venerdì 24 maggio alle ore 18, presso la Libreria Popolare di via Tadino, in via Tadino 18 a Milano, presentazione de La pazienza dell’inverno (puntoacapo 2013) di Alessandra Paganardi, con Prefazione di Marco Ercolani. Intervengono e dialogano con l’autrice Mauro Ferrari, Luigi Cannillo, Marco Ercolani, Alessandro Castagna.

Ringraziando l’editore per la gentile concessione, ne proponiamo un componimento e un brano della Prefazione di Marco Ercolani.

Ritaglio

a Cesare Pavese

I
Un giorno, tanto tempo prima,
qualcosa era felice.

La venatura perfetta del marmo
il rosa improvviso, il giallo gentile
come se fosse sempre mattina
o una notte di stelle senza male.

Alberi dritti in un cielo impreciso
accoglievano l’aria con le mani
la cattedrale bastava alla piazza
il feltro consolava le sue note
e noi camminavamo più leggeri
come una fiamma che ritorna al sole.

II
Eppure non aveva fretta il tempo.
Sembrava un padre buono, un gigante
innamorato. Ascoltava, illudeva,
pensavo si fermasse.

E’ andato via come un rapinatore
fuggito a fari spenti
col paradosso di una refurtiva
che si regala rubandola
e lascia il vuoto a perdere degli anni.

Era un gigante buono il tempo
la mani grandi di mia madre
la cenere mai spenta del braciere.

III
Era scura di sale la terra
ce n’era un poco anche sui trapezi
dei miei occhiali appesi al viso
come in attesa di un funambolo.

Le rughe, quelle sì le amavo
le mappe sagge dei pensieri
portavano diritto alla sorgente
del male. Ma tutto era svelato,
chiara la fonte come una ferita.

Non più segreti. Non più parole.

Era rossa d’amore la terra
ma per trovare il caldo di un abbraccio
dovevo farmi radice, scendere
fino al centro del fuoco.

IV
Cerco ogni giorno gli occhi
sempre gli stessi – quelli
sospesi fra la terra e il mare
le mie sole radici.

Occhi di giada
con i cristalli di bosco sul fondo
che sembravano polvere distratta.

Occhi fermi, occhi chiari
in cui sperare storie di altri cieli
più amici della terra.

Occhi che annunciano l’inverno
se passi e non ti guardano passare.

V
Quando il silenzio cade come un secchio
vorrei rifare di pietra ogni stella.

Ma c’è un silenzio come un aquilone
per il bambino quando sente i piedi
leggeri nel guardare in alto – e sale
senza rumore con il mondo in mano.

Così parti anche tu verso il richiamo
di una voce che solo tu sentivi
se tendevi l’orecchio sul cuscino
ai giochi della notte.

Hai preso il volo.
E’ il silenzio l’araldo della gioia.

VI
E’ come scrivere, come tradire
quando ricordi la felicità.

Non potrai più cercare
quel punto della notte più lontano
dall’alba, la sua fame di luce.

Non sarà mai com’era
quell’istante di pura inesistenza
quello stare sospeso sulla vita
come se fosse tua.

Per questo ci piacevano i palloni
erano abbracci sfiorati e dispersi
in un attimo di mani

VII
I morti sono tutti belli –
hanno guance di terra e di lago
alghe che filtrano la vita.

Nessun ricordo se il passato falcia
senza rimedio. Potare i pensieri
come al risveglio un sogno clandestino
fradicio di colori.

Solo del niente abbiamo nostalgia
quando ogni sera ne rubiamo un sorso
dietro le ciglia. Rincorriamo il niente
proprio come si cerca una donna
che non ritorna.

VIII
Non ha nulla da chiedere lo sguardo
di una collina bruciata.

Vorrei prendere appunti dalle note
ma il suono secca in gola come pane.

Sono un dipinto che cammina –
negli occhi è la mia voce, nell’amaro
di un respiro condensato.

L’uomo di neve punta il suo bastone
inutile al ritorno di un aprile.

In fondo al prisma, prigioniero
il bianco della luce.

IX
E se poi fosse solamente cielo
questo dio che ci guarda da lontano
con mani quasi vere
se fosse un grande azzurro questo nero
che ci accompagna nel fondo di un fumo
grasso come una fiera di paese

se fosse veramente solo cielo
ritrovarsi a passare qui per caso
su questa strada senza marciapiede

rimarrebbe pur sempre a me la terra
il mistero più strano
non esser centro né periferia
quando il giorno diventa più sottile
e la luce non vede il mio richiamo.

* * *

Alessandra Paganardi ha naturale familiarità con il dolore della mente, con la malinconia dell’esistenza, con le virgiliane lacrimae rerum che si addensano su ogni destino, ma sente la sua poesia come arma complessa e potente di salvezza: complessa, perché riverberando il dolore nelle parole c’è la possibilità di accentuarlo, ma potente, perché trattando l’angoscia dentro la scrittura, dentro la materia di parole vive che ricordano e reinventano, la si può anche esorcizzare. Da sempre, parafrasando Char, il poeta non può che fare arte di fronte alla morte. (Dalla Prefazione di Marco Ercolani)

* * *

Alessandra Paganardi (Milano 1963) ha pubblicato le raccolte di poesie: Tempo reale, Novi L. 2008; Ospite che verrai, 2005; Poesie, Facchin editore, 2002. Plaquette: Frontiere apparenti, puntoacapo Editrice, Novi L. 2009; Vedute, Ibiskos Ulivieri, Empoli 2008; Binario provvisorio, Circolo Culturale Seregn’ de la Memoria, Seregno 2006; Potevamo dire l’assenza, Crimeni, Olgiate Comasco 2005; Espansioni, Il club degli autori, 1998.

Ha pubblicato la raccolta di saggi critici Lo sguardo dello stupore: lettura di cinque poeti contemporanei, Viennepierre edizioni, 2005 (finalista al Nabokov 2008).

È presente con testi e lavori critici in varie riviste e antologie e ha ottenuto primi premi ai concorsi: Astrolabio (2009), San Domenichino (2007 e 2009), G. Gozzano (2007), D’Annunzio e La Versilia (2007), Dialogo (2003).

Ha pubblicato la raccolta di aforismi Breviario (Novi L. 2012) dopo la Menzione speciale della giuria al premio Torino in in sintesi 2010 per l’inedito. Dal 2003 è redattrice della rivista La Mosca di Milano.

Figura nella Redazione di Collezione Letteraria di puntoacapo Editrice, di cui è anche collaboratrice.

13 pensieri su “Alessandra Paganardi, La pazienza dell’inverno

  1. Sono d’accordo con Liliana: bello anche il titolo. Già il titolo rivela l’attenzione, la serietà, la volontà di indagare sul senso e sull’assenza di senso, sul “mistero più strano”, che, forse, è la vita stessa. Poesia intensa, non banale, lontana da facili e vani ammiccamenti di moda. Un caro saluto ad Alessandra. A presto rileggerci, Ivano

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  2. Pingback: GiorgioMorale, Alessandra Paganardi e LA PAZIENZA DELL’INVERNO | intelstoria

  3. La raffinatezza di un linguaggio sempre tenuto “sotto controllo”, Il tono, la profondità dei testi di Alessandra sostanziano una propria cifra stilistica riconoscibilissima per chi “traffica” nella poesia. Davvero un bel libro con alcune perle memorabili. Brava Alessandra!

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  4. Vi ringrazio tutti. Non c’è gioia più grande, per chi scrive, di essere letti e ascoltati. La poesia è restituzione, ascoltare è condividere. A presto. ale

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  5. Pingback: Franco Romanò su “La pazienza dell’inverno” | Poeme Sur Le Web Blog

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