Maddalena Capalbi, Nessuno sa quando il lupo sbrana

Maddalena Capalbi, Nessuno sa quando il lupo sbrana
di Nadia Agustoni

Una raccolta di poesie, questa di Maddalena Capalbi il cui titolo Nessuno sa quando il lupo sbrana, La Vita Felice Milano 2011, evoca scene d’infanzia e ricordi di storie con un sottofondo di paure.

E’ un raccontare in versi la famiglia e i nostri tempi: paure e contestazioni, tentativi parziali di conformismo e sguardo impietoso sulle situazioni che spingono invece a ribellarsi e a una fuga nelle parole per giungere presto o tardi a una coscienza di sé. Traspare, immune a ogni distanza, il dolore. E’ forse per questo che a volte, lo sottolinea anche Anna Maria Carpi nella prefazione, l’autrice sembra non volere o non può definire i soggetti (il lei, il lui, il loro) che restano in parte nel loro segreto e ci lasciano con qualche dubbio su quanto ci viene detto.

Sappiamo che le madri sbranano, ma passo dopo passo, leggendo, siamo davanti a un quadro più complesso dove tutti divorano e sono divorati. L’autrice stessa nell’atto di scrivere, prendendo parola, sbrana il proprio passato e lo trasforma fino ad avere un lucido, affettuoso e disincantato sguardo sui figli.

Il libro non divide però completamente le generazioni. C’è un non definire le cose che lascia molto in sospeso. Se innocente è la bambina insidiata dallo zio ricco e più ancora sopraffatta dai genitori, uno eterno adolescente e l’altra con le stigmate del rancore, innocenti ma meno lucidi sono quei figli che appaiono così liberi da essere inconsapevoli di tanta libertà. Libertà vera allora? Ce lo chiediamo, ma bisognerebbe almeno sapessero da dove gli arriva tutto questo, perché non sapere è pericoloso.

Maddalena Capalbi costruisce un percorso personalissimo nella memoria, ma non cade nella trappola dell’autocompiacimento (ormai vizio femminile quanto maschile) nemmeno fa del mero autobiografismo, scandaglia invece gli ultimi decenni con lo scandalo dei cambiamenti e delle rivoluzioni che non riescono ancora a farci conciliare sociale e privato. E‘ possibile date certe premesse salvarsi dal conformismo? Cosa può dirci la memoria famigliare su come eravamo e cosa siamo?

Qual è allora / il tuo godimento, / se il pane quotidiano / è il sangue? / Sarò lì a guardare lo scompiglio, / mentre ti difendi / sola, / mentre gli occhi assorbono / i segreti e l’ultimo lutto.” (pag. 36)

La figura materna, in questa come in altre poesie, sembra non colmare nulla e il vuoto è piuttosto una crepa, non quindi o non solo, certezza di solitudine ma un essere feriti con gli altri, parte del mondo di altri e viceversa, perché tutto per Capalbi si muove in un’altra direzione, ovvero verso la costruzione di una speranza che verrà affidata a generazioni meno sofferenti.

Negli ultimi anni sono apparse varie raccolte poetiche dove la madre è figura centrale e però abbiamo qui una voce che a un certo punto si lascia alle spalle la genealogia e l’irrisolto, per dare e darsi un futuro. Ci ricorda che il futuro è già presente, e uno sguardo ai figli implica restituire a loro quello che ci è stato tolto. Cosa non da meno, e non ultima, è consegnare loro un mondo in cui vale la pena soffrire e vivere.

Maddalena Capalbi, Nessuno sa quando il lupo sbrana, La Vita Felice Milano 2011, pag. 63.

2 pensieri su “Maddalena Capalbi, Nessuno sa quando il lupo sbrana

  1. Bellissimi versi, che raccontano in modo accorato ciò che può essere l’ infanzia!

    Grazie per il bel commento di Nadia Augustoni che ha colto un aspetto importante e toccante della vita di noi bimbi piccoli e di quelli a cui dobbiamo ” consegnare un mondo in cui vale la pena soffrire e vivere”.

    Ernestina .

    "Mi piace"

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