Nessuna fiducia: viviamo nella diffidenza assoluta, riparati dietro rifiuti preventivi – di Marco LODOLI

Osservo il mio vicino di casa che inchiavarda la porta con decine di mandate: prima sopra, poi sotto, poi ancora più sopra, e infine con un pulsante aziona l’allarme. Deve andare alle poste e poi al supermercato, starà fuori un paio d’ore, quindi è meglio che protegga la casa, i soldi, l’oro e qualunque cosa preziosa sia celata in fondo ai cassetti. “Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio”, mi dice con un sorriso amaro. Sotto casa, alle undici di mattina, un tipo lega il suo motorino scassato a un palo della luce con un catenone incredibile. Una signora gli si avvicina per domandargli un’informazione e il tipo, sempre alle prese con i suoi lucchetti d’acciaio, scuote la testa: “Non lo so, non so niente, arrivederci” dice liquidando in fretta la sconosciuta. Prendo anch’io la mia Vespa e parto per il lavoro: mi colpisce vedere lungo la Salaria una coppia di ragazzi che fanno l’autostop, lei ha in mano un cartello con la scritta Firenze, lui guarda le macchine e i camion passare veloci. Nessuno si fermerà, temo, non è più tempo di fiducia nel prossimo, di curiosità aperte: in ogni autostoppista può celarsi un serial killer.

Viviamo così, ormai, nella diffidenza assoluta, riparati dietro rifiuti preventivi, dietro porte blindate, dietro sospetti che non si ammorbidiscono mai. Mi ha colpito leggere in questi giorni il bel libro di Enzo Bianchi, fondatore e priore della comunità monastica di Bose, che si intitola proprio: “Fede e fiducia”. Si apre con una citazione di Adolphe Gesché che qui riporto: “Prendiamo la parola fede senza attribuirle una sfumatura religiosa. Si può vivere senza fede? Senza dubbio si può vivere senza fede religiosa, ma senza fede in assoluto? A me sembra che si debba rispondere negativamente. Nessuno può vivere senza fede, si tratta di un ‘esistenziale’ del nostro essere, e cioè di una dimensione che ci è costitutiva e senza la quale sarebbe difficile comprenderci. Non c’è vita senza fede: se io non credessi a nessuno, fosse pure in modo minimale, finirei per impazzire, e molto rapidamente.”

Ecco cosa aspetta i diffidente cronici: la pazzia. Una società individualistica e competitiva produce questo effetto, una separazione spinosa dall’altro, il timore radicato di essere ingannati, colpiti, feriti. L’altro, anche se è una vecchia signora, anche se è un gentile pensionato, è comunque uno zingaro, un avversario, una minaccia. L’altro non contiene alcun tesoro, anzi, è un’insidia al nostro tesoro personale. Enzo Bianchi scrive: “La fiducia in se stessi dipende in gran parte da questo poter credere agli altri, perché è di fronte alla parola venuta da qualcun altro che un bambino inizia a situarsi. Accogliendo la parola che viene dall’altro si mette fiducia in lui e nello stesso tempo si afferma la propria indentità. In questo esercizio del credere crescono la soggettività e la relazione, che permettono agli umani di confessare reciprocamente: io credo in te”. Solo la scuola resta il campo aperto della fiducia, i ragazzi ancora si rapportano tranquillamente con gli altri e con gli insegnanti, può esserci confronto e anche scontro, ma la relazione è sempre viva. Fuori da quei cancelli inizia il mondo del sospetto, inizia la solitudine.

03 giugno 2013
Da TISCALI

4 pensieri su “Nessuna fiducia: viviamo nella diffidenza assoluta, riparati dietro rifiuti preventivi – di Marco LODOLI

  1. Meglio soli che male accompagnati
    Fidarsi è bene e non fidarsi è meglio
    Sarà banale qualnquismo ma è saggezza di popolo e, come insegna la chiesa: vox populi vox Dei.

    Detti che non nascono da pregiuduzio ma da esperienze secolari:
    Mai fidarsi, di nessuno, la fiducia data è un coltello nelle mani dell’assassino: sai che la userà contro di te ma non sai quando.
    E non di tratta di difendere oro o denaro ( ormai chi ne ha?) ma di non consentire a nessuno di usare la nostra vita e poi buttarla quando non gli serve più.
    Questo insegna la vita: se sei sopravvissuto ad un tradimento non lasciarti tentare di nuovo dalla fiducia, è una frode.

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  2. Un post molto, molto interessante che porta da riflettere seriamente. La fiducia è una cosa seria diceva mia nonna e ripete mia madre.
    Potremmo essere diffidenti in tante, tantissime cose e\o situazioni…ma se dobbiamo venir fregati…non c’è diffidenza\paura\solitudine che tenga…appena molli…perchè è inevitabile…ecco che arriva la fregatura…
    Ma in cosa consiste l’esser fregati? I sentimenti…perchè allora è vero che ci mettiamo a pesare anche questi?
    Io ti do 100 e tu…tu mi ripaghi con appena 20 di sentimento?
    Eh…no mi hai fregato…ho perso tempo….
    E questo?
    Mi sorge un dubbio: sono gli altri che ci fregano o ci mettiamo tanto di nostro?

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  3. Non si tratta di pesare o misurare, semplicemente di essere consapevoli che se ti fidi e affidi a qualcuno questo, chiunque sia, avrà un’arma e prima o poi la userà contro di te che gliel’hai data.
    Non è fiducia questa, è rassegnazione a un dato di fatto, ad una scelta: o la solitudine o un pugnale che presto o tardi non mancherà di colpirti, indipendentemente dalle percentuali e dai pesi che nelle relazioni non esistono.

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  4. Quanto è vero!
    Ma noi non ci lasciamo scoraggiare! qualcosa cambierà se ognuno di noi diventerà una goccia di accoglienza… piano piano, goccia dopo goccia: il lago e poi il mare e in fine il mondo.

    Ernestina Scappaticci.

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