L’amore folle di Françoise Hardy

Hardy COPERTINA

Il debutto narrativo della mitica cantante francese

di Guido Michelone

Françoise Hardy nel 1962, a soli diciott’anni, con la canzone Tous les garçons et les filles, è l’idolo dei giovani parigini : poi in breve tempo conquista le platee di tutto il mondo, diventando, lungo gli anni Sessanta, l’unica diva francese a contrastare il predominio angloamericano nel campo della musica leggera. Le canzoni di Françoise Hardy hanno successo perché affrontano temi generazionali dal punto di vista di una ragazzina che recita il ruolo della post-adolescente triste, delusa, vittima insomma dell’egoismo e dell’incomprensione dei maschi e degli adulti.

Sembra tutto vero, ma qualcuno mette in dubbio la sincerità del’interprete, perché si tratta di una femmina dalla bellezza straordinaria, dalla raffinata eleganza, dai modi cortesi e dallo spirito modernista: sono tutte qualità che dovrebbero respingere ogni problematicità esistenziale. Eppure un fondo di verità – o anche qualcosa di più – c’era già nella Françoise Hardy di Tous les garçons et les filles, perché a mezzo secolo dal debutto quale cantante, l’esordio nella narrativa – con L’amore folle, prontamente edito in italiano da Clichy con l’ottima traduzione di Antonella Conti – affronta di fatto gli stessi temi con un’analoga propensione alla mancanza di autostima fino a mostrare comportamenti quasi distruttivi. Ma Françoise Hardy proprio grazie alla stesura del libro sembra essere uscita definitivamente dal tunnel, perché la scrittura opera talvolta un positivissimo effetto catartico, che, a sua volta ancor meglio della psicanalisi, riesce ad affrontare e risolvere problemi spinosi.

Il libro è tutto un virtuosismo attorno all’amore folle della protagonista verso un uomo posseduto anch’egli da bruschi, inspiegabili, antipatici cedimenti relazionali: e la trama prosegue – quasi diaristicamente – nella strategie messe in atto dal personaggio femminile per lenire il proprio dolore, senza rinunciare a un sentimento che di fatto non riesce (o forse non vuole) governare. Anche in traduzione italiana, L’amore folle rende bene il percorso stilistico dell’autrice che su un tema praticamente sfruttatissimo nella storia letteraria fin dall’antichità riesce a essere fresca, nuova, originale grazie a una prosa studiatissima anche nel riflettere dolori, crudeltà, passioni, inquietudini di un gioco psicologico terribile. In questa breve intervista – in esclusiva – è la stessa Françoise Hardy a spiegare alcune ragioni di un libro importante.

Françoise Hardy, è contenta che il suo romanzo sia uscito in Italia?

Talvolta contenta, ma anche molto sorpresa: non me lo aspettavo così in fretta. Spero soltanto che il mio libro possa interessare a qualcuno.

Pur leggendo il libro in italiano, ho trovato un livello stilistico notevole, grazie a una perfezione formale incredibile. Ha lavorato molto sulla scrittura? E come?

Quello che dite non può farmi che estremamente piacere! Ho lavorato tantissimo sulla forma, sullo stile, tornandovi sopra quasi senza tregua, e sono stata ferita dal fatto che nessun critico letterario in Francia si sia degnato si soffermarsi in tal senso sul mio libro.

Passiamo ai contenuti: cosa c’è di veramente autobiografico nel libro?

Molto! Se non mi sento una scritttrice è solo perché non ho immaginazione e non sarei mai capace di scrivere su qualcosa che non sia in stretto rapporto con il mio vissuto.

Quali sono gli autori che ama leggere di più?

Direi George Eliot, Henry James, Edith Wharton, Vita Sackville-West, Rosamond Lehmann e in un genere ben diverso Higgins Clark o Anne Perry.

Conosce qualche autore italiano?

Ho scoperto di recente La coscienza di Zeno d’Italo Svevo, un romanzo strano che però mi ha coinvolta. Per quanto riguarda la narrativa italiana adoro anche Seta di Alessandro Baricco e molto prima Il disprezzo, forse il mio romanzo preferito di Alberto Moravia al quale l’omonimo film di Jean-Luc Godard deve tutto.

E ci sono dei romanzieri che possono averla influenzata?

Si tratta di un circolo vizioso. Sono attratta dai romanzieri che raccontano e sviluppano in lungo e in largo ciò che mi interessa di più: l’amore impossibile.

Ma cos’è infine l’amore per Francoise Hardy?

Questione vastissima e parola fin troppo abusata! Molta gente che crede di amare il proprio partner o il figlio lo trasformano in infelicità a causa della loro possessività, della gelosia, del modo di soffocare l’altro, di impedirgli di crescere, di vivere la sua vita. L’ha sottolienato assai bene il grande scrittore Sandor Marai: “L’amore è quasi sempre un immenso egoismo”.Francoise_Hardy_ foto

8 pensieri su “L’amore folle di Françoise Hardy

  1. “si tratta di una femmina dalla bellezza straordinaria”
    In una pregevole recensione, seguita dall’intervista di Françoise Hardy, la parola “femmina”, almeno a me, risulta fastidiosa.
    F. H. non mi ha mai dato l’impressione d’essere una “femmina”, né in gioventù né più tardi.
    GBG

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  2. Bella recensione di questo libro che conosco, grazie a mio figlio Simone che abita a Parigi. non mi sembra per niente azzeccata, anche a me, l’espressione “femmina” sennò lo sarebbero tutte le donne.
    L’Amore non è possedere, soprattuto per la donna che nasce come “madre ” , lo è solamente nella mente”,qualche volta disturbata”, di alcune madri con problemi personali non risolti.
    Io penso che il discorso impostato così, assolutamente bello comunque, non sia così scontato: l’amore come puro egoismo non mi convince affatto!
    noi donne, madri e mogli sappiamo, bene che l’egoismo porta all’allontanamento sia del figlio che del marito!
    la mia esperienza è molto positiva in questo senso- egoismo- forse lo è meno per l’universo maschile, che cerca ancora oggi nella donna la madre ,restando per questo un eterno figlio innamorato ed egoista, non nel senso più negativo della parola! sta a noi donne, come sempre, aiutarli a crescere liberi ed il lavoro che facciamo è davvero faticoso, ma come tutte le cose fatte con grande lavoro poi pagano alla grande.

    Grazie a te per questo attimo di confronto con noi ” noi stesse”.

    ernestina (libera donna in questo non libero mondo).

    grazie al recensore, anche io posterò una sua canzone che non ho mai dimenticato.

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  3. Pingback: Francoise | L'isolachec'è (o di pensieri alogeni e spiaccicate virtù)

  4. Bellezza generosa nel mostrarsi e avida nel regalare serenità alla donna che la possiede, complice di un amore inquieto e soffocato da un egoismo incontrollato, in preda all’amore stesso.
    Bella recensione che incuriosisce e stimola la lettura dell’opera

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  5. Non conosco il libro ma la recensione è interessante. Mi sembra che il tema si possa collegare anche ad un punto su cui si torna spesso in questo blog, sicuramente nell’attività di Don Fabrizio: quello dell’amore che non possiede ma si dona, e dona libertà. Un percorso di crescita e di conquista e, come sottolinea Ernesta, un momento di costante confronto con noi stessi, dove fermarsi a discernere tra che cosa siano impulsi egoistici, o magari un ‘’eccesso di voler bene’’ in cui a volte si può cadere, e il morire al proprio io per risorgere alla carità.
    Grazie a Guido Michelone e a Fabrizio Centofanti.

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  6. Care Giorgina ed Ernesra, ho usato femmina semplicemente come sinonimo di donna o quale contrario di maschio. G.

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