“SINISTRE PRESENZE”, L’HORROR “POLITICO”

Recensione di Giovanni Agnoloni

Sinistre presenzeInconscio individuale o collettivo? Perché “scegliere”? Sono entrambi presenti nella nostra natura intima, come ci insegna Carl Gustav Jung. E si nutrono reciprocamente, legati in un rapporto osmotico. È questa, a mio avviso, la chiave di lettura di Sinistre presenze (Bietti Editore), antologia horror sui generis, a cura di Gian Filippo Pizzo e Walter Catalano. Ed è in questa zona “di confine” tra l’individualità e la collettività dell’esperienza psicologica “d’Ombra” che si colloca lo specialissimo carattere “politico” di una raccolta di racconti così originale.

Il titolo allude alla “sinistra”, e questo sorprende, in un genere per tradizione incentrato sui tormenti dell’Io (e perciò stesso considerato politicamente poco “impegnato”). Però questo libro fa delle dinamiche intime della natura umana una finestra aperta su una molteplicità di eventi perturbanti che toccano l’intera collettività, dalla follia di un’infermiera assassina (penso al racconto di Gian Filippo Pizzo) alla crudeltà di chi abbandona gli animali (ed ecco il contributo di Dario Tonani), passando per le vicissitudini politiche di un piccolo centro di provincia (Francesco Troccoli). E altro ancora.

Del resto, in un’epoca in cui l’angoscia della fine (tema ricorrente dell’horror classico, come ben sottolineato dalla prefazione di Valerio Evangelisti) è un’esperienza divenuta patrimonio comune (fine della ricchezza, fine dei vari status sociali, fine delle abitudini che si erano consolidate in noi negli anni in cui le cose “andavano ancora bene”), un’analisi narrativa della paura non può che essere “sociale”, e dunque di per sé attinente non solo all’individuo, ma alla polis tutta.

Perciò, come per Socrate lo stare nella polis e il parlare con gli altri era la base per lo scardinamento delle false credenze soggettive, e così delle maschere dell’Ego (e qui applico “retroattivamente” al pensiero classico una categoria psicologica moderna), allo stesso modo un approccio collettivo alla dimensione del perturbante può rendere possibile una riemersione dalle pastoie di un’angoscia “di popolo”, frutto essa stessa di dinamiche introiettate dagli aspetti deteriori di una visione del mondo “collettivistica” (e faccio qui riferimento alle schifezze e alla cattiva informazione propinate da certa televisione o da certa politica, cui assistiamo pressoché ogni giorno).

Qui, al contrario, si ritorna a un’altra – e più genuina, perché umanisticamente fondata – visione della “politica”, che nasce dalla consapevolezza che il “baco” del sistema sta(va) in quel collettivismo avvelenato e omologante, e si arriva a “sbuzzarne” i foruncoli purulenti, permettendo che si riformi una cute sociale basata su individualità integrate tra loro in modo più libero e sano.

Perché? Perché hanno guardato in faccia – e sconfitto – la paura.

3 pensieri su ““SINISTRE PRESENZE”, L’HORROR “POLITICO”

  1. Un approccio collettivo alle paure sarebbe auspicabile in una società ancora troppo dominata dall’individualismo e dal fatto che tutto accade agli altri e non a me, credendo ognuno i essere immune ma immuni non siamo.
    Grazie

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