13. Qualcosa da aggiungere

da qui

Perché Luca, nel terzo capitolo, propone nuovamente le coordinate storiche in cui si svolge la vicenda? Qualcuno ha pensato che fosse questo l’inizio del Vangelo. I testi sinottici sono realtà complesse, un mosaico le cui tessere risultano spesso intercambiabili, un disegno in cui si scoprono combinazioni sempre nuove. A farsi affascinare dalla chiave filologica – con la sua proliferazione infinita di testimonianze e manoscritti – si smarrisce il filo del racconto, che è quello che qui importa: la storia di Gesù vuole incrociarsi con la nostra, piena di contraddizioni e paradossi, come il fatto che la parola del Signore, schivando personaggi come Tiberio Cesare e Pilato, Erode e Filippo suo fratello, Lisania e i sacerdoti, Anna e Caifa, scenda su un oscuro profeta del deserto, figlio di Zaccaria ed Elisabetta. Il Verbo è sempre lo stesso dai tempi di Isaia, il quale parlava di vie da preparare, di monti da spianare e burroni da colmare, di una salvezza che tutti avrebbero veduto. Giovanni non fa che travasare la parola in un rito a cui affluiscono folle numerose, compresi gli scribi e i farisei, venuti fin qui per controllare la presenza eventuale di eresie. Razza di vipere, li apostrofa: figli del serpente, progenie del diavolo, altro che di Abramo; il profeta ha il linguaggio tagliente della verità, non quello della zona opaca, grigia, in cui il maligno amministra il suo potere. C’è una scure alla radice degli alberi: Giovanni insegna a scorgerne all’istante il balenio sinistro. Non mancano coloro che si fanno toccare dal messaggio: che dobbiamo fare? Una domanda che riguarda tutti, come la risposta: il pane spezzato, il bene condiviso, la giustizia nelle relazioni. Come se Dio, dall’alto della sua infinita conoscenza, non avesse da esortare che ad amarsi e a rispettarsi nelle piccole cose di ogni giorno; come se il segreto della vita non fosse che accorgersi dell’altro. Ma il profeta ha qualcosa da aggiungere: il suo battesimo è d’acqua, da povero mortale; viene uno, invece, che spinge come il vento e brucia come il fuoco, il cui passaggio costringe ad una scelta. Il suo sguardo va incrociato con prudenza, perché è facile restarne conquistati, e non riuscire a staccarsene mai più.

18 pensieri su “13. Qualcosa da aggiungere

  1. – viene uno, invece, che spinge come il vento e brucia come il fuoco, il cui passaggio costringe ad una scelta. Il suo sguardo va incrociato con prudenza, perché è facile restarne conquistati, e non riuscire a staccarsene mai più.

    L’incontro con Gesù chiama a fare la scelta decisa di aderire ai doni ricevuti, fa comprendere tutta l’importanza dell’essere nella verità, perché il Signore è Verità e fuori di questo non vi è che inganno e menzogna: è l’incontro che cambia la vita, la visione del mondo ed il modo di stare al mondo…

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  2. Il suo sguardo va incrociato con prudenza, perché è facile restarne conquistati, e non riuscire a staccarsene mai più.

    una frase che mi hanno già detto :- Attenta Raffaella , se incroci l’ Amore di Dio esso ti rapisce e non ti lascia più.
    Perché dovrei stare attenta ,di cosa dovrei aver paura , dell’ Amore Dio? E perché.poi se è proprio Dio, lo sguardo di Gesù., che vado cercando?
    Con Lui non mi sono mai sentita sola,è Lui che mi è stato vicino e che mi ha accompagnato nei momenti difficili della mia vita,è sempre Lui che ha sostenuto la mia croce portandomi sulla terra ferma, quando stavo per annegare in mezzo al mare.No io non ho paura di Lui e del suo Amore ,al contrario io lo voglio cercare,io lo voglio trovare perché. ho sete e fame della sua Parola.

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  3. @bioraffaella

    L’unica paura può essere quella di non incrociare mai quello sguardo, o di incontrarlo ma poi dimenticarlo e tornare indietro.
    Ma non credo che questo sia possibile: è come il fuoco, una volta toccato, anche solo sfiorato, rimane indelebile il ricordo di quel bruciore e anche il segno sulla propria carne; ed è l’Unico che aspetta solo di essere cercato per farsi trovare…

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  4. QUALCOSA DA AGGIUNGERE
    C’è qualcosa da aggiungere a qualunque profezia perchè
    nessuna è perfetta; la voce del Battista spinge verso il
    Vento e Fuoco che nessuno può incarnare e comunicare
    se non Colui : “nel quale riposa felicemente la pienezza del-
    la divinità”.

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  5. @ M&C
    Non dobbiamo avere paura di fare un passo indietro, indietro si può anche tornare, ma non sarà mai com’era prima ,perché. Noi! Siamo cambiati, e quando sei cambiato dentro anche se torni indietro non sei più lo stesso!

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  6. “Non mancano coloro che si fanno toccare dal messaggio:che dobbiamo fare?”
    Si,che dobbiamo fare.Non è difficile.Problema è che a volte, dal un comportamento estremo si sposta sul altro comportamento estremo.Ma via di mezzo? ragionamento? il cuore?
    Non credo che Dio richiede noi comportamento estremo:vivere nella miseria,tristezza,pianto,…manca soltanto autofrustate (che capità anche questo!)
    Dio è buono e vuole nostro bene,vuole che stiamo bene (siamo ospiti nella casa sua),però non vuole che viviamo in modo egoistico,ogni uno per conto suo-cosi non funziona.
    Dio ha creato noi come una grande famiglia,e famiglia è unità, si dovrebbe aiutare uno al altro. Il problema è che siamo noi che abbiamo creato divisioni,gruppi, e peggio…abbiamo creduto che divisioni è la cosa giusta,perchè nella unità non riuscivamo andare d’accordo,perchè sempre si trovavano qualche persone che volevano fare capobranchi.

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  7. “La vita è la visione dell’Infinito,di tutte le possibilità e le realizzazioni che l’amore può portare. Le persone, invece, sembrano tanto piccole di fronte a questa semplice verità.
    La vita è generosa,e l’uomo è meschino.Sembra che sia un abisso fra la vita e l’essere umano,e che,per superare questo abisso,sia necessario avere il coraggio di affrontere l’anima stessa e farle cambiare direzione.”

    Kahlil Gibran

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  8. Qualcosa da aggiungere. Come fosse l’ingrediente mancante per rendere perfetta la ricetta della verità. Ma troppi ne mancano, per quanto mi riguarda! Anche perché, la Verità non si raggiunge miscelando le giuste dosi di accoglienza, generosità, amore e chi più ne ha più ne metta, per rendere la facciata impeccabile, priva della più piccola crepa, omogenea e ben piantata nel contesto cristiano nel quale si rincorre la perfezione. Anzi, a mio modo di pensare, è proprio lì che casca l’asino. Ma il dubbio di poter incappare nell’errore? Siamo davvero convinti che la strada sia quella giusta? O magari c’è bisogno di una conversione, mentre i nostri occhi sono così attratti da una bellissima storia che senza fatti resta solo teoria? Ogni volta che sento o leggo frasi di “Amore Vero” faccio un esame di coscienza e ribalto su di me quanto in quelle parole potrei specchiarmi. La risposta è sempre la stessa: non c’è solo ‘Qualcosa da aggiungere’, c’è veramente tanto e tanto ancora da imparare.

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  9. “Se avessi compreso anche tu, in questo giorno, ciò che
    è per la tua pace”.
    Ho incrociato il tuo sguardo,”Signore, Tu sei proprio Colui
    che mi mancava, e non avrei mai sperato di averti, meravi-
    gioso come sei”.
    (P.Lyonnet)

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  10. “Qualcosa da aggiungere”? Il Vangelo è pieno di messaggi, indicazioni che non sempre e non in ogni momento riusciamo capire, a volte arriva impovvisamente qualche “illuminazione”, a volte dipende dal nostro stato d’anima,a volte lo spiegiamo cosi come vogliamo capire noi.
    “Qualcosa da aggiungere”? Il Vangelo è un libro da leggere per tutta la vita, ogni giorno

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  11. @ Robysda
    ” Al centro non stanno le mie azioni, buone o cattive,
    ma quelle di Dio, il totalmente altro che mi rende altro”
    (E.Ronchi)

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  12. @F
    Grazie per questo prezioso consiglio, che apprezzo e mi rincuora. Credo comunque che non sia giusto né rispettoso, verso tutti e soprattutto verso l’Alto, non prendersi carico e responsabilità delle porprie azioni; una analisi accurata sul prorpio comportamento è senz’altro fonte di innumerevoli domande, le cui risposte a volte arrivano facilmente, altre vanno interpretate attraverso segni e occasioni, altre ancora necessitano di una guida spirituale, senza la quale diventa quasi impossibile comprendere.

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  13. Non so se abbia più fascino, se colga più nel profondo del cuore il respiro grande di un tutto raccontato seguendo quel filo rosso, oppure, talvolta, perdersi in particolare, in un dettaglio, piccolo piccolo, un termine, una virgola…Questo grande racconto ha qualcosa di molto speciale, e non solo per essere unico e fondante per la nostra fede, perchè aperto al nostro presente, raccontandosi a noi e nel nostro oggi. Ma sembra come se nelle sue parole, nel suo sgranarsi, non abbia finito ancora di rivelarsi, non lo abbia fatto pienamente: la Parola ci giunge dopo essere stata tradotta, lavorata, magari rielaborata da molte mani che facendo questo hanno interpretato. forse storicizzando qualche cosa. Quanto conserva un termine greco, o aramaico, quanto ancora ci può raccontare…La grandezza della Parola, allora, è anche essere racconto aperto al divenire della vita, al cuore e alla mente dell’uomo,a quel qualcosa da aggiungere che ancora non sappiamo.

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  14. “amarsi e a rispettarsi nelle piccole cose di ogni giorno”

    mi si è ricordato come una volta mia zio (era prete) ha racontato una storia:
    Davanti la porta di paradiso,ci stavano aspettando alcune persone. Arriva san Pietro e chiede primo:
    -Tu cosa hai fatto nella vita?
    -Ho salvato una persona che si stava affogando -rispose uomo
    -D’accordo,puoi entrare.
    -E tu,cosa hai fatto?-chiede san Pietro a un altro
    -Ho salvato due bambini che stavano in casa che stava nel fuoco.
    -D’accordo! puoi entrare.
    e.t.c. san Pietro chiede altre persone e vide una donna impaurita che si sta ritirando indietro
    -Perché si stai nascondendo?-chiede san Pietro
    -Perché io nella vita non ho fatto niente di grande,non mi sono meritata paradiso
    -Tu-rispose san Pietro-sempre stiravi bene le camicie di tuo marito,preparavi sempre da mangiare, sei stata sempre brava moglie e brava madre. Certo che ti sei meritata paradiso! Puoi entrare!

    “amarsi e a rispettarsi nelle piccole cose di ogni giorno”

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  15. @ Robysda
    “Possa un giorno esserci concessa la gioia di dire : ho lavo-
    rato, ho pianto, ho pregato con Te o Signore !”.
    (E.Medi)

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  16. … il segreto della vita è accorgersi dell’altro, “scorgerlo” anche quando si nasconde ai nostri occhi, perché anche nei suoi occhi c’è quel qualcosa di divino che ci accomuna. Quando non riusciamo a farlo (e succede) il nostro io diventa una voragine sempre più famelica.

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