Appunti su “Nevicata” di Francesco Scarabicchi

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L’impermanenza felice della neve.
Nevicata di Francesco Scarabicchi, con i paesaggi incisi di Nicola Montanari, ed. Liberilibri, Macerata 2013, €18.

di Anna Elisa De Gregorio

E’ appena arrivato in libreria (sui magri scaffali dedicati alla poesia o su quelli dedicati alle arti figurative, a discrezione del libraio) un volumetto dal formato inconsueto (50×50) tipico dei “libri d’arte”, che non devono necessariamente stare in ordine come gli altri. Si tratta in effetti di un perfetto “ibrido” dove la poesia scritta da Francesco Scarabicchi e i paesaggi incisi da Nicola Montanari (ventisei per l’esattezza) si incontrano, loro stessi emozionati, in bellezza e in assoluto sun pathos per raccontarci una storia. Così in Una confidenza scritta a prefazione del volume scrive lo stesso Francesco Scarabicchi: “Cosa succede di fronte a un racconto? Si sta muti a leggere o ad osservare, da fuori. Si può, oltre che leggere e osservare, ascoltarne le voci che tentano, come possono, di chiamarci dentro la trama della scrittura e dell’immagine. Bisogna disporsi come se si fosse affacciati a un davanzale o a una balaustra”. Leggiamo e guardiamo anche noi, da spettatori (nel necessario silenzio, che trascorre tutto il libro) queste “nevicate”, incontrate nella rima sottile fra spazio e tempo, dai nostri artisti “per un breve bagliore di bellezza”:

‹‹Che ne sarà dell’universo muto/ sotto lo spesso manto?›› Dice Francesco Scarabicchi e a lui potrebbe rispondere dal lontano ‘600 con simile voce il monaco giapponese Naito Joso: ‹‹I campi e i monti/ sottratti dalla neve/ è il nulla››, oppure dal più vicino ‘800, il poeta giapponese Kobayashi Issa: ‹‹Solo io qui/ non ci sono che io/ e la neve cade››.

La neve ha accompagnato Scarabicchi fin dal 2003 quando ha pubblicato il volume di poesie (edito da Donzelli) L’esperienza della neve, mentre Nicola Montanari ha dedicato alla neve ben settantatre acqueforti (che si possono visionare su You Toube). Certo lo zinco inciso da Nicola Montanari con varie tecniche perde in profondità e in luce sulla pagina stampata, ma ugualmente quei segni grigio-argentati, bistrati di nero, oltre ad esprimersi hic et nunc nella loro iconicità, riportano alla luce altre mille nevicate delle quali ciascuno di noi ha fatto esperienza nella propria vita. Esperienza che si moltiplica e rifrange magicamente come in un caleidoscopio (dove i colori sono il bianco e il nero, essenziali) attraverso le parole scritte a fronte da Francesco Scarabicchi: immagini per due sguardi. Quelli di una sorpresa rinnovata, quelli del timore di sciupare la perfezione anche solo con un passo: ‹‹Inaspettata, copre/ il teso fil di ferro,/ la vigna, i freddi pali,/ copre la terra e l’erba,/ che a camminarci pare di violarla/ la tacita bellezza che si posa/ a ingentilire il mondo››.

I paesaggi sono familiari, quelli marchigiani, che vivono intorno a noi ogni giorno, eppure nuovissimi, nell’abito impermanente della neve: alberi e ancora alberi, case isolate, balconcini di ferro battuto, mezze lune, pali della luce, un cancello prima chiuso e poi schiuso… I contorni, che la neve rende incerti, come disegnati dalla mano di un bambino, sono commoventi; il volto delle cose modificato ci meraviglia. Le panchine e le finestre sono deserte, non c’è essere umano o animale a inquinare con un pur minimo movimento o scarto, tutto parla di effimera eppure statica bellezza: ‹‹Nessun passo su tanto candore,/ nessuna orma ignota››.

Un attimo “benedetto” e perfetto quello percepito: ‹‹Sui cavi della luce/ sulle punte del cancello a lance,/ sul bordo dei muretti a recinzione:/ ovunque scesa/ a benedire il luogo e la mattina››.

Appena alle soglie di questa estate tardiva è ancora più incantata l’esperienza che ci regala il libro elegante e senza tempo di Montanari e Scarabicchi: una esperienza di meditazione su un tappeto di neve condivisa e allargata a noi fortunati fruitori…

Finiamo con questi tre versi essenziali e incisivi come un haiku, racconto e insieme invocazione: ‹‹Fosse così l’inverno, fosse questo/ chinarsi sulle cose a preservare/ la quieta meraviglia del creato››.

Un pensiero su “Appunti su “Nevicata” di Francesco Scarabicchi

  1. azzeccatissimo, mi par di rivivere lo star nella neve, i piedi affondati, lo stupore del mare di luccichii…, grazie Anna Elisa di questo comune sentire, spero di fare presto conoscenza, con gratitudine nicola montanari

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