Contro ogni guerra

di Antonio Sparzani
Art_11_costituzione_italiana
Sono sempre e dovunque contrario alla guerra: La guerra dei condomini tra loro, la guerra degli scrittori tra loro, la guerra degli imprenditori, della concorrenza spietata e tutte quelle che vi potete immaginare, ma, sopra tutte queste, la guerra organizzata tra popoli, la guerra guerreggiata, con i cannoni le bombe i gas e chissà quali altre diavolerie (proprio!) gli esseri umani sono riusciti ad inventare.

Sono contrario alla guerra per principio, così come sono contrario alla pena di morte, alla tortura, ecc.
E sono contento di vivere in un paese dove la pena di morte non vige e dove la guerra è bandita dall’articolo 11 della Costituzione. O meglio, dovrei dire sarei contento, se l’articolo 11 fosse per l’appunto rispettato. Invece non è così. Non è così perché quando l’uomo vuol fare la guerra trova gli escamotages necessari. Ricorderete forse un famoso articolo di Giuliano Amato sul Sole 24ore, teso a giustificare, e anzi a validare pienamente, l’intervento armato, contro cui già ho scritto qui, e qui, e anche i pronunciamenti del nostro ineffabile presidente della repubblica che si affanna a dir bene delle nostre missioni di pace.

Pochi giorni fa è tornata in patria la 53esima bara di un militare italiano morto in Afghanistan, stavolta un ufficiale, debitamente salutata a Ciampino e sfiorata con le dita ormai adusate a ciò del sunnominato presidente. E dopo due giorni tutto finito, la missione di pace continua imperterrita, capite, proprio imperterrita, etimologicamente perfetto: non atterrita da nulla, nulla può spaventare una missione di pace.
Di ciò dunque ho già scritto, senza grandi ascolti, ma ora mi è venuta in mente un’altra domanda: e i “nostri” militari quanti ne hanno ammazzati dei “loro”. Quanti? Abbiamo delle statistiche, li hanno contati? A qualcuno interessa, forse alle alte sfere militari per sapere quanto i nostri sono bravi? E questo non è fare la guerra?

Una questione di fondo che mi rende lontano da tutto ciò è che il parlare dei “nostri” e dei “loro” già non mi appartiene più, anzi, mi scandalizza. Fin da quando i “nostri” erano i soldati blu yankee contro i gloriosi pellerossa.

Un mio caro amico mi fa notare che io sono nato durante la seconda guerra mondiale e che, anche se non ne ho ovviamente alcun ricordo diretto, pure ho fatto a tempo a sentire, nella seconda metà degli anni quaranta, la puzza della guerra, che ancora aleggiava nell’aria sull’Italia del nord. Spero in verità che anche persone cresciute ben dopo quell’epoca provino un analogo disgusto, anche se mi sembra che, in questo paese come in altri, a tutto ci si abitui. Il primo morto è una cosa, ma il 53esimo, cosa volete che importi più?

2 pensieri su “Contro ogni guerra

  1. Caro Antonio,
    Sottoscrivo e concordo fino all’ultima virgola o punto che dir si voglia. Nutro lo stesso tuo disgusto anche se la mia classe ’68 e’ ben lontana dalla guerra vissuta in casa. Aborro tutte le guerre, anche semplicemente nel gioco pensando ai nostri soldati mi e’ venuta in mente una canzone di De Gregorio del suo ultimo album “La strada” e in particolare questa frase: … Chi ci perdonerà per esserci salvati…
    Dimentichiamo spesso che siamo tutti uomini/donne qualunque sia il colore della nostra bandiera.
    Grazie
    Stella Maria

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  2. Aihmè, l’Art.11 della nostra Costituzione non è l’unico, forte, importante, ad essere disatteso, così come è disatteso il 5 Comandamento, NON UCCIDERE. E invece in molti Paesi di Benpensanti come il nostro e Maleagenti, la guerra si fa. E in guerra ci si uccide.
    Giustamente, come dice Antonio, nessuno ci dirà quanti sono gli uccisi da noi, perché allora dovremmo ammettere che uccidiamo e non che ci abbracciamo e affratelliamo come chi sta in pace. Ed in fondo è la stessa cosa che accade quando gli uomini, che dovrebbero amare le loro donne e proteggerle, le ammazzano (una ogni due giorni, e siamo ormai altro che a 54, e senza funerali di Stato!) in quella che sta diventando una strage, che ci fa sgranare gli occhi per un minuto e poi passiamo oltre, per assuefazione o perché non vogliamo più sentir parlare dei nostri fallimenti umani di relazione, oppure per vergogna (spero).
    Da dove comincerà la nuova Resistenza?

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