La resa, di Fernando Coratelli

image

La resa (Gaffi editore)
di Fernando Coratelli

Rashid è sul terzo vagone della linea tre, la “gialla”, in direzione San Donato – il treno è appena ripartito dalla fermata Sondrio. Lo zaino gli pesa ma non gli pesa la testa. Stanotte ha dormito contro ogni previsione. In caso non fosse accaduto aveva una boccetta di Xanax a portata di mano, però non l’ha usata e ne è fiero. Anche Attash ne sarebbe fiero. Sul vagone in cui viaggia c’è tanta gente, ma evita di guardarla: non deve provare alcuna emozione, alcun pentimento o genere di misericordia. Ci crede. È un moto dell’anima.
Per un attimo prova una gioia infinita, il senso della vita eterna, il paradiso,si sente il rivoluzionario che darà vita a un mondo migliore (certo lui saltando in aria comunque non lo vedrà, ma queste sono sottigliezze cui non si deve dare importanza). Pensa al Profeta, alle vergini che lo aspettano, pensa ai suoi compagni di lotta che si stanno facendo saltare in contemporanea (beh, Ayman è saltato prima – ma non lo può sapere). Chi se ne frega se su questo treno o alla fermata di Stazione centrale, dove scenderà per aspettare l’esplosione che porta in spalla, c’è gente che vuole vivere, che pure credendo in un mondo migliore vuole comunque tentare di sopravvivere. E non si preoccupa neppure se fra questa gente c’è qualche arabo come lui che non ha niente da spartire con l’Occidente corrotto, e che importa se in quello stesso Occidente vivono gli inquieti, gli indifferenti, i pusillanimi, gli idealisti, gli sfruttati, i distratti, i disperati ognuno con il proprio universo, con i propri difetti ma senza corruzione – lui si è convinto (o lo hanno convinto) che sono tutti figli della stessa “puttana incinta”.
Ha visto tanta televisione, è andato spesso al cinema, passa almeno cinque ore al giorno su internet, legge free-press metropolitani, si è fatto un’opinione di come giri il mondo con gli strumenti che il mondo stesso gli ha fornito. Non sa niente dell’Oriente, della penisola arabica: è nato in Italia e non ha neanche avuto il tempo di fare quell’unico ma necessario pellegrinaggio alla Mecca. Morirà senza avere mai visto il tempio per cui crede di sacrificarsi.
Non importa, Abdel bin Attash gli ha sconnesso e reimpostato il “terzo circuito”, gli ha dato a credere che il Profeta pensa solo a lui, poi si è concentrato sul “quarto circuito” e lo ha spinto a rimuovere qualunque pulsione sessuale che non si rifletta nel paradiso che lo aspetta dopo la missione. E così ha fatto anche con gli altri – tranne Ayman, che non si è lasciato suggestionare se non dalla fatwa che gli pendeva sulla testa, per avere tradito, per avere insultato Allah.
Nel frattempo è arrivata l’alba della fermata destinata. Scende con un carico di altra gente, mentre tanti altri impazienti aspettano di salire sul vagone. Una voce femminile squarcia quel vociare che monta, l’incedere rumoroso delle suole delle scarpe, lo sferragliare delle scale mobili: “Centrale, fermata Centrale”. Sono le nove e cinquantatré: l’esplosione che porta in grembo Rashid dice che è una questione di secondi.
Andrea smette di guardare l’iPhone. Ha ricevuto una risposta: “Adesso passo in questura, mi trovi in studio più tardi. Bacio”.Chiamerà Teresa più tardi.Oblitera il biglietto e si avvia verso le scale mobili che scendono ai treni della linea gialla.
Scenderà verso il terzo vagone, suppergiù. Direzione San Donato, arriva da Maciachini, c’è Rashid lì, ma Andrea non lo sa. Le scale mobili hanno una velocità costante e non cambiano andatura se colui che le prende ha fretta, così Andrea, se crede necessario prendere il treno che si sta fermando ora, deve scendere i gradini con le sue gambe. I cartelli ricordano di tenere la destra, lui è già sulla corsia di sinistra.
Ha un sussulto inspiegabile. Pensa a Antonella, a Tommaso, a che cosa dire a Teresa per convincerla, a Andy che vorrà chiudere l’affare stasera, a sua moglie con cui ha appuntamento adesso in via Borgonuovo e non ha alcuna voglia di vedere ma deve. Che verbo odioso dovere. E prende a scendere i gradini di ferro. Scusi, permesso, c’è uno che lo intralcia: Scusi? ma non lo può sentire, ha le cuffie Bose e la musica a tutto volume. Allora gli bussa sulla spalla, il tipo non si gira neppure, si sposta di lato leggermente, Andrea gli passa a fianco e si volta a vedere che espressione deve avere costui che ritma la testa a un suono che ascolta lui solo.
Deve fare ancora una rampa. Il treno è fermo.
La gente continua a salire e a scendere: ma quanta ce n’è?
Rashid è sulla banchina fermo davanti alle porte del vagone, fra quelli che salgono e quelli che scendono – bestemmiano contro di lui entrambe le fazioni. E levati dai coglioni! Testa di cazzo. Arabo di merda. Ma sei rincoglionito? E porca puttana spostati. Ma guarda ’sto rincoglionito.
Nove e cinquantaquattro.
Rashid socchiude gli occhi – prega.
Andrea scende di gran lena – pensa.
È luce, è suono, è polvere, è eco, è fiato che manca, è bestemmie che si zittiscono, è fretta che non c’è più, è ansie che si spengono, è ritardi che non arriveranno, è coincidenze perdute, è libri spaginati, è iPod che non funzionano, è quotidiani di un giorno inconsueto, è libertà arrestate, è lacrime di quelli che restano.
Andrea ha perso l’entrata, o meglio l’uscita di scena per pochi secondi. Non ha incrociato lo sguardo di Rashid per un biglietto cercato in una tasca sbagliata, o per un’attesa eccessiva della risposta di Teresa, o per il tipo con le cuffie.
Rashid non sapeva dell’esistenza di Andrea, per questo non lo ha aspettato.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.