17. Preme

da qui

Hai sentito che Giovanni è stato consegnato. Strano verbo: di per sé significherebbe solo che l’hanno messo dentro; ma tu sai che nulla avviene a caso, che il tappeto ha due facce: il lato caotico dei fili che s’intrecciano, i fatti inspiegabili alla luce fioca dei criteri umani, e la preziosa ed elegante superficie che riflette, senza sbavature, la sapienza eterna di Dio. Ti addolora immaginare il tuo amico nel carcere buio di Macheronte. E’ investito dal dubbio sul Progetto: quando sei perseguitato dal destino, il sospetto si affaccia, o almeno la domanda inevitabile, in casi come questi: chi me lo fa fare? Non sarebbe meglio assicurare al re e soprattutto alla sua sposa che cesserà d’importunarli? Che pecchino pure come vogliono, tanto, nelle fiamme del Ge-Hinnom, ci finiranno loro. Ma sai che lui non cederà: è della pasta dei profeti di un tempo, disposti a lasciarsi torturare, piuttosto che tradire la Parola. Il testimone, adesso, passa a te: hai il compito arduo di annunciare senza farti ammazzare troppo presto. Per questo abbandoni la Giudea, il covo dei serpenti, l’empia regione che arresta i profeti del Signore, e ti rechi in Galilea, terra meticcia per antonomasia, incrocio di razze e religioni dove non temi di essere bollato come blasfemo e sovversivo. Nazaret non è la soluzione: troppo isolata, irraggiungibile alla massa della gente. Meglio Cafarnao, città di mercanti e doganieri, ideale per ricevere e diffondere notizie. Ti torna in mente il tuo profeta preferito, quello che leggi con passione nei riti della Sinagoga: si soffermava su questi territori e sulla Via del Mare, ai tempi della deportazione degli Assiri; prediceva che al colmo dell’angoscia sarebbe apparso un bambino, l’Emmanuele, a illuminare i recessi più segreti della storia d’Israele. Ora, di nuovo, un impero straniero calpestava la Terra dell’Altissimo, e ancora si attendeva quella luce, nella regione di Zabulon e di Neftali, al di là del Giordano, Galilea delle Nazioni. Ora che Giovanni è imprigionato, sei spinto a continuare la sua opera; quello che senti nel cuore è più esplosivo, un sogno incendiario nella notte che affoga il suo dolore in una bolgia di traffici e negozi, nelle borse dei mercanti, nei tavoli ingombri degli odiati pubblicani, in una giostra infernale di affaristi e prostitute. Senti che alla gente delusa e amareggiata, cinica e gaudente, si avvicina una promessa, una proposta, e sei tu il messaggero incaricato di portarla. Per questo ti aggiri tra le case di Cafarnao; una parola preme per uscire, come fosse rinchiusa da millenni, e aspettasse soltanto di sentirsi pronunciare: convertitevi, credete alla buona notizia che è arrivata.

16 pensieri su “17. Preme

  1. Le parole d’amore sono come fiori che sbocciano da dentro, che “premono per uscire, come fossero rinchiuse da millenni, e aspettassero soltanto di sentirsi pronunciare”; sono buone notizie che è impossibile tenere per se, poiché troppa è la gioia e la voglia di condividerle.

    “Convertitevi” è parola di Amore perché è annuncio di Gesù al mondo, è il Suo messaggio di salvezza, la” buona notizia che è arrivata”, finalmente.

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  2. PREME
    Il regno è ormai tra gli uomini, è Gesù che cammina per
    le vie di Cafarnao. La Parola, unica ed eterna, preme per
    diffondersi, come incendio sta per essere dispersa tra
    “gente delusa, amareggiata, cinica e gaudente”. Il regno
    è per tutti, Tu, annuncio che salva e scopre Dio, sei Pa-
    rola che rovescia il cielo sulla terra, rovescia il cuore del-
    l’umanità, fa irruzione : scardinamento della vita, nulla più
    come prima, ma altro, novità assoluta,Pane di Dio
    frazionato.
    Ne cuore dell’uomo seme in attesa di germogliare.

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  3. In questo punto qualcosa cambia, il racconto evangelico si “incarna” nell’autore che ora narra in prima persona nelle vesti del messia. Qui il libro teologico diventa romanzo ma stavolta Yehoshua è nel suo tempo, un tempo eterno, sempre sovrapponibile alla realtà anche se cambiano volti, nomi, storie, governi, economie. L’unica realtà immutabile rimane l’amore di Dio e il messaggio rivelato nel dio incarnato.

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  4. @ Fabrizio, in Terra Santa
    “Mostrati, Signore,
    a tutti i cercatori del tuo volto,
    mostrati, Signore,
    a tutti i pellegrini dell’assoluto”.
    (D.M.Turoldo)

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  5. “convertitevi,credete alla buona notizia che è arrivata”
    questo sono le battaglie quando ci stava Gesù.ma anche adesso, 2000 anni dopo. Che si è cambiato? Che adesso non si mette la gente sul campo per fare sbranare dal leoni, adesso si inventa diversi “punizioni”

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  6. non voglio scrivere tutto questo che lo so delle battaglie religiose, dalla religione,perchè non sarebbe umano da parte mia, e poi, penso che questo tutto non ha niente con la fede in Dio,perchè la fede,credere in Dio è la fede,per me questo è il punto.

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  7. Conosco una persona che parlando con me spesso attacca la fede,religione,un po’ perché è il tipo di prendere sempre la posizione contro…,ma piuttosto mi sembra perché in realtà ha paura di credere. Poi,quando sta in difficoltà, si ritrova nella strada senza via di uscita,viene da me chiedendo aiuto,di preghiere per un miracolo. Preghiamo tutte due,il problema si risolve,lei rimane imbarazzata dalla sua debolezza i ricomincia le sue battaglie. Questa storia dura da anni,però io vedo i progressi …ogni volta attacca sempre di meno la fede. Ci sta la speranza che si converte anche lei.

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  8. Ci sono le persone che si sono “persi” nella vita,si ritrovano nel un vicolo cieco,a loro basta soltanto una indicazione, basta fare ricordare dalla fede,dal Dio.
    Ricordo queste persone,prima avevano lo sguardo disperato, poi, mentre parlavo con loro di Dio,si cominciava “accendere” nel occhi la luce di speranza,e hanno deciso di riprovare credere di nuovo.Poi,dopo qualche giorni tornavano da me sorridenti,felici, perchè la fede “ha funzionato”.

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  9. Come dire ora tocca a te. Se a quel sogno ci credi, devi renderlo vivo, reale, presente in ogni azione e reazione, seguendo il percorso che sa raccontare e coinvolgere mani e cuore, che sa riempirti di infinita tenerezza e altrettanta forza quando ti trovi ad affrontare scelte difficili, e da cui puoi attingere quella fiducia necessaria da destinare negli incontri che la vita vorrà offrirti.

    Butterò questo mio enorme cuore fra le stelle un giorno, giuro che lo farò, e oltre l’azzurro della tenda nell’azzurro io volerò. F. De Gregori

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  10. Preme per uscire dal mistero dei secoli, il Verbo.
    E’ Signore.Dove posa è vita, dove tocca è vita.
    Radioso si espande e si racchiude nell’anima
    in recessi d’oscurità:
    Colui che germoglia nel Paradiso.
    Il Verbo incarnato parla parole divine.
    Preme sul cuore con le sue mani trafitte.

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  11. Quando il progetto di Dio “preme” per spalancare le porte del tuo cuore, puoi solo dire di Si ,lasciare che il duo disegno divino so realizzi, mentre ti lasci guidare per mano.

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  12. Non vi è niente di più bello che essere raggiunti, sorpresi dal Vangelo, da Cristo. Non vi è niente di più bello che conoscere lui e comunicare agli altri l’amicizia con lui.
    (Benedetto XVI)

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  13. “L’amore è la cosa che più desideriamo avere,e più desideriamo dare.Eppure nessuno si rende conto di come venga offerto e rifiutato continuamente.”
    Kahlil Gibran

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  14. „incrocio di razze e religioni „
    Sicuramente multiculturale e multietnica quasi ogni strada, ogni quartiere – magari proprio quello che inizia fuori dalla porta della parrocchia – del territorio in cui viviamo.
    In uno stato dove aumenta la convivenza di mondi e culture, non penso alla parola di Gesù, alle radici nel Vangelo come questione di appendere crocifissi negli uffici pubblici o di negare permessi di costruire luoghi di culto di altre confessioni, ma come messaggio per costruire una società nella giustizia e nella pace.
    „ Gesù…non voleva creare steccati o barriere, il suo messaggio d’amore è universale e può entrare in tutte le culture, non solo in quella dei cristiani o dei cattolici praticanti. Mi rendo conto di quanto sia difficile vivere e diffondere quest’amore universale nel caos delle nostre città frettolose, aggressive, disumanizzate..nessuno possiede la verità sulla terra, ciascuno porta in sé un frammento di verità che può essere regalato all’ altro. L’importante è tendere l’orecchio oltre le ristrette mura della nostra angusta cerchia di soliti noti“
    (Don Andrea Gallo, „Come un cane in chiesa“)

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  15. La parola di chi si fa profeta è promessa, speranza, anticipo di una verità che dovrà parlare ad un cuore in ascolto, parola che potrà rivelarsi magari in tempi e situazioni sconosciute, distanti….

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  16. Anche oggi la Parola, quella forte e chiara della verità, preme, è pronta per venir fuori, ma…le orecchie sono sorde, abituate ormai a suoni e rumori incantatori, che inondano le nostre case infilandosi di forza con i loro potenti decibel. E per di più ho come l’impressione che laddove ci sia un orecchio che riesce, quantunque a gran fatica, a far silenzio intorno e ad ascoltare la Parola, ad afferrarla con il suo cuore per trasmetterla, ecco che viene deriso, preso per il solito rompiscatole. Nelle grandi come nelle piccole cose. Proprio ieri di fronte ad un incivilissimo comportamento che facevo notare sulla raccolta dei rifiuti, mi è stato risposto, di brutto, “Ma non ti fai mai i… fatti tuoi’ . Come fare per far capire a tutti che i fatti miei sono fatti di tutti… in queste piccole cose, figuriamoci nelle grandi! e quante volte bisogna sgolarsi per far capire che il vilipendio della Natura è vilipendio dell’umanità ? quante per la giustezza dell’accoglienza agli immigrati… sono stanca.

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