Faber il poeta

Fabrizio De André

di Augusto Benemeglio

A Fabrizio Centofanti.

1. Portami a vedere il colore del vento

E venne nella notte di gennaio di fine secolo , nell’esatta luce irreversibile e pura, altera e lodata, sora nostra morte corporale; attraversò il vasto e casto sudario, entrò silenziosa nel giardino di rose, e portò una musica lieve nel colore azzurro del vento. Fabrizio De Andrè , ormai simulacro di se stesso, in coma irreversibile, staccò la spina per sempre da questa terra.

E allora tutte le nostre solitudini furono una soltanto; nello specchio d’acqua della sua fontana, nel marmo del tempo, nella roccia dov’era conficcata una spada, che in realtà era una chitarra che si profilava come un’ancella mora sulla serenità di una terrazza bianca, -da cui si scorgevano tutte le albe, i tramonti e le distese d’erba tremanti, – dove venne un angelo in volo, che gli tese le mani. E fu allora che lui si ridestò , e disse: portami a vedere / il colore del vento…. Ed io rividi d’un tratto, come per arcana divinazione, oserei dire per transustanziazione, tutta la sua vita da uccello canterino, da pettirosso da combattimento, vita magica e profonda , allegra triste folle e ribelle, fatta d’ombre aurore e buio, vita da Una e Mille Notti, che fu rivissuta sull’unghia, all’istante, nell’attimo fuggente, come nei film di buona partitura, quasi per caso, come un’anomalia , m’immersi inconsapevole in quella marea di emozioni che risalgono la schiena blu di quelle notti di stelle filanti genovesi, notti di sublimi bagordi.

2. Innamorato dei gatti

Ed eccolo il giovane Faber a bere sul muro d’ombra e fuoco, a scherzare atrocemente con Fracchia Villaggio, Mauro, Pippo e Rino Oxilia, sul muretto delle beffe, e poi cenare a fagiolame e cotiche con vorace passione a consumar brani di gelosia di vivere sulla brace pietosa ; e poi, ancora ubriachi, a far sesso come viene, da Gorilla o Bocca di Rosa, senza dir parola – “tu ridi nuda, fanciulla ,/ frutti di fuoco e di artificio / i sensi s’aprono “ . E così col Sali e Scendi in un fusto di rame , in una scala del pozzo , tra confusioni taciturne , senza misura , senza nessuna misura , quasi con involontario cinismo , ma anche con improvvise derive di tenerezze per i casi umani che più umani non si può, come quello di Piero Repetto , completamente paralizzato ( “portami con te nel mondo reale, nella favella del reame , nel reale dell’irreale”) , e lui a portarlo di peso con la carrozzella , fra la gente più strana , farlo sentire vivere e cantare incastrato tra l’acciaio , con uno scintillio sulla fronte e le giocate totali a testa o croce , o a dadi, il rotolare delle monete o delle facce coi numeri , per vincere tanti soldi e poter comperare una fattoria con tanti animali e fiori di lillà; sì, era un gattaro , Fabrizio, e ci credeva alla loro divinità , come gli egizi , e sognava di fare un paradiso tutto per loro , per la loro solitudine sotto la luna e il loro segreto inaccessibile ; sognava la stagione dei melograni in cui i gatti vanno in amore, come lui, e si esibiva al teatrino della Borsa di Arlecchino con quella voce da carezza flautata e la prima chitarra che strimpellava appena ( la madre gli aveva pagato tante lezioni di violino tutte andate a puttane), e il padre a rincorrerlo con lo sguardo e i telai del linguaggio , perché finisse gli studi e prendesse finalmente la sospirata laurea in giurisprudenza… Poi fai quel che ti pare nel tempo che t’avanza, vai anche nelle fogne dei sonnambuli, nel letto dei rasoi, ma fino al venerdì, ricorda: tu sei l’avvocato Fabrizio De Andrè, belin!

3. Voglio essere ricordato come amico

Non posso pretendere che i miei errori mi siano perdonati , disse ad amico a cui aveva sottratto la ragazza. Così come non posso dare il coraggio che non ho ( noi artisti siamo tutti dei gran fifoni, anche se cantiamo la libertà e il coraggio) . Io ti posso dare la speranza , o l’illusione di una speranza anche per te che conti zero virgola zero . Ma voglio essere ricordato meno come poeta che come amico; per questo vado a cantare sull’albero che sanguina a mezzanotte, per questo vado fin sulla Croce a vedere “sbiancare come un giglio /uno che ebbe un nome ed un volto: Gesù”. E’ questa da sempre la sua milonga senza musica, con la mano che indugia sulle corde della chitarra e anche sulla patta dei ”blue jeans”; io non sono un predicatore, sono un giullare e le parole sono parole , vanno e vengono a secondo delle rime, degli accordi, dell’assonanze , non rompetemi i coglioni con gli esagerati sgangherati sentimentalismi e le piattole e i pruriti dei benpensanti . Abbiamo vent’anni, siamo cavalieri di rovi e di more, dei giorni segreti della merla dove stanno tutti i giorni sempre uguali , vogliamo amici sigarette whisky e fare tante scopate, ma c’erano anche beffe e agonie d’impiccati per amore come Michè ( …si è impiccato ad un chiodo perché/non poteva restare vent’anni in prigione/ lontano da te… //Domani alle tre/nella terra bagnata sarà/ e qualcuno una croce/col nome e la data / su lui pianterà). E poi non la smette più , è una germinazione di incubi , un pugno di luce e di risate beffarde , e dai allora con le nuvole barocche , Carlo Martello , la ballata dell’eroe , e altre mille dissacranti canzoni e ballate di oggi e di ieri , rulli di tamburi e re, torri regine e castelli, eroi innamorati, fannulloni e camorristi, Ofelia e le acciughe, Giovanna d’Arco e il Suonatore Jones , storie di impiegati , Rimini, Lama e Fellini , Erode, Tito e i re magi . E naturalmente Gesù e la Buona novella, “la mia migliore canzone” . E’ un amico, leale, sincero, incapace di mentire in quelle notti condivise davanti al mare coi miracoli quotidiani e le budella rovesciate , i testimoni della risurrezione quotidiana che lo ri-trovavano sul letto nel suo delirio circolare , alla quattro e mezzo del pomeriggio , a sognare rigorosamente una storia, un destino, una maschera di libertà; a sognare che cosa?, un altro whisky, un’altra chitarra, un’altra donna da amare.

4. Il terrore del palcoscenico

Ha stravolto i canoni della canzone italiana con le sue ballate, sempre sospese tra mito e realtà. E ha sfidato gli arroganti di ogni tempo con il linguaggio sferzante dell’ironia. Senza mai cedere alle “leggi del branco”, ma ha sempre avuto il terrore del palcoscenico”. La sera della prima alla Bussola di Viareggio , il 18 marzo 1975, lo salvò Marco Ferreri il regista, che aveva una laurea in veterinaria e gli fece credere che il suo polso fosse regolare – ( in realtà era in pieno marasma tachicardico , con mezza bottiglia di Whisky in corpo) e lo spinse dolcemente sul palcoscenico ( “Questo è il gesto più eroico che abbia compiuto. Lui era un artista di levatura internazionale, proprio perché era essenziale , un signore che mi ha dato molte emozioni e soprattutto un vero amico che ti riempiva d’affetto, parlavamo solo di pillole, medicine e donne, naturalmente”), ma in seguito , durante i tour, capitarono serate in cui era talmente sbronzo da non poter salire sul palco: “Tu sei uno stronzo – gli disse Gianni Bellemo dei News Trolls – certe figure di merda sul palco a noi non ce le fai fare. Ti proibisco di bere ancora Whisky”. E lui gira sopra un riflesso, cade in linea retta, col viso di un’affilata bianchezza. Hai ragione , dice. Non berrò più whisky. E alla prossima occasione era lì dietro le quinte con una bottiglia di Petrus. Gli anni sono passati , un’inquietudine dà orrore alla mia veglia, non dormo più da cent’anni, prima era oro e amore , ora è quieto tumulto , è l’inutile ridirmi del ricordo di ieri , è il sogno che non sognai mai , è la mia solitudine che mi percorre tutta la via del corpo e dell’anima , cerco una notte antica e definitiva, e tuttavia continuo a vivere sui palcoscenici dove mi manca l’aria , mi manca il corpo, mi manca di finire in ospedale perché ogni volta me la faccio sotto , non sono capace di affrontare il pubblico , al primo impatto mi viene sempre una vertigine, prima o poi sarà un infarto e ci lascio le penne !… O Cristo mio, le tue braccia m’offrono riparo alle molte lune , so che il tuo potere è obbedienza , è perdono , un tutto è ciascuno, in un altro tutto, in un altro uno… Ma tu sei uomo , come me, fratello grande, enorme, fratello di tutti, del mare e degli alberi e di ciò che mi alza e mi regge e mi lascia cadere. Lo spernacchiarono per questo suo inno al perdono, alla solidarietà, per questa ricerca della libertà vera, il poema che sta dentro di noi. I ragazzini del Palasport di Roma gli gridavano dietro “scemo ,scemo”, altri lanciavano monetine, e quelli dell’organizzazione di sinistra, i colonnelli dell’ordine , avevano preso i ragazzini e li avevano sbattuti giù dai gradini in maniera selvaggia. Poi, dopo che lui era intervenuto per tutto sedare ,lo avevano preso in disparte , preteso la divisione degli incassi, con richiesta di altre percentuali, una vera e propria mafia. Ma tu De Andrè che cazzo t’aspettavi? Da ribelle contestatore senzadio, provocatore, vieni a parlarci di Cristo e della Madonna! Il tuo è un cammino senza avanzare, anzi vai indietro, vai negli angoli polverosi delle parole infrante, nell’arcaicità delle tavolette cuneiformi , nei pozzi aridi dove l’acqua è bruciata da secoli e gli orizzonti sono tutti fuggiti, noi siamo accerchiati dai padroni, borghesi come te ,tu sei tornato al tuo posto ,in fondo sei tornato alla partenza, infame borghese! Lui vivrà tutto ciò sempre in modo un po’ schizofrenico. Perché la sua vita, il suo modo di parlare, le sue amicizie, i suoi gusti, rimarranno borghesi. E preferirà sempre cantare per gli amici, il resto lo fa per denaro, per un sogno di oasi e libertà nella terra degli “indiani di Barbagia”, la Sardegna.

5. Creuza de Ma

E quando tutto il suo filone lirico sembra esaurito , ecco la grande musica che viene da lontananze storiche , dall’Islam, dai paesi mediterranei, dalle torri piazze cinture ponti levatoi fiumi riarsi paesaggi deserti, ecco le generazioni di marinai di Creuza de Ma, ”Ombre di facce, facce di marinaio, da dove venite, dov’é che andate: da un posto dove la luna si mostra nuda e la notte ci ha puntato il coltello alla gola e a montare l’asino c’é rimasto Dio, il Diavolo é in cielo e ci si é fatto il nido. Usciamo dal mare per asciugare le ossa dell’Andrea, alla fontana dei colombi nella casa di pietra”. Ed ecco le notti sotto le ascelle dello scirocco, anni a percorrere questa mulattiera tra i muri a secco e il respiro del ventre del mare, vele di pirati che urtano contro gli orizzonti, di maestri d’ascia che tirano a secco le barche , le ginocchia contro i denti, rattrappiti come vecchi pianisti che con dieci dita tambureggiano sotto gli scalmi , lungo la carena , le loro teste che vacillano nei rollii della passione senile e brontolano a sera come gatti schiaffeggiati; sudori e fiori di catrame , la fatica e la magia d’un arte che annienta la realtà nel mistero e a sera vino o birra a go go , per la “ciucca” rituale , ed eccoli lì , riversi nel loro tugurio-sogno sputando pollini e moccio azzurro… Rieccolo, Faber, che delira ,e la città gli si dispiega come una Nuova Donna che Fa innamorare , ecco che rientra nei sobborghi in cerca di sesso innominabile, sesso di Gorilla, o di Peppino, il travestito, e disciolti i capelli nella tempesta delle terrazze bianche, calati gli scuri, ecco l’altra faccia del tempo, l’altra piramide di Genova dove sono scolpiti gli urli di tutti i marinai e le loro rughe e la loro fronte , e l’acqua salata che li insegue anche tra le pietre nere e cantano pure con la lingua tagliata e l’usignuolo spiaccicato sul muro, Creuza de Ma. Ma “chistu è pacciu!”.”Balengo!” Non venderà neppure un disco , e invece… un successo internazionale , e rieccolo con la chitarra, il canto, la sigaretta e le sue vertigini ormai costanti (ha lasciato la bottiglia per una promessa al padre morente); ora ha cominciato la serie dei nuovi mega concerti dove c’è anche il figlio Cristiano che suona divinamente il violino e c’è pure l’ultima della covata , la figlia Luvi, Luisa Vittoria, che canta!

6. La solitudine

Ogni disco , come ogni libro, credo, nasce da qualcosa, da una sensazione . Questo disco, Anime salve, nasce dal senso di solitudine. La solitudine può avere origine dalla follìa, o dal desiderio della persona che si sente sola perché vuol star sola. E questo è proprio il caso dell’artista, secondo me: l’artista di solito ha bisogno di solitudine per crearsi o per assecondare una sua visione. Infine la solitudine può essere il risultato dell’emarginazione. Emarginato e quindi solo può essere un individuo, ma anche un gruppo, un intero popolo. Pensiamo solo per un attimo ai Rom. Un popolo antichissimo , visto che già Erodoto ne parlava, dicendo di loro che esercitavano il mestiere di maghi e indovini…E come sarebbe bello poter vivere anche oggi di un mestiere come questo…” Ormai Fabrizio dialoga con la propria anima , anima solitaria, anima libera , anima diversa , anima di cristalli sottili , anima legata ai giorni della merla ,al freddo gennaio, mese in cui morirà, mese in cui era stato pubblicato il suo primo album ufficiale , che si apriva appunto con “Preghiera in gennaio” , scritta , nel 1967, la notte prima del funerale di Luigi Tenco , morto suicida . Ed ecco , sempre in gennaio, ma trent’anni dopo , “Anime salve” , che chiude il ciclo. E’ racchiuso qui il nostro cuore , nella memoria poetica e musicale di tutti quelli che hanno ascoltato le sue canzoni come un dono prezioso , un miracolo, di tutti coloro che hanno letto le sue poesie e poi l’hanno viste farsi musica, per divenire ciò che sono ora : silenzio, armonia, spazio infinito dell’anima. L’ultima cosa che ha scritto Fabrizio De Andrè , è “Smisurata preghiera”, vero e proprio testamento spirituale. Dirà Alvaro Mutis che soltanto una grande anima avrebbe potuto scrivere una cosa così, con eleganza, forza, grazia , versi vestiti di una musica di nuvole, come di sogno: … ricorda Signore questi servi disobbedienti/ alle leggi del branco/ non dimenticare il loro volto/ che dopo tanto sbandare/ è appena giusto che la fortuna li aiuti/ come una svista/ come un’anomalia/ come una distrazione/ come un dovere

Nell’estate del 1998 , Faber avverte i primi dolori forti al petto, ( “Mi tolsi la giacca, mi stesi sul letto e tornai a sognare le tigri” ) , poi gli spasmi ( “Sono l’unico uomo sulla terra che fuma settanta sigarette? , ma forse non c’è terra, né uomo. Forse c’è un dio che mi inganna. E mi ha condannato da tempo, vivere è stata una la lunga illusione”) Ad Aosta sviene sul palco, l’anima gli fugge via ( “Ho sognato per tutta la sera e la mattina del giorno dopo: Ho visto Nina volare tra le corde dell’altalena/un giorno la prenderò /come fa il vento alla schiena”). Ricoverato in ospedale, la Tac non lascia speranze. Tumore ai polmoni con metastasi diffuse dappertutto. Inoperabile. (“Ho sognato la mia spada/nel fondo del mar Ligure”) La marea nera delle sillabe copre il foglio del referto . Tutto precipita. C’è un vento freddo che ci assottiglia , ci stranisce, ci diminuisce , ci annichilisce. Ecco il giallo , l’azzurro, il rosso. Ho sognato la mia fragile infanzia. E’ l’11 gennaio 1999 , è notte , qualcuno spalanca una veranda sull’abisso ,e lo accompagna in quelle regioni sconosciute da cui nessuno fa più ritorno . Sono le 2,15 esatte su Milano , ed è ferma la notte. (“Ho sognato il giorno di ieri. Ma forse non ebbi ieri. Forse non sono mai nato”). Muore Fabrizio Cristiano De Andrè. “Nel grembo umido, scuro del tempio / l’ombra era fredda, gonfia d’incenso;/l’angelo scese , come ogni sera, / ad insegnarmi una nuova preghiera; poi ,d’improvviso, mi sciolse le mani/ e le mie braccia divennero ali, quando mi chiese – conosci l’estate – / io, per un giorno, per un momento corsi a vedere il colore del vento

Roma, 15 luglio 2013

*Il testo è tratto, in parte, dal recital scritto e condotto da Augusto Benemeglio e rappresentato al Teatro Don Mario Torregrossa IL 6.7.2013, con l’esecuzione e l’arrangiamento delle canzoni da parte della band Gli orsi grigie la partecipazione dell’attore Paolo Perinelli, regia di Raffaele Greco.

14 pensieri su “Faber il poeta

  1. Poesia, strada e preghiera. Tre elementi di una vita libera.
    Grazie Augusto, per aver raccontato parte di uno spettacolo molto bello, interessante e, per me che conoscevo poco “il poeta”, un altro spunto per imparare a vivere l’Amore.

    "Mi piace"

  2. Una pagina bellissima, Augusto, da poeta a poeta, direi. Confido in una replica del recital, per dare un’altra occasione a chi non ha potuto vederlo. Di Fabrizio De Andre’ conservo il ricordo, suggestivo, di un concerto ad Assago, era appena uscito l”album “le nuvole”: sembrava quasi timido con il pubblico, parlava poco e gentilmente, erano le sue canzoni a dialogare. E poi le sigarette..
    Grazie a Fabrizio per la pubblicazione del post.

    "Mi piace"

  3. “…E’ racchiuso qui il nostro cuore , nella memoria poetica e musicale di tutti quelli che hanno ascoltato le sue canzoni come un dono prezioso , un miracolo, di tutti coloro che hanno letto le sue poesie e poi l’hanno viste farsi musica, per divenire ciò che sono ora : silenzio, armonia, spazio infinito dell’anima. …!

    ecco, non posso aggiungere altro.
    grazie
    cb

    "Mi piace"

  4. Aver assistito alla prima del recital il 6 luglio 2013, avere memoria felice, perché piena, memoria di occhi, orecchie, mente e cuore, memoria di suoni e parole, questo è motivo di contentezza. Trovare qui, a prendere le mosse da quei suoni e da quelle parole, altre parole, altri ricordi, altre riflessioni, a formare onde concentriche, o, ancor meglio, a indicare e descrivere altri sentieri, a formare una rete e a suggerire altri spunti, questo è motivo di stupore e riconoscenza. Cammino avanti, cammino indietro, nonostante le monetine, con i nativi di Barbagia, strada “allegra triste folle ribelle”. Grazie.

    "Mi piace"

  5. Cara Robysda,
    Faber ( del resto come il nostro amatissimo Faber prete), abbina – ed è una cosa rara di solito per un artista – le cose delle Spirito e le cose del “fare”, ossia quelle concrete, che devono andare insieme , si devono fondere ( ti ricordi del famoso gancio del nostro Faber: ama il Dio Tuo e il Tuo prossimo), affinché siano utili anche agli “altri”.
    Lui ripeteva spesso che era troppo pavido per dare una sterzata, diciamo una “conversione” alla sua vita ( fu anarchico , e non comunista, come qualcuno crede) . E tuttavia non esitò a tener testa ad un gruppo di facinorosi che lo fischiavano e gli tiravano le monetine, dicendo loro , – Ragazzi , dobbiamo trovare un punto d’incontro e non di scontro – né a dichiarare che quelli dell’Anonima Sarda che l’avevano rapito in fondo si erano , in minima parte ripresi quello che era stato loro tolto con la forza e la violenza ( e questo uno se lo scorda spesso) . Sì, credo che tutto questo sia frutto di amore per la gente, per l’umanità, per la vita.
    Un abbraccio

    Augusto .

    "Mi piace"

  6. Cara Pam,
    dolcissima creatura che ogni tanto appari nelle oceaniche messe “fabriziane, è preziosa la tua testimonianza. Hai detto una cosa che a molti (compreso me) è sfuggita: Fabrizio De Andrè era ” gentile” e “timido”, a volte. Pare che avesse un complesso, fin da ragazzo, per un problema alla palpebra dell’occhio che rimaneva – come dire – sulle ventitré, socchiusa; una piccola paresi, che non gli consentiva di aprire mai del tutto lo sguardo sull’interlocutore. Ma il massimo della sua gentilezza lo palesava nel rapporto davvero idilliaco con la Natura: amava tutto, aveva attenzione e cura per tutto. Narra Dori Ghezzi che studiava con cura maniacale ogni piccolo dettaglio sulle piante, gli animali, i fiori, perfino il canto delle cicale. Aveva una “smisurata” sensibilità e gentilezza anche per le cose, le piccole cose di tutti i giorni.
    Un abbraccio
    Augusto

    "Mi piace"

  7. Me ne sono resa conto solo da poco, di quanto fuggissi dal sapere -chi- fosse De Andrè. Credo d’aver evitato, non coscientemente, o almeno non del tutto, le interviste, le pagine che i rotocalchi gli dedicavano, in modo metodico. L’ho conosciuto nell’eco di certe radio che si sentivano nei cortili dove giocavo ragazzina, la sua prima nei miei ricordi è la canzone di Marinella con la sua struggente malinconia, sconvolgente e bellissima ma da far male, a tratti insostenibile. Così tutta la sua musica, tutte le sue parole, la voce profonda e perfino la sua figura, mi hanno sempre evocato un sentimento di totalizzante empatia, ma da dosare, per non ferirmi troppo. Ho sempre pensato che fosse una creatura speciale, quelle creature che essendo semplicemente loro stesse ti ammettono a qualcosa di superiore, una dimensione quasi sacrale, eppure, allo stesso tempo rimangono inabissate a una distanza inaccessibile, remota, dove farsi carico di un -dolore del mondo- che pareva gravargli addosso fino a schiacciarlo ma di cui vedeva ogni ombra e trasparenza, ogni filamento umano, da dire, definire.
    Il ritratto che ho letto ora mi restituisce esattamente l’idea, l’intuizione di ciò che è stato Faber. Augusto ha saputo descriverlo con grande tenerezza (e poesia), passando per dei raccordi di riferimento importantissimi, così come aver reso le sfumature di un animo cui dobbiamo tante emozioni che continueranno a fiorire.

    (Peccato non essere stata tra il pubblico del recital!!)

    Doris

    "Mi piace"

  8. Cara Doris, i tuoi ricordi adolescenziali sono quelli di moltissime altre persone. C’è una ragazza di Taviano che mi ha inviato direttamente una poesia sul Nostro che mi fa piacere trascrivere perchè conferma la tua visione del De Andrè Cavaliere di se stesso , delle proprie idee, della propria smisurata umanità , con quel quid -se vogliamo -anche misterioso e di grande fascino.
    Poesia di Teresa da Taviano :
    Addio, Anarchico del Cuore /Addio, Cavaliere di rovi e di More /Tu che tra una sigaretta e l’altra, fino ai ieri / ti sei fatto beffa di tutti i Poteri /Addio Uomo Fuori del Tempo, Altero / Nobile, Dolce e Feroce: Uomo Vero /Tu mi hai fatto sentire Bocca di Rosa /e poi son stata Marinella e una piccola cosa /e anche l’odore dei gelsomini in Primavera /e il sorriso del pescatore morente nell’ultima Sera /Addio, Fabrizio. Tu sei nel viale Eterno /e passeggi con i tuoi vecchi amici , ora che è inverno. /Sei andato da Eliot, Tenco e Ferrè e da Lee Masters / sulle quelle mitiche rive dello Spoon River.

    "Mi piace"

  9. una perfetta acuta conoscenza con l’accompagnamento di una passionalità che sempre si percepisce: ecco perchè Augusto Benemeglio sa ricreare con totale aderenza ( perfino commovente) gli artisti che racconta…
    grazie

    dominica

    "Mi piace"

  10. Cara Dominica, c’è una canzone ( o poesia?. perché spesso in lui le cose non nascevano insieme, non si incontravano, a lungo fu piuttosto la poesia a farsi musica, ci sono suoi critici , che guarda caso sono anche colleghi che sostengono non abbia mai scritto da solo la musica), che ho ascoltato proprio un paio di giorni fa quando tornavo dal Festival della Legalità di Terlizzi ( splendida esperienza) dove ho dato il mio “E’ fatto giorno”, un recital su Rocco Scotellaro. C’è una canzone , dicevo, che mi ricorda un poco i tuoi versi, quei versi un po’ alla Poe, da combattimento con se stessi, che scrutano il viso ma anche le frontiere inesplorate dell’anima, dove c’è un po’ di tutto, l’uomo seme donato dalla madre terra, seme sommerso dalle scorie di una vita crudele, seme che costantemente si frantuma. Parlo della Ballata dell’amore cieco. Un uomo onesto, un uomo probo,/s’innamorò perdutamente/d’una che non lo amava per niente/ Gli disse:Portami domani/il cuore di tua madre/per i miei cani./
    Lui dalla madre andò e l’uccise,/dal petto il cuore le strappò/ e dal suo amore ritornò.
    Non era il cuore, non era il cuoe/ non le bastava quell’orrore/ voleva un’altra prova/del suo cieco amore.
    Gli disse: se mi vuoi bene/tagliati dei polsi le quattro vene/ Le vene ai polsi lui si tagliò/ e come il sangue ne sgorgò/correndo come un pazzo da lei tornò.
    Gli disse lei, ridendo forte: /L’ultima tua prova sarà la morte/ E mentre il sangue lento usciva/ e ormai cambiava il suo colore/la vanità , fredda, gioiva:/ un uomo s’era ucciso per il suo amore…
    E’ il primo De Andrè, quello del 1966, e come vedi un certo gusto del “grand guignol”, come si dice, ce l’aveva, un po’ come te.
    Un abbraccio
    Augusto

    "Mi piace"

  11. Spero vivamente che questo recital dedicato a Fabrizio De Andrè venga riproposto in autunno perchè a giugno non ho avuto la possibilità di assistere alla prima.
    Ammiro De Andrè da sempre e la sua calda voce, la bellezza dei suoi testi, la straordinaria sensibilità di questo artista della parola, la vivida ironia che accompagna le sue storie lasciano un segno unico nella musica d’autore italiana. Da questo breve estratto del recital scritto e condotto da Augusto Benemeglio evinco anche tante considerazioni sulla vita, sulla poetica, sulle scelte di Faber che altrimenti avrei mai avuto modo di conoscere.

    Ringrazio Augusto Benemeglio per questo fine omaggio a Fabrizio De Andre!

    Un caro saluto,

    Rosaria Di Donato

    "Mi piace"

  12. ringrazio Augusto Benemglio per il suo inaspettato intervento di risposta che gli ha “permesso”di accostare da un certo punto di vista i miei versi ( nel mio caso specifico è ben vero che si possa parlare di un che di crudo nel senso anche etimologico, direi) alla iniziale ballata di De Andrè.: -)direi interessante osservazione, inaspettata appunto
    voglio lasciare qui- a proposito-l’indirizzo del mio personale blog di poesie dove chi fosse per caso interessato può trovare miei testi

    http://inconcreti furori.wordpress.com

    ringrazio per l’ospitalità
    un saluto
    villa dominica balbinot

    "Mi piace"

  13. Una pagina intensa di poesia e riflessioni tra vita reale e palcoscenico! Mi chiedo se sarò mai fortunato ad avere l’occasione di assistere a qualche tua prima! Non ti dispiacere Augusto se ho condiviso sulla mia bacheca!

    "Mi piace"

  14. Felicissimo e onorato, caro Giancarlo. Pensa te che qualche anno fa ne facevo anche a Lecce , di recital ( Mazzini, Antonietta De Pace, Il mare deve vivere, Rocco Scotellaro, Il SALENTO PROFONDO DEI POETI, ect.), ma allora conoscevo solo tua figlia Pamela…Purtroppo ora mi muovo molto poco, magari potrai venire tu, – chissà – qualche volta, a Roma, dove abbiamo un bellissimo teatro a disposizione.

    "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.