28. Un abito nuovo

da qui

All’improvviso, senti la folla come qualcosa di pesante, come se il cuore di ciascuno fosse compresso da un macigno che potrebbe trascinarlo in fondo al lago. Cosa vuol dire? Ti accorgi dei movimenti minimi degli occhi, cenni che tradiscono disprezzo, malizia, insinuazioni. Avverti un desiderio potente di spostare la pietra, liberando la gente che ti ascolta col fiato sospeso o mezzo addormentata per la fiacca. Scandisci le parole come farmaci capaci di sconfiggere ostinate malattie: non giudicate, per non essere giudicati, perché col giudizio col quale giudicate sarete giudicati e con la misura con cui misurate sarete misurati. Sussultano: è come se li avessi colti in fallo, come avessi captato gli impulsi più nascosti, che nessuno, pensavano, avrebbe potuto indovinare. Si sentono nudi, sgomenti e felici nello stesso tempo, perché un macigno è qualcosa che ti schiaccia, ma ti sembra, a volte, di non poterci rinunciare. Si lamentano in tanti dei propri problemi, ma quando li smantelli a uno a uno si sentono persi, inadatti a gestire la nuova libertà. Il mondo è malato. D’isteria, per esempio: cerca il pelo nell’uovo, se si tratta dell’altro, s’innervosisce per questioni irrilevanti, esplode per minuzie senza senso, e non si accorge d’inciampare in errori macroscopici, di soffrire di abbagli inverosimili: perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del fratello e non vedi la trave che è nel tuo? Come dirai al fratello: lascia che tolga la pagliuzza dal tuo occhio, se nel tuo c’è la trave? Ipocrita: togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai abbastanza da togliere la pagliuzza dall’occhio del fratello.
Li vedi sorpresi, esterrefatti: si guardano dentro per la prima volta; alcuni sorridono, altri piangono; altri, si capisce – o meglio: lo capisci tu -, vorrebbero rivolgersi al vicino, che prima sbirciavano in tralice, e tendergli la mano. Senti che in fondo al loro cuore qualcosa sta cambiando; sai bene che tornando a casa saranno più deboli e più forti, esposti alle sferzate dei cinici, ai sarcasmi degli impertinenti: non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle ai porci, perché non le calpestino e, voltandosi indietro, non vi sbranino.
Sì, sono smarriti e disarmati. Troveranno la forza per rifare il proprio mondo, cambiare gli atteggiamenti incancreniti, le abitudini incallite? Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto.
Per raggiungere anche i più lontani, prendi un tono ritmato, melodioso, come se cantassi; forse canti davvero, perché è l’unico modo per spingere le frasi un po’ più in là, per concedere ai ritardatari, ai confini del campo, di afferrare qualcuna delle tue parole.
A un figlio che vi chiede un pane darete mai una pietra? Gli offrirete una serpe, se vi domanda un pesce? Quanto più il Padre vostro vi darà cose buone, quando lo invocate.
Da quanto tempo predichi? Lo specchio d’acqua del lago comincia a farsi scuro, il vento cala, lasciando un’afa che attecchisce alla pelle come un abito nuovo, un vestito di fuoco che brucia le tossine del peccato.

29 pensieri su “28. Un abito nuovo

  1. Scandisci le parole come farmaci capaci di sconfiggere ostinate malattie: non giudicate, per non essere giudicati, perché col giudizio col quale giudicate sarete giudicati e con la misura con cui misurate sarete misurati.

    Questo è il comandamento più grande e noi non lo rispettiamo quasi mai!
    Tutti i giorni cerco di stare attenta a non trasgredirlo: ma immancabilmente mi ritrovo peccatrice.
    Spero di arrivare a non giudicare nemmeno col pensiero, perché da quest’ultimo parte l’errore… eh, si, scatta in automatico come l’antifurto! lo dovremmo mettere anche nella nostra testa. scopriremo prima o poi come si fa?
    Io spero io credo io amo. Questo è il solo modo.

    ernestna.

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  2. “Per raggiungere anche i più lontani, prendi un tono ritmato, melodioso, come se cantassi; forse canti davvero”

    Canto d’amore

    Vorrei essere un fiore
    e tu mi passi piano accanto
    mi cogli con amore
    nella tua mano d’incanto.
    E vorrei essere rosso vino dolce
    che scorre nella tua bocca,
    vorrei attraversarti tutta
    e guariremmo insieme

    Hermann Hesse

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  3. UN ABITO NUOVO
    Passare da cielo a cielo, da terra a terra, da abisso in abisso,
    con Te, Anima- divina, in fondo alla mia nudità, nella nuova crea-
    zione: rivestita di Te.

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  4. L’abito nuovo mi ricorda la veste bianca del battesimo:

    ” II Battesimo è il più bello e magnifico dei doni di Dio. […]
    Lo chiamiamo dono, grazia, unzione, illuminazione, veste d’immortalità, lavacro di rigenerazione, sigillo, e tutto ciò che vi è di più prezioso.
    Dono, poiché è dato a coloro che non portano nulla; grazia, perché viene elargito anche ai colpevoli; Battesimo, perché il peccato viene seppellito nell’acqua; unzione, perché è sacro e regale (tali sono coloro che vengono unti); illuminazione, perché è luce sfolgorante; veste, perché copre la nostra vergogna; lavacro, perché ci lava; sigillo, perché ci custodisce ed è il segno della signoria di Dio”.

    dal Catechismo della Chiesa Cattolica

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  5. “…tornando a casa saranno più deboli e più forti, esposti alle sferzate dei cinici, ai sarcasmi degli impertinenti: non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle ai porci, perché non le calpestino e, voltandosi indietro, non vi sbranino. …”

    la via del ritorno è ardua
    vorrei avere la fede che non ho
    ma grazie per tutto quanto trovo di bello qui.
    cb

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  6. sono smarriti e disarmati.

    Il bello della fede è proprio questo:sentirsi “smarriti, disarmati” per poi ritrovare la strada perduta, per incontrare quell’oasi di salvezza che prima non c’era,ma adesso è li e ti invita a bere con le sue parole l’ acqua della Vita.

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  7. Un abito nuovo, sostituisce uno vecchio che ti sta stretto, un abito nuovo equivale ad una vita nuova libera da ogni catena,sciolta dalla Parola,che come freccia arriva in fondo al cuore.Solo quando si abbatteranno i muri si potrà incontrare la vera Gerusalemme, la città della pace.

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  8. Un abito nuovo, talmente leggero da farti sentire indifeso ed esposto alle atmosfere, talmente resistente e durevole perche’ aderente all’essere. Dono d’Amore che vestira’ per sempre.

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  9. Le vie di Dio sono spesso oscurità e tenebra per l’incapacità
    dell’uomo ad abbracciare ciò che è infinito. La conversione
    che propone Gesù è uscire, accanto a Lui, dal proprio modo
    di essere e comincire a pensare, giudicare e amare come Dio.
    Il pensiero di Dio è oscurità che illumina in attesa che divenga
    pensiero del mio pensiero e cuore del mio cuore, è un germe
    depositato in attesa di fioritura. Tutto parte e converge nella
    carità: invita a non giiudicare a non guardare la pagliuzza
    nell’occhio del fratello, perchè “chi non ha amore fraterno
    è dimentico di essere stato mondato dai suoi peccati”, è un
    – dono buono- da chiedere al Padre di ogni Bene.
    Tu sei, Signore, più grande del mio cuore e puoi in me quello
    che io non posso, nel mio franare in derive dolorose, Tu
    tracci sentieri di ritorno impensabili.

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  10. “Il più vince il meno come la luce del sole annienta quella
    di ogni altra fonte luminosa”
    (S.Giovanni della Croce)

    “Può certo il fuoco morire
    in seno alla terra
    e placarsi il mare;
    può non fiorire la primavera,
    ma questo cuore è impossibile
    che non s’illuda ancora:
    eppure la morte..”

    “..vogliamo sanare le ferite del peccato
    con l’olio dolce e il sangue di Cristo”
    (D.M.Turoldo

    Che l’inquietudine nelle tue vie divenga gaudio d’attesa
    nel conformarsi a Te.

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  11. Gesù ci ricorda che Dio è un Padre misericordioso e caritatevole e da questo dovrebbe scaturire l’atto di fede di ogni uomo e la consapevolezza che le nostre preghiere saranno esaudite. I doni che riceviamo nonostante i nostri errori dovrebbero portarci una maggiore sensibilità quando è il prossimo a chiedere a noi e a non riservare giudizi e indifferenza ma chiedere e donare dovrebbero essere azioni unite in uno scambio senza fine.

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  12. Alcuni sostengono che ciascuno di noi certi requisiti o ce li ha o no! Del tipo, o la spinta ce l’hai dentro per fare del bene oppure lascia stare. Non appoggio questa tesi. Credo piuttosto in un percorso spirituale che abbatta certi muri, apra gli occhi verso scenari fino ad allora sconosciuti, permetta di entrare in punta di piedi dentro case mai visitate, scoprendo la bellezza nella disperazione, traendo forza dall’indolenza per trasformarla in energia, vestendo il nuovo abito per almeno “provare” a percepire sensazioni ed emotività nascoste nelle grinze che lo stropicciano e lo rendono meno apprezzabile di un altro. Se si vuole conoscere Il risultato di questa partita prima del fischio di inizio , credo sia praticamente impossibile; certo è invece che mettersi “nei suoi panni” è un’offerta della vita da non perdere, un banco di prova che può soltanto migliorarci, un abito nuovo che non si può lasciare in vetrina, anche se il prezzo, talvolta, è molto alto.

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  13. Dietro quelle travi e quelle pagliuzze a volte ci sono “pesantezze ” come macigni, oscurita’ come sabbie mobili,..avete tutti ragione di cuore,chiedere e donare sollievo puo’ aiutare noi e chi incontriamo lungo il sentiero..
    @F/ Grazie per avermi ricordato” Che Dio puo’ quello che io non posso” e che chissa’ dove ci portano le sue vie impensabili..

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  14. “Prendi un tono ritmato, melodioso, come se cantassi
    forse canti davvero”.

    Tu voce che ha il cuore nell’eternità, attraversi i secoli
    inesauribile:

    “Mai ti sapremo
    o suono
    o silenzio
    o parola
    che tu sia,
    oppure Occhio che riflette
    tutta la terra come una perla..”
    (D.M.Turoldo)

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  15. E’ cosi facile puntare il dito sul di altri dicendo- questo è cosi o cosi, o perché si comporta cosi o cosi. E’ facile. Ma tu? che,pensi che tu sei perfetta? guarda a te stessa- io dico cosi a me stessa quando mi arrivano questo tipo di pensieri.
    Gesù l’aveva detto- chi è senza peccato alza la pietra. Tutti,uno dopo altro si sono allontanati.
    Chi di noi è senza peccato per poter giudicare altri?!

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  16. Tanti anni fa ho smesso dire:io? mai! ,perché la vita mi metteva in situazioni che spesso, volentieri,senza accorgermi,mio -io mai, diventava-io? si!
    La vendetta della vita? Io direi-imparare la lezione per non cadere di nuovo nel peccato.

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  17. “Chiedete e vi sarà dato,cercate e troverete,bussata e vi sarà aperto”
    Si,soltanto che non sempre adesso, subito, e cosi come vogliamo noi, perché Dio è più Grande di noi e Lui sa meglio quando è momento giusto e come risolvere nostri problemi.
    Una volta ho conosciuto una signora. Mi aveva raccontato tutta la sua vita. Mi aveva chiesto di pregare per sua ultima figlia-si era andata via di casa e si stava drogando. Lei come la madre era disperata,non poteva fare niente ne con la buona volontà ne con la legge. Abbiamo pregato.
    Una volta stavamo insieme alla messa,dopo la comunione, pregando ho sentito la voce che mi diceva-tutto andrà bene.
    Ho raccontato questo a questa signora, era felicissima, ma ho dimenticato dire che questo non significa che suo problema si risolve adesso subito.
    Ho incontrata dopo qualche settimane. La figlia era tornata a casa, stava incinta.Un dramma? NO! Solo Dio poteva trovare una soluzione cosi meravigliosa! Lei ha trovato senso per vivere! Ha smesso di drogarsi, per tutta la gravidanza stava sotto controllo in un ospedale specializzato. Ho conosciuto questa ragazza,è una dolcezza, meravigliosa.
    Ha fatto nascere suo figlio sano,lei non si droga più da anni, lavora.
    “bussate e vi sarà aperto”
    Solo Dio sa come risolvere nostri problemi in modo migliore, e quando è momento giusto!

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  18. @Ernestina
    grazie anche te. Tutti stiamo imparando continuamente, e solo camminando insieme possiamo accorgersi dei nostri difetti, e insieme imperiamo a migliorarsi.
    grazie, un abbraccio

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  19. Gaia aveva sette anni quando improvvisamente dentro sua laringe è cresciuo un bozzo-l’osso. Bambina non riusciva mangiare,respirare. In ospedale hanno detto che deve essere operata prima che l’osso cresce di più. Devevano tagliarla la gola per togliere questo osso con nessuna certezza che non ricresce di nuovo.
    Mi veniva da piangere. Gaia mi tranquillizzava dicendo-Agnese, mi addormentano e io non sentirò niente!
    Avevo le lacrime nel occhi, per non piangere davanti a lei.
    Abbiamo pregato. Pregava anche don Fabrizio. Ogni sera con Gaia insieme pregavamo per la guarigione. E’ una cosa commuovente vedendo la bambina come con tutta la passione sta pregando.
    Hanno fissato la data di operazione-sotto Natale. Noi continuavamo pregare. Alla fine di novembre Gaia era andata fare ultimi analizi per vedere precisamente come è situalizzato l’osso. Risultato- l’osso era dimunuito cosi che non c’era più bisogno di operare.
    Sono passati più di tre anni di questo orribile periodo, noi continuamo pregare e ringraziamo a Dio che a bambina non devevamo tagliare la gola.

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  20. Una volta una ragazza era venuta da me piangendo-sua mamma dopo la operazione ha perso la memoria. I dottori prima di operazione hanno avertito che ci sta questo rischio, e infatti, la mamma non riconosce più suoi figli.
    -Devi pregare,sperare e pregare-ho detto- la speranza c’è sempre, anche se tutti dottori ti diranno che non c’è nessuna speranza,tu devi sperare e pregare,pregare e sperare,pregare.
    Lei,anche se poco credente,in questo giorno era andata in chiesa prima di andare da mamma. E’ tornata sorridendo, a mamma è “ritornata” la memoria. Sono passati parechi anni, la mamma ogni tanto si dimentica,però “funziona” normalmente.
    Bisogna pregare e sperare sempre, anche quando si sembra che non c’è nessuna speranza,bisogna pregare.”chiedete e vi sarà dato,cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto”

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  21. Le parole di Cristo, i suoi gesti, solo un suo tocco diventano cura….. Ti sono perdonati i peccati, ma anche va e non peccare più. La guarigione è cooperazione, accoglienza di quella tocco. Quanta forza, inattesa e che sgorga dall’interno, che riempie di gioia per aver finalmente visto in faccia la propria debolezza, il proprio peccato, e quanta nuova inimmaginata debolezza, senza più difesa dello stesso peccato, senza più quella veste consolidata, quasi rassicurante del vecchio noi. Nuovo volto tutto da scoprire, da ridisegnare. Atteggiamenti, mentalità qualcosa che risale a tempi passati, al sono sempre stata così, qualcosa che si abbandona scoprendo, potenza e fragilità assieme, il nuovo, lo sconosciuto, l’ascoltato ma ancora da rendere vita, evento, da scoprire pelle e carne. E non fa grande differenza, il peccato manifesto, riconosciuto, colmo di biasimo da quello nascosto e mascherato, taciuto al mondo. Il tocco che cura giunge, accolto, buona novella per ciascuno.

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  22. @ pmartucci
    E non fa grande differenza, il peccato manifesto, riconosciuto, colmo di biasimo da quello nascosto e mascherato, taciuto al mondo. Il tocco che cura giunge, accolto, buona novella per ciascuno.

    Lo voglio proprio sperare!
    Dio ci ama, è vero! Ma un padre ha il dovere di sgridare i propri figli.
    I figli devono imparare vivendo, vivendo! le parole escono in modo facile ma si devono concretizzare nella vita, lo ripeto anche e soprattutto per me, dobbiamo vivere sapendo ce Dio ci guarda e vuole per noi tutto ciò che dice ma …. vivendo, non parlando.
    Spero che tu condivida, mi piace confrontarmi con i “semplici” perché mi insegneranno ad entrare per la porta stretta.

    Ti abbraccio.

    ernestina.

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  23. @Ernesta Scappaticci
    ti leggo solo ora, scusami! Nel commento mi riferivo alle figure che nei vangeli troviamo quali peccatori potremmo dire “manifesti”, pubblicani e prostitute, nel sentire del tempo, a fronte di tutti quei sepolcri imbiancati contro i quali, altrove, si scagliava Cristo, quelli che magari conducevano una vita esteriormente irreprensibile ma sorda e cieca. I primi vi precederanno nel regno dei cieli, dice, ma , credo, per ricordare che per tutti c’è la sincerità della conversione, del come si accoglie la sua chiamata, comunque giunga, proprio attraverso il “cambio di direzione”, che proprio come dici, questo sta nel vivere, nel mettere in pratica, ognuno nel piccolo come nelle grandi scelte e secondo i doni che ha ricevuto.
    un abbraccio

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