Segnali

da qui

Bandiere al vento nella piazza, come
segnali di vittoria: coi tamburi
di guerra andiamo incontro alla resa
dei conti col nemico, che non ha
più armi. Nell’azzurro di una fine
estate qualsiasi, di un qualsiasi
anno, ritti sul filo della vita nuova,
immaginiamo morire la morte,
riesplodere il respiro santo, tempo
tutto per noi, come bandiere al vento.
Mentre rullano i tamburi di Dio,
s’innalza, nella piazza, il nostro canto.

48. Tutto questo

da qui

Hai deciso di fare a bruciapelo la domanda che da parecchi giorni hai sulle labbra.
Chi dice la gente che io sia?
Si guardano incerti.
Giovanni il Battista; altri Elia, o uno dei profeti.
E voi, chi dite che io sia? Continua a leggere

María Mercedes Carranza (Colombia 1945-2003): El oficio de vestirse

boris hecht

El oficio de vestirse

De repente,
cuando despierto en la mañana
me acuerdo de mí,
con sigilo abro los ojos
y procedo a vestirme.
Lo primero es colocarme mi gesto
de persona decente.
En seguida me pongo las buenas
Costumbres, el amor
filial, el decoro, la moral,
la fidelidad conyugal:
para el final dejo los recuerdos.
Lavo con primor
mi cara de buena ciudadana
visto mi tan deteriorada esperanza,
me meto entre la boca las palabras,
cepillo la bondad
y me la pongo de sombrero
y en los ojos
esta mirada tan amable.
Entre el armario selecciono las ideas
que hoy quiero lucir
y sin perder más tiempo
me las meto en la cabeza.
Finalmente
me calzo los zapatos
y echo a andar: entre paso y paso
tarareo esta canción que le canto
a mi hija:
“Si a tu ventana llega
el siglo veinte
trátalo con cariño
que es mi persona.”

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Uomo delle fedi

da qui

Il gran giorno è arrivato. Non pensare
che sia un rinnegamento. No, è un’altra
tappa d’avvicinamento all’opera
che lui ha cominciato. Proprio qui,
dalla piazza sul mare, la bellezza
appare con la firma dell’azzurro,
la campana che suona l’ora giusta,
la croce mezzo storta sulla chiave
di volta della chiesa. Al bar di fronte,
la musica riempie anime vuote
di senso e di futuro. Così credi,
pensando che ora parti alla missione
che lui ha già cominciato, dall’altezza
del campanile diroccato, duro,
controcorrente, uomo delle fedi.

I LIBRI DEGLI ALTRI n.52: Nero come il fondo dell’anima. Aa. Vv. “Sinistre presenze”, a cura di Gian Filippo Pizzo e Walter Catalano

FANTA_1LNero come il fondo dell’anima. Aa. Vv. Sinistre presenze, a cura di Gian Filippo Pizzo e Walter Catalano, Milano, Bietti, 2013, pp. 398, euro 20,00

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di Giuseppe Panella

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In fondo non è una novità la mescolanza dei generi proposta in questa nuova antologia della benemerita coppia di curatori Gian Filippo Pizzo e Walter Catalano: mettere insieme storie dal deciso profilo horror con racconti di narrativa d’anticipazione è un’operazione che è stata tentata (spesso anche con esiti molto positivi) più volte. Ma in questa proposta antologica non si possono non notare parecchie novità non solo a livello stilistico ma anche riguardo temi e contenuti. Come ha scritto Valerio Evangelisti nella sua breve Introduzione al volume:

«L’horror s’innesta, dal canto proprio, nella psicologia del profondo. Fa emergere le più inveterate pulsioni individuali, quelle della morte e della sofferenza che può preludere alla morte. Nessuno è più attratto e respinto dall’evento inevitabile dei bambini, o dei vecchi. Gli uni lo guardano come un fatto remoto eppure incomprensibile, gli altri lo vedono come una certezza incombente. Il genere horror si nutre di queste paure. Da una ventina d’anni a questa parte le ha esorcizzate con una visione intermedia e a suo modo consolatoria: il genere splatter, la crudeltà immotivata del serial killer. Sono costoro che oggi assediano le fantasie del pubblico» (p. 8).

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Di chi sai

da qui

Non ho neanche bisogno di vederlo,
il mare. Ormai lo so a memoria
l’orizzonte spezzato dalle nuvole,
la linea azzurra, nella quale i soliti
ricordi sono grani di un rosario
che si prega da solo, come chiacchiere
di vecchi tra panchine appollaiate
sul golfo, riti stanchi di esistenze
trascinate tra un quarto di Verdicchio
e un’invettiva al mondo, incomprensibile
alla mente di chi sa di non essere
più in corsa. Invece io mi ci sento
dentro come mai, nuvola che passa
da un orizzonte all’altro, dalla linea
che unisce il monte al cielo, i nostri sogni
con la mano sapiente di chi sai.

“I debiti della Germania e l’austerità della Merkel” di Luciano Gallino

DA REPUBBLICA

 

L’intervista concessa giorni fa dalla Cancelliera Merkel alla Frankfurter Allgemeine, apparsa anche su Repubblica, si presenta con due facce. La prima è quella di un manifesto elettorale, in vista della tornata di settembre. Angela Merkel è nota per saper interpretare come pochi altri politici le idee e gli umori del cittadino medio del suo paese.

Che si possono così compendiare: noi lavoriamo sodo, sappiamo fare il nostro mestiere e amministriamo con cura il denaro pubblico e privato; quasi tutti gli altri, nella Ue, lavorano poco, sono degli incapaci e vivono al di sopra dei loro mezzi. La seconda faccia dell’intervista è una calorosa difesa delle politiche di austerità e delle riforme che la Cancelliera ha imposto ai Paesi Ue affinché risanino i bilanci pubblici e riducano i debiti. Ogni personaggio politico sceglie le strategie comunicative che crede ed è probabile che quelle di Angela Merkel le assicurino il terzo mandato consecutivo. Su di esse non c’è quindi nulla da dire. Ma la difesa strenua dell’austerità e il messaggio implicito nell’intervista “i Paesi Ue sono pieni di debiti e noi no, per cui ci tocca insegnargli come si fa ad uscirne” meritano qualche osservazione. Continua a leggere

Il punto opposto

da qui

È il punto opposto la sua specialità,
quello che non vuoi, che per niente al mondo
accetteresti. Lui ti aspetta al varco,
per lasciarti morire all’uomo vecchio.
Lui ti aspetta qui, tra le macchie chiare
e scure della baia, dove le barche
lasciano una scia che subito sfuma,
dentro lo specchio opaco dell’Adriatico.
Che sia così il passato, che la schiuma
del tempo si scolori, tra le macchie
impallidite di quello che è già stato.

Giorgio Galli, Tre poesie da “Improvvisi”.

stelle
Via dei pensieri

Ti ho raccontato della via dei pensieri,
mia dolce cugina, di quella strada dove
da ormai due anni cammino, cammino,
con la notte e col giorno, spargendo come sale
i miei dubbi, i deliri e le speranze
e gli amori traditi e mai nati. Continua a leggere

Il ragazzo e il mare

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Era un vecchio che pescava da solo su una barca a vela nella Corrente del Golfo ed erano ottantaquattro giorni ormai che non prendeva un pesce. Nei primi quaranta giorni lo aveva accompagnato un ragazzo, ma dopo quaranta giorni passati senza che prendesse neanche un pesce, i genitori del ragazzo gli avevano detto che il vecchio ormai era decisamente e definitivamente salao, che è la peggior forma di sfortuna, e il ragazzo li aveva ubbiditi andando in un’altra barca che prese tre bei pesci nella prima settimana, ma ogni volta che vedeva il vecchio tornare a riva con lo scafo vuoto si sentiva colpevole d’averlo abbandonato.
Nel villaggio tutti dicevano che quando la mala suerte scendeva nelle reti di un vecchio pescatore, a quel pescatore non restava che salire i gradini in pietra che conducevano alla Terrazza del porticciolo e sedersi insieme agli altri salai sulle panchine che guardavano verso il mare.
Ma il ragazzo era convinto che il tempo di sedersi sulla panchina a guardare il mare, per il vecchio, non fosse ancora giunto.
Il ragazzo era magro e aveva braccia ossute e nervose e spalle strette, ed era cresciuto in barca col vecchio, e considerava il vecchio come un padre. E sebbene suo padre gli avesse detto di lasciare il vecchio al suo destino, si recava ogni sera in spiaggia per aiutarlo a serrare la vela e trasportare l’attrezzatura via dalla barca.
“Domani uscirò prima dell’ Continua a leggere

Di questa cosa

da qui

Perché senza parole è molto meglio:
è una tortura scrivere qualcosa
che non riesce a spiegare ciò che sento.
Le dita che battono frenetiche,
sui tasti del computer, si fermano
in attesa di una luce che non viene,
perché senza parole è molto meglio,
è un’illusione scrivere qualcosa
di questa cosa che scorre veloce
e poi si arresta, pulsa come il sangue,
e grida disperata come un bimbo
restato senza madre, ride, beve,
si affaccia alla finestra come un sole
che sorge dentro casa, tra un adagio
di Mahler e un improvviso di Chopin,
vola sul pentagramma dei tuoi sogni,
perché senza parole è molto meglio
e scriverne qualcosa è una battaglia
persa, l’ultimo scontro del soldato
che lotta, lotta, e poco dopo muore.

Il Blasco secondo Ubertone

vasco rossi copertina ubertone
La storia dietro ogni canzone di Vasco Rossi

di Guido Michelone

Questo nuovo libro su Vasco Rossi fa giustizia sui tanti pregiudizi critici che ancora serpeggiano tra giornalisti e musicologi in riferimento all’artista di Zocca, il quale, a sua volta, sul piano dei riconoscimenti, oscilla in Italia da un lato in venerazione incondizionata da parte di fans irriducibili e dall’altro nei moralismi talvolta ipocriti che gli rivolgono giudicando la persona (o meglio alcune notizie talvolta storpiate) e non le componenti estetiche o socioculturali del suo patrimonio composto da 25 titoli tra singoli e album, con ben 160 proprie canzoni, senza enumerare le cover. Continua a leggere

Non cercare

da qui

Il pomeriggio del 23 agosto
finalmente è successo. Hai guardato
dentro e hai visto. Eh sì, era facile,
com’era stato scritto. L’incredibile
è avvenuto. Di tutto l’andare
su sentieri tortuosi, del soffrire
le pene dell’inferno, ci voleva tanto
ad arrivare al punto in cui perfino
un asino capisce: non cercare
altrove, è l’amore che guarisce.
Solo l’amore supera l’inverno.

‘One On One ‘di Craig Brown

one on one copertina
Una catena di 101 incontri straordinari

di Guido Michelone

Libro davvero insolito questo che il cinquantacinquenne giornalista e commediografo britannico presenta per raccontare appunto centouno incontri straordinari tra due celebri personalità novecentesche nei campi della politica, dell’arte, della scienza, della cultura in un mescolamento davvero insolito nei faccia-a-faccia che, in situazioni talvolta paradossali o imbarazzanti, mettono a dura prova il confronto, ad esempio, tra un ministro e un’attrice, un principe e un musicista, un pittore e uno scienziato, un rocker e un cantautore e via dicendo. Continua a leggere

Gli animali domestici, di Bragi Olafsson

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di Guido Michelone

Esce in questi giorni in Italia il romanzo che il cinquantunenne autore islandese pubblica nel 2001 con il titolo Gaelundurin. La quarta di copertina antologizza i giudizi positivissimi delle recensioni su grandi testate internazionali (Los Angeles Time, DV, Berlinke Tidende, Vogue) più la frase lapidaria del critico francese Paul La Farge (‘il romanzo più bello che ho letto quest’anno’) senza peraltro indicarne la data. Continua a leggere

Pasta madre, di Franca Mancinelli

copertina
Nelle profondità del corpo. Un sogno e alcune note su Pasta madre di Franca Mancinelli (dalla presentazione per Fuochi sull’acqua – 29 giugno, ponte delle Gabelle, Milano)

di Alessandra Frison

L’altra notte ho fatto un sogno, forse un po’ macabro, ma che in qualche modo mi ha ricondotto al libro di Franca Mancinelli.

Stavo nuotando nel mare, quando all’improvviso sento qualcosa che mi pizzica un piede. Quando torno a riva e lo guardo mi accorgo che la pianta è tutta bucherellata. Degli strani animaletti striscianti avevano cercato di scavarsi dei nidi nel mio piede. Era una sensazione terribile ma, allo stesso tempo mi rendevo conto di come, in quel momento, percepissi il mio corpo, la sua vera profondità. Continua a leggere