Salva L’Anima, di Fabrizio Centofanti

Salva L'Anima
di Riccardo Ferrazzi

Federico Garcia Lorca aveva una predilezione particolare per i gitani. Da poeta, vedeva in loro il simbolo della libertà, una libertà così totale da non aver bisogno di uno scopo. Anzi, una libertà che vuole essere scopo a se stessa perché qualunque altro scopo imporrebbe delle regole, e allora dove andrebbe a finire la libertà?

Fabrizio Centofanti, poeta e sacerdote, ha una particolare predilezione per gli zingari. Ma ciò che lo attrae non è il loro rifiuto delle regole del viver civile (in primo luogo l’obbligo di lavorare e il divieto di elemosinare, o peggio). Ciò che Centofanti vede negli zingari è il loro essere gli ultimi.

Non è detto che, nel loro modo di vedere se stessi, gli zingari si sentano davvero ultimi. Dopo tutto, zingari e gitani non hanno mai aperto la loro anima ai payos, cioè a noi, se non con il canto flamenco o con le acrobazie violinistiche delle czardas. Ma non importa. L’argomento di questo libro non sono gli ultimi in quanto tali: è piuttosto il disperato dolore di chi assiste impotente a un mondo pieno di differenze per le quali non trova una giustificazione.

Centofanti si domanda: perché alcuni non trovano altro senso nella vita che abbrutirsi con l’alcol o con la droga? Perché chi si riduce a questo non trova neppure quanto basta per assecondare il proprio vizio autodistruttivo? E, se vogliamo andare fino in fondo, è poi così socialmente insopportabile che ci sia chi non vuole lavorare e preferisce rubare? Dopo tutto, non ci sono mica soltanto ladri zingari! Ce ne sono di tutti i ceti sociali, fino ai colletti bianchi, anzi bianchissimi, che rubano più di tutti gli altri.

Eppure questo genere di riflessioni non spiega ancora da dove nasce la differenza fra uomo e uomo. Da dove si origina questa non dichiarata suddivisione in caste? Non siamo forse tutti quanti esseri umani?

Centofanti lascia capire a denti stretti che non è neanche colpa di una congiura di malfattori capitalisti, e soltanto in parte è colpa di un sistema economico predatorio. C’è qualcosa di istituzionale, qualcosa di ineliminabile nel DNA del mondo, per cui anche quando le rivoluzioni vanno al potere ricostituiscono le differenze: a una classe di privilegiati se ne sostituisce un’altra. E intanto i paysan o i mugik continuano a essere gli ultimi. Robespierre si installa alle Tuileries e Lenin va al Cremlino. Dicono di andarci a nome del popolo, ma ci vanno loro e i loro reggicoda. Tagliar la testa ai nobili, uccidere re e zar, a che è servito?

Ma allora, se una società di uguali è davvero impossibile, cosa può fare chi è ultimo se non gridare: “Dio, perché mi hai abbandonato?”. Gli ultimi, certo, non possono fare nient’altro. Dunque, tocca ai primi scegliere di farsi ultimi.

E il protagonista questo fa. Sceglie di dormire sotto i ponti, di vivere in un campo nomadi, di fare spallucce di fronte alle reprimende dei superiori, principi della Chiesa dalle pance fasciate di porpora, che amministrano il potere in stanze cinquecentesche dal soffitto a cassettoni e scivolano da un palazzo all’altro a bordo di silenziose limousine.

Cosa potrà mai capitare a un rivoluzionario di questo genere se non la ribellione del mondo che non capisce (perché non vuol capire, perché non è interessato a capire) e diventa crudele verso chi non si fa capire? Un colpo d’arma da fuoco è la versione moderna dell’inspiegabile crudeltà che ha provocato le trentanove frustate, la corona di spine, la croce.

E il rivoluzionario, che ancora non riesce a spiegarsi perché le cose (che pure accadono a caso) finiscono sempre per disporsi nello stesso modo, arriva a trovare ciò che davvero unisce e rende pari tutti gli esseri umani in quanto tali: non la maggiore o minore disponibilità economica, non il maggiore o minore livello culturale, ma la pura e semplice capacità di estasiarsi davanti al cielo stellato.

L’unica rivoluzione possibile non è coercitiva ma, come l’amore, deve essere libera e volontaria. Sarà la bellezza a salvare il mondo.

Fabrizio Centofanti, Salva L’Anima, Effatà Editrice, 2013.

5 pensieri su “Salva L’Anima, di Fabrizio Centofanti

  1. “Il vero potere è il servizio. Il Papa deve servire tutti, specie i più poveri, i più deboli, i più piccoli“

    Questa bella frase di Papa Francesco racchiude il messaggio che Don Fabrizio Centofanti ci inoltra attraverso la lettura di questo libro. Essere attenti e all’altro, condividere quel pane spezzato come un desiderio e non come dovere, esserne testimoni concreti Solo l’esempio può permettere un cambiamento societario, culturale ed economico: le parole non bastano più.

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  2. “Salva L’Anima” è un libro che aiuta profondamente riflettere sul nostri valori di vita.Nel questo libro,con vari personaggi,ogni uno può “ritrovare” se stesso,può verificare la sua strada, e a volte, può capire che nostra strada “giusta”,non sempre è così giusta.
    Libro aiuta a guardare dentro di noi, aiuta a vedere prossimo con nuovo sguardo, come un umano uguale come noi. E questo che vuole Dio, “ama il prossimo come se stesso”

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  3. Vite zingare, ma anche chi pensa da un’altra prospettiva, come la dottoressa che ha fiducia nella scienza e nel pragmatismo, o un funerale difficile, in bilico fra preghiere e bestemmie: il capitolo è una delle riflessioni più profonde e ‘trasversali’ e una delle più belle pagine della scrittura di Don Fabrizio. Vedo nell’amore la voglia di mettersi nei panni dell’altro, per provare a coglierne storia, motivazioni, e soprattutto dignità e alterità, al di là del buonismo. Nel romanzo si respira dialogo e invito a porsi domande, quelle che spesso vanno ad accomunare cristiani e non sotto il cielo stellato della vita umana, più forte del determinismo delle cose che „finiscono sempre per disporsi nello stesso modo“.

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  4. C’è la eco di quel detto evangelico:”Quale vantaggio avrà l’uomo se guadagnerà il mondo intero e poi perderà la propria anima?” Oggi quasi non si capisce più nè il valore dell’ avere un’anima nè quello di salvarsela spalmati come siamo sulla piacevolezza del farci possedere finchè qualcosa che va storto ci fa aprire gli occhi….

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