43. All’altra riva

da qui

Il lago è una tavola d’acqua appena increspata da un alito di vento, con la barca che fila via liscia, senza far rumore. L’ideale per poggiare la testa e rilassarsi. Oggi, poi, dopo il lungo discorso e le guarigioni dei malati, sei più stanco che mai. Senti gli occhi gravati da una pesantezza irresistibile, che ti costringe a chiuderli. Vedi un uomo vecchio, sulla riva del mare. Il popolo, che è dietro le sue spalle, è in gran tumulto: perché, dicono, ci hai portati a morire nel deserto? L’anziano non sa cosa rispondere, finché ode una voce che viene da chissà che lontananza: Di’ ai figli d’Israele che si mettano in marcia. Tu alza il bastone, stendi la mano sul mare, e dividilo: i figli d’Israele entreranno in mezzo al mare, a piedi asciutti.
Il vecchio stende la mano e le acque si ritirano all’istante. I figli d’Israele avanzano cauti, sull’asciutto.
Ti piace fare sogni come questi, in cui risuonano i Salmi che più ami, quelli in cui si sente la presenza del Padre, sempre pronto a soccorrere, eppure tante volte rifiutato: sul mare la tua via, i tuoi sentieri sulle grandi acque, ma le tue orme non furono riconosciute.
Hai detto ai tuoi discepoli: passiamo all’altra riva. Sai bene che ogni volta, in questi casi, succede qualcosa d’imprevisto; quando andate in regioni di pagani, s’alza sempre qualche vento contrario, come se un nemico impedisse alla parola di arrivare fino a lì. Il cammino del credente è ostacolato perché punta all’altra sponda, esce dall’io delle proprie sicurezze, si lancia nella sempre rischiosa avventura dell’amore. Non ti stupisci, dunque, sentendo i tuoi discepoli scuoterti agitati e gridare, al colmo di una crisi di panico: Maestro! Maestro! Siamo perduti!
Gli Egiziani li inseguirono; e tutti i cavalli del Faraone, i carri e i cavalieri entrarono in mezzo al mare, dietro a loro.
Pensi a tutte le occasioni in cui l’avversario mobilita l’esercito e minaccia, con la faccia dura del faraone egizio, la marcia del popolo di Dio. Senti una forza che t’invade, come ci fossi tu, a Pi-Achirot, davanti a Baal Zefon, col potere di scacciare i demoni del timore e della resa. Sei ritto in piedi, sulla barca sballottata dalle onde che un vento forte ha sollevato all’improvviso. Gridi contro il mare, contro tutto il male del mondo: taci! Calmati!
I discepoli restano immobili, sgomenti.
Perché dubitate? Non avete fiducia nella potenza del Signore?
Allora Mosè e i figli d’Israele intonarono un cantico a Dio, e dissero così: Voglio cantare in onore del Signore:
perché ha mirabilmente trionfato, ha gettato in mare cavallo e cavaliere.
Il lago è una tavola d’acqua, appena increspata da un alito di vento. Tu dici loro: ecco, passiamo all’altra riva.

8 pensieri su “43. All’altra riva

  1. “Il cammino del credente è ostacolato perché punta all’altra sponda, esce dall’io delle proprie sicurezze, si lancia nella sempre rischiosa avventura dell’amore…”

    Mi riporta al Vangelo di oggi:
    non si può camminare se non si è disposti a lasciare le proprie ricchezze.
    Non si tratta solo di lasciare i beni materiali, ma soprattutto di abbandonare le nostre ricchezze affettive ed intellettuali per seguire Gesù, lasciarsi portare da Lui e ricevere già in questa vita il centuplo: infatti è un “lasciare” che non vuol dire perdere i nostri affetti umani o la nostra intelligenza, ma piuttosto un “riaverli sanati” e resi veri dall’Amore di Dio.
    Per fare questo è necessario perdere quell’istinto e quell’orgoglio per il quale vorremmo sempre capire tutto, avere ogni situazione costantemente sotto controllo, decidere ogni volta secondo le nostre convinzioni, i nostri paletti, le nostre infrastrutture e le nostre personali esperienze, e smettere di pensare che Dio, in fondo in fondo, nella nostra vita ci lasci soli e che faccia solo da spettatore lontano.
    “Perché dubitate? Non avete fiducia nella potenza del Signore?”
    Magari si deve imparare l’attesa che rasserena il cuore e presuppone la Speranza, per capire il Disegno e la strada che aspetta tutti noi, per vedere che invece Dio è più vicino di quanto pensiamo ed è l’unico che da senso a tutto, per riconoscere che tutto è dono di Dio!

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  2. IN CAMMINO

    Eccolo!
    questo era il cammino
    per salire in Alto
    e scendere in profondità.
    Avevi detto
    quanto fosse doloroso
    come un terremoto
    che distrugge tutto
    avevi detto.
    E così è stato
    grazie a Dio
    tutto è andato perso.
    Ora è iniziata la ricostruzione,
    perchè il tutto perso
    venga restituito,
    nuovo, purificato ed eterno.
    Perchè la vita
    sia vita piena
    e la gioia
    sia gioia piena.

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  3. “Sei ritto in piedi, sulla barca sballottata dalle onde che un vento forte ha sollevato all’improvviso. Gridi contro il mare, contro tutto il male del mondo: taci! Calmati!”

    “Chi semina vento, raccoglie tempesta”

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  4. Fu dove il ponte di legno
    mette a porto Corsini sul mare alto
    e rari uomini, quasi immoti, affondano
    o salpano le reti. Con un segno
    della mano additavi all’altra sponda
    invisibile la tua patria vera.
    Poi seguimmo il canale fino alla darsena
    della città, lucida di fuliggine,
    nella bassura dove s’affondava
    una primavera inerte, senza memoria.
    E qui dove un’antica vita
    si screzia in una dolce
    ansietà d’Oriente,
    le tue parole iridavano come le scaglie
    della triglia moribonda.

    La tua irrequietudine mi fa pensare
    agli uccelli di passo che urtano ai fari
    nelle sere tempestose:
    è una tempesta anche la tua dolcezza,
    turbina e non appare,
    e i suoi riposi sono anche più rari.
    Non so come stremata tu resisti
    in questo lago
    d’indifferenza ch’è il tuo cuore; forse
    ti salva un amuleto che tu tieni
    vicino alla matita delle labbra,
    al piumino, alla lima: un topo bianco,
    d’avorio; e così esisti!

    E. Montale

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  5. “Oggi si fa memoria liturgica di San Bernardo, dottore della Chiesa.”

    GUARDA LA STELLA, INVOCA MARIA

    Chiunque tu sia,
    che nel flusso di questo tempo ti accorgi che,
    più che camminare sulla terra,
    stai come ondeggiando tra burrasche e tempeste,
    non distogliere gli occhi dallo splendore di questa stella,
    se non vuoi essere sopraffatto dalla burrasca!
    Se sei sbattuto dalle onde della superbia,
    dell’ambizione, della calunnia, della gelosia,
    guarda la stella, invoca Maria.
    Se l’ira o l’avarizia, o le lusinghe della carne
    hanno scosso la navicella del tuo animo, guarda Maria.
    Se turbato dalla enormità dei peccati,
    se confuso per l’indegnità della coscienza,
    cominci ad essere inghiottito dal baratro della tristezza
    e dall’abisso della disperazione, pensa a Maria.
    Non si allontani dalla tua bocca e dal tuo cuore,
    e per ottenere l’aiuto della sua preghiera,
    non dimenticare l’esempio della sua vita.
    Seguendo lei non puoi smarrirti,
    pregando lei non puoi disperare.
    Se lei ti sorregge non cadi,
    se lei ti protegge non cedi alla paura,
    se lei ti è propizia raggiungi la mèta.

    (San Bernardo da Chiaravalle)

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  6. Ognuno di noi ha una sua tempesta interiore e grida : Signore, Signore ,sono perduto! Ed ecco che il Signore arriva per calmare le tue acque agitate.Succede molto spesso , quando ci troviamo di fronte a nuove situazioni come quella di gestire i piccoli cuori agitati che fanno catechismo, ma ecco che il Signore viene in nostro aiuto per calmare le nostre tempeste e quelle degli altri.Invocare il Signore nei momenti turbolenti, chiudere gli occhi e dire:- Signore, io confido in te! Non è un atto di follia ,ma di abbandono, di affidamento totale in Lui, solo cosi possiamo permettergli di entrare in noi e di lavorare su di noi placando ogni tipo di tempesta.

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  7. GRIDI CONTRO IL MARE..CALMATI !
    Il cuore è un lago che Gesù ha attraversato; conosce tutte le ,
    asperità sott’acqua,tutti gli approdi e i confini, lo guarda con
    amore, gli comunica dolcezza perchè è parte di sè, è un bacino
    chiuso al volo dello Spirito,le sue acque:una pelle di seta al suo
    respiro. Il Signore, è dominatore di ogni increspatura d’onda, di
    ogni tempesta quando l’azzurro è ingoiato dalla notte.
    In questo naufragio di ogni giorno, in questo misterioso rovinare
    nella solitudine, Lui solo, è l’eterna speranza, l’indefettibile fede
    e l’Amore.
    Ma sei anche Amore che ferisce così profondo da far sanguinare
    senza mai guarire.

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  8. Tante volte,nella mia breve vita,mi trovavo nel vicolo cieco,sulla strada senza uscita,davanti un muro,che si sembrava che qua,in questo punto si finisce tutto,che non c’è niente da fare,solo arrendersi,a volte solo morire. Ma dentro di me comunque sentivo una forza che mi diceva che tutto andrà bene,anche se ogni tanto qualcosa mi sussurrava:arrenditi,è finito. Ma io credevo,credevo che Dio non mi abbandona,che mi aiuta.
    Ci stavo davanti questo muro nella mia vita pregando e credendo che Dio mi salva,e salvezza arrivava.Improvvisamente il muro crollava e Dio mi faceva la strada per andare avanti.
    Come secoli fa si aperto il mare per salvare figli d’Israele così anche per me, Dio mi portava all’altra riva salva.
    Importante è credere,fino in fondo,senza dubbi.

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