Pasta madre, di Franca Mancinelli

copertina
Nelle profondità del corpo. Un sogno e alcune note su Pasta madre di Franca Mancinelli (dalla presentazione per Fuochi sull’acqua – 29 giugno, ponte delle Gabelle, Milano)

di Alessandra Frison

L’altra notte ho fatto un sogno, forse un po’ macabro, ma che in qualche modo mi ha ricondotto al libro di Franca Mancinelli.

Stavo nuotando nel mare, quando all’improvviso sento qualcosa che mi pizzica un piede. Quando torno a riva e lo guardo mi accorgo che la pianta è tutta bucherellata. Degli strani animaletti striscianti avevano cercato di scavarsi dei nidi nel mio piede. Era una sensazione terribile ma, allo stesso tempo mi rendevo conto di come, in quel momento, percepissi il mio corpo, la sua vera profondità.

E così ho pensato a Pasta madre, alla sensazione di metamorfosi e di passaggio che emerge dai versi di questo libro, dove viene descritto un esserci al mondo per mezzo di scissioni, rotture e ferite: “Quanti animali migrano in noi / passandoci il cuore, sostando / nella piega dell’anca, tra i rami / delle costole, quanti / vorrebbero non essere noi, / non restare impigliati tra i nostri / contorni di umani.”

Lo stare al mondo è qualcosa che si apre, come una finestra, che può spalancarsi al mondo esterno per contenerlo, per farne una materia da plasmare, in corpo unico tra umano e natura, tra palpiti vitali e freddo metallo. In questi passaggi di stato vediamo cancelli tramutarsi in toraci di bambini, mani che si curvano in ponti, formiche al posto delle ciglia…

Ma nei versi della Mancinelli è forte anche la presenza del dolore, il dolore fisico, come punto di partenza e di arrivo per trovare un nuovo io, il vero io, in un continuo gioco di sottrazione e rinascita:

un dito scorre la schiena, la apre
togliendo la spina più lunga
deciso a rendere innocua la carne
s’introduce cogliendo
gli organi amari; un istante mi volto
a vedere quel furto
con le fattezze di un figlio.

A questo proposito mi viene in mente un passo di Georges Bataille, dai suoi scritti degli anni della guerra: “sono ossessionato dall’immagine del boia cinese della mia fotografia, che cerca di tagliare la gamba della vittima al ginocchio: la vittima legata al palo, con gli occhi stralunati, la testa all’indietro(…) La lama entra nella carne del ginocchio: chi sopporterebbe che un orrore così grande esprima fedelmente “ciò che è”, la sua natura messa a nudo?”

E così il furto della carne nella poesia di Franca Mancinelli ha le fattezze di un figlio, quel dolore che lacera ha generato una nuova identità, una vera identità.

In un continuo lavoro d’immersioni ed emersioni, di cura per il verso e per la parola, il libro di Franca Mancinelli riesce a dare alla luce un tipo di poesia coerente e profonda.

Questo è un libro della conoscenza, come dice Milo De Angelis negli Appunti su pasta madre, posti come postfazione del volume: “Tutto il libro è un sottrarre e un levigare, uno sforzo di purificarsi, di giungere a una nudità che è conoscenza. Mettersi in uno stato di ascolto e di servizio, essere servizievoli”.

***

da Pasta madre (Nino Aragno, 2013)

cucchiaio nel sonno, il corpo
raccoglie la notte. Si alzano sciami
sepolti nel petto, stendono
ali. Quanti animali migrano in noi
passandoci il cuore, sostando
nella piega dell’anca, tra i rami
delle costole, quanti
vorrebbero non essere noi,
non restare impigliati tra i nostri
contorni di umani.

*

un colpo di fucile
e torni a respirare. Muso a terra,
senza sangue sparso.
Cose guardate con la coda
di un occhio che frana
mentre l’altro è già sommerso, e tutto
si allontana. Gli alberi
si piegano su un fianco
perdono la voce in ogni foglia
che impara dagli uccelli
e per pochi istanti vola.

*

quello che sono è una finestra
il peso che avevo l’ha raccolto
in sacchi scuri l’alba.

Ogni movimento oltre la stanza
ora può trasportarti
e luminoso il traffico rallenta
perché il cappello rovesciato
contenga una moneta.

*

dormivo su una pagina ogni notte
bianca. Il mattino
un’ombra del mio peso, alcune pieghe
e subito voltava: proseguire
è questo a capo del principio,
bocca che passa calore
all’aria come potesse svegliarsi
essere ancora salvata.

*

Franca Mancinelli (Fano, 1981), ha pubblicato due libri di poesie, Mala kruna (Manni, 2007) e Pasta madre (Nino Aragno editore, 2013). Un’anticipazione del suo secondo libro di versi è apparsa in Nuovi poeti italiani 6, a cura di Giovanna Rosadini (2012) e nel n. 273 di «Poesia» (luglio/agosto 2012). Collabora come critica con «Poesia» e con altre riviste e periodici letterari.

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